Archivio per gennaio, 2019
19 gennaio, 2019 - Nessun Commento

LA PONTINA RIAPRE ENTRO PASQUA E I PONTI DELLA BONIFICA SARANNO RICOLLAUDATI

cofE’ sicuramente una coincidenza, ma lasciate che io la citi come una straordinaria e fortunata
coincidenza. Mi riferisco ad una segnalazione fatta su questa pagina alcuni giorni fa a proposito del fatto che la Pontina, divorata e interrotta dalla voragine del 25 novembre, si trovi ancora nelle stesse condizioni di due mesi fa. Ebbene ci fa piacere constatare che a pochi giorni di distanza da quella segnalazione/lamentazione, si siano verificati (o ne sia stata data notizia dalle sedi competenti) di due decisioni importantissime:
1. la Procura della Repubblica di Latina ha dissequestrato la strada, ossia ha completato tutta l’istruttoria penale che la riguardava, dando così il via libera ai tecnici che debbono progettare come superare quel vallo atlantico che si è aperto su una strada tanto trafficata; ai politici che debbono trovare i soldi per le riparazioni (Anas o Regione Lazio?); agli amministrativi che debbono  trasformare i progetti e i finanziamenti in opere che consentano che la Pontina sia di nuovo agibile entro il 21 aprile prossimo, giorno di Pasqua, come è stato promesso.
2. la Provincia ha ricevuto fondi per eseguire 770 controlli su ponti e cavalcavia che completano la rete stradale della Pianura Pontina bonificata più di 80 anni fa. Si tratta di ponti, cavalcavia (e anche di banchine stradali) che furono progettati per i mezzi meccanici che avrebbero percorso quelle strade più di 80 anni fa. Essi oggi non danno certezze e affidamento circa la capacità di sostenere i giganteschi pesi dei maxi-Tir che viaggiano in quelle stesse strade che avrebbero dovuto sostenere il
peso di qualche trattore e di qualche biroccio.
Prendiamo atto di queste notizie: entrambe soddisfano esplicite sollecitazioni da noi fatte col nostro articolo. Ma non ce ne facciamo vanto. Siamo stati noi fortunati a sollecitarle proprio mentre esse stavano per essere rese note. L’importante è che le cose si facciano, e la Pontina sia restituita alla sua funzione di strada di grande percorrenza.
19 gennaio, 2019 - Nessun Commento

L’ITALIA DELLE DEROGHE E DEGLI SCONTI
IL RISCATTO DELLA LAUREA NON E’ UGUALE PER TUTTI

L’ultima novità del governo bicolore sul fronte degli sconti: è il riscatto degli anni di laurea a fini previdenziali. Gli aventi diritto beneficeranno di uno sconto del 45% sull’ammontare della spesa che avrebbe dovuto essere da loro corrisposta. Bene, bravo, bis al governo bicolore: viene incontro ai bisogni di risparmio degli Italiani (degli Italiani di questi giorni, non di quelli che tra venti anni si troveranno a rischio di percepire le pensioni per mancanza di fondi). A quanto pare il beneficio è generale, senza
distinzione tra chi i soldi li ha e chi non li ha. Io ho dovuto riscattare i 4 anni della mia laurea e aiutare i miei figli a riscattare la loro pagando il 100%. Più i bolli per la domanda e altre carte. Ed ero un impiegato qualunque, sia pure del ruolo direttivo. E anche quello me lo ero guadagnato con un concorso pubblico per esami orale e scritto. Mi si potrà dire: e allora, di che ti lamenti? Non mi lamento, ma trovo che queste deroghe a beneficio di singoli pezzi della società italiana stonano un po’ con il principio costituzionale che la legge è uguale per tutti. Nel tempo e non solo in questo tempo. Lo stesso discorso vale per gli abbuoni, le deroghe, gli sconti accordati a debitori dello Stato (le famose cartelle da rottamare o da pagare senza sanzioni e con una sanatoria che è andata allargandosi a dismisura, facendo venire la voglia anche a me di non pagare più le prossime tasse, tanto prima o poi ci guadagnerò uno sconto). Mi si dirà: ma se non stimoliamo con questi sostanziosi sconti nuovi versamenti da parte dei contribuenti, faremmo troppa fatica a pagare tutte le promesse elettorali che abbiamo fatto agli Italiani (il famoso Reddito e la famosa quota 100) e forse dovremmo rinunciarvi. Ma non sarebbe stato meglio essere più cauti, piuttosto che ingaggiare una impari lotta con l’UE (lotta perduta in partenza) e che ci è costata alcuni miliardi di spesa in più per alcuni anni, per via dello spread che ha fatto rialzare i tassi d'interesse dei Bot che dobbiamo vendere per racimolare prestiti sui mercati finanziari? Sono contento, comunque, che alcune migliaia di miei concittadini possano beneficiare di questa forzosa
generosità dello Stato di cui non ho potuto beneficiare io. Sono sincero, la mia è tutta invidia, perché anche io vorrei beneficiarne, ma non so come e spero non con la flat-tax, che non mi convince proprio con quelle due misere aliquote che si vogliono applicare. Sono contento per i miei concittadini beneficiari di sconti, abbuoni e deroghe: ma confesso che tutto questo puzza di demagogia lontano un miglio. Anche se è una demagogia in cravatta e con giubbotto da poliziotto. I poliziotti quel giubbotto se lo guadagnano rischiando anche la pelle.
11 gennaio, 2019 - 1 Commento

OSSERVAZIONI NEL PORTO CAPOSELE A FORMIA
di Salvatore Ciccone

 

di Salvatore Ciccone

Garitta restauratacicconeIn queste pagine (16 dicembre 2017 e 30 marzo 2018) ho scritto del porto omonimo e connesso alla villa Caposele (oggi Rubino) in merito alla ‘garitta’ per il riparo della sentinella, costruita dopo che nel 1852 la residenza venne acquistata da re Ferdinando II di Borbone. Alla mia segnalazione dell’imminente crollo del piccolo edificio, che avrebbe comportato la perdita di un elemento caratterizzante dell’approdo se non anche l’incolumità dei frequentatori, fecero seguito lavori di restauro determinati principalmente dai motivi di pubblica incolumità ed eseguiti dal gestore della banchina. Qui voglio evidenziare la conclusione dei lavori, che hanno conservato una memoria storica distintiva del sito e constatare il risultato del restauro atteso da più di vent’anni: eseguito per tempo infatti, si sarebbe potuto evitare un più complesso e costoso lavoro e anche il rifacimento di parte dell’elegante modanatura lapidea del poggiolo circolare, a causa della sottrazione furtiva di due settori. In ogni caso, sia pure con qualche incertezza filologica, reintegrate le ormai minime parti superstiti della muratura di mattoni, resta salvaguardato della garitta il valore di costituente visuale del sito.

Proprio sull’aspetto del porto ho divulgato in diverse occasioni e voglio far osservare in questa, come il progetto borbonico di riadattamento avesse usato interessanti accorgimenti per rendere immagini scenografiche. Sul muro di confine della villa che dà sulla banchina, si apre un largo cancello con bei pilastri di pietra modanata (anch’esso nel degrado) che marcano l’accesso principale sull’imbarcadero. La sua posizione decentrata nel muro si chiarisce in funzione alle “grotte” poste come fondale sull’opposto lato del porto con le quali collima l’asse mediano. Di quelle, locali di deposito e di sostegno della parte residenziale della villa romana, era crollato gran parte del portico anteriore e del tutto erosa dal mare l’alta banchina prospiciente. Perciò la loro altezza alle fondazioni fu equiparata al piano del nuovo lungomare, con sei arcate campite in fittizio opus reticulatum e contornate con pietra intagliata, nei cantoni anche alternata a laterizi; fece angolo sul lato monte un corpo di fabbrica similmente rifinito, contenente una scala elicoidale già protetta da un chiosco di ferro, accesso al piano superiore adattato a belvedere. Altri tre fornici di pari stile sono invece artefatti, posti nel muro di contenimento retrostante la rotonda nel mezzo del porto, ma rispetto a questa inspiegabilmente sfalsati di circa tre metri dall’asse mediano e in più con archi ellittici; l’incongrua posizione e spezzoni di muratura antica franati all’interno, hanno ingannato finanche illustri archeologi.

La situazione indirizza ad un espediente visuale del quale si individua il punto di osservazione da  medesimo cancello dell’imbarcadero: da qui infatti, le tre arcate viste di scorcio appaiono in asse alla rotonda e con le curve migliorate, come la stessa rotonda che in realtà ha pianta semi-ellittica. Si tratta dunque di un effetto di ‘anamorfosi’, dove cioè l’immagine voluta si realizza da uno specifico punto di vista, in questo caso per correggere la deformazione prospettica altrimenti generata da una ‘normale’ composizione architettonica. Con l’osservazione diretta e l’analisi del sito secondo i principi dell’architettura, si scoprono i requisiti del progetto ottocentesco improntato al disegno di scenari volti a connotare la villa come residenza reale; si è constatato il valore proprio dell’opera d’arte oltre l’abituale apparenza e non surrogabile dai pur importanti documenti d’archivio; reso evidenti le qualità monumentali del porto borbonico che dovrebbero essere considerate nelle attività dell’approdo turistico.

(Nelle foto: la garitta dopo il restauro; il cancello e la visuale ‘anamorfica’ da esso verso destra agli archi sulla rotonda)

Pagine:12»