11 dicembre, 2018 - Nessun Commento

RUBATE LE PIETRE D’INCIAMPO MA I NAZISTI NON TORNERANNO

pietre inciampo RUBATEQuesta fotografia è ciò che rimane delle 19 “pietre d’inciampo” divelte a Roma in via Madonna dei Monti nella notte sul 14 dicembre. Ricordavano un intero gruppo familiare, i Di Consiglio e i Di Castro, che fu deportato ad Auschwitz, da dove nessuno è tornato.
La Shoah è stata esattamente questo -scrive il Coordinamento dei Comitati di Rione Monti a Roma  – e  a settant’anni di distanza, si è compiuta di nuovo. L’obiettivo dei ladri nazisti non era solo
cancellare le persone ma anche il loro ricordo. La notte sul 14 dicembre 2018 è come se avessero voluto ucciderli tutti un’altra volta.  Non glielo permetteremo.

6 dicembre, 2018 - Nessun Commento

ALLA SCOPERTA DEL FORMIANUM DI CICERONE

di Salvatore Ciccone

Il 7 dicembre del 43 a.C., Marco Tullio Cicerone venne ucciso dai sicari di Marco Antonio presso la sua villa di Formia. Nella ricorrenza del giorno, una manifestazione organizzata dall’Amministrazione comunale celebrerà la figura dell’Arpinate e aprirà alla visita luoghi della città legati alla sua memoria: la “Tomba di Cicerone” sulla via Appia, le cosiddette “Grotte di Cicerone” presso il porto Caposele e i resti di una grandiosa residenza situati all’interno della Villa Lamberti sul litorale di Vindicio. Questi ultimi rappresentano una novità nella divulgazione del vero sito del Formianum, la villa dell’Oratore in cui egli trovò la morte; finalmente riconosciuto, dopo quarant’anni di studi di topografia storica e delle specifiche testimonianze architettoniche da me condotti e variamente pubblicati. Ha invece credito, ancora, la tradizione mendace, originata tra XV e XVI secolo che vede questa villa nell’ambito cittadino presso il Porto Caposele, sconfessata da quanto Cicerone riferisce nelle sue “Lettere,” nonché dallo stesso nome Formianum, forma latina per indicare una proprietà suburbana.

I resti compresi nella villa Lamberti appartengono ad una basis villae ritmata da una sequenza di nicchie semicircolari intervallate da più ampie rettangolari, rivolta al litorale con una lunghezza di circa 60 metri: in origine sosteneva la parte residenziale e prospettava un ampio giardino, ora occupato dalla costruzione moderna. La costruzione è sullo stesso asse del sepolcro sulla via Appia, dalla quale si raggiungeva con una strada lastricata in parte inclusa nel recinto funerario, in parte interrotta dalla via litoranea e ora rimasto nel tracciato della strada adiacente; a ciò si può aggiungere che la ‘tessitura’ dei campi segue questa orientazione.

Tomba ciceroneCon le fonti principali – Livio e Plutarco – concordano le caratteristiche del sito, finanche nella distanza della parte alta della tenuta in altura ad un miglio dalla costa (m. 1478,5), sulla collina “Acerbara”, dove rimangono i resti di una villa rustica e di un sepolcro rupestre da una tradizione antica attribuito a Tullia, la figlia di Cicerone morta di parto: qui rinvenni una statua funeraria muliebre repubblicana, ora presso il Museo Archeologico Nazionale di Formia. Non di meno sono i resti occultati e tramandati vicino alla villa di Cicerone: un basamento, forse quello del tempio di Apollo, quindi un molo davanti alla foce del rio Pontone, possibile approdo per recarsi nella sua casa dopo il vano tentativo di fuga dell’Oratore.

Lo scrittore classico Appiano Alessandrino dice della venerazione nei luoghi di Formia legati a Cicerone, circostanza che fa immaginare come tutto il sito del Formianum venisse investito da opere commemorative come il sepolcro, ma anche la stessa casa. Gli studi e l’ipotesi restitutiva del monumento funerario che mi accingo a pubblicare, avvalorano una architettura celebrativa più di rilievo pubblico che privato e pertanto la sua costruzione postuma, dopo che Augusto riabilitò la famiglia.

Dunque una nuova e veritiera occasione di incontro e conoscenza delle testimonianze archeologiche e monumentali nell’antico territorio di Formia, inoltre significative e inseparabili dalla passione e dal lavoro di quanti si sono adoperati nel riscoprirle.

28 novembre, 2018 - Nessun Commento

LA PIANURA PONTINA RIDIVENTA PALUDE?
COSA CI INSEGNANO LE ULTIME ALLUVIONI

1993La volta precedente fu nei primi giorni del mese di ottobre dell’anno 1993. Furono i giorni in cui Latina andò sott’acqua: piazza del Popolo contava trenta o quaranta centimetri di acqua, proveniente da nord; centinaia di scantinati, garage ipogei, giardini e centinaia di ettari coltivati finirono sommersi; i canali strariparono, incluso il povero e solitamente deserto canale delle Acque Medie. Eravamo diventati Venezia con l’acqua alta, non una pianura bonificata di cui si dicevano grandi e a volte mitiche cose. E tutti a prendersela col Consorzio di Bonifica. Non mi va di difendere il,Consorzio che, essendo pubblico, per definizione l’opinione pubblica ritiene inoperoso. Il Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino ha perduto certamente molte menti tecniche, a favore di personale generico. Che per di più non viene spesso pagato. La Regione – bianca, rossa o seminera - non è mai stata in grado di capire a cosa serve un Consorzio in un’area che si allaga per natura. Ora è esplosa una nuova crisi: in un mese, tra ottobre e novembre, abbiamo avuto tornado, devastazioni della duna costiera, allagamenti, esondazione di canali e di fiumi, ed ancora una volta ci siamo detti: non funziona il Consorzio di Bonifica. Ma proviamo ad essere un po’ più seri, e proviamo a ragionare non per partito preso o per sentito dire.

Se il Consorzio afferma che tutte le sue idrovore, sparse tra Latina e Terracina, sono in piena efficienza (e debbono esserlo sempre), perché affermare il contrario e azzardare tesi non accompagnate da cifre su ore di pompaggio, volumi pompati, quantità di efficienza spiegata? Il Consorzio dice bugie? E allora mettiamolo alla berlina con i numeri, non con le parole che
seminano solo avversione e giustizialismo.
Proviamo a fare una riflessione seria e smitizzata della Bonifica. E prima ancora non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni il Consorzio ha dovuto fare le turnazioni per prelevare acqua da irrigazione, perché di acqua non ce n’era. Non dimentichiamo che anche il lago di Ninfa due anni fa si ritirato per una crisi idrica formidabile. Ciò per mancanza di acqua. Ossia, ricordiamo che
stiamo subendo fenomeni di carenza idrica e di eccesso idrico, che non dipendono solo da un ente, ma dall’uomo in quanto abitante su questa terra di cui sta sconvolgendo le regole fondamentali. E torniamo alla Bonifica, sulla quale mi sento di invitare ad alcune riflessioni. 1. La Bonifica non è mai stata ultimata dal fascismo, perché nel 1938 (e ancora prima, nel 1935) il
fascismo si è dedicato al pericoloso gioco del fare le guerre: costruire le colonie come mattoni di un
impero di pastafrolla, e bombardare coi gas asfissianti popolazioni africane; mandare uomini e denaro in Spagna; e poi imbarcarsi in una avventura folle dichiarando guerra a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti! E preferivano i cannoni al burro. E urlavamo la nostra gioia e il nostro orgoglio di prossimi combattenti sotto il balcone di Palazzo Venezia. A disastro combinato, fu
necessario riprendere tutto in mano: per riparare i danni e per completare le opere lasciate a metà dal fascismo, e per recuperare i grandi motori di Mazzocchio che la Germania, alleata del fascismo, aveva rubato e stava trasferendo nei propri confini.
2. la Bonifica non solo non è stata ultimata, ma è stata progettata per situazioni climatiche di quasi cento anni fa, con sezioni di canali e fiumi che oggi si mostrano incapaci di accogliere e smaltire i volumi d’acqua che si rovesciano dal cielo in tempi ristretti. E se il Consorzio non tenesse sempre accese le idrovore, saremmo sempre sott’acqua.
3. Anche oggi sono state progettate vie d’acqua del tutto insufficienti: basti pensare che i terreni a monte dell’Appia, tra Latina Scalo e Cisterna, sono costantemente sott’acqua per una decina di ettari a causa della incapacità di smaltimento dell’idrodotto costruito una trentina di anni fa esattamente al bivio dell’Epitaffio. E in quel caso, a parte il Consorzio, ci furono anche l’Anas, la Provincia e il Comune che crearono una via di scolmatura che oggi esplode. Quanto ci vorrà perché anche in quell’incrocio si formi prima o poi una voragine come sulla Pontina?

4. Ma, soprattutto, quante migliaia di case sono state costruite abusivamente in campagna e in città ignorando i sistemi di sgrondo delle acque e bloccandone i deflussi? Anche il supermercato Morbella – questo autorizzato – è stato costruito dentro il letto del fosso Morbella, che non scolma più. E quante case abusive e condonate hanno ostruito il reticolo di canali e canalette in campagna facendo da tappo ad un ordinato deflusso delle acque? Forse anche la disastrosa voragine della Pontina che ha provocato un morto e interrotto una strada costruita appena sessanta anni fa, può essere stata causata dal riversamento di acque un tempo non previste in quell’unico canale che è diventato un fiume ed ha scavato il sottosuolo della Pontina. Perché l'abusivismo edilizio (guardate la pianura pontina dal cielo e non da terra) ha cementificato mezzo sistema idraulico. Mi chiedo: tra i tanti enti interpellati per varare un condono edilizio disastroso, è stato interpellato anche quell’ente che dovrebbe presiedere al governo delle acque? Non lo so, ma mi farebbe piacere saperlo. E farlo sapere anche agli abusivi che spesso si trovano con la propria casa sott’acqua.

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