Archivio per ottobre, 2017
20 ottobre, 2017 - Nessun Commento

IL CRISTO DEL CIRCEO TORNA A TERRA PER IL RESTAURO

cristo1Il Comune di San Felice celebra i 25 anni del Cristo del Circeo con un restauro speciale. Dopo un quarto di secolo, nonostante la manutenzione subacquea sia stata eseguita costantemente, la statua ha bisogno di essere tirata in secco per eliminare alghe e altre concrezioni marine che si sono formate sul bronzo e per riparare eventuali danni subiti dal metallo per effetto delle correnti galvaniche. L’operazione ha offerto lo spunto per un evento che vuole coinvolgere la cittadinanza e gli appassionati di mare da qui al prossimo 25 aprile.

Se ne occuperà materialmente, sotto il coordinamento del sindaco Giuseppe Schiboni e dell’assessore alla cultura del Comune, Rita Petrucci, il gruppo di appassionati composto da Sandro Signoriello e Marco Sottoriva che, con altri, nel 1992 ebbe l’idea poi realizzata in collaborazione con l’Amministrazione e l’allora Ente provinciale per il turismo; e il fotosub Umberto Natoli, che documenterà l’operazione di recupero e il successivo riposizionamento sui fondali del Circeo.

L’appuntamento è per sabato 21 ottobre alle 10, al porto, con una cerimonia che darà il via ad un evento lungo fino a primavera. A quell’ora partirà verso il largo, la pilotina Sirio della Cooperativa Ormeggiatori Circeo I scortata da natanti delle Capitaneria di Porto, della Guardia di Finanza e dei Vigili del fuoco. Una volta riportata a terra, la statua sarà benedetta da Don Carlo Rinaldi, parroco di Santa Maria degli Angeli.

Il Cristo del Circeo dopo il restauro verrà esposto nella Chiesa parrocchiale e nei luoghi più significativi della città costiera tra cui il Presepe di Vigna La Corte durante il periodo natalizio, fino a quando, ad aprile, tornerà al suo posto, a 18 metri di profondità, sulla Secchitella un miglio al largo del porto di San Felice dove lo hanno visitato fino ad ora 25mila subacquei.

“Il Cristo del Circeo e tutta l’attività che si svolgerà da qui al 25 aprile, per noi rappresenta, insieme al momento religioso, l’occasione per mostrare ai tanti non subacquei, la statua che è oggi uno dei nostri simboli – sottolinea il sindaco Giuseppe Schiboni che sabato ha presieduto la riunione operativa – In questi 25 anni, la statua ha favorito la creazione di un flusso turistico nuovo e di una piccola economia, nell’ottica del nostro modello di sviluppo, che punta alla valorizzazione di uno dei mari più belli d’Italia anche fuori stagione”.

La preparazione delle operazioni per liberare la statua dal plinto di cemento che la tiene ancorata al fondo, e riportarla in superficie, è cominciata.

Tutti i cittadini e i turisti sono invitati a partecipare all’evento di sabato e ad unirsi al corteo di barche che riporterà la statua a terra.

18 ottobre, 2017 - Nessun Commento

FORMIA, IL VICERÉ DI NAPOLI E UN EPITAFFIO DA RESTAURARE

formia MON UMENTO PERAFAN D'ALCALA FORM0001Il 28 dicembre 1503, sulle sponde del fiume Garigliano, tra gli attuali Lazio e Campania, Francesi e Spagnoli combatterono una battaglia decisiva per il futuro dominio sull’Italia meridionale. La spuntarono gli Spagnoli che insediarono a Napoli un viceré e governarono il regno dal 1504 al 1571, scrivendo una storia che ha colmato di di nomi, di vicende, di personaggi, di insediamenti un lungo tratto della vita di questa parte dell’Italia. Nel 1558, il vicerè don Pedro Afan de Rivera, duca di Alcalà fece erigere lungo l’Appia che attraversa l’odierna provincia di Latina, tre grandi epigrafi, quasi dei manifesti scolpiti nella pietra. Il primo si trova dove correva l’antico confine tra il regno di Napoli e lo Stato pontificio, nel luogo che si chiama Epitaffio. tra Terracina e Monte San Biagio. Era questo il termine dello Stato Pontificio dal quale partiva una zona neutralizzata che terminava al confine del regno di Napoli, rappresentato dal passo della Portella. La zona neutra era nota come “terra di nessuno”, e col tempo aveva finito per diventare l’area nella quale i briganti che battevano la montagna trovavano ospitale rifugio.

L’ Epitaffio che Perafan de Rivera fece affiggere recita: PHIL. II CATH.REGNANTE/ PER AF. ALCALAE DUX/ PRO REGE/ HOSPES HIC SUNT FINES REGNI NEAP./ SI AMICUS ADVENIS/ PACATA OMNIA INVENIES./ ET MALIS MORIBUS PULSIS BONAS LEGES/ MDLVIII. E’ una frase che sembra intrisa di spirito ospitale, ma nella quale mi sembra di leggere una buona dose di minaccioso sarcasmo: “Ospite, se vieni da amico troverai buone leggi”: il caso contrario è sottinteso, e sembra capirsi che volesse dire: se, invece, verrai con altro animo, troverai pane per i tuoi denti.

Un secondo epitaffio fu fatto apporre sempre da De Rivera a ridosso del fortino di Itri, eretto lungo le gole di S. Andrea, che costituiva un ostacolo ai nemici nel loro eventuale cammino verso Itri e Gaeta. Questo è scomparso, per quanto se ne sa, forse in conseguenza degli scontri che opposero Piemontesi e Napoletani nella campagna che portò alla caduta della piazzaforte di Gaeta e all’Unità d’Italia,

Un terzo, infine, sorgeva a Formia, sul bordo sud del ponte detto di Rialto, all’altezza dello snodo della via Olivetani che conduce a Castellone, la parte alta di Formia. Esso subì una pessima sorte, perché il ponte venne bombardato dal mare dagli Alleati nel 1944, e il bombardamento, che provocò la morte di 22 operai che stavano compiendo lavori nelle immediate vicinanze, provocò anche la distruzione dell’epitaffio, i cui resti, che avrebbero potuto essere recuperati, furono invece dispersi nel dopoguerra. Forse andarono, con altre centinaia di migliaia di metri cubi di macerie della città, a riempire l’ampio tratto di mare che corrisponde all’odierno Largo Paone. Invece il possente parallelepipedo guarnito di grandi pietre tagliate che lo sosteneva, finì nascosto tra le macerie più o meno riordinate al bordo della strada.

Qui interessa in particolare questa targa formiana, perché di recente una parte del parallelepipedo di sostegno è stato parzialmente rimesso in sesto, come può osservarsi dalla fotografia, scattata nell’estate 2017. Ma non si può essere soddisfatti del parziale ripristino, Sembra che l’epigrafe vera e propria sia da considerare perduta (ma chissà che i suoi frammenti non possano saltare fuori da qualche parte), ma ricostruirla non dovrebbe essere troppo costoso, anche sulla base di fotografie pre-belliche, come quella che qui si pubblica. E da qui si lancia un appello al Comune di Formia affinché si adoperi per un restauro del piccolo monumento e per una sua adeguata segnalazione con una targa esplicativa ed una coppia di fari notturni. Non costerà molto, ma varrà molto.

 

 

8 ottobre, 2017 - 1 Commento

SIBO’, L’AEROPITTORE FUTURISTA CHE OPERO’ ANCHE A LITTORIA E FORMIA 

Il dipinto di  Sibò con i principali simboli di Littoria

Il dipinto di Sibò con i principali simboli di Littoria

Di Pier Luigi Bossi fino ad alcuni anni fa potevo solo dire di avere un suo disegno a inchiostro, realista, non futurista. Lo aveva realizzato a Formia, forse nel 1946 o 1947, e io lo possiedo solo perché mio padre lo aveva ricevuto dalle sue mani, come piccolo, prezioso regalo durante gli anni della nostra permanenza nella Formia del dopoguerra. Era una città che mostrava in ogni angolo i segni del passaggio di un disastro senza pietà, che ne aveva distrutto oltre il 70% dei fabbricati e delle attività produttive, e che si riaffacciava alla nuova vita con la pazienza e la voglia di lavorare tipica di chi di guerre e di disgrazie ne aveva conosciute tante nel corso dei suoi secoli, fino a perdere addirittura il suo nome romano, L’unità d’Italia le aveva restituito l’originaria denominazione, che peraltro era per alcuni anni sopravvissuta negli uffici erariali, che rilasciavano il Codice Fiscale a chi vi era nato, scrivendo: Mola di Gaeta o Castellone. L’anacronismo di Stato.

Eppure, quella città martoriata, che si liberava delle macerie dei palazzi versandole nel mare di ‘Bbascio Mola fino a imbonirlo in un enorme piazzale nel quale fino a poco tempo fa si svolgeva il mercato, in quella città che si leccava le ferite Pier Luigi Bossi veniva assunto come consulente artistico. Era il 1946, e Bossi avrebbe vissuto a Formia fino al 1952, ma integrando la sua attività di consulente con quella di progettista, essendo difatti diplomato geometra, di quella razza di geometri che venivano chiamati ingegneri, perché lo erano. Firmò molte ville ed edifici. Ma probabilmente portò avanti la sua passione per la pittura, anche se giudicò di dover abbandonare quella corrente che si chiamava Futurismo.

Al movimento di Tommaso Marinetti, difatti, Bossi aveva aderito, assumendo il nome artistico di Sibò. Erano gli anni della sua permanenza a Littoria, dove – secondo la sua biografia essenziale – visse fino allo scoppio della guerra. Nella città nuova che all’epoca si chiamava Littoria e che avrebbe assunto quello di Latina nel 1945, Bossi era stato trasferito nel marzo 1934 come Capo Sezione del Comune. E qui esplose la sua adesione al Futurismo, formando con altri pittori, come Di Gese (anche lui a Littoria), un sodalizio artistico che si segnalò per una serie di importanti iniziative. Eccone un sintetico elenco, tratto dalla sua biografia: 1935, Littoria, progetta il giardino di Piazza del Littorio, oggi Piazza del Popolo, elegante, geometrico, ma oggi semi-abbandonato; nel maggio 1936 prende parte alla I Mostra degli Artisti fascisti pontini organizzata dall’Ente Provinciale per il Turismo a Sabaudia, e in quella occasione conosce Marinetti, stringendo ancor più il suo legame col Futurismo, tanto che costituisce il Gruppo Futurista di Littoria; in quello stesso anno con Di Gese, Sibò esegue una pergamena in ricordo della Legione degli Italiani all’estero reduci dall’AOI; sempre con Di Gese dedica al pilota Giorgio De Blasi, morto in un incidente nel suo aereo precipitato nei pressi di Capoportiere, il dipinto Nel Vortice della Gloria, che fu donato dal Comune di Littoria al padre dello sfortunato aviatore; sempre nel 1936 partecipa a Roma alla II^ Mostra di Plastica Murale, con due bozzetti firmati con Di Gese ispirati alle vicende  politico-militari generate dal fascismo. Della Mostra Sibò firma anche il manifesto. E, infine, in quell’anno intenso, organizza la Galleria Comunale di Arte Moderna di Littoria, poi dispersa con la guerra e il dopoguerra e faticosamente e parzialmente recuperata. Nel 1937, sempre col sodalizio di Di Gese, allestisce tre pannelli polimaterici per la festa del Dopolavoro rionale “Gattuso”. A marzo per un attimo si allontana dalla pittura per partecipare al Congresso di poesia ed arti corporative di Littoria. Partecipa, quindi, alla mostra nazionale delle Colonie Estive a Roma ed espone due pannelli realizzati con Di Gese, e un modello della Colonia estiva di Torre Olevola al Circeo. La frenetica attività prosegue nel 1938 con la mostra delle Massaie Rurali a Littoria, con opere destinate all’allestimento della Mostra della Produzione Pontina di Littoria. Intanto si è dedicato all’aeropittura partecipando alla XXI Biennale di Venezia. Tra le opere di questo periodo vi sono due splendidi dipinti: una visione aereopittorica di Sabaudia e una sintesi degli edifici di Littoria, che riproduciamo in questo notiziario. Dopo la guerra, come detto, lavora a Formia, dove ebbi io stesso, ancora bambino, la fortuna di conoscerlo, frequentandosi egli con mio padre. Queste in rapida sintesi alcune note su un pittore che da alcuni anni ha subìto una riscoperta ed una rivalutazione che meritano che anche Latina e Formia  diano il loro contributo.