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LA FOCE DEL DUCA
COME PENSANO A RAVENNA DI FRENARE L’EROSIONE
Mentre questa riottosa primavera stenta a prevalere sulle variazioni climatiche, si cerca di capire cosa resta, in vista dell’estate, della spiaggia di Latina, dopo le straordinarie mareggiate che hanno spazzolato un’altra bella fetta di duna costiera (si ricorda che la duna pontina è una delle pochissime che restano nel territorio nazionale).
Faccio una paio di facili previsioni, dettate dalla conoscenza dei luoghi e non da scienza personale :
– l’insabbiamento della Foce del Duca, a circa metà strada tra Capoportiere e Rio Martino resterà ancora a lungo, perché il Comune non ha sviluppato un metodo di pronto intervento per rimuovere la massa di sabbia che – nel corso delle mareggiate – è stata depositata come è già avvenuto, e come si è dimostrato che le rimozioni finora possono valere solo pochi giorni. Le nuove erosioni indurranno nuovo insabbiamento se non si studierà un intervento con carattere di definitività. E il lago di Fogliano sarà sottoposto a nuovo stress da mancato ricambio con alterazione delle caratteristiche di vitalità del bacino chiuso.
– L’arenile tornerà a formarsi in vista dell’estate, giovandosi delle tonnellate di sabbia erose e disperse verso est, che lasceranno disponibile lo spazio di duna prima occupato dalla sabbia. Naturalmente, il problema erosione, se non adeguatamente studiato e contrastato, potrà portare col tempo alla perdita della restante duna, strada lungomare compresa.
Intanto, da Il Resto del Carlino, quotidiano emiliano, si apprende di un progetto di contrasto all’erosione nell’area marittima di Ravenna: consiste in un singolare e non invasivo metodo, studiato insieme alla UE e da questa finanziato con soli 3 milioni (contro i 5,5 di cui ha disponibilità il Comune di Latina, che vorrebbe distruggere il paesaggio marino fino a Rio Martino, con giganteschi “pennelli” di 100 metri ortogolanli alla spiaggia.
Il progetto ravennate è in preparazione da mesi e consiste nella creazione di grandi rotoli di pietre e di gusci di cozze, contenuti da reti metalliche, di dimensioni di circa 5-6 metri di lunghezza per 1 metro d’altezza, da depositare nel mare a una distanza adeguata dall’inizio della costa. Essi, si ritiene, potrebbero frenare la violenza delle mareggiate e attenuare, o ridurre entro dimensioni intollerabili, per un certo periodo di tempo, l’effetto dirompente delle onde e il trascinamento nel mare più lontano dei metri cubi di sabbia erosa. E’ un metodo che ha una logica già applicata dai Romani (ad esempio, all’esterno del porto di Ventotene) e che non provocherebbe i temuti danni di distruzione della spiaggia di Sabaudia, né DI distruzione dell’attuale paesaggio marino.




