Archivio per ottobre, 2017
25 ottobre, 2017 - Nessun Commento

IL 2 NOVEMBRE, UN SECOLO
DALLA MORTE DELL’EROE SIMONE CORSI

simone corsiIl 2 Novembre 1917, sulle sponde del fiume Tagliamento dove presidiava con un drappello di ufficiali, sottufficiali e commilitoni una postazione di mitragliatrici che difendeva le operazioni di ritirata delle truppe Italiane durante la rotta di Caporetto, rimaneva ucciso in combattimento un giovanissimo caporal maggiore di Cisterna, di soli 22 anni. Da tre anni, ossia dalla entrata in guerra dell’Italia nel 1915, era partito dalla sua casa paterna per raggiungere il fronte, e per tre anni aveva affrontato battaglie, avanzate, ritirate, aspri combattimenti restando ferito due volte. Per tre anni era sopravvissuto alla morte, che doveva coglierlo proprio nel giorno della commemorazione dei defunti. Il giovane Caduto si chiamava Simone Corsi, e il suo eroismo in combattimento, il coraggio dimostrato e la morte sul campo gli valsero il conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare con una motivazione davvero esemplare: “Alla testa di un plotone del quale aveva assunto il comando per la successiva uccisione dell’Ufficiale e di un Sergente Comandanti. per sbarrare il passaggio al nemico incalzante, trovava morte gloriosa sul campo a San
Paolo sul Tagliamento il 2.11.1017″.

simone corsi 2Quel giovane eroe di Cisterna, unico in quel paese ad essere stato fregiato di quel riconoscimento nella I Guerra mondiale, verrà ricordato nei 100 anni dalla morte nel giorno in cui ricade la data del suo sacrificio, il prossimo 2 novembre. Si svolgeranno due cerimonie: una a Latina, presso il Museo di Piana delle Orme, con una mostra sulla I Guerra mondiale e sulla sua figura, con esposizione di cimeli e diplomi rilasciati a Simone Corsi e organizzata da Maurizio Prosperi. Verrà anche emesso un annullo postale speciale e deposta una corona di alloro nel sito del Museo che ricorda i Caduti in guerra.

L’altra cerimonia avrà luogo nella città in cui rimase ucciso, Morsano al Tagliamento, in provincia di Pordenone. Simone Corsi cadde nella frazione di San Paolo al Tagliamento, un centro ricco di storia e di ambiente che attraverso il Comune capoluogo, Morsano, la Pro Loco di San Paolo al Tagliamento, il Comitato regionale dell’Unione nazionale delle Pro Loco d’Italia e la parrocchiale di San Paolo apostolo  gli dedicheranno una mostra, nel quadro della rievocazione degli avvenimenti svoltisi nel territorio friulano, occupato dagli austro-ungarici durante la ritirata. Ala manifestazione interverranno anche congiunti dell’eroe.  Il programma prevede la emissione di un annullo filatelico speciale, la deposizione di una corona d’alloro sul greto del fiume Tagliamento dove si svolsero i combattimenti e un convegno cui interverranno la signora Iulia Marchi, presidente del Comitato regionale del Friuli-Venezia Giulia dell’Associazione nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra; e il dottor Marco
Pascoli, curatore del Museo della Grande Guerra di Ragogna, che svolgerà un intervento sulla occupazione austro-ungarica della valle dell’Isonzo nel 1917-18 a seguito della rotta di Caporetto.

 

20 ottobre, 2017 - Nessun Commento

IL CRISTO DEL CIRCEO TORNA A TERRA PER IL RESTAURO

cristo1Il Comune di San Felice celebra i 25 anni del Cristo del Circeo con un restauro speciale. Dopo un quarto di secolo, nonostante la manutenzione subacquea sia stata eseguita costantemente, la statua ha bisogno di essere tirata in secco per eliminare alghe e altre concrezioni marine che si sono formate sul bronzo e per riparare eventuali danni subiti dal metallo per effetto delle correnti galvaniche. L’operazione ha offerto lo spunto per un evento che vuole coinvolgere la cittadinanza e gli appassionati di mare da qui al prossimo 25 aprile.

Se ne occuperà materialmente, sotto il coordinamento del sindaco Giuseppe Schiboni e dell’assessore alla cultura del Comune, Rita Petrucci, il gruppo di appassionati composto da Sandro Signoriello e Marco Sottoriva che, con altri, nel 1992 ebbe l’idea poi realizzata in collaborazione con l’Amministrazione e l’allora Ente provinciale per il turismo; e il fotosub Umberto Natoli, che documenterà l’operazione di recupero e il successivo riposizionamento sui fondali del Circeo.

L’appuntamento è per sabato 21 ottobre alle 10, al porto, con una cerimonia che darà il via ad un evento lungo fino a primavera. A quell’ora partirà verso il largo, la pilotina Sirio della Cooperativa Ormeggiatori Circeo I scortata da natanti delle Capitaneria di Porto, della Guardia di Finanza e dei Vigili del fuoco. Una volta riportata a terra, la statua sarà benedetta da Don Carlo Rinaldi, parroco di Santa Maria degli Angeli.

Il Cristo del Circeo dopo il restauro verrà esposto nella Chiesa parrocchiale e nei luoghi più significativi della città costiera tra cui il Presepe di Vigna La Corte durante il periodo natalizio, fino a quando, ad aprile, tornerà al suo posto, a 18 metri di profondità, sulla Secchitella un miglio al largo del porto di San Felice dove lo hanno visitato fino ad ora 25mila subacquei.

“Il Cristo del Circeo e tutta l’attività che si svolgerà da qui al 25 aprile, per noi rappresenta, insieme al momento religioso, l’occasione per mostrare ai tanti non subacquei, la statua che è oggi uno dei nostri simboli – sottolinea il sindaco Giuseppe Schiboni che sabato ha presieduto la riunione operativa – In questi 25 anni, la statua ha favorito la creazione di un flusso turistico nuovo e di una piccola economia, nell’ottica del nostro modello di sviluppo, che punta alla valorizzazione di uno dei mari più belli d’Italia anche fuori stagione”.

La preparazione delle operazioni per liberare la statua dal plinto di cemento che la tiene ancorata al fondo, e riportarla in superficie, è cominciata.

Tutti i cittadini e i turisti sono invitati a partecipare all’evento di sabato e ad unirsi al corteo di barche che riporterà la statua a terra.

18 ottobre, 2017 - Nessun Commento

FORMIA, IL VICERÉ DI NAPOLI E UN EPITAFFIO DA RESTAURARE

formia MON UMENTO PERAFAN D'ALCALA FORM0001Il 28 dicembre 1503, sulle sponde del fiume Garigliano, tra gli attuali Lazio e Campania, Francesi e Spagnoli combatterono una battaglia decisiva per il futuro dominio sull’Italia meridionale. La spuntarono gli Spagnoli che insediarono a Napoli un viceré e governarono il regno dal 1504 al 1571, scrivendo una storia che ha colmato di di nomi, di vicende, di personaggi, di insediamenti un lungo tratto della vita di questa parte dell’Italia. Nel 1558, il vicerè don Pedro Afan de Rivera, duca di Alcalà fece erigere lungo l’Appia che attraversa l’odierna provincia di Latina, tre grandi epigrafi, quasi dei manifesti scolpiti nella pietra. Il primo si trova dove correva l’antico confine tra il regno di Napoli e lo Stato pontificio, nel luogo che si chiama Epitaffio. tra Terracina e Monte San Biagio. Era questo il termine dello Stato Pontificio dal quale partiva una zona neutralizzata che terminava al confine del regno di Napoli, rappresentato dal passo della Portella. La zona neutra era nota come “terra di nessuno”, e col tempo aveva finito per diventare l’area nella quale i briganti che battevano la montagna trovavano ospitale rifugio.

L’ Epitaffio che Perafan de Rivera fece affiggere recita: PHIL. II CATH.REGNANTE/ PER AF. ALCALAE DUX/ PRO REGE/ HOSPES HIC SUNT FINES REGNI NEAP./ SI AMICUS ADVENIS/ PACATA OMNIA INVENIES./ ET MALIS MORIBUS PULSIS BONAS LEGES/ MDLVIII. E’ una frase che sembra intrisa di spirito ospitale, ma nella quale mi sembra di leggere una buona dose di minaccioso sarcasmo: “Ospite, se vieni da amico troverai buone leggi”: il caso contrario è sottinteso, e sembra capirsi che volesse dire: se, invece, verrai con altro animo, troverai pane per i tuoi denti.

Un secondo epitaffio fu fatto apporre sempre da De Rivera a ridosso del fortino di Itri, eretto lungo le gole di S. Andrea, che costituiva un ostacolo ai nemici nel loro eventuale cammino verso Itri e Gaeta. Questo è scomparso, per quanto se ne sa, forse in conseguenza degli scontri che opposero Piemontesi e Napoletani nella campagna che portò alla caduta della piazzaforte di Gaeta e all’Unità d’Italia,

Un terzo, infine, sorgeva a Formia, sul bordo sud del ponte detto di Rialto, all’altezza dello snodo della via Olivetani che conduce a Castellone, la parte alta di Formia. Esso subì una pessima sorte, perché il ponte venne bombardato dal mare dagli Alleati nel 1944, e il bombardamento, che provocò la morte di 22 operai che stavano compiendo lavori nelle immediate vicinanze, provocò anche la distruzione dell’epitaffio, i cui resti, che avrebbero potuto essere recuperati, furono invece dispersi nel dopoguerra. Forse andarono, con altre centinaia di migliaia di metri cubi di macerie della città, a riempire l’ampio tratto di mare che corrisponde all’odierno Largo Paone. Invece il possente parallelepipedo guarnito di grandi pietre tagliate che lo sosteneva, finì nascosto tra le macerie più o meno riordinate al bordo della strada.

Qui interessa in particolare questa targa formiana, perché di recente una parte del parallelepipedo di sostegno è stato parzialmente rimesso in sesto, come può osservarsi dalla fotografia, scattata nell’estate 2017. Ma non si può essere soddisfatti del parziale ripristino, Sembra che l’epigrafe vera e propria sia da considerare perduta (ma chissà che i suoi frammenti non possano saltare fuori da qualche parte), ma ricostruirla non dovrebbe essere troppo costoso, anche sulla base di fotografie pre-belliche, come quella che qui si pubblica. E da qui si lancia un appello al Comune di Formia affinché si adoperi per un restauro del piccolo monumento e per una sua adeguata segnalazione con una targa esplicativa ed una coppia di fari notturni. Non costerà molto, ma varrà molto.

 

 

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