25 Marzo, 2026 - 1 Commento

EROSIONE: L’ASSOCIAZIONE NELLO IALONGO RIBADISCE I PERICOLI DI DISTRUZIONE DEL LITORALE DI SABAUDIA

Il Comune di Latina non si è ancora convinto del pericolo di spendere 5,5 milioni di euro per distruggere definitivamente il paesaggio costiero fino a Torre Paola. Lo afferma in una lettera alla Regione Lazio l’ “Associazione Nello Ialongo” , con la nota a firma del Presidente Ennio Zaoittini, che qui appresso riportiamo.

È da ricordare che la vicenda politica per il contrasto all’erosione costiera era iniziata, ante 2022, con l’idea di adottare come linea d’azione il ripascimento morbido della nostra costa sabbiosa, in considerazione della morfologia costiera e della conservazione dell’habitat e del paesaggio. A conforto di tale linea, vi erano le grida di allarme sul fenomeno erosivo lanciate oltre 50 anni fa dall’allora direttore del Parco Nazionale del Circeo, Enrico Ortese, e da Nello Ialongo, geologo ed ex Sindaco del Comune di Sabaudia, due “giganti” nella tutela e nella difesa dei beni ambientali del territorio. E gli studi succedutisi negli anni, realizzati dallo Studio Tecnico Volta, da ISPRA e, molto recentemente, con MorfRESTORE, uno studio prodotto dall’Università “Sapienza” attraverso il gruppo coordinato dal prof. De Girolamo, hanno tutti confermato che il ripascimento morbido rappresentava e rappresenta, tutt’ora, la modalità principale per contrastare il fenomeno dell’erosione costiera, da Foce Verde a Torre Paola. Modalità principale ma non unica. Perché anche la realizzazione di barriere ortogonali alla linea di costa potrebbero servire altrettanto bene a contrastare l’erosione.  Ma questa soluzione richiede due condizioni ineludibili: che il progetto per la loro realizzazione riguardi l’intero arco fisiografico, da Foce Verde a Torre Paola, e che la loro realizzazione non implichi tempi troppo lunghi, tali da non determinare a valle della loro realizzazione, e cioè a Sud-Est, i fenomeni erosivi che oggi si rimarcano proprio a Sud-Est, verso Capoportiere e Torre Paola, a causa dei pennelli realizzati a Foce Verde. Vi è anche una terza e più stringente condizione: che si reperiscano circa 300 milioni di euro per la realizzazione dell’intero progetto che, comunque, richiederebbe un ripascimento morbido di manutenzione, considerato che si stimano in circa 1.300.000 metri cubi di sabbia persa negli ultimi 50 anni. Si potrebbero tuttavia trovare soluzioni meno costose, ad esempio realizzando pennelli più snelli o utilizzando palificazioni in legno ortogonali alla linea di costa, molto diffuse in Francia, altrettanto efficaci e sicuramente poco costose. In tutti questi casi, tuttavia, avremmo un’alterazione significativa della morfologia costiera e della conservazione dell’habitat e del paesaggio. Questi ultimi tipi di soluzione implicherebbero un altissimo prezzo da pagare in una zona in gran parte protetta e appartenente alla Rete Natura 2000.

D’altra parte un intervento è urgente ma non può essere quello del progetto stralcio del Comune di Latina, per la semplice ragione che non potranno essere superate né VIA, né VINCA. E la ragione risiede proprio nella situazione di erosione attuale, creata dai pennelli di Foce Verde. Realizzare quattro barriere ortogonali a stralcio di un progetto che ne prevedeva dieci, senza sapere quando sarà finanziato l’intero progetto e, soprattutto, senza sapere come si affronterà il problema dell’erosione a valle di Capoportiere fino a Torre Paola, è tecnicamente sbagliato e soprattutto, foriero di un sicuro danno ambientale che, tra l’altro, potrebbe innescare rivalse giudiziarie costose e responsabilità materiali per coloro che avranno approvato tale progettazione (Regione, Comune) e, soprattutto, realizzato i lavori. A tal proposito, si vuole citare la famosa sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro, n. 47/2016 pubblicata il 16/01/2016 RG n. 1309/2007, con la quale Ferrovie dello Stato (RFI S.p.A.) è stata chiamata a risarcire il Comune di San Lucido per il danno provocato sotto flutto dalle opere rigide aggettanti il mare (pennelli rigidi) realizzate a protezione della ferrovia, con la distruzione del lungomare a valle e conseguente danno paesaggistico e di immagine.

20 Marzo, 2026 - Nessun Commento

ALLE SPALLE DELL’EX ONC SI RISCHIA DI FINIRE SOTTO UN CROLLO

Tutti a Latina conosciamo Piazza del Quadrato. E tutti conosciamo il semplice ed elegante edificio dell’ex Opera Nazionale Combattenti (v. foto 1) che è stato il Centro di comando della bonifica della palude pontina. Molti sappiano anche che esso ospita da alcuni anni – grazie all’intuizione e alla laboriosità di Manuela Francesconi , sua inventrice e Direttrice – il Museo della Terra Pontina, unico sito che dovrebbe sintetizzare un secolo di presenza culturale o, semplicemente, umana di chi qui ha abitato ed abita.

Non tutti, però, si accorgono che nell’ampio giardino retrostante l’edificio (con le vie Palestro, Montebello e Castelfidardo), che affaccia su viale IV Novembre, c’è l’emblema della trascuratezza e del disprezzo per la Storia della bonifica, e soprattutto per la Storia della Città. Invitiamo, allora, chi abita a Latina a rendersi conto di quello che appare un autentico scandalo amministrativo – in primo luogo – e poi anche culturale: intendo riferirmi alle pietose e pericolose condizioni del c.d. “Rimessino”, dove l’ONC custodiva le carrozze e i  cavalli che negli anni Trenta e in terra paludosa erano, forse, l’unico “mezzo di trasporto e di trasferimento” che avevano i tecnici, gli operai, i medici e i “cursori” (i volontari che percorrevano l’impercorribile foresta per portare aiuto a chi vi viveva in condizioni selvagge).

Il “Rimessino” è chiuso, tamponato, murato da anni perché rischia il crollo: e lo avverte anche un cartello che è stato affisso al muro perimetrale della proprietà ex ONC oggi della Regione Lazio (vedi foto n. 2). Un cartello che mette sull’avviso chi percorre il marciapiede nord di via Montebello. E’ una beffa: chi percorre il marciapiede (che non è bloccato, vietato, impedito all’accesso)  rischia di vedersi crollare addosso un muro lungo una decina di metri e altro almeno 3 metri, che lo seppellirebbe. In realtà è tutto il marciapiedi perimetrale all’ex ONC che è un percorso che dovrebbe essere interdetto: il fondo è pericolosamente dissestato,  vi sono cumuli di mattoni dello stesso marciapiedi (vedi foto 3), piante che sporgono dalla rete di recinzione diventando autentici offendicoli per il passeggero e tra esse mucchi di pale di spinosi fichi d’India sporgenti (vedi foto 4). Ma tutto l’insieme di quel giardino – che potrebbe essere una preziosa area verde, basterebbe ripulirla e controllarla due volte l’anno – e anche qualche ancora prezioso ricordo degli anni prebellici, come un grosso aratro, coperto nel giardino da quattro pali sghembi e da un tetto di plastica ridotta a un miserabile straccio che non ripara la macchina dalle intemperie e la sta riducendo a una massa di ferraglia arrugginita. Tutto ciò non può essere gestito dal Museo della Terra Pontina, che già si appoggia molto sul volontariato – ed è in condizioni vergognose per una proprietà pubblica. E lo è in particolare se raffrontato con tutta la retorica del Primo Centenario della nascita di Littoria, oggi Latina, che pure beneficia di un finanziamento regionale di un milione di euro ogni anno per una decina di anni, e che già ha costituito il suo apparato direzionale-burocratcico con la Fondazione e le abituali nomine rigorosamente (o quasi) politiche.

Oltre alle macroscopiche carenze  appena accennate, un richiamo anche per l’aiuola posta sulla destra del Palazzo Onc, che fa anche da potenziale  via d’accesso all’ingresso: risulta invasa da erbacce e da altre e meno nobili  presenze che sconsigliano di usarla.

Lettori, provate a farvi questa rischiosa passeggiata.

14 Febbraio, 2026 - Nessun Commento

BUON COMPLEANNO, LATINA

Dal dottor Francesco Colacicco, già Segretario Generale delle Province di Roma e Latina e i numerosi altri enti locali, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Latina si sta preparando per celebrare il suo primo secolo di vita ed è auspicabile lo faccia in modo degno dell’evento. E’ necessario perciò che, quasi a ridosso dell’anno centenario della sua fondazione, tutti, enti e istituzioni, con il Comune in testa, lavorino in sintonia. Eliminando, ciascuno per la parte di sua competenza, le non poche storture che ora caratterizzano in negativo il territorio.

Tra le più evidenti:

il sito dismesso di via Monte Gennaro a ridosso di via Epitaffio; l’ex SVAR; le ex Fonderie Genovesi; le ex Manifatture del Circeo; il sito di via Pionieri della Bonifica a poca distanza dai Vigili del Fuoco e quello di via Pantanaccio; il palazzo Porfiri di via Lago Ascianghi; palazzo Key; il vecchio Mercato Annonario; la casa cantoniera lungo la strada per Fogliano e quella lungo la strada B.go Piave- B.go Sabotino; alcuni poderi della Fondazione abbandonati e in rovina. Sarebbe opportuno acquistarli e ristrutturarli per l’intrinseco valore storico; lo Stallino a ridosso di Piazza del Quadrato; stabilimenti balneari dismessi con strutture fatiscenti; edifici privati sul Lungomare in stato di completo e pericolo abbandono; i locali dell’ex dancing di via Casilina Sud; il complesso edilizio incompiuto e in stato di abbandono a non molta distanza da Borgo Sabotino; gli impianti interrati per la raccolta differenziata dei rifiuti mai utilizzati di via Pio VI e di via C. Battisti; mercatino nel piazzale antistante l’Ospedale S. Maria Goretti; segnaletica del servizio trasporto urbano senza indicazione di orari e percorsi; complesso ex Rossi Sud con le essenze arboree trascurate e coperte da rovi; edifici pubblici con facciate e ingressi trascurati (vedi ex Intendenza di Finanza, ed ex Camera di Commercio) dove ci si imbatte in infissi mai riverniciati dalla loro lontana posa in opera; l’illuminazione pubblica lungo via dei Monti Lepini dopo Borgo San Michele con la palificazione in equilibrio precario; ; la segnaletica verticale carente  ma con l’indicazione di  uffici pubblici soppressi (Ufficio del Registro, INPDAP); palazzo INPDAP, ora patrimonio dell’INPS, inutilizzato; ed infine le strade e la rete fognante per lo smaltimento delle acque piovane: le une ridotte ad un autentico percorso di guerra, l’altra completamente inefficiente: con le piogge è estremamente difficile e pericoloso muoversi tanto in auto quanto a piedi.

Francesco Colacicco

 

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