Archivio per gennaio, 2020
25 gennaio, 2020 - Nessun Commento

ESCURSIONE STORICA
SUL TAGLIAMENTO
DOVE RIMASE UCCISA
LA MEDAGLIA D’ARGENTO
SIMONE CORSI

volantino simone corsi

 

 

 

 

 

Il Friuli pordenonese rende omaggio ai luoghi e agli uomini della
Prima Guerra mondiale. Quasi ogni settimana il museo della guerra di
Ragogna (Pordenone) organizza escursioni mirate a determinati luoghi
che furono al centro del conflitto italo-austriaco, sulle montagne,
nelle pianure e lungo i fiumi della provincia di Pordenone.
L’iniziativa è del Direttore del Museo, il dottor Mauro Pascoli, noto
storico della Prima Guerra Mondiale, alla quale ha dedicato oltre
trenta libri, mostre, rassegne, conferenze ed escursioni.

Quella prescelta per domenica 26 gennaio 2020 è dedicata al Ponte di
Madrisio, presso il fiume Tagliamento, nel quale l’Esercito Italiano
organizzò una linea di resistenza che consentisse ai militari che si
stavano ritirando dopo  lo sfondamento a Caporetto, di attraversare il
fiume e realizzare una difesa  estrema che dette poi i frutti sperati.
Il ponte si trova in comune di Morsano al Tagliamento e più
precisamente nella frazione di San Paolo al Tagliamento. Con una
attenzione che merita la riconoscenza della città di Cisterna di
Latina, nel programma della escursione storica è espressamente
menzionato il sacrificio del caporal maggiore Simone Corsi che, al
dopo la successiva morte dell’ufficiale  e del sottufficiale
comandanti, assunse la responsabilità della difesa della batteria di
cui faceva parte. Nel combattimento che seguì con i soldati austriaci
che tentavano di sfondare la ridotta, Simone Corsi rimase colpito dal
fuoco ma continuò a combattere  malgrado le ferite riportate; e quando
il nemico era ormai vicino all’appostamento, si lanciò contro di esso,
rimanendo ucciso. Aveva solo 22 anni. L’Esercito Italiano ha
riconosciuto il valore straordinario dell’atto compiuto ed ha
insignito il caporal maggiore Corsi, nato a Cisterna di Latina, della
medaglia d’argento al Valor Militare. E’ l’unica medaglia d’argento
conquistata da un cittadino di Cisterna in quella Guerra, ed è l’unica
medaglia d’argento conferita a chi combatté a Morsano-San Paolo al
Tagliamento. Già in occasione del centenario della morte, avvenuta il
2 novembre del 1917, la città e la frazione friulane vollero onorare
questo soldato organizzando una giornata a lui dedicata con mostra,
conferenze, annullo speciale, onori militari sul greto del Tagliamento
e, infine, con un libro dedicato a quell’episodio con espIlicita
menzione nella copertina del libro del sacrificio di Simone Corsi.

La salma ora riposa nella tomba di famiglia a Cisterna, dove venne
traslata nel 1922.

21 gennaio, 2020 - Nessun Commento

SCHERZA COI FANTI DI GIANFRANCO PANNONE E AMBROGIO SPARAGNA

SCHERZAùAlla Fine della visione avevo lo stomaco ristretto, quasi gridava la sua tristezza. Ma poi la mente ha riavvolto tutta la pellicola messa su da Gianfranco Pannone, regista, e da Ambrogio Sparagna, etnomusicologo e musicista, e nel film consulente musicale. Sparagna è l’uomo che sta recuperando una tradizione fatta di parole e di suoni provenienti dal ventre della povera gente di campagna e di collina, e che sta riproponendo con spirito nuovo ad una platea che s’è fatta da tempo assai più ampia di quel Lazio meridionale dal quale era partito alcuni anni fa. Ora il suo organetto berbero (ma era costruito dai maestri analfabeti, pieni di genio e di fantasia sonora) e la sua cornamusa fatta di otri della pelle di bestiame macellato dietro l’uscio della casa isolata nella campagna aurunca e ciociara o della collina ausona, sono diventati noti anche a un pubblico più raffinato, senza perdere gli antichi odori da cui provengono.

Pannone e Sparagna hanno unito professionalità, amore per le cose vecchie (ma mica tanto) e per la vecchia gente di campagna, hanno raccolto pezzi di documentari originali dell’Istituto Luce (oggi Luce Cinecittà, che distribuisce il film), e antichi testi e antichi motivi popolari messi su in tempi di dolori e di paure, ed hanno costruito un grande documentario filmico, una grande storia che si chiama “Scherza coi fanti” . E’ la storia di retrovia, ma tragica, della povera gente che patisce dal 1860 guerre che le hanno portato in casa o che ha dovuto subire da attori, senza sapere nulla di guerre. Lo sapevano, però, gli uomini che quelle guerre hanno voluto e inventato, e che la Povera Gente vede passare sgomenta dentro le loro povere case, attori protagonisti di una vicenda che non conoscono e che sembra non riguardarli, ma che debbono patire. La strage di Pontelandolfo, in provincia di Benevento, quando le truppe del nuovo Stato unitario italiano entrano e puniscono gli abitanti in una mattanza che non risparmia vite e case. “Scherza coi fanti” è una storia di guerre “collaterali” vissute dietro le quinte della grande Storia, a cominciare dalla “guerra per l’Impero”, con le bombe che i nostri aerei sganciavano cariche di gas mortali sui miserabili villaggi dell’Etiopia e della Somalia; per proseguire con le Grandi Guerre: la Prima, la Seconda, con la lotta in montagna dei partigiani, le bombe sulla testa degli abitanti di San Lorenzo a Roma (Io, piccolissimo testimone di quei giorni del 1943 e 1944, per dire di una cosa spaventosa, orrenda, dicevo “San Lorenzo”, dove erano morti migliaia di Romani colpiti dalle bombe americane nel luglio 1943, in una Capitale che doveva restare fuori dalle bombe). E poi le battaglie nell’Africa settentrionale, dove i Nostri stavano dietro ai reparti di Rommel e di Montgomery, primi attori, ma morivano peggio degli attori principali, vestiti di stracci e armati dei “carri armati di Upim”, come li chiamavano. E facevano della “gloriosa resistenza” di El Alamein, finita in un massacro, una “gloriosa avventura”. E il racconto di quella ragazza sedicenne che venne stuprata dai marocchini, ma riuscì a vivere non dimenticando, mentre i partigiani venivano lasciati appesi ai pali della luce perché i “traditori” non dimenticassero. E la scena surreale di un Piazzale Loreto ormai inesistente, perché divorato dalla città anonima dello smog, dei Tir, dei grandi palazzi, della ignoranza di ciò che vi era avvenuto: il massacro di numerosi partigiani e la vendicativa esposizione dei cadaveri di Benito e Claretta e di alcuni gerarchi del fascio appesi per i piedi ai ferri di una pompa di benzina, e il feroce ludibrio di tanti milanesi che ne avevano prima calpestato i cadaveri e orinato su di essi, dopo aver gridato il loro “Si” alla dichiarazione di guerra al mondo che Mussolini aveva fatto solo quattro anni prima, in una piazza Venezia romana rigurgitante di gente che voleva la guerra, e applaudiva il duce (ma poi si dava da fare per non essere richiamata alle armi per combattere quella guerra, per non indossare la divisa, o per guadagnarsi un tozzo di raro pane o di olio alla borsanera nostrana). Sullo sfondo di questi fatti umani, le canzoni che la povera gente si era inventata per fare degli episodi che viveva una storia che portasse anche il suo nome. Nome di reietti, di poveracci, di derelitti, di mortiammazzati. Lo stomaco mi si è ristretto davanti a questo racconto, bello nella brutalità delle immagini d’epoca, un po’ sfocate, un po’ arruffate, che avevano per protagonisti sempre loro, la Povera Gente. E le canzoni che si era inventata per far vedere che c’era anche essa in quella Storia di cose brutte e di cui non sapeva nulla. E forse non ha saputo neppure dopo.

 

 

14 gennaio, 2020 - Nessun Commento

RIFIUTI: MOLTI CITTADINI DI LATINA RINUNCIANO ALLA LORO DIGNITA’

rifiutiSe dobbiamo essere seri, noi cittadini di Latina (ormai una città che si avvia verso i 150 mila abitanti) dobbiamo fare un po’ di esame di coscienza. E’ vero che Abc, almeno nella parte che gestisce il ritiro dei rifiuti e la pulizia della città, è ancora in fase di lungo rodaggio. Inutile fare esempi: basta guardare in strada e nei giardini o parcheggi, dove l’accumulo di rami e foglie e pattume ha ormai consolidato strati geologici.

Ma dato atto di questo, proviamo a guardare dentro il nostro “spirito di cittadinanza”. Ci comportiamo, mediamente, come bravi e rispettosi cittadini, ossia siamo dotati di un livello medio o medio-alto di civiltà nel fare la nostra parte di sversatori di rifiuti? Dico la mia: NO, non siamo cives, ossia non siamo gente civile. Al contrario, ci comportiamo come tanti porcelli in libera uscita. Negli ultimi sei mesi, dalle case di Latina sono usciti divani, letti matrimoniali e singoli, lerci materassi che dai marciapiedi raccontano a tutti lo stato di igiene di certe famiglie, sedie da ufficio scassate, mobili smontati e affastellati sui marciapiedi insieme agli specchi che li ornavano, e bidé, tazze da cesso, qualche vasca da bagno, caldaie del gas. Intere camere con tutti gli arredi. Sarebbe bastato chiedere l’intervento di Abc, e di evitare lo sconcio sporco e schifoso di una città che sta rinunciando alla propria dignità. Mentre scrivo queste cose sono fortemente dispiaciuto. Ma meglio essere dispiaciuti che rinunciare a fare questa denuncia.