30 marzo, 2018 - Nessun Commento

NOVITA’ A FORMIA PER LA GARITTA DEL PORTO CAPOSELE

Il Porto e la Villa Caposele con la garitta sul cantone del muro di cinta

Il Porto e la Villa Caposele con la garitta sul cantone del muro di cinta

di Salvatore Ciccone

A poco tempo dalla pubblicazione in queste pagine circa l’imminente crollo della garitta del Porto Caposele, è opportuno registrare gli sviluppi sulla sorte del piccolo edificio, costruito
per le sentinella all’accesso dal porto della Villa Caposele allorché nel 1852 divenne residenza del re Ferdinando II di Borbone. Infatti si è reso pubblico il suo recupero all’interno di un progetto di una società di gestione degli approdi, autorizzato dal Comune di Formia per essere sottoposto al parere della “Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Frosinone, Latina e Rieti”. La notizia se da un lato conforta, dall’altro accresce la  preoccupazione sull’imminenza del crollo in considerazione dei tempi della burocrazia, e suscita alcune riflessioni.
La prima è che in tanti anni non si è riusciti ad intervenire su un bene della collettività se non attraverso l’esigenza funzionale di privati; quindi che i beni storici vengono considerati rispetto ad una utilità diversa dall’assolutezza del loro valore. Questo aspetto non va sottovalutato, perché il patrimonio pubblico è esposto al degrado e alla dispersione se non interviene una congiuntura di utilità, la soggezione a progetti i quali possono prospettarsi valevoli, come pure risultare incongrui ai significati degli ‘oggetti’ e dei siti.
Nello specifico non si può giudicare e auguriamoci il meglio. Resta però un nodo da sciogliere, cioè che il patrimonio culturale deve essere salvaguardato come testimonianza di civiltà e principalmente a beneficio dell’avanzamento cognitivo dei cittadini: dove questo principio è indubbio incide a favore della prosperità economica e sociale. Sul recupero della garitta ora si pone un aspetto tecnico-economico, poiché la frantumazione e il cedimento a blocco della copertura presagisce un intervento costoso, se si vorranno conservare le parti originali, oppure una ricostruzione integrale che se salverà l’immagine complessiva rappresenterà la perdita della testimonianza ricevuta; del tutto diversamente se fosse stato concepito un intervento preventivo.

In conclusione, bisogna crescere ancora nella consapevolezza e ciò ha bisogno di tutti ma con umiltà e rispetto. Invece i beni si ‘riscoprono’ e sono talvolta esibiti anche sulla rete nella bramosia dell’apparire, ignorando studio, adeguata divulgazione e altrui lavoro, in pratica azzerando continuamente i riferimenti del patrimonio culturale: magra consolazione è che quelle notizie fallaci presto saranno ignorate, ma in questa situazione quei beni e la Città certo non se ne avvantaggeranno.

27 marzo, 2018 - Nessun Commento

PRESSOCHE’ SCOMPARSO L’ARENILE DA RIO MARTINO
ALLA BUFALARA
Che c’entra il porto di Rio Martino?

rio martino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La terza settimana di marzo 2018 ha segnato ancora maltempo e vento di scirocco che ha ulteriormente aggravato la situazione di erosione della spiaggia tra Latina e Sabaudia. Un sopralluogo che ci è costato un paio di scarpe sportive, ci ha portato sul tratto di litorale che inizia a est dell’antemurale del nuovo porto di Rio Martino in comune di Latina, consegnato un paio di mesi fa per fine lavori alla Provincia che lo aveva commissionato.

Chi scrive non cessa mai di meravigliarsi nell’apprendere la messa in opera di nuove strutture rigide lungo un litorale del quale, ormai, si dovrebbe sapere tutto circa le cause scatenanti della erosione. Messo piede su un minuscolo tratto di spiaggia, scendendo dalla sponda sinistra del canale Rio Martino, che termina nel mare con un vistoso doppio antemurale che disegna una sorta di colonnato del Bernini di piazza San Pietro a Roma, sono iniziati i problemi. La spiaggia è ridotta ad un’esile lingua, sommersa da rami e tronchi d’albero, canne falciate dalla sponda di qualche canale di bonifica e affidate alla corrente che e ha portate nel mare dal quale la mareggiata le ha depositate su quella che un tempo era una spiaggia. L’immagine che si presentava a chi intraprendeva una passeggiata che aveva per meta la Bufalara, ma che si è forzatamente interrotta dopo poco più di un chilometro, era terribile nella sua essenzialità: a sinistra i brandelli di una duna che il mare ha già dimezzato, ma che continua a mangiare formando delle falesie di sabbia altre da quattro a sei metri; sull’ex arenile un incredibile deposito di immondizia rifluita dal mare (copertoni, casse di plastica, migliaia di bottiglie di vetro e plastica, i famosi dischetti provenienti da un depuratore (!) del Salento, la spiaggia che da esile diventa filiforme, fino al punto in cui diventa impossibile proseguire con quel mare nel quale ho finito per camminare nella speranza che al di là della più vicina curva di sabbia la spiaggia si riaprisse. Ma non lo ha fatto. A complicare le cose concorrevano un paio di altre sorprese: blocchi di tufo crollati dal ventre della duna squarciata e sfasciata dalle onde (è la piattaforma che fu messa negli anni Trenta del Novecento nell’intento di consolidare la duna sulla quale doveva passare la strada lungomare e che ora venivano scalzati dalle onde, ammassandosi sull’arenile; blocchi di cemento residuati dalle caditoie fatte posizionare nella duna (altra sciagura) forse venti anni fa dalla Provincia nell’intento non scientifico di veicolare le acque meteoriche. La duna franando ha determinato lo spezzatino di cemento, anch’esso accumulatosi sulla spiaggia, ostacolo imprevisto e assai consistente; un deposito di pietre bianche là dove si vedeva fino all’anno scorso un piccolo tunnel coperto che i tedeschi avevano costruito a servizio del fortino di cemento
armato della Seconda guerra mondiale che un tempo era collocato sul vertice della duna ed oggi è immerso nel mare: è il segno più drammatico del progresso che l’;erosione marina ha fatto in poche settimane. Poi l’arenile si è ristretto ancora più e, costretto a ritornare indietro anche perché ormai cominciava a piovere forte, mi sono accorto che non potevo risalire sulla ex strada chiusa, a sua volta divorata: l’altezza e la verticalità della duna impedivano una scalata che, tuttavia., sono riuscito a fare in un punto meno aspro. Le poche foto che qui pubblico sono un misero assaggio di un disastro noto. E note avrebbero dovuto esserne anche le cause: nel caso specifico è molto difficile registrare questa repentina e profonda incisione nella duna senza ricordare la ingombrante e dannosa presenza degli antemurali di un inutile porto a Rio Martino, destinato a provocare paurosi scavi verso est (Sabaudia) ed ulteriori sfracelli. Ma tant’è: questo è quanto ci offre il menu politico-amministrativo e tecnico-finanziario. Lamentarsi serve ancora a qualche cosa?

23 marzo, 2018 - 1 Commento

PESCE DEL GOLFO DI GAETA
UNA FESTA DEL BUONGUSTO A FORMIA

cofIl Circolo della Buona Tavola ha festeggiato un nuovo appuntamento presso il Ristorante di Franco Chjnappi in via dell’Anfiteatro a Formia. L’incontro con la stampa organizzato dalla brava giornalista esperta di agroalimentare, Tiziana Briguglio, è stato preceduto da una visita all’azienda ittica Purificato,  dove la dottoressa Tiziana Zottola dell’Istituto Zooprofilattico, e il professor Giuseppe Nocca,  gastronomo, hanno illustrato  tutto quanto è necessario per saper riconoscere la provenienza, la qualità, la freschezza del pesce, oltre che il modo di cucinarlo per esaltarne le qualità nutrizionali, trarne tutti gli aromi e il gusto senza cedere alla tentazione di antiche formule ormai sorpassate. Tra esse è parsa significativa quella che ricorda che un pesce può essere cotto più che felicemente in un moderno forno a microonde. Si può fare, avendo l’accortezza di limitare a pochi minuti l’esposizione alla cottura.
cofUno degli eredi Purificato ha illustrato le fonti di approvvigionamento del pescato, che si svolge sia su base locale, tra i piccoli pescatori locali, sia in sede internazionale con fornitori e destinatari anch’ essi selezionati. Ha anche spiegato le procedure di asta del pesce disponibile, facendo giustizia di una antica abitudine che era cara anche a chi scrive, che aspettava paranze e cianciole al loro ritorno al porto per acquistare a pochi soldi il pesce meno pregiato ma più gustoso. Oggi ogni cassetta ha una sua identificazione e un prezzo preciso e non esiste più pesce nobile e pesce “di scarto” come si diceva un tempo. Tutto può diventare gustoso e appetitoso piatto elaborato.
L’appuntamento con l’esperienza a tavola è stato, come sempre, impeccabile. Ideato insieme a  Michele Chinappi  con l’intento di promuovere le eccellenze enogastronomiche del sud pontino, ha visto impegnati gli chef Salvatore Marcia e Claudio
Petrolo per un pranzo a metà tra innovazione e tradizione. In occasione del convivio è stata anche presentata la decima edizione di Vinicibando, il salone del gusto nomade in programma nel prossimo mese di novembre. Tema di quest’anno: le migrazioni. Protagonista della giornata è stata una cucina che non rinnega le origini e che sa proporre, partendo dalla tradizione, ricette innovative che vogliono sancire il perfetto equilibrio tra l’esaltazione della materia prima “made in Latina” e l’armonia del sapore che si crea al palato lasciando riconoscibili i tratti del gusto di ogni elemento del piatto.cof
Graditissima “ospite” della giornata è stata una invenzione del pasticcere Christian Agresti, che ha presentato il suo Babarattolo, ossia un babà in vetrocottura, creato in un barattolo che può conservarlo fresco ed edibile per sei mesi e che sta trovando uno straordinario successo anche all’estero, in primis la Francia, dove è già in fase di commercializzazione.
Pagine:«123456789...84»