15 marzo, 2018 - Nessun Commento

Tra Latina Lido e Sabaudia
EROSIONE GALOPPANTE
INTERVENTI INESISTENTI
Spariscono duna e spiaggia

erosione pgs1 erosione pgs2Quasi due invernate di relativa tranquillità dei moti ondosi più violenti hanno salvaguardato le spiagge pontine dal costante pericolo della erosione, ormai in atto dal 1966, quando avvennero le prime distruttive mareggiate che nel 1966 annientarono, ad esempio, il Lungomare Europa a San Felice Circeo e la spiaggia urbana di Terracina. Quest’ inverno 2017-2018 è stato decisamente diverso dai due che lo hanno preceduto, e le previsioni meteo diffuse proprio in questi giorni sulla prossima estate non sembrano particolarmente tranquillizzanti, se non sotto il fondamentale aspetto di una quasi certa scomparsa dei
fenomeni siccitori dell’estate 2017. A fare le maggiori spese delle mareggiate di questo inverno è stata la spiaggia compresa tra Latina Lido e Sabaudia, dove nel giro di tre-quattro mesi sono stati erosi milioni dimetri cubi di duna litoranea, con danni di diverso tipo: perché è iniziata quella che potrebbe essere la  definitiva demolizione e scomparsa di un bene naturalistico ormai rarissimo in Italia; perché si teme che possano essere annientate opere pubbliche come la Lungomare, costruita (male) a partire dal 1932, e piccole imprese private, come gli stabilimenti balneari; o le strutture di accesso alla spiaggia che evitano il deleterio calpestio della duna. Gli ultimi studi su questo bene ambientale risalgono ormai forse agli anni Settanta del Novecento, quando l’Università Sapienza di Roma, Dipartimento di Scienze della Terra, condusse uno studio sistematico dell’ area dunale-lacustre sotto la guida del professor Paolo Bono, profondo conoscitore della zona e purtroppo scomparso alcuni anni fa. Quegli studi e la massa di informazioni raccolte non sono mai stati resi pubblici o, comunque, messi a disposizione di una conoscenza più vasta dalla Amministrazione Provinciale che pagò quei lavori. Le preziose carte, i dati numerici, le condizioni del rilevamento sono stati rinchiusi in armadi metallici dai quali non sono stati mai più rimossi, con ciò sprecando una fonte di conoscenza e perdendo negli archivi una memoria che sarebbe utile ancora oggi. In attesa che la Provincia – sia pure in articulo mortis – compia un gesto riparatore e affidi a qualcuno il recupero e la pubblicazione di quelle rilevazioni, non resta che constatare l’incapacità di comprendere un problema che ormai convive con questa area litoranea da almeno 60 anni. Anzi, di più: diciamo 70, perché alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, il prof. Arturo Bianchini pubblicò sulla rivista della Camera di Commercio Economia Pontina le sue rilevazioni sull’innalzamento del livello del lago di Paola, chiaro indice dell’;innalzamento del livello marino. Il lago e il mare, infatti, collegati come sono, diventano un perfetto sistema di vasi comunicanti e tutto quello che può comodamente studiarsi nei laghi (Paola,
Caprolace, Monaci e Fogliano) corrisponde a ciò che avviene in mare aperto.
Una decina di anni fa – se ben ricordo – il Comune di Latina ottenne dalla Regione Lazio un finanziamento per porre in opera una serie di pennelli; (ma chiamiamoli anche scogliere) perpendicolari alla spiaggia e su di essa radicati. La Regione rinunciava ad un suo procedimento che l’esperienza aveva dimostrato valido ed efficace, affidandosi ad un altro sistema di interventi che ormai era noto che avrebbe procurato molti danni. E, difatti, posto il primo pennello presso Foceverde, si riformò una certa area sabbiosa a ovest, ma il mare cominciò a mangiare; ad est provocando profonde e letali erosioni via via che si procedeva verso Capoportiere . Oggi che di pennelli ne sono stati messi diversi, sta accadendo esattamente quello che si temeva e che si sapeva ma che si è voluto ignorare: ogni pennello erode sempre più profondamente procedendo verso Sabaudia. E’lo stesso meccanismo più volte temuto dell’ampliamento del porto di Anzio, denunciato proprio dalla stessa Regione Lazio negli studi preliminari. A Latina, ignorando i pericoli che erano noti, abbiamo fatto più rapidamente e con micidiale efficacia. Quali sono, difatti, le conseguenze ad
oggi? Almeno due, di immediata osservazione: una più prossima, a circa mille metri a est di Capoportiere, dove il mare ha sbancato, dimezzandola, la duna nelle micidiali mareggiate tra dicembre 2017 e gennaio  2018. Si guardi la fotografia fatta il 15 marzo 2018: è un punto nel quale tra il mare e la residua duna c’è un passaggio inferiore al metro. Chi scrive ha percorso rischiando di finire in mare con tutti gli scarponcini che indossava.
Il secondo punto è a ridosso di Caterattino, a una quindicina di chilometri più a est, dove la linea di costa si incurva sempre più in un arco che sta assumendo il profilo di un lieve golfo. Qui la duna è stata mangiata fino al punto di provocare il crollo di parte della Lungomare, poi tamponato alla meglio, ma ora aggredito di nuovo col pericolo che finiscano in acqua ristoranti e stabilimenti balneari. I due Comuni più direttamente interessati (Latina e Sabaudia) e il Parco nazionale del Circeo dovrebbero studiare immediate contromisure non locali per evitare che per difendere le proprie ville sulla duna i proprietari ammassino scogliere che finirebbero per distruggere la poca e mirabile spiaggia di Sabaudia che ancora resiste. Forse siamo ancora
in tempo.
26 febbraio, 2018 - Nessun Commento

La scomparsa di Folco Quilici

Il mondo della Natura, in particolare della Natura subacquea piange la scomparsa di Folco Quilici. Aveva 88 anni e il logorio che la indagine subacquea fatta a scopi documentativi e di docenza vera e propria richiede il suo tributo di stanchezza. Qualcuno ha detto una bella frase: “I pesci stanno piangendo Folco”. E’ certo che il mondo subacqueo sta piangendo la sua partenza per un mondo che sta molto più in alto di quello sottomarino. A Folco Quilici i giornali hanno reso il tributo di riconoscenza e di affetto che si deve a chi ha compiuto i primi e fondamentali passi alla scoperta di una vita nuova e diversa, intuita, immaginata ma non ancora conosciuta e da lui svelata. Oggi sta accadendo agli astronomi, che scoprono ogni giorno di più le particelle che formano la “materia nera” che riempie lo spazio; che intuiscono sempre meglio le leggi che regolano l’universo – o i multiversi, come li chiama chi crede, forse a ragione, che gi universi siano molti. Ieri è accaduto a Folco Quilici che ha tracciato la strada al mondo subacqueo con una serie di documentari strepitosi. Io ricordo con grande emozione Sesto Continente (1954) e L’ultimo paradiso (195Folco_Quilici6) che furono i primi lungometraggi che dedicò alla “invenzione” (nel senso di invenire, trovare) dell’universo che non sta in cielo ma sotto le acque. Lo ricordo con grande emozione, come lo ricordano tutti i miei coetanei. Quando divenni più grande ebbi la fortuna di conoscere Quilici, di andare a trovarlo a casa sua a Roma, di avere da lui la cortesia di dare la sua preziosa collaborazione ad un dépliant che l’Ente Provinciale per il Turismo di Latina dedicò alle Isole Pontine. Era illustrato da alcune magnifiche tavole di Milo Manara e lui dette il suo contributo con uno scritto dedicato al Viaggio nelle Isole Pontine viste da subacqueo, mentre Maurilio Cipparone descrisse di quegli stupendi scogli la vita e la biodiversità al di sopra del mare.

Grazie Folco Quilici e l’acqua del mare ti sia leggera.

 

28 gennaio, 2018 - 1 Commento

LA GIORNATA DELLA MEMORIA AL BINARIO 21 E AL QUIRINALE

segre mattarellaHo avuto l’occasione e il privilegio di ricordare la Giornata della Memoria in due momenti e modi diversi, entrambi fortemente emozionali. Trovandomi a Milano, mercoledì 24 gennaio ho potuto visitare il Memoriale del Binario 21, vivendo per oltre un’ora l’opprimente, massiccio ambiente fatto di poderosi pilastri di cemento armato che sostengono la Stazione Centrale di Milano. Era  il posto dal quale sono partiti tra il 5 dicembre 1943 e il 15 gennaio 1944 21 treni carichi di cittadini italiani di fede ebraica, condotti allo sterminio nei campi di Auschwitz, Bergen-Belsen, Ravensbruck, Flossemburg, oltre che nei campi concentrazionari di Bolzano e Verona. Fu un’operazione massiccia che dimostrò quella che il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha chiamato “efficacia criminale nazi-fascista”.

binario21Il Memoriale  parla attraverso il buio e il silenzio greve, rotto dal frastuono dei treni che, passando lungo il piano superiore,
amplificano a dismisura il grido inascoltato di milioni di ebrei sacrificati sull’altare della Follia e della Paranoia, che scrivo col
l’iniziale maiuscola per sottolinearne il macabro significato. Di  fronte al silenzioso buio di quel simulacro dei vagoni-bestiame (come si fa a chiamarli carri-merce quei convogli ristretti, affollati di persone costrette a stare in piedi per giorni e giorni, a non
riposare, a rilasciare   i loro bisogni fisiologici tra i piedi di persone che si davano di gomito tanto erano stipate?) emerge un solo sentimento: lo sgomento. La Follia che diventa Orrore. Uno dei vagoni della vergogna era appena illuminato da luci che rompevano la cupa oscurità, lasciando intravvedere corone di fiori e le pietre lasciate ai visitatori come ricordo affettuoso e dolente secondo l’uso degli Ebrei che li depositano sulle tombe dei loro Cari. In realtà, prima ancora cje Auschwitz sancisse inesorabilmente il massacro, quei poveri derelitti erano già morti sui carri-bestiame che li trasportavano al loro destino. Sono uscito commosso e scosso, perché, pur conoscendo discretamente la storia della Shoah, il contatto fisico, visivo e materiale, con gli strumenti dell’Orrore lascia sempre interdetti.

mattarellaHo avuto anche la fortuna di assistere, il 25 gennaio, alla celebrazione della Giornata della Memoria svoltasi al Quirinale, con le straordinarie presenze di quella meravigliosa cantante che è Noah, che ha interpretato “La vita è bella” di Nicola Piovani con una voce d’angelo; con la memoria vivente del superstite di Auschwitz Piero Terracina; con l’altra superstite, Liliana Segre, da qualche giorno appena nominata Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica: è la donna che conobbe Auschwitz essendo una bambina di 8 anni e che, perdendo tutti i suoi, è riuscita a “mandare una gamba avanti all’altra” salvando la sua vita per ricordare a noi quello che lei e milioni di altri come lei e come noi hanno patito per la follia degli uomini. A Liliana Segre si deve anche la nascita del Memoriale del Binario 21. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha, quindi, pronunciato il discorso istituzionale calandolo anche nella realtà odierna, quando da parte di qualcuno che sa molto parlare ma poco conoscere, è stato fatto l’elogio delle “cose buone” fatte dal fascismo. Mattarella, con una pacatezza figlia della consapevolezza, ha ricordato due sole delle cose “non buone” fatte dal fascismo: la guerra al fianco dei nazisti, dei quali ha condiviso le responsabilità di ogni genere; e le leggi razziali promulgate nel 1938 che portarono prima alla discriminazione degli ebrei, che persero da un giorno all’altro il diritto di essere cittadini, obbligati a lasciare posti di lavoro, diritto all’educazione, a guadagnarsi di che vivere, a servire la Patria in armi, quella stessa Patria che avevano servito fino   a 20 anni prima, nella Grande Guerra; ad essere, insomma, partecipi della vita della Nazione e protagonisti di una vita familiare. E che dire del ruolo assunto dagli “scienziati” (tali ufficialmente denominati) che firmarono il “Manifesto della razza”, che dette credibilità teorica  alla normativa razziale? Una vergogna nella vergogna. La Repubblica di Salò, infine, divenne il cane da guardia dei nazisti, coadiuvando nelle operazioni di rastrellamento dei pochi ebrei ancora non mandati al massacro, assumendo una posizione di vile subordine. “Qualcosa di buono”? Cosa resta di “buono” dopo una guerra devastatrice e dopo il genocidio di inermi cittadini? Discriminazione, ha detto Mattarella, e poi persecuzione e quindi sterminio finale. Il tutto consumato nel segno di una indifferenza che colse sia i politici di professione, sia la stragrande maggioranza dei cittadini.

La parola INDIFFERENZA troneggia, scolpita nel cemento armato del Memoriale del Binario 21, a ricordare a tutti noi il dovere di non esserlo, perché comportamenti contrari generano mostri, come la Shoah.

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