Archivio per luglio, 2015
18 luglio, 2015 - Nessun Commento

LATINA NEL DOPOGUERRA UN’ OCCASIONE PERDUTA – Una forte critica di Angelo Del Boca del 1950

latina nel dopoguerraSul quotidiano Il Mattino comparve il 23 ottobre del 1950 una pesante nota critica di Angelo Del Boca, che sarebbe diventato uno dei maggiori storici italiani del colonialismo, tema al quale ha dedicato pagine documentate quanto aspre. Ma prima di questa sua evoluzione, Del Boca faceva il giornalista e girava l’ Italia alla ricerca di argomenti validi da proporre ai suoi lettori. E la città di Latina, all’ epoca “vecchia” di soli 18 anni, gli parve un tema interessante. Venne qui, fece le sue osservazioni e le sintetizzò in un duro articolo al quale dette un fin troppo significativo titolo: “Una giovane città decrepita”. Da cosa traeva motivo quella critica, che emergeva già dalle premesse? Non vi può essere dubbio sul fatto che il capoluogo pontino pagava ancora lo scotto della sua nascita fascista, e dei pilastri ideologici sui quali i gerarchi mussoliniani, il duce in testa, vollero sintetizzare ed idealizzare il lavoro di bonifica delle Paludi Pontine (anni Trenta) in una “città nuova” , tutta ispirata al Razionalismo architettonico di matrice tedesca con qualche compiacimento monumentale per la romanità ed alcune innovazioni urbanistiche, ad iniziare dalla quantità di piazze e slarghi. Del Boca non risparmia critiche soprattutto di carattere funzionale alla città disegnata da Oriolo Frezzotti, di cui dice queste cose: “una città giovane ma non moderna, una città sbagliata” e “già da rifare”. In realtà, a prescindere da queste obiezioni, che Del Boca riferisce soprattutto all architetto Vittorio D’ Erme, all’ epoca giovane professionista, inserito nella Commissione edilizia comunale, ma continuamente zittito dalla prepotenza e dall’ arroganza (fin da allora) dei politici di turno, che lo guardavano con la sufficienza di chi ha il crisma dell’ eletto dal popolo, e contro la asserita inesperienza del giovane architetto che, invece, le idee su una città moderna le aveva – a loro volta discutibili, ma chiare. Ma a prescindere dalla validità o meno e dalle motivazioni di quelle critiche d’ epoca, mette conto rilevare come Latina fin da quei primissimi anni venne a trovarsi al centro di un dibattito urbanistico al quale la politica non volle dare seguito. “Avrebbe potuto essere una città perfetta”, dice Del Boca, perché Latina sorge in una pianura priva di preesistenze, di ostacoli naturali, di condizionamenti di qualsiasi genere. Ed aveva la prospettiva di passare dai circa 10 mila abitanti che la popolavano ai 50 mila che si prevedevano nel giro di appena cinque anni (in effetti, nel 1960 la città contava 49 mila abitanti, che sono un chiaro segno della rapidità del suo sviluppo). Le apparenti esagerazioni di Del Boca, erano evidentemente tese a dimostrare come la città avrebbe dovuto riorganizzarsi urbanisticamente per accogliere sia la massa di nuovi residenti, sia, soprattutto, le imprese economiche che già premevano e che la portarono in pochi anni ad affermarsi come centro di produzione economico-industriale e commerciale. E invece Latina è cresciuta non secondo ragionevoli nuovi concetti urbanistici, ma seguendo pedissequamente i ghirigori stradali tracciati da Frezzotti, senza una prospettiva aperta sul nuovo che si proponeva. Sicché Del Boca aveva forse ragione di definire Latina “giovane e già decrepita”. Latina, purtroppo, già in quegli anni denunciava il peso e la capacità di “orientare” i politici del tempo da parte dei costruttori; e, insieme, la forza dello spontaneismo edilizio (poi fu chiamato abusivismo), che ebbe la più evidente dimostrazione nella nascita di quel quartiere di Campo Boario e dintorni che non a caso venne in quei torni di tempo chiamato significativamente – e spregiativamente – Shangai. E tale si chiamò per diversi anni. I palazzi sorgevano dove volevano i costruttori: gli acquirenti degli appartamenti avrebbero poi costituito la massa d’ urto necessaria per convincere gli amministratori comunali a dotare quei terreni di strade che non esistevano e che non erano previste; di apparati elettrici, di infrastrutture per lo smaltimento dei liquami, di acquedotti, con un costo “pubblico” enormemente superiore a quello che si sarebbe avuto se le cose fossero state pianificate a misura di città e non a misura dell’ esigenza dei costruttori. I quali sono, poi, rimasti i veri padroni della politica urbanistica, come anche le odierne vicende di Latina dimostrano ad abbondanza in questi mesi.

 

17 luglio, 2015 - Nessun Commento

EUROPA: COME TI TRASFORMO LA BUONA MOZZARELLA IN UN IMPASTO DI POLVERE

Mozzarella.

 Altiero Spinelli, padre putativo della Europa libera e unita (è, per i pochi che non lo sanno, il principale pensatore e scrittore di quel “Manifesto per una Europa libera e unita” che si chiama anche “Manifesto di Ventotene”, l isola nella quale lo ha scritto con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni) si starà rivoltando nella sua tomba a sentire quel che sta succedendo nella “sua” Europa. La storia ci ha insegnato che infierire sulle Nazioni porta male: ricordiamoci che le origini della seconda guerra mondiale provengono da quella pace di Versailles nella quale Francio ed Inghilterra vollero distruggere la Germania imponendole sacrifici insostenibili, e che generarono il riarmo, il nazismo e la grande strage di milioni di uomini. Ricordiamoci che le due Germanie (RFT e DDR o RDT) si sono potute riunire grazie ad uno sforzo economico che ha riguardato, sì, la stessa Germania federale, ma che si è avvalso anche di generosi (e

Ricordiamoci che la Germania, con la “sua” guerra mondiale, ha provocato danni economici e umani a una quantità di Popoli e Paesi, inclusa la Grecia. Eppure come ci si sta comportando contro la Grecia: esattamente come Francia ed Inghilterra all’ epoca e Germania oggi. Ma questa è solo una considerazione, quella che ha generato il famoso referendum sul SI o NO (NAI e OKI) che sarà una pietra LA MOZZARELLA IN POLVERE. Ma non è solo questa l’ Europa che ci stanno imponendo politici e tecnocrati. C è anche l Europa di coloro che vogliono farci mangiare schifezze, trasformandole in cibi prelibati con una etichetta della CE. E così l’aranciata è “al gusto” di arancia, non “di” arancia; la cioccolata può essere fatta anche con il 10% di cacao (il resto potrebbe essere anche cemento e colla). Ed ora ci vogliono far mangiare la mozzarella  fatta con la polvere (di latte) anziché col latte. E chi è che produce il latte in polvere per fare la mozzarella di polvere: la Germania in particolare.

L Europa, la “nostra” Europa si è inventata il marchio di qualità e di tipicità dei cibi, noi dedichiamo una Expo Milano ai cibi e al (buon) mangiare, nascono scuole di chef, masterchef, juniorchef e altre frivolezze e l’ Europa come contribuisce: autorizzando la confezione di mozzarella fatta di polvere, che, col suo costo basso quanto la sua qualità, ammazzerà la mozzarella vera, la zootecnia, il commercio eccetera. Magari in cambio di mazzette rilasciate dalle lobbies dei finti produttori di cibi.

9 luglio, 2015 - 1 Commento

LETTERA APERTA AI SIGNORI EDITORI

carattere Signori Editori di libri, giornali, riviste e di tutto quello che si riesce a leggere.

Io appartengo alla categoria di coloro che vengono definiti “buoni” o “forti” lettori. Porto alle Vostre Aziende i miei risparmi, Voi mi restituite il piacere della Lettura, parola che significa tante cose sulle quali ci intendiamo.

Ma il nostro rapporto non è simmetrico: tra me che acquisto e Voi che mi vendete, i prepotenti siete Voi. Eppure mi dovreste del rispetto, perché senza di me (anche) Voi non sopravvivereste. Mentre io, probabilmente, senza libri, giornali, riviste, sì. Soffrendo, ma stringendo i denti, sopravviverei. O farei ricorso a Editori più generosi.

Mi chiederete perché Vi sto scrivendo questa lettera che non leggerete mai. Vi rispondo in poche e sentite parole: perché non avete nessun rispetto per i Vostri lettori più anziani, che spesso sono le falangi dei Vostri lettori, coloro che garantiscono sopravvivenza alle Vostre Aziende, perché preferiscono una pagina di carta stampata ad una soap-opera, un libro ad un talk show, una buona rivista (ve ne sono ancora: punto di domanda) a Fox Crime.

In che modo si manifesta la Vostra irrispettosità verso i Vostri clienti è presto detto: usate caratteri sempre più piccoli (come si va a definire “corpo” un carattere di 4, 5, 6, 7, 8 punti non lo so); usate caratteri a bastoncino, sempre più sottili e invisibili, perché la eleganza grafica deve prevalere sulla leggibilità; usate spesso carta scadente, e che altrettanto spesso mal si accoppia con i caratteri che usate. E pubblicate preferibilmente tomi da 500 pagine a salire. Come se il peso di un libro fosse un criterio di qualità.

Due giornali, poi, si sono recentemente distinti per aver preferito la grafica alla leggibilità: La Repubblica e L Avvenire. Come si vede, la diversa impostazione politico-culturale dei giornali si annulla nel nome della grafica. Da quando hanno cambiato grafica sono diventati illeggibili (almeno per me, che mi limito a scorrerne i titoli, a costo di far torto ai miei Colleghi giornalisti che a quegli articoli hanno lavorato ).

I lettori di una certa età hanno bisogno di caratteri grandi, di buono spessore, impressi su carta che non rifletta. Mi chiedo come possano sfuggire queste banali regolette ai Signori Editori. Ci sarà qualcuno disposto a rispondere (punto di domanda).

E in attesa di risposta, invito i Signori Editori a fare un ripasso di buona stampa rileggendosi le “cinquecentine” di Aldo Pio Manuzio il Vecchio da Bassiano (del quale ricorre il 500° della morte) e di Johannes Gutenberg, inventore dei caratteri mobili dalla seconda metà del Quattrocento. Sono passati più di cinquecento anni per perdere il piacere di un buono e leggibile libro.