24 Luglio, 2025 - Nessun Commento

4/Latina verso i 100 anni TRAFFICO E MOBILITA’, ORRENDO PASTICCI

Latina si avvia a festeggiare i suoi primi 100 anni in condizioni penose. Abbiamo esaminato nei precedenti tre articoli alcuni settori di vita organizzata della Città e ne abbiamo evidenziato le clamorose deficienze, a cominciare dal penoso stato di abbandono nel campo della pulizia urbana, e il vergognoso “prato alla pontina” che occupa pressoché tutti i marciapiedi. Chi cammina per la Città ne scopre sempre nuove carenze proprio nel settore della sporcizia di strade, marciapiedi, quartieri. Lo storico Angelo Del Boca, in un reportage del dopoguerra definiva Latina come “città decrepita”: e allora Latina di anni ne aveva solo una ventina. E se Del Boca potesse tornare oggi?

Oggi più che decrepita può essere definita una Ghost Town, una città fantasma, di quelle che nel Far West venivano abbandonate alla distruzione. Mancano qui solo le musiche di Ennio Morricone.

C’è un altro settore abbandonato a se steso: il settore dell’Automotive, come dicono quelli che parlano moderno. Il settore della organizzazione del traffico urbano privato e pubblico “brilla” solo per la recente riforma nel campo delle tasse di stazionamento (che nessuno controlla, neppure i poveri contrattisti che, muniti di apposita tuta che li qualifica collaboratori del traffico, sono pressoché ignoti al 90% della Città). RILEVAZIONI STATISTICHE. Ma come si può fare un piano del traffico se da trent’anni (forse) non si compie una rilevazione statistica delle macchine che entrano ed escono dalla città ogni giorno da direttrici sempre nuove (avete mai visto quelle che vengono da via Piave, dall’Epitaffio, da Tor Tre Ponti, da Sabaudia, dalla 156, dalla Pontina, dal mare e si dirigono verso il centro città, occupando “manu militari” fin dalle 8 della mattina ogni metro di marciapiedi? Come si può pensare un programma ignorando del tutto i numeri che affastellano le strade persino della periferia?

UN PIANO PARCHEGGI? Diamo un numero a casaccio: 40-50 mila macchine? E come si gestiscono questi “arrivi” quando neppure i residenti sanno dove andare a mettersi? Non esiste un piano-parcheggi, magari da dislocare in periferia, nelle poche aree ancora libere dalla edilizia che continua a divorare territorio, e magari affidandosi a un sistema di navette da e verso quei parcheggi?

UN’AREA TORMENTATA. E come si può programmare (cioè prevedere, organizzare, controllare e correggere) se solo nella limitata e un tempo contestata area pedonale centrale, in meno di un anno sono state fatte tre o quattro cose diverse: aperta al traffico da corso Matteotti a via Diaz; disegnati e ridisegnati in vari colori stalli e strisce pedonali (in area pedonale!) , cancellate, ridisegnate, occupate da teatrini, palcoscenici, mostre e persino da un villaggio “agricolo”, per poi eliminare il tutto e piantare delle goffe e racchie fioriere di deperibile travertino (una è già stata scassata e sostituita) prive di gusto, di estro e di praticità e tanto meno di un qualche sapore nuovo (ci dispiace per la solerte assessora Muzio); poi è iniziata l’era del dipingere l’asfalto con resine dai colori bianco-grigio-celestino che, però, stanno già scomparendo grazie alla inciviltà di chi vi passeggia bevendovi e mangiandovi e masticandovi chewing gum lasciandovi vistose tracce del lopro passegio, e sotto il transito dei furgoni e camion che debbono forzosamente passarvi sopra almeno in alcune ore del giorno, lasciando vistose tracce di pneumatici…

LE “ZEBRE”. STANNO IN AFRICA. E le strisce per gli attraversamenti dei pedoni (le c.d. zebre)? Ne stanno, finalmente, mettendo su via don Torello, che è sempre un canale trafficatissimo, una marmellata di infrazioni stradali, di incroci non segnalati, e di mancati urti e investimenti. E si è cominciato, all’interno, co via Fabio Filzi, cosa giusta perchhé la via è un pista di lancio veloce; ma si è cominciato imbiancando due strisce proprio davanti al marciapiedi del palazzo Inail che ha il marciyapiedi sfondato da mesi che vieta al pedone l’accesso, lasciandolo in mezzo alla strada: E la Ciorconvallazione non avrebbe meritato la preedenza assoluta, visto il caotico traffico che accoglie; e il restante 98% della Città?

I VIGILI SCOMPARSI. Ma da quanto tempo i cittadini di Latina non vedono in strada un vigile urbano (sono quelli con la divisa bianca: e fu proprio Latina a suggerire il disegno delle divise che poi sarebbero state adottate dalla Regione per tutto il Lazio!). Si potrebbe dire: a Latina gli automobilisti sono tutti educati e corretti, per cui i Vigili non servono. Sarebbe una menzogna colossale. Latina ha incrementato il numero degli incidenti (i giornali ne riportano almeno un paio al giorno) e le compagnie di assicurazioni sono corse ai ripari aumentando le tariffe.

E siete mai passati per viale dello Statuto in qualsiasi ora del giorno? Basterebbe assumere due Vigili che si ripagherebbero lo stipendio con le contravvenzioni giornaliere. Auto in doppia fila, camion che si mettono agli angoli dei bivi, macchine parcheggiate di traverso, o che occupano anche le fermate dei bus urbani, per cui questi debbono eseguire le fermate al centro della strada; le poche tracce di strisce pedonali sono isole felici, ma servono per parcheggiarvi sopra. Tanto non c’è nessuno che solleciti l’indisciplinato automobilista a comportarsi correttamente.

I GARAGE URBANI. Ed è mai stato fatto un sondaggio di quanti dei garage urbani (obbligatori per la legge sulle nuove costruzioni) sono stati, invece, trasformati in magazzini di mobili vecchi, in depositi casalinghi, per cui i proprietari parcheggiano sulla strada e pretendono che i loro ex-garage non siano disturbati da affannati parcheggiatori. Perché chi ne è proprietario non vi parcheggia, anziché occupare altro suolo mandando a ramengo la legge che li prevedeva per eliminare che le strade siano sempre ingombre?

Ma è inutile continuare ad elencare: parliamo di un settore che non esiste nei programmi del Comune; esiste solo perché si deve avere un assessore al traffico e alla mobilità, che però nello specifico resta immobile.

Signori, mi fermo. Mi sembra di sparare sulla Croce Rossa. Così si diceva un tempo quando qualcuno se la prendeva con qualcun altro indifeso e privo di idee. Ma parliamo di Amministratori della “nostra” Città e qualcuno dovrà pur chiedere ragione di queste deficienze ormai strutturali. E anche costose.

14 Luglio, 2025 - Nessun Commento

GIARDINETTI, LA STORIA INFINITA

Prima avrebbero dovuto essere completati  ad aprile, entro giugno, poi verso luglio, ora a fine anno 2025. I perché di questi ritardi non vengono resi noti dal Comune. Anche Trump fa così. I “giardinetti”, già dedicati ad Arnaldo Mussolini ed ora assai più giustamente intitolati ai Giudici Falcone e Borsellino, non appartengono più alla Città, da un anno. Ad Alessandria, per le giornate da bollino rosso hanno in quarantott’ore allestito un’area di rinfresco, con alberi, fontane, rinfreschi. A Latina ci hanno tolto anche i Giardinetti, un’oasi di fresco naturale, botanicamente divenuta importante (anche se trascurata) nel corso dei novanta anni da quando vennero creati. Ora sono un’ enorme, disordinata, inutile cosa, che rubano ombra a tutta la Latina “storica”, e  aumentano il cammino dei pedoni (che debbono aggirarli) e quello delle macchine (usate dai pedoni sfaticati, che vanno in auto piuttosto che fare cento metri a piedi). E soprattutto perché non si capisce questa gestione dei lavori, che subiscono frequenti e dannose sospensioni per cause che il Comune non rende note (quanto meno per giustificare se stesso).

E’ uno strano destino questo progetto del restauro e ammodernamento dei “giardinetti”. Al contribuente italiano, in un modo o nell’altro,  costeranno più di 5 milioni di euro di PNRR. Ma il progetto non aveva una scadenza? E il Governo, nel dare i risultati parziali dei vari progetti, non si è accorto di questa anomalia, che ha tolto agli abitanti di Latina il diritto di disporre di un’area ombreggiata?
Specie con questo caldo?

Se non è uno scandalo, ci assomiglia molto. Di più: il cattivo gusto di qualche amministratore comunale sta facendo sì che alla fine dei lavori non saranno più “giardinetti”, ma una specie di giardino
zoologico. La scelta di una recinzione alta e puntuta  – non scavalcabile, in teoria – farà sì che chi sta fuori della rete sarà l’osservatore degli umani che si muoveranno  all’interno, i quali, a loro volta, si sentiranno come le tigri, le scimmie e gli altri animali custoditi in un bioparco.

Sembra quasi che la recinzione invalicabile faccia parte del “progetto non-inclusività” degli amministratori.

Ma le cose che più preoccupano riguardano anche il prossimo futuro del Parco Falcone e Borsellino. Attualmente è sommerso di pietrame, polvere, metalli, pali, cemento, calce: verranno rimossi con la indispensabile, totale  diligenza? O finiranno sotto uno strato di terra già esistente, con essa impastati e probabilmente destinati a far perdere la fertilità che ha fatto crescere pini, cedri, eucalipti platani, lauri, mimose? E gli alberi le cui radici sono state rimosse, danneggiate, sfregiate avranno la stessa vitalità? E prima di riaprire al pubblico, il parco subirà un accurato controllo circa la capacità di resistenza degli alberi così a lungo trascurati e maltrattati, ed inclinati anche pericolosamente?

E nel 2032 il Parco Falcone e Borsellino sarà, finalmente, fruibile. dai Latinensi?

 

8 Luglio, 2025 - 1 Commento

MUSICHE DA FILM E RACCONTI NEL CONCERTO DEL MAESTRO SCIPIONE AL TEATRO ROMANO DI MINTURNAE

Solitamente questo blog non s’interessa di cronache di spettacoli o di recensioni. Oggi deve fare una doverosa eccezione per parlare
brevemente del concerto che domenica sera 6 luglio ha tenuto al Teatro romano di Minturnae il Maestro Umberto Scipione, compositore
di musiche da film e docente all’Accademia di Santa Cecilia.
Una bella coreografia, arricchita da un continuo gioco di luci, accompagnata da tre ottimi cantanti e da due ballerine, ha raccontato – proprio così, raccontato – attraverso una ventina di citazioni le più belle musiche da film realizzate da Nino Rota, Ennio Morricone, Nicola Piovani e dallo stesso Scipione, per il cinema. La cavea del Teatro era pressoché esaurita (1500-2000 persone).

L’occasione era celebrativa, scelta per inaugurare una nuova stagione di spettacoli e concerti all’aperto nel Parco archeologico dell’antica
città aurunca di Minturnae, che nei suoi momenti di maggiore splendore qualche autore dice sia stata vissuta da centomila abitanti,  prima
del crollo dell’impero romano d’Occidente e la sua caduta rovinosa.
L’occasione erano i primi 65 anni del “nuovo” teatro, riportato alla vita artistica per cui fu fatto rinascere nel 1960 dall’idea pazza e stupenda del senatore Mario Costa, presidente dell’Ente turistico della provincia di Latina, che si avvalse di Remigio Paone, il re della commedia musicale italiana, presidente del Maggio Musicale Fiorentino e tante altre cose; e con l’indispensabile sostegno e collaborazione della Soprintendenza archeologia del Lazio e del Comune di Minturno prima e della Azienda di Soggiorno e Turismo di Minturno-.Scauri,

Un teatro romano abbandonato da duemila anni, fu riportato agli antichi splendori in mezzo a quella che sembrava una città morta e che
, a sua volta, è rinata all’ammirazione di un pubblico sempre più vasto in una campagna immiserita e desolata, che ha ripreso vita (continue sono le novità che emergono dagli scavi, ultimo un tratto sepolto della via Appia romana nel punto in cui si ferma sulla riva destra del fiume Garigliano, il “verde Liri” , che grazie alle esplorazioni subacquee che un sacerdote domenicano americano, Dominic Ruegg condusse per sei anni, fino alla riscoperta dell’antico Portus lirensis e a reperti storici come una quantità di monete votive, alle palafitte che sostenevano le banchine del porto, a resti antichi di diversi secoli.

Il concerto, applauditissimo, è stato introdotto da un breve ed efficace incipit del sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, che, annunciando anche il cartellone della stagione, ha ricordato i meriti di Mario Costa e il sostegno a questo impegnativo concerto della clinica polispecialistica – anch’essa quasi centenaria – “Casa del Sole” di Formia, rappresentata da figli e nipoti di Mario Costa.

E’ stato un concerto che ha dimostrato anche la grande qualità della costruzione romana e della sua sonorità dove si sono diffuse le note, suonate dal vivo da una giovane orchestra, con pezzi cult del cinema: C’era una volta il West, La vita è bella, Anonimo Veneziano, Gershwin e quelle provenienti dall’ampio repertorio dello stesso Scipione:  “Benvenuti al Sud” e “Benvenuti al Nord”, “Il principe abusivo”, “Chi ha incastrato Babbo Natale?”, “Sotto una buona stella”, solo per citarne alcune tra quelle che sono valse al celebre musicista quattro nomination ai David di Donatello e altri importanti premi.
Ottima l’acustica nell’antico impianto che ha dimostrato la genialità dei suoi costruttori e il miracolo della sua rinascita e che questa volta ha accolto la musica e uno dei figli di questa terra: Scipione è nato a Gaeta e vissuto a Formia e con il sud pontino ha mantenuto un forte legame.
Le note fluivano dal palco alla cavea impadronendosi con grande naturalezza di un ambiente tornato a vita nuova. Una serata indimenticabile anche per la compagnia che mi ha regalato.

(le foto sono quelle pubblicate dal Maestro Scipione sul suo profilo Fb)

Pagine:«1234567...152»