Archivio per ottobre, 2018
23 ottobre, 2018 - Nessun Commento

EMANUELA, LA SIGNORA DI FOSSANOVA

emanuela di stefanoLa giornata di lunedì 22 ottobre in Pianura Pontina era triste e la grigia e fredda acquerugiola che scendeva
da un cielo ancor più grigio accentuava la tristezza. Ma non c’era la disperazione. Sembrava, invece, che
aleggiasse il sorriso, un po’ ironico, un po’ sornione e molto solare che Emanuela riservava alle sue amicizie,
tutta gente semplice, affettuosa, amata. Affollava silenziosa e ordinata, rispettosa e addolorata le due file
dei banchi dell’Abbazia di Fossanova, dove gli amici hanno salutato per l’ultima volta Emanuela Di Stefano
Verga. Era la Signora di Fossanova.
Se ne è andata all’improvviso, senza dare troppo fastidio, leggera e delicata, pur sotto quella sua apparente scorza di modi bruschi e mai perentori. Emanuela amava l’Abbazia, per la quale si era battuta quando era in decadenza e che difendeva contro il cattivo gusto e l’invadenza disordinata. Lei stessa mostrava anche fisicamente il rispetto per questa splendida chiesa che costituisce il cuore di Fossanova. E qui si è svolto il rito funebre. Emanuela usava entrare nella chiesa di Innocenzo III dalle porticine laterali, mai o quasi mai dalla severa ed elegante porta principale, sovrastata da uno dei più bei rosoni che l’arte religiosa cistercense abbia mai concepito.
Tutto è stato semplice, rapido e preciso, esattamente come l’avrebbe voluto Emanuela. Si dice che parlare bene di chi ci ha preceduto sia d’obbligo, al punto da diventare banale e insincero. Per Emanuela nulla è stato banale, né ieri e neppure nella sua ancor giovane vita di bella donna di soli 77 anni. C’erano i fedeli collaboratori che lei amava e curava e che la ricambiavano con la ruvida e amabile affettuosità che lei riservava loro. C’erano le Autorità, ma da un lato. C’erano i Figli e i Nipoti che ne hanno tracciato un ritratto vivo, vero e affettuoso. C’era il dolce e semplice canto delle donne del borgo. E c’era don Pedro, l’abate,
argentino come Papa Francesco, che parla un bell’italiano anche esso semplice e facilmente comprensibile. E breve. Ed efficace. E’ stata una riunione di amici per salutare un’Amica, proprio quello che Lei avrebbe desiderato. Donna energica, vedova prematuramente con bellissimi figli da allevare e far diventare grandi alla svelta e con una proprietà importante e storica da conservare e da amare. La curava Lei stessa, dominandola dal grande palazzo rosso-pompeiano che domina l’elegante Borgo, salendo sul trattore che guidava direttamente, accarezzando i campi con lo sguardo, accudendo le bufale che danno il buon latte pontino in una terra benedetta da San Tommaso, dal buon terreno e dalla buona acqua. Amava l’amore per
tutti, ma quasi se ne vergognava, e lo nascondeva dietro un volto a tratti aggrondato che stonava coi suoi biondissimi capelli disordinati che ne incorniciavano il viso aperto. Era gentile. Quando mia figlia sposò a Fossanova, volle donarle un gigantesco fascio di ginestre odorose e di sparto che lei stessa aveva tagliato con un coltello affilato. E che lei stessa aveva sistemato in una botte usata come recipiente. Ed era più bella di un vaso Ming. Grazie Emanuela. Ti ricordiamo e Ti vogliamo bene.
4 ottobre, 2018 - Nessun Commento

LE RICERCHE SUBACQUEE NEL GARIGLIANO

2BB. MINTURNO IL PONTE B ORBONICO DEL 1832 SUL GARIGLIANOIl fiume Garigliano è stato, come molti altri fiumi, un ricco deposito di cose perdute, antiche, moderne e contemporanee. Eventi fortuiti, guerre, movimenti geologici, forza della corrente fluviale si sono poi  incaricati di disperdere, spostare, sommergere nel limo molti di quei
beni. Una parte notevole l’hanno svolta i predatori archeologici, ladri di antichità, recuperanti di oggetti utili o presunti tali. I progressi della ricerca subacquea (maschere, snorkel, fari subacquei,
bombole d’ossigeno hanno dato impulso alle più recenti ricerche.
Per quel che riguarda il Garigliano, il più grande cercatore subacqueo è stato un religioso americano, il domenicano Dominick Ruegg, che ha avuto l’intuizione di immergersi nel corso d’acqua e di cavarne fuori una ricca collezione di beni che ha riportato in superficie ed ha messo a disposizione della cultura nazionale e al godimento di tutti. Le sue ricerche hanno anche reso noto a tutti il potenziale che è rimasto nel Garigliano, anche alla luce del fatto che Ruefgg nel frattempo, è deceduto e che nessun altro ha pensato di ripercorrerne le tracce. Il che spiega perché nelle settimane scorse un nucleo di Carabinieri subacquei abbia ripercorso il tratto finale del Garigliano, riportando in superficie alcuni reperti soprattutto di età contemporanea, anzi, più precisamente, di oggetti che facevano parte delle dotazioni dei militari tedeschi e alleati che si sono lungamente affrontati dalle opposte sponde, tra la fine del 1943 e il maggio
1944. Elmetti, cassette di munizioni, cinture di mitragliatrici, armi rievocano l’intensità degli scontri che si sono susseguiti sul fiume, con assalti di barchini, tentativi degli alleati di superare il fiume, controffensive germaniche che difendevano quel tratto finale della Linea invernale, la Linea Gustav che finiva, appunto nel mare del Golfo di Gaeta e che ritardò di almeno sei mesi l’avanzata alleata verso nord.I recenti ritrovamenti hanno riportato alla memoria quelli ben più importanti per qualità e cospicui  per numero di Ruegg, che ha
consegnato in due poderosi volumi i risultati delle sue ricerche protrattesi nei primi sei anni Sessanta del Novecento. I volumi sono stati èditi sotto il titolo di “Ricerche subacquee nella Minturnae romana” e ebbi la fortuna e il privilegio di presentarli nel 1999, presente lo stesso Ruegg, nella sala consiliare del Comune di Minturno. Vi sono scrupolosamente annotati, come fa ogni studioso, gli elenchi e le caratteristiche di ogni ritrovamento, ad iniziare dalla preziosa e ricca collezione di monete, coniate nell’arco di circa sette secoli, e che testimoniano la fortuna portuale del fiume, nel quale attraccarono e dal quale partirono migliaia di onerarie e di navi militari. Da ogni nave che arrivava e che partiva veniva lanciata in segno augurale una moneta, e sono, quindi, centinaia quelle riportate in superficie. Ruegg ha anche individuato i resti sommersi della banchina di legno che consentiva l’attracco, la partenza e lo scarico di navi e passeggeri.  Nella sua penultima escursione subacquea Ruegg individuò anche i resti di un cannone di bronzo risalente al XVI secolo, ma non aveva i mezzi per riportarlo in superficie, né volle segnalarlo con una boa, nel timore che qualcuno potesse rubarlo. L’anno successivo le sue ricerche di quel cannone furono vane, segno che o esso era stato asportato da ladri subacquei o che la corrente del Garigliano lo aveva spostato e/o definitivamente
seppellito nella coltre di limo che ricopre il fondale.Ho voluto ricordare questi fatti, che sono solitamente ancora sconosciuti al grande pubblico, non solo come omaggio a Dominick Ruegg e al ricordo di questo valoroso e disinteressato domenicano, che ha recuperato ai tesori della cultura di Minturno, dell’Italia e del mondo un patrimonio di beni archeologici destinati altrimenti ad essere ignorati. Ma l’ho ricordato anche perché forse quel patrimonio andrebbe meglio segnalato e fatto conoscere, al di fuori della cerchia degli specialisti o degli studiosi, e messo esplicitamente come richiamo della Minturnae italica e romana che fu la capitale della Pentapoli aurunca e raggiunse dimensioni demografiche e urbane molto più vaste di quanto è oggi immaginabile dai resti della antica città.

Più che un auspicio questa vuole essere una esortazione anche a ricordare quel Ruegg che sembra caduto nell’oblio.

(nella foto: Minturno, il Ponte Borbonico del 1832 sul Garigliano)