Archivio per ottobre, 2014
28 ottobre, 2014 - 2 Commento

Una polemichetta ormai superata
ISOLE PONZIANE O ISOLE PONTINE

isole pontineUn amico, Paolo Iannuccelli, appassionato di storie dell’ Arcipelago Pontino (o Ponziano, come un tempo si chiamava, che comprende le isole-Comune di Ponza e Ventotene) ripropone una polemichetta linguistica, che ritenevamo superata dai tempi. Quei gioielli di isole come debbono essere chiamate: col nome di Isole Ponziane, come scriveva nella metà dell’ Ottocento il ponzese Giuseppe Tricoli; o Pontine, come da oltre sessanta-settanta anni anni scrivono giornali, riviste, filmati e tutta la pubblicità turistica che le ha rese celebri insieme al loro mare trasparente, ai colori che entusiasmarono anche Norman Douglas, le splendide cale e spiaggette e faraglioni e picchi e punte?

Scrive Iannuccelli, che polemizza con gran garbo e merita altrettanto rispetto: “Ponziani o pontini, isole ponziane o isole pontine?”. Rispondo che non mi sognerei mai di chiamare “Ponziani” i “Ponzesi”, così come non mi sognerei mai di chiamare “Ponziani” i “Ventotenesi”. E, comunque, i nomi sono “fatti”, sia nel senso che sono realtà, sia nel senso che vengono fatti, attraverso l’ uso comune. Iannuccelli scrive un lungo articolo su “ParvaPolis” (cercare nel web). Io mi debbo accontentare di meno spazio. Perché proprio io? Perché proprio io sono tirato in ballo avendo sempre chiamato le isole come Pontine, ed essendo, perciò, additato alla pubblica riprovazione come “autore” di quel nome per averlo usato in centinaia di migliaia di opuscoli turistici e di pubblicazioni turistiche. E come me alcune migliaia di giornalisti, di cronisti, di cinematografari, tutta gente che ha una qualche confidenza con le parole. Iannuccelli argomenta che “queste isole, posizionate di fronte al meraviglioso golfo di Gaeta, non hanno niente in comune con il termine Pontino o Agro Pontino o Paludi Pontine”. Ma, a parte che esse sono posizionate davanti all’ arco marittimo Terracina-Circeo (basta guardare la mappa nautica e misurare le miglia marine dalla costa), nulla viene portato a sostegno della vecchia denominazione difesa (Ponziano-a), se non la tradizione antica; ma altrettanto nulla viene portato come dimostrativo contro la denominazione Pontine, che io mi limito a basare sulla constatazione dell’ uso comune che di quel nome si fa da diverse decine di anni. In altri termini, la mia tesi è che la lingua evolve ed anche la toponomastica. Se così non fosse, l’ Italia dovremmo chiamarla Enotria o Esperia o Ausonia; la Sicilia, Trinacria; il Lazio, Etruria; la cittadina di Esperia, Roccaguglielma; Monte San Biagio, Monticelli; e Formia sarebbe ancora Mola di Gaeta e Castellone. E che ne direste se andassimo a “passare le acque” ad Anticoli di Campagna anziché nella celebre Fiuggi; o se volessimo fare un’ escursione sui monti Lepini o Ausoni o Aurunci, dicessimo: andiamo sui Monti Volsci; o se, parlando della moderna Minturno-Scauri, continuassimo – nel linguaggio ufficiale – a chiamarla Traetto, come pure alcuni abitanti ancora la chiamano, con un nome che appartiene alla storia, non all’ oggi; o se la bella cittadina di Borgorose (Rieti) la chiamassimo Borgocollefegato, come si chiamava fino ad alcuni decenni fa; o se chiamassimo Milano col nome nobile, ma trapassato di Mediolanum (la banca ci perdoni); o Bologna come Bononia; o Priverno come Piperno; o Campoverde come Campomorto? Il vocabolario, anche toponomastico, evolve con gli anni. Certo, le nostalgie non vanno represse, ma solo comprese. Oltre tutto, mentre io azzardo una tesi – discutibile, ma esistente - che vede la parola ponz-iano come avente radice comune con pont-us, ossia mare – neppure un’ argomentazione scientifica o una spiegazione o di provenienza radicale viene opposta dall’ altra parte. Infine: il Comune di Ventotene ha votato alcuni anni fa una delibera con la quale rifiuta di essere chiamata isola “ponziana”. Che altro dire. So di dispiacere a Paolo Iannuccelli, ma lui avrà certamente spirito per accettare il mio dissenso; come so di dispiacere a molti amici ponzesi, che sostengono la stessa tesi che a lungo mi ha diviso dall’ indimenticato Ernesto Prudente, appassionato di Ponza e delle Ponziane. Ma io, forse sbagliando, seguo i tempi che viviamo e che chiamano le ex Isole Lipari col nome di Isole Eolie (che è anche molto bello). E le ex Ponziane col nome di Pontine. Così come, ormai, è divenuto comune chiamare anche l’ estremo lembo sud della provincia di Latina (gli Aurunci) col nuovo deprecato ma ormai usato da tutti con lo aggettivo toponomastico di Pontino. Amen.

 

21 ottobre, 2014 - Nessun Commento

LA BELLA STAGIONE
DURA ANCORA
MA MANCANO MOLTI
OPERATORI TURISTICI

foto spiaggia generica Qualche settimana fa avevamo commentato su questo blog la decisione del Sindaco di Latina di chiedere la proroga della stagione turistica dal 30 settembre al 30 ottobre, per attenuare gli effetti negativi della cattiva estate meteorologica e sfruttare il bellissimo e caldo (afoso) e asciutto autunno che stiamo vivendo. La Regione aveva saggiamente aderito alla richiesta, per cui, ad oggi che scriviamo, manca poco più di una settimana alla chiusura della proroga. Ma intanto è accaduto qualcosa: il Sindaco aveva chiesto la famosa proroga per consentire agli operatori stagionali di tenere in piedi le loro attrezzature smontabili e sfruttare al massimo queste splendide giornate “estive” che ancora durano. Il tempo è stato tanto clemente che le spiagge di Latina, Sabaudia, Terracina, Sperlonga, Gaeta, Formia, Scauri sono ancora ben frequentate. Ma, nel frattempo, gli operatori che avrebbero dovuto (almeno a Latina) beneficiare della famosa proroga, hanno,invece, deciso di infischiarsene e di smantellare anzitempo chioschi e stabilimenti balneari. Signor Sindaco, è stata una fatica sprecata! Che, purtroppo, dimostra due cose: o che i nostri imprenditori turistici non sono poi così “imprenditivi”; oppure che, avendo guadagnato bei soldi durante la estate (e glielo auguriamo di cuore) sono del tutto disinteressati a prorogare il loro lavoro di 30 giorni. Alla faccia di chi dice che “bisogna dilatare la stagione turistica” per aumentare l’ economia del settore. A giudicare dai fatti, si tratta solo di slogan privi di sostanza.

20 ottobre, 2014 - Nessun Commento

UNA PROVINCIA CON VOCAZIONE
DI SVERSATOIO GENERALE

discarica montelloSi è discusso a lungo su quale dovesse essere la vocazione della provincia di Latina. Nessuno ha avuto mai il coraggio di dirlo. Ora le cose cominciano a chiarirsi, alla luce dei fatti che si sono determinati o si stanno determinando sul territorio con la partecipazione di diversi soggetti e di diverse competenze. Il mistero vocazionale è stato chiarito: la vocazione della provincia di Latina è quella di sversatoio pubblico, o di raccoglitore di rifiuti altrui. È una cosa tanto avvilente e tanto puzzolente da spingere chi ne scrive a usare meno parole possibile. Quella impressione deriva, si diceva, da alcuni fatti, che si espongono nel loro ordine, senza commento:

1. la discarica di Borgo Montello, nata anni fa come ripiego e soluzione temporanea, che è divenuta col tempo una concorrente stabile e crescente della famigerata e romana Malagrotta. I cattivi odori non sono solo prodotti dai rifiuti che marciscono, ma anche dagli esiti di una bella e rapida inchiesta giudiziaria, conclusasi in questi giorni con sei persone indagate e arrestate per aver fatto sparire, attraverso manovre sui bilanci e rapporti con società-scatola o conniventi, qualcosa come 34 milioni di euro, che dovevano servire per bonificare la discarica, ed erano fondi pubblici. Fate voi i vostri commenti

2. dopo la chiusura di Malagrotta, Roma si è trovata nella incapacità di rimpiazzare la zona che è stata chiusa, Allora si è deciso di sversare una parte dei rifiuti romani in territorio di Aprilia, terza o quarta città del Lazio per popolazione, e già massacrata da quartieri abusivi, inquinamento e disordine. Avranno ragionato che alcune migliaia di tonnellate di immondizia in più non avrebbe fatto più male di quello che hanno fatto gli amministratori che hanno gestito il territorio

3. la terza circostanza viene dalla brillante idea di “salvare” un’ azienda chimica non già alimentando i mercati che dovrebbero assorbire i suoi prodotti, ma autorizzandola a intraprendere una nuova “mission” sociale, che consiste nel riciclare rifiuti liquidi definiti pericolosi, prodotti anche da altri stabilimenti chimici di tutto il Lazio, per un totale annuo di 34 mila tonnellate (riflettete su questo dato). Insomma, abbiamo salvato un’ azienda autorizzandola a trasformarsi da manifatturiera in produttrice di rifiuti, sia pure “recuperati”. L’ economia è anche fantasia.

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