7 settembre, 2017 - Nessun Commento

UNA NUOVA STORIA DELLA CADUTA DEL REGNO DI NAPOLI A GAETA

cadutaHo avuto la fortuna di leggere in anteprima la bozza finale del libro di Antonio Di Fazio “1860 la caduta di Partenope”,. L’ho avuto tra le mani come libro compiuto (èdito da Araneus/Narrativa), ma ho impiegato almeno due mesi prima di trovare il tempo di dedicargli queste brevi note, che esso merita completamente. E non perché Di Fazio sia un mio importante e illustre Amico, ma perché ne vale la pena, pur se il contenuto del libro si presti, a mio avviso, a qualche riguardosa considerazione. L’ambientamento è quello degli ultimi mesi del Regno di Napoli, e da quando si è deciso di ricordare storiograficamente i 150 anni di quell’avvenimento (concluso con l’assedio di Gaeta, dal 4 novembre 1860 all’11 febbraio 1861, con la caduta dell’ultima vera piazzaforte borbonica), la letteratura che si definisce genericamente e spesso impropriamente “revisionista” e un po’ nostalgica (una nostalgia che dura da un secolo e mezzo!) ha fatto premio su quella oggettivamente storica, anche spietatamente storica. Anche Antonio Di Fazio si colloca sul versante “nostalgico”, ma la sua è una nostalgia largamente temprata da una profonda conoscenza del contesto storico generale, italiano ed europeo, e, quindi, sapendo di cosa sta parlando, si muove con passo deciso ma informato nel groviglio degli avvenimenti e nell’atmosfera di quei complessi giorni, i giorni di una guerra mai dichiarata e perduta prima ancora di essere combattuta perché la storia, evidentemente, marciava in quella direzione; l’annessione del Regno di Napoli al Piemonte come primo e fondamentale passo verso l’Unità d’Italia. La trama è solo un pretesto, ben pensato, per raccontare le profonde contraddizioni di quei giorni, la divisione degli spiriti su quel che stava accadendo, la lotta impari quanto straordinaria, iniziata con Mille uomini e proseguita con il voltafaccia della maggior parte della alta ufficialità napoletana e della classe al potere, ad iniziare da alcuni politici tra i quali spiccava la figura del primo ministro don Liborio Romano. Antonio Di Fazio è persona concreta e razionale, ma ha precise origini culturali in un socialismo romantico che non sempre lo ha aiutato in questi anni della nostra era, tra rotture e ricomposizioni, alleanze e divisioni, ideali e delusioni. E nel libro – come l’ho letto io – questi sentimenti compaiono tutti. Di Fazio non fa “revisionismo” storico; fa un “re-visionismo”, guardando ad alcuni aspetti positivi dello stato borbonico, conclusosi con Francesco II, che si è voluto irridere col nomignolo di Franceschiello, ma che combatté l’ultima (e forse unica) battaglia di quella breve guerra tra le mura di Gaeta, affiancato dalla moglie Maria Sofia di Baviera, un vero “soldato”. Il mio non vuole essere un giudizio da storico, ma quello di un lettore qualsiasi. Il libro si legge molto volentieri, e qualcuno che ne sa poco di storia dell’Unità d’Italia e sue premesse, farebbe bene a comprarlo e a leggerlo. Non avrà affatto perduto il suo tempo.

30 agosto, 2017 - 1 Commento

LA PROMOZIONE TURISTICA DI SCAURI
IN UN MANIFESTO ANTEGUERRA

scauri locandinaRiemerge da un fortunato ritrovamento un bellissimo manifesto turistico anteguerra. Lo ha riscoperto il giornalista Antonio Leoone di Minturno e si riferisce al lancio pubblicitario della località di Scauri, allora provincia di Littoria. È uno schema grafico d’epoca, molto lineare e molto diretto prescelto  dall”Ente Provinciale per il Turismo di Littoria, oggi soppresso senza alcun dibattito.

Sarebbe bello se, come già altre località italiane hanno fatto, questo remind venisse nuovamente utilizzato.
26 agosto, 2017 - Nessun Commento

SICCITA’, GROSSI PROBLEMI, ARGOMENTI CONNESSI E DERIVATI

IMG-20170825-WA0007Ecco la vera novità del giorno: stiamo scoprendo la siccità. Poi ogni tanto riscopriamo l’erosione. Ma nessuno scopre che queste sono scoperte già fatte, e che sono considerate solo come una moda, un trend di cui preoccuparsi solo quando diventano emergenza grave. E tutto il precedente (studi, cause evidenziate, iniziative già prese) viene considerato inesistente perché lo ha fatto un’ amministrazione comunale, provinciale, regionale diversa da quella oggi in carica. E per la “dis-regola” dello spoil system, tutto quello fatto in precedenza è come se non fosse stato fatto. Altrimenti come si sprecherebbero i soldi dei contribuenti ?

Parliamo schematicamente della siccità, che ha delle connessioni e delle derivazioni. Non piove dalla primavera scorsa; da mesi non piove e l’ acqua manca, Le sorgive si sono esaurite o sono prossime ad esserlo. I bacini di ricarico sono vuoti o in via di esaurimento. Le speranze di pioggia sono di là da venire e, comunque, per fare effetto occorreranno alcuni mesi dopo che saranno arrivate. Abbiamo sentito qualche polemica sulla siccità a Ninfa, sentiamo la putredine solforosa dei laghi costieri, l’agro pontino si abbassa di qualche centimetro ogni anno per gli emungimenti dell’acqua di falda, le città sono razionate come in tempo di guerra. L’unica cosa che non diminuisce sono gli “attori” che operano sul territorio. Quelli sono sempre abbondanti. E a volte non ci spiegano come e in cosa operano per tamponare una situazione che è grave già da maggio 2017.

Tutti se la prendono con Acqualatina, che però non si difende dicendo che cosa sta facendo; che, anzi, fa andare a fuoco o dearsenizzatore montato appena da un anno, costato alcuni milioni, e andato a fuoco, pare, perché nessuno ha sfalciato l’erba secca che lo circondava. Abbiamo saputo che ha realizzato elevati utili di esercizio, ma non era questo che si chiedeva ad un organismo che deve investire in nuove tecnologie, nuove progettualità e soprattutto per economizzare gli spaventosi e scandalosi sprechi di acqua che si perde dai buchi della rete delle condotte. Si parla di una media superiore al 50% dell’acqua captata e messa in distribuzione, con punte superiori al 60%. Di questo autentico scandalo. chi scrive qui ne scrisse su Il Messaggero già trent’anni fa. Inutilmente. E ce ne sarebbe stato di tempo per fare piani poliennali. Acqualatina è un bersaglio facile (anche perché non dobbiamo dimenticare che un referendum costituzionale ha deciso che l’acqua deve essere pubblica e non affidata a gestioni private, ma nessun Governo se ne è occupato). Né ci ha mai detto se ha un piano di lungo termine per il recupero delle perdite di rete, e che costi abbia; se ha predisposto piani e programmi per introdurre nuove strutture tecniche (desalinizzatori? invasi? politica di difesa dall’inquinamento dei fiumi e dei laghi?). Sappiamo però con certezza che le bollette a carico degli utenti aumentano spaventosamente ogni anno che passa. Senza una spiegazione. Ma esiste un’autorità di controllo?

Ma ci sono anche altre responsabilità. Ad esempio: si ha un’idea di quanti pozzi sono stati realizzati in agro pontino e altrove; e quanti di essi sono illegali; e quanta acqua pompano dal sottosuolo impoverendo la residua falda? A suo tempo un diligente funzionario della Regione/Genio Civile se ne occupò appassionatamente. Fu destinato ad altro incarico. Troppo rompiscatole.

E poi: sappiamo che la riserva idrica serve tutte le attività principali di un territorio. Ne scegliamo solo due:

- quella agricola: non risulta che la Regione abbia esaminato il problema delle specie da mettere a coltura, indirizzando e pilotando le colture con incentivi e disincentivi, come bene o male fa la politica agricola europea. In terra Pontina, ad esempio, prosegue la tendenza a piantare ettari di kiwi, che è un divoratore di acqua. Se la Regione (o l’UE) non indirizzano/controllano i proprietari, anche quelli medi e piccoli, perché non segue almeno una politica di contenimento e di risparmio idrico, incentivando la coltura idroponica e la irrigazione a goccia?

- quella edilizia: i Comuni hanno un Piano regolatore commisurato anche alle nuove prospettive climatiche e, quindi, alle congiunture idriche? E sono in grado di garantire il rifornimento idrico ordinario anche alle nuove costruzioni che si insediano su tutti i territori senza alcun contingentamento?

Mi chiedo se questi interrogativi abbiano il diritto di essere posti.

 

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