Nessun Commento CATTIVI MAESTRI, PESSIMI ALLIEVI
La crisi della città di Latina
nella visione del prefetto Reppucci
Le considerazioni che siamo andati facendo sull’attuale stato della città di Latina, con particolare riguardo alla gestione ordinaria e straordinaria che si mostra fortemente carente (l’ultima notizia: i giardini comunali, i famosi “giardinetti”, dopo mesi e mesi di chiusura potranno essere restituiti ai cittadini con un nuovo, ulteriore ritardo di un mese, a fine gennaio 2026. Intanto stanno facendo un po’ di pulizia per accogliere i tedofori della Milano-Cortina), quelle considerazioni dunque, hanno sollecitato riflessioni nei lettori di questo blog. Tra i vari commenti ricevuti abbiamo colto questo di un profondo conoscitore delle cose della Città e della Provincia, il Prefetto a riposo dottor Antonio Reppucci. A ciò autorizzati, riprendiamo quanto ha scritto.
«Caro Piergiacomo, Latina lasciata circa 20 anni fa per svolgere incarichi prefettizi in Calabria ed Umbria e Commissariali in tante Regioni d’Italia, la trovo, quando torno per qualche giorno, parecchio degradata a livello di qualità della vita, come essiccata tra silenzi ed indifferenza generali, con forze politiche sempre più autocratiche, soggettive, verticali che non sembrano più affascinare o avere appeal, perché distanti da cittadini rassegnati e sfiduciati, con associazionismo irrilevante ed evanescente, con voce flebile per non disturbare e con evidente scarsa capacità di incidere, cittadini chiusi nel proprio particolare familiare o di gruppi,
anestetizzati ed intorpiditi.
2500 anni fa insigni filosofi sostenevano che ogni popolo ha il governo che si merita, si può anche dire che ogni governo ha il popolo che si merita, con la politica specchio chiaro di una società mediocre, per certi versi regredita, con élite che si appalesano non in grado di suscitare un’inversione, una svolta e con tanti cittadini in piazza a riandare indietro nel tempo, rievocando, a torto o ragione, figure del passato.
Si respira area di mediocrità e di sfiducia a tutti i livelli, con paure e preoccupazioni crescenti per il lievitare pericoloso del tasso di violenza e di disagio urbano, di poca attenzione per il decoro e lo equilibrio territorio, come non mai si era avuto modo di raggiungere in passato.
Affievolitosi fortemente nella comunità il senso civico e lo spirito comunitario e la stessa coscienza civile che dovrebbero reggere ogni consorzio umano, accanto alla religione con le chiese sempre più vuote, che una volta contribuiva a legare e saldare relazioni e tessuto sociale.
Una società indubbiamente decadente, senza visione ed orizzonti certi, non intravedendosi o appalesandosi un minimo di carica di energia e di vigore per arrestare un processo regressivo di decadenza che imporrebbe, collettivamente, un deciso ed energico scatto di orgoglio e di dignità ed un consapevole sussulto di impazienza di cittadini maturi, responsabili, consapevoli.».




