15 settembre, 2020 - Nessun Commento

LA SCOMPARSA DI FRANCO MARIA RICCI

latina delle delizieùGiovedì 10 settembre 2020, nella sua bellissima casa di Fontanellato (Parma), è morto Franco Maria Ricci, l’editore più elegante d’Italia, e non solo. Aveva i miei stessi anni, ma questo non mi ha affatto impressionato. Mi ha, invece, emozionato la sua morte, perché io sono uno che ha avuto la fortuna di vedersi pubblicati alcuni scritti da lui, Franco Maria Ricci. Accadde nel 1992, quando la Regione Lazio gli ordinò la realizzazione di una collana di quei libri che fanno felici non solo i bibliòfili, ma anche coloro che, comunque, hanno in casa una libreria o un tavolo da salotto sul quale esporre i libri d’arte. Gli Americani li chiamano, per questo, Table Books, libri da tavolo. Molti li comprano non per leggerli, ma per esporli.

L’allora Presidente della Regione Lazio era Antonio Signore, una persona che giudico mica, un minturnese che mi è divenuto anche più simpatico dopo che il Comune di Minturno mi ha fatto l’onore di attribuirmi la cittadinanza onoraria. Era il 3 agosto scorso. Cito non per esibizionismo, ma solo per dovere di cronaca. I sentimenti me li tengo per me, ma voglio dire quello che sto raccontando. A chi interessa. Antonio Signore ebbe la gentilezza di dare a Franco Maria Ricci un suggerimento per chi avrebbe potuto scrivere i testi da pubblicare e dare una mano per scegliere altri eventuali Autori da affiancarmi nella scelta dei temi da trattare e per le fotografie o’ altre immagini con le quali corredare il volume. Anche questo fu un atto di cortesia di Antonio Signore.

Una sera mi sentii chiamare a casa al telefono, era una voce a me sconosciuta, con una inflessione che non apparteneva alle nostre parti. Si presentò: “Sono Franco Maria Ricci, l’editore, mi disse. Non so se…”. Non lo feci terminare. Confesso che ero emozionato e sorpreso, perché lo conoscevo dai suoi libri preziosi, scrigni di arte e di buongusto. Non avrei mai pensato che potesse telefonarmi, all’ora di cena o in qualsiasi altra ora. Mi parlò del libro che avrebbe dovuto editare per la Regione Lazio, Doveva far parte di una collana dedicata alle province del Lazio – Roma, Rieti, Viterbo, Frosinone e Latina. Io avrei potuto essere incaricato di parlare della provincia di Latina, ma aveva bisogno di un progetto di libro: testi, autori, argomenti, iconografia. Mi dette una settimana di tempo. Io spedii il tutto in un paio di giorni. Mi sentivo onorato e obbligato. Proposi di parlare della nascita della Provincia, delle cause che giocavano a suo sfavore, in primis la malaria lungamente endemica, e riservai a me una descrizione delle bellezze e del fascino di questa Provincia. Vantavo a mio favore, una lunga collaborazione con l’Istituto Geografico De Agostini di Novara, che all’epoca faceva ancora solo l’editore di bellissime guide turistiche e artistiche. Mi pareva una buona commendatizia. Gliela detti, insieme alle mie proposte: la nascita della nuova provincia da far scrivere al professor Riccardo Mariani, docente di urbanistica in alcune Università, italiane e straniere, e autore di un libro già noto sul tema: “Fascismo e città nuove” e, prima “Latina, storia di una città”. Il cacio sui maccheroni. Per la malaria si riservò la scelta, e non ebbi proprio nulla da obiettare. A scrivere chiamò una intelligente docente universitaria, Paola Corti.

Gli mandai una traccia iconografica, non solo foto, mi richiamò due sere dopo, stessa ora di cena, e discusse con me le mie indicazioni, il perché e come intendevo svolgere il mio lavoro, e quali ambienti intendevo proporre per le illustrazioni, e perché. Ricevetti l’incarico di scrivere e di curare il libro: fu una grossa soddisfazione, non posso negarlo, presunzione a parte. Di quelle telefonate serali ne ricevetti ancora numerose, puntuali, indaginose, inesorabili: voleva sapere tutto di quello che avrei scritto e tutto di quello che sarebbe servito per illustrare; anche il taglio da dare alle fotografie. Non so quante ore mi trattenne, ma quando mi disse che aveva concluso, mi sentii rinfrancato e molto più sicuro di me stesso. Scrissi nel tempo assegnatomi, mi fece leggere i contributi dei professori Mariani e Corti – ovviamente impeccabili – poi mi invitò a Milano per gli ultimi dettagli e per la selezione delle immagini. Viaggio aereo pagato, dalla mattina alla sera, una faticaccia, ma compensata dalla visita a quella stupenda sede che aveva costruito e imbottito di cose meravigliose, un museo unico al mondo, perché vi erano le cose più belle ed eleganti del mondo. Quando ebbi tra le mani il libro stampato provai una fortissima emozione: è davvero un capolavoro dell’editoria italiana, carta appositamente preparata e solo per il mitico FMR, fotografie bellissime di un giovane e brillante fotografo napoletano, Luciano Romano, stampe antiche. Ero non solo orgoglioso e soddisfatto. Di più.

Ebbi poi la fortuna di sentirmi chiedere un articolo per la sua splendida rivista mensile, che si chiamava col suo nome “FMR”, che letto in francese, suonava “éphémère”, ossia effimero, come tutte le cose belle ed eleganti. Lo dedicai a Ninfa ed è tuttora in circolazione. Ebbi ancora l’occasione di chiamarlo durante la mia presidenza della Fondazione Roffredo Caetani. Lui si era ritirato dall’editoria, la sua prestigiosa casa FMR si era fusa con altri editori altrettanto prestigiosi, lui si era dedicato al suo “Labirinto”, un giardino di canne di bambù grande alcuni ettari, che disegnavano, appunto, un labirinto. Volevamo vedere come unire le sorti di Ninfa e quelle di Masone di Fontanellato. Poi non se ne è più parlato per tutta una serie di ragioni.

Franco Maria Ricci, il raffinatissimo editore e collezionista ha lasciato la scena del mondo. Ma ha lasciato dietro di lui una scia di cose meravigliose che lo ricorderanno molto a lungo.

 

27 agosto, 2020 - 2 Commento

IL PAESAGGIO DEL GOLFO DI GAETA: RIVELAZIONE DEGLI ANTICHI SIGNIFICATI

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di Salvatore Ciccone

 Nel numero 36 della rivista di studi storici “Latium”, in corso di distribuzione, sono state pubblicate le relazioni del convegno “I paesaggi del Lazio meridionale”, tenutosi in Anagni i giorni 1 e 2 dicembre 2018 nell’ambito dei seminari dell’Istituto di Storia ed Arte del Lazio Meridionale di cui la rivista è emanazione.

Nel convegno ho presentato l’argomento “Il paesaggio del territorio di Formia antica tra urbs e villae”, nel quale si sono voluti considerare i significati mitico-sacrali attribuiti nell’Antichità al paesaggio dell’attuale Golfo di Gaeta, attraverso le forme architettoniche di inserimento delle ville e quelle urbanistiche della città di Formiae: del suo litorale era configurante il promontorio a chiudere il naturale portus Caietae in quello che in epoca romana si chiamava Formianus sinus.

Gli elementi di rilievo nel suo paesaggio sono tuttavia più numerosi, con significati occultati semmai in un toponimo, determinanti le scelte nelle residenze signorili come pure nei principi ordinativi della città, in una affinità che sarà manifesta nelle grandi villae imperiali.

Espressione architettonica precorritrice è la villa tardo-repubblicana sul promontorio di Giànola, sviluppata su nove ettari con disposizione speculare di diverso uso stagionale incentrata su un culminante edificio a pianta ottagonale, quale grotta artificiale o musaeum ad includere una sorgente. Questa presenza naturale doveva ispirare un culto che richiama di Giànola o “Janula” non già Giano, ma Jana o Diana consona a quest’area selvaggia e seducente.

Nella connotazione sacra di questo sito è possibile un rapporto con la rifondazione romana di Formia sul preesistente oppidum volsco, il cui rito consisteva nella determinazione del templum augurale in luogo elevato, l’arce, odierno Castellone: rispetto ai quattro punti cardinali, il territorio idealmente si divideva fino ai confini in quadranti e ognuno assegnato alle divinità di simili qualità; quello di Giànola a sud-est ricadeva in quelle della natura cui apparteneva Diana.

Nello stesso templum vanno considerate altre eminenze del paesaggio a cominciare dall’emblematico picco del monte Altino, Altinum, che allude a Giove e proprio compreso nel quadrante nord-est delle divinità celesti, culto principale di Formia e di un documentato bosco sacro.

Non poteva quindi mancare l’altro rilievo fondamentale per una città portuale, quello di Caieta, che nel medesimo templum ricadeva a sud-ovest nelle divinità della natura: recentemente è stata scoperta presso il monastero della Trinità una epigrafe repubblicana, nella quale si attesta una culina pubblica di uso sacro che nel genere è legata al culto di Venere, appunto tra quelle divinità. In effetti il profilo dell’attuale monte Orlando richiama quello di un ventre gravido o una mammella e Venere è tanto più giustificata per essere patrona dei naviganti consona a quel promontorio che chiude il porto naturale. In questa connotazione si svela il significato dei versi di Virgilio, allorché il libro VII dell’Eneide esordisce con la morte e sepoltura in quel luogo di Caieta nutrice di Enea, questo nato da Venere e perciò genitrice del popolo romano. Dunque ancora nella nutrice, che allatta e accudisce in vece della madre, l’analogia alla funzione protettiva e alla forma del promontorio.

Nella lettura del più documentato articolo, nel riscoprire gli aspetti del paesaggio antico, si induce a valutare i criteri progettazione sia urbanistica che architettonica ispirati ad un profondo senso di armonia con la natura.

IMMAGINE

Veduta da Mola, attuale Formia, incisa nel 1576 da Joris Hoefnagel, dove egli si raffigura con il geografo Abramo Ortelius ad indicare il promontorio di Gaeta, erroneamente posto a settentrione, sovrastato dal cartiglio con i versi dell’Eneide riferiti alla nutrice di Enea.

24 agosto, 2020 - Nessun Commento

SI ARRICCHISCE DI NUOVI LIBRI LA STORIA DEI CAETANI DI SERMONETA

libri caetaniCon poca modestia, ma con rigorosa adesione ai fatti, introduco questo articolo dicendo che dopo la pubblicazione del mio libro “Gelasio Caetani, Il realismo dell’utopia (1877-1934). Appunti per una biografia”, Fratelli Palombi Editori, Roma 2014, la bibliografia sui membri della Famiglia Caetani, duchi di Sermoneta (poi principi di Bassiano, dal 1902) si è arricchita di altre opere dedicate ai membri di quella Famiglia.

Cito i più recenti, in ordine di pubblicazione:

2016, An American Princess, The remarkable life of Marguerite Chapin Caetani, di Laurie Dennet, èdito da Mc Gill-Queen University Press;

2020, La principessa americana, La vita straordinaria di Marguerite Chapin Caetani, mecenate dell’arte, giardiniera di Ninfa, traduzione in italiano di An American Princess, a cura di Lorenzo Salvagni, Editore Allemandi, Torino;

2019, Un principe nel deserto, Leone Caetani nel Sinai e nel Sahara, I diari, le lettere, le fotografie (1888-1890), di Valentina Sagaria Rossi, Edizioni Bardi in Roma;

2020, Sveva Caetani. Il viaggio nell’anima dell’ultima dei Caetani di Sermoneta, di Pietro Vitelli, Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta onlus.

Le note bibliografiche appena indicate coprono una vicenda di vita che si svolge tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima parte del Novecento. Sono, quindi, biografie “vive”, per così dire, rese non come passivo omaggio ad una delle più importanti Famiglie romane e laziali che un tempo si sarebbero definite nobili e che oggi hanno perduto il privilegio del titolo nobiliare, ma hanno mantenuto l’importanza di una vita vissuta praticando cultura e diffondendo amore per la Natura e in modo particolare per il Giardinaggio. Il giardino di Ninfa è, infatti, parte importante di queste vite; e, con esso, come il Caetani Cultural Center di Vernon, British Columbia, Canada, che conserva una bella documentazione sull’arrivo e la vita di Leone Caetani in Canada; come  l’Accademia dei Lincei di Roma, depositaria e custode dei lasciti di cultura libraria e documentaristica islamica di Leone Caetani presso la Fondazione a lui stesso intestata; come le collezioni delle riviste letterarie europee e mondiali “Commerce” e “Botteghe Oscure”, curate a Parigi e a Roma da Marguerite Chapin moglie di Roffredo Caetani, diciassettesimo e ultimo duca di Sermoneta.

Libri così importanti e così densi di notizie e di esplorazione di mondi non si possono sintetizzare nelle poche righe di una citazione fatta su un blog. Essi meritano di essere letti e non solo perché sono un omaggio ad una Famiglia che ha fatto parte integrante della storia del Lazio e non solo del Lazio, ma anche perché sono essi stessi racconti pieni di suggestioni, di scoperte, di rivelazioni di piccoli e grandi segreti scritti con grande passione storica e con grande abilità narrativa, seppure con stili e metodologie diverse tra i quattro Autori. Agli Autori va di diritto aggiunta anche la citazione del prof. Lorenzo Salvagni, docente negli Stati Uniti, che ha tradotto il bel libro di Laurie Dennet, garantendone la freschezza e la qualità letteraria.

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