4 ottobre, 2018 - Nessun Commento

LE RICERCHE SUBACQUEE NEL GARIGLIANO

2BB. MINTURNO IL PONTE B ORBONICO DEL 1832 SUL GARIGLIANOIl fiume Garigliano è stato, come molti altri fiumi, un ricco deposito di cose perdute, antiche, moderne e contemporanee. Eventi fortuiti, guerre, movimenti geologici, forza della corrente fluviale si sono poi  incaricati di disperdere, spostare, sommergere nel limo molti di quei
beni. Una parte notevole l’hanno svolta i predatori archeologici, ladri di antichità, recuperanti di oggetti utili o presunti tali. I progressi della ricerca subacquea (maschere, snorkel, fari subacquei,
bombole d’ossigeno hanno dato impulso alle più recenti ricerche.
Per quel che riguarda il Garigliano, il più grande cercatore subacqueo è stato un religioso americano, il domenicano Dominick Ruegg, che ha avuto l’intuizione di immergersi nel corso d’acqua e di cavarne fuori una ricca collezione di beni che ha riportato in superficie ed ha messo a disposizione della cultura nazionale e al godimento di tutti. Le sue ricerche hanno anche reso noto a tutti il potenziale che è rimasto nel Garigliano, anche alla luce del fatto che Ruefgg nel frattempo, è deceduto e che nessun altro ha pensato di ripercorrerne le tracce. Il che spiega perché nelle settimane scorse un nucleo di Carabinieri subacquei abbia ripercorso il tratto finale del Garigliano, riportando in superficie alcuni reperti soprattutto di età contemporanea, anzi, più precisamente, di oggetti che facevano parte delle dotazioni dei militari tedeschi e alleati che si sono lungamente affrontati dalle opposte sponde, tra la fine del 1943 e il maggio
1944. Elmetti, cassette di munizioni, cinture di mitragliatrici, armi rievocano l’intensità degli scontri che si sono susseguiti sul fiume, con assalti di barchini, tentativi degli alleati di superare il fiume, controffensive germaniche che difendevano quel tratto finale della Linea invernale, la Linea Gustav che finiva, appunto nel mare del Golfo di Gaeta e che ritardò di almeno sei mesi l’avanzata alleata verso nord.I recenti ritrovamenti hanno riportato alla memoria quelli ben più importanti per qualità e cospicui  per numero di Ruegg, che ha
consegnato in due poderosi volumi i risultati delle sue ricerche protrattesi nei primi sei anni Sessanta del Novecento. I volumi sono stati èditi sotto il titolo di “Ricerche subacquee nella Minturnae romana” e ebbi la fortuna e il privilegio di presentarli nel 1999, presente lo stesso Ruegg, nella sala consiliare del Comune di Minturno. Vi sono scrupolosamente annotati, come fa ogni studioso, gli elenchi e le caratteristiche di ogni ritrovamento, ad iniziare dalla preziosa e ricca collezione di monete, coniate nell’arco di circa sette secoli, e che testimoniano la fortuna portuale del fiume, nel quale attraccarono e dal quale partirono migliaia di onerarie e di navi militari. Da ogni nave che arrivava e che partiva veniva lanciata in segno augurale una moneta, e sono, quindi, centinaia quelle riportate in superficie. Ruegg ha anche individuato i resti sommersi della banchina di legno che consentiva l’attracco, la partenza e lo scarico di navi e passeggeri.  Nella sua penultima escursione subacquea Ruegg individuò anche i resti di un cannone di bronzo risalente al XVI secolo, ma non aveva i mezzi per riportarlo in superficie, né volle segnalarlo con una boa, nel timore che qualcuno potesse rubarlo. L’anno successivo le sue ricerche di quel cannone furono vane, segno che o esso era stato asportato da ladri subacquei o che la corrente del Garigliano lo aveva spostato e/o definitivamente
seppellito nella coltre di limo che ricopre il fondale.Ho voluto ricordare questi fatti, che sono solitamente ancora sconosciuti al grande pubblico, non solo come omaggio a Dominick Ruegg e al ricordo di questo valoroso e disinteressato domenicano, che ha recuperato ai tesori della cultura di Minturno, dell’Italia e del mondo un patrimonio di beni archeologici destinati altrimenti ad essere ignorati. Ma l’ho ricordato anche perché forse quel patrimonio andrebbe meglio segnalato e fatto conoscere, al di fuori della cerchia degli specialisti o degli studiosi, e messo esplicitamente come richiamo della Minturnae italica e romana che fu la capitale della Pentapoli aurunca e raggiunse dimensioni demografiche e urbane molto più vaste di quanto è oggi immaginabile dai resti della antica città.

Più che un auspicio questa vuole essere una esortazione anche a ricordare quel Ruegg che sembra caduto nell’oblio.

(nella foto: Minturno, il Ponte Borbonico del 1832 sul Garigliano) 
 
20 agosto, 2018 - Nessun Commento

CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
REAZIONI DISCUTIBILI
RIFLESSIONI AMAREE

MATTARELLA TRA I SOCCORRITORIQuesto blog non ha la pretesa di superare i limiti di trattazione degli argomenti che si è dato. Ma quanto è avvenuto a Genova, dove il crollo di un ponte che un tempo fu giudicato orgoglio dell’Italia ha provocato la morte di 44 persone, il ferimento di altre 15 e oltre seicento sfollati, oltre a mettere in gravissima crisi  tutto un sistema di vita della Città, merita qualche modesta eco anche qui.

E mi sembra di poter personalmente condividere quanto ha scritto oggi nell’articolo di fondo de Il Messaggero, il politologo Alessandro Campi, a proposito delle reazioni scomposte di cui i Rappresentanti ufficiali del nostro Paese hanno dato spettacolo nell’immediato del fatto e nei giorni successivi. Non la dolorosa constatazione di un evento tuttora inspiegato; non la preghiera consolatrice per chi ne era rimasto vittima; non la ricerca degli strumenti per affrontare la tragedia col sangue freddo e la mente lucida che si chiede a chi governa; non un piano razionale e organizzato di azioni da svolgere e i tempi entro cui svolgerle. Nulla di tutto questo, che è venuto affastellandosi disordinatamente, e a volte contraddittoriamente, solo in appresso. Ma linciaggi sulla piazza del mercato, come ai tempi di Masaniello; accuse a singole persone fisiche, in un sistema di diritto che riconosce e regolamenta le Persone Giuridiche e la loro responsabilità; ma l’indicazione sguaiata dei nemici politici da mettere alla gogna, dopo aver criticato la distruttività della gogna; ma la ricerca del consenso, anzi del Consenso raccolto dalla pancia, persino in una chiesa, in un luogo sacro per chi ci crede, come era diventata la sala della Fiera del Mare di Genova, dove si celebrava un rito di suffragio e di ricordo amoroso, e dove Fratelli musulmani hanno dato una lezione di socialità sconosciuta a chi batteva le mani o addirittura fischiava avversari  politici; ma la violazione della presenza del Dio Unico in quella sala in cui ci si facevano persino i selfie nei pressi delle bare!

Che tristezza. E’ questo il Cambiamento che ci è stato promesso? Scrive Alessandro Campi su Il Messaggero del 20 agosto 2018, prima pagina: Si è sentito e visto davvero di tutto nelle convulse giornate che hanno seguito la tragedia di Genova. L’ansia di giustizia dei cittadini trasformata in spirito di vendetta popolare con la ricerca di facili capri espiatori più che di colpevoli effettivi.

La celebrazione religiosa delle vittime che avrebbe richiesto un doloroso silenzio, ridotta ad occasione di strumentale polemica tra partiti. La certezza dei diritto sacrificata sull’altare della propaganda populista per bocca dello stesso Presidente del Consiglio (peraltro un giurista). Accuse incrociate e insensate tra le diverse forze politiche sulle responsabilità del crollo. E poi legioni di maniaci della tastiera trasformati in esperti di scienze delle costruzioni e di diritto amministrativo, capaci di discettare di cedimenti strutturali e di revoche delle concessioni con la stessa facilità con cui una settimana fa pontificavano sui pericoli e i vantaggi delle vaccinazioni. Per non dire del ritorno di fiamma statalista e nazionalizzatrice in un Paese dove fino all’altro ieri lo Stato era accusato di essere corrotto, sprecone e inefficiente dagli stessi che oggi vorrebbero riaffidargli la proprietà e la gestione della rete autostradale:

Sottoscrivo tutto, da cittadino, spaventato e quasi terrorizzato che quelle persone sono le stesse che ci stanno governando in nome del Cambiamento. E mi viene da temere che Cambiamento non sia una parola positiva, ma un pericolo capace di rievocare passate catastrofi. E come ignorare che quegli stessi che oggi accusano i gestori autostradali di essere causa del crollo, poche settimane addietro avevamo detto che il pericolo di un crollo del ponte era una favoletta. Di quegli stessi che accusando gli altri di aver preso soldi dai gestori autostradali, hanno ammesso candidamente di avere, anche essi incassato 150 mila euro di elemosina. Ma solo perché li avevano incassati tutti. E che con quel tutti si erano autoassolti, ma lasciando gli altri nel peccato di corruzione.

Per fortuna che tra quegli stessi non c’erano quel galantuomo che si chiama Sergio Mattarella e quel sacerdote che è Angelo Bagnasco.

29 luglio, 2018 - Nessun Commento

4 LUGLIO 1943
QUANDO AFFONDO’
IL SANTA LUCIA

VENTOTENE (1)E’ stato ricordato nei giorni scorsi a Ventotene il  75° anniversario dell’affondamento del Piroscafo Santa Lucia. Il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino ha preso parte alla commemorazione .

La nave postale “Santa Lucia” costituiva il collegamento delle isole ponziane con la terraferma – spiega in una nota la Guardia Costiera – . La nave era stata militarizzata, assumendo la livrea grigia ed il montaggio di un cannoncino a prua. Mantenne tali caratteristiche sino al giorno del suo affondamento pur svolgendo semplicemente un servizio passeggeri. Il piroscafo venne affondato in un’azione di guerra il 24 luglio 1943, con la perdita di 65 vite umane venendo probabilmente scambiato per un mezzo offensivo dagli aerei inglesi del 47° stormo della Royal Air Force, di stanza nei pressi di Tunisi, durante una missione di ricognizione armata.

Dopo la benedizione della corona dedicata ai caduti, depositata presso la stele commemorativa del piroscafo Santa Lucia, l’Ammiraglio ha voluto richiamare il valore dell’unità e della fratellanza, simboli peraltro dell’isola di Ventotene.

Successivamente, l’evento è proseguito in mare, sul luogo dell’affondamento, dove alcuni militari dell’arma dei Carabinieri del Gruppo Sommozzatori, si sono immersi per la deposizione di una corona sul relitto, in ricordo di tutti i caduti in quella circostanza.

La commemorazione si è conclusa poi in serata, presso l’isola di Ponza dove, dopo l’intervento del Sindaco dell’isola e della Sig.ra Mirella Romano in qualità di presidente dell’Associazione familiari vittime del Santa Lucia, è stato proiettato un “docufilm”, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla Giunta del Consiglio Regionale del Lazio e realizzato con l’ausilio dell’Ufficio storico del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto.

L’ammiraglio, a chiusura dell’evento, è intervenuto ripercorrendo la sua esperienza personale ed il proprio coinvolgimento emotivo legato a questa vicenda, spiegando che il nonno, fino a pochi mesi prima dell’affondamento dell’unità, prestava servizio proprio sul piroscafo Santa Lucia. Il Comandante Generale ha evidenziato, infine, l’importanza di trasmettere anche ai più giovani la memoria storica, affinché si possa trarre spunto dagli eventi accaduti, evitando di commettere i medesimi errori che, nel passato, hanno determinato numerosi caduti e tanta sofferenza.

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