30 giugno, 2022 - Nessun Commento

STORIE NASCOSTE DI LATINA, ATTO SECONDO

stabile 2Un altro libro di Andrea Stabile. E’ il  secondo volume sulle “Storie nascoste di Latina”, che nel 2021, anno di elezioni, suscitò molto interesse per le cose di cui vi si parlava attraverso l’uso di carte provenienti dalla Procura della Repubblica e dal Tribunale di Latina. Carte che mettevano in evidenza, appunto, alcune vicende che si era accertato essere accadute, assai poco commendevoli ed eleganti, e che avevano portato alla sconfitta del candidato Sindaco (ex deputato Msi) Vincenzo Zaccheo, sebbene le liste di destra avessero riportato la maggioranza dei voti. Latina è una città che ha sempre dato alla destra molte soddisfazioni (anche quando vinceva la Democrazia Cristiana, gli uomini di destra erano facilmente riconoscibili tra le sue file); eppure, nel 2021, alle amministrative, si va al ballottaggio con una situazione che sembrava immodificabile: nel primo scrutinio, oltre il 54% di voti alle liste di destra dell’aspirante Sindaco Vincenzo Zaccheo, che si confronta con il  Sindaco uscente Damiano Coletta, lista civica “Latina bene comune”, che ottiene il 35%. E quando tutti si aspettavano di salutare Zaccheo, le urne decretavano Coletta. Una sconfitta solo in parte da decifrare: la Destra pontina non aveva concordato il nome del Sindaco da proporre, ci aveva pensato autoritariamente “Roma”. E Roma era stata bocciata, e
con Roma Zaccheo.

Stabile, però, sembra molto più interessato a ricordare le carte giudiziarie (che pubblica integralmente con alcune aggiunte), nelle quali si sancisce che nel 2008 furono commessi atti molto poco chiari  che, malgrado precise informative del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina, andarono in prescrizione, con la scomparsa (una incredibile sparizione materiale) di tutte le carte accusatorie contenute nel fascicolo. I riferimenti che si deducono dalla lettura del libro individuano senza ombra di dubbio alcuni responsabili di questa omissione processuale, ma il tempo ha fatto giustizia degli uomini, oggi scomparsi, e sebbene i nomi siano scritti là, su quelle carte, oggi non è più né utile, né giusto richiamarli alla memoria. Ma non è tanto di questi episodi che mette conto parlare, quanto del fatto che anche questo secondo libro scomodo è stato totalmente ignorato dalla stampa (e in particolare proprio dalla stampa di destra)  con qualche eccezione. Questo blog (che per amor di chiarezza non è di destra e si sforza di restare imparziale osservatore) è tra le eccezioni. Non a caso, del resto, Andrea Stabile
dedica l’intero libro all’allora comandante del Nucleo investigativo capitano Luigi Spadari (oggi in pensione) in riconoscimento della qualità delle indagini svolte e a sconfortato compenso dei risultati che non si vollero dare a quelle indagini. Una nota che a noi pare giustamente polemica in un contesto letterario ispirato ad un’ inesorabile  filippica, condotta comunque con grande serenità.

29 giugno, 2022 - Nessun Commento

LA MAGA CIRCE DI DON CARLO RINALDI

carlo rinaldiDon Carlo Rinaldi è il parroco  della parrocchia di Santa Maria degli Angeli (o della Mercede)  a La Cona di San Felice Circeo. E’ uno dei Veneti che emigrarono in Agro Pontino ai tempi della bonifica, e vi è rimasto incardinandosi con grande affetto nella comunità pontina. Sono uno dei suoi parrocchiani “migranti”, ossia non fisso: vado alle sue messe quando d’estate vado a prendere un po’ di sole al Circeo o nei giorni di festa vado a farvi una passeggiata. Don Carlo è un uomo senza un filo di sovrabbondanza nel corpo, ma dà lo stesso la sensazione di essere un omone. Quando poi dall’altare celebra il rito e spiega le Letture è ancora più autorevole. Afferra il suo microfono, guarda la grande sala che d’estate è solitamente affollata e comincia a tuonare (pardòn a parlare) non facendo sconti a nessuno se si accorge che il fedele è distratto, se dà fastidio muovendosi, se un cellulare squilla, se, insomma, il fedele non è bene inserito nella funzione religiosa e nel momento liturgico. Parla un italiano gentile e scorrevole che non riesce a nascondere le chiare tracce della sua provenienza “forèsta”, cioè lontana da qui. Se debbo dirla tutta, mi ricorda a volte il letterario guareschiano don Camillo, quello che si
confrontava continuamente con Peppone (non è il casus loci), e che prendeva a sberle quelli che in chiesa non si levavano il berretto dalla testa.

Fatta questa lunga introduzione, voglio dire di don Carlo letterato e ricercatore. Qualche anno fa don Carlo ha deciso di dedicarsi alla ricostruzione del mito circeiano della Maga Circe, mito che permea
tutto l’ambiente e che di recente è tornato di attualità perché la testa della maga, rotolata dal vertice del monte Circeo, staccata dalla statua cui apparteneva e che non è stata trovata, è tornata a casa dopo restauri e studi su di essa che l’hanno tenuta lontana qualche anno. A scanso di equivoci, nota essendo l’attività della maga che catturava uomini e li trasformava i porci, don Carlo fece prefare quel libro dallo stesso vescovo diocesano, monsignor Mariano Crociata. Dopo quel libro (che si chiamava un po’ anonimamente “San Felice Circeo. Rassegna”, ora Don Carlo le ha dedicato un secondo gradevole libro all’argomento, intitolato “La Maga del Circeo”, stampato da Nuova Grafica 87 di Pontinia. Lo ha presentato a Latina presso il MUG – Museo Giannini e ha intrattenuto il pubblico illustrando questa sua opera arricchita da una serie di interessanti immagini del mondo della maga, a partire dal mito fino agli odierni cartoons di Sergio Toppi, disegnatore milanese scomparso qualche anno fa. E’ un racconto per immagini, dunque, che viene a completare quella che può definirsi la storia del mito contenuta nel primo libro. Non a caso questo secondo libro si chiama “La Maga del Circeo. Rassegna culturale iconografica. Catalogo”. E’, appunto, un catalogo con le sue brave didascalie e le sue efficaci illustrazioni, che può divenire un piccolo ma importante vademecum sui binari della leggenda di Odissèo-Ulisse e dell’odierna stazione turistica di San Felice Circeo. Vale la pena tenerlo in libreria e consultarlo quando serve.

24 giugno, 2022 - 1 Commento

DAJE LATINA, CHE CE LA FAI!

spazzaturaWhatsApp Image 2022-06-24 at 19.46.01 (1) WhatsApp Image 2022-06-24 at 19.46.01L’esortazione gioca sul velluto: la ottantennale concorrenza che Littoria prima e Latina dopo fanno alla più dotata consorella Città di Roma, sta per dare frutti inattesi ed insperati. Manca poco, difatti, a che Latina effettui il sorpasso su Roma in un settore prestigioso: quello della mondezza e della disorganizzazione urbana. Tra poco la Raggi potrà, con soddisfazione, anche se tardivamente, proclamarsi seconda nel Lazio, dopo aver tenuto alto per anni il vessillo di città più fetente e più “naturale”. Latina la sta battendo con uno sprint vigoroso  lanciato, per di più in piena estate, e quindi in condizioni difficili. Mancano ancora pochi ritocchi al geniale sorpasso: manca qualche cinghiale (i lupi li abbiamo già, nella vicina foresta demaniale del Circeo, dove sono stati più volte fotografati); i gabbiani sono ancora esitanti ad affrontare i cumuli di luridume che marciscono sui marciapiedi; ma ci pensano cani e gatti privi di residenza a dare una grossa mano, mentre  le formiche sono arrivate prima del tempo, gli scarafaggi e le blatte sono in casa propria, i topi bivaccano sui marciapiedi gonfi del mangime che hanno trovato in abbondanza.

Ma Latina ha scelto di dare un tocco di raffinatezza al suo primato: nelle strade, accanto e ben oltre i cassonetti che raccolgono (meglio: non raccolgono) sacchi putridi e odoracci che si spandono nell’aria, sorge ormai una corona di erbe selvatiche di vario genere: dalla cicorietta selvatica a piante di fiori selvaggi,  gruppi di sempreverdi inselvatichiti, a ogni genere di vegetale che riesce a sopravvivere anche alla siccità tremenda di questi mesi. Il Comune cura con attenzione questo dettaglio. C’è solo un tocco che forse ci si poteva risparmiare: le piante sono spesso circondate e sopraffatte da montagne di polvere, di cartacce, di stracci distaccatisi dai cumuli che ordinatamente fuoriescono dai cassonetti della NU e che nessuno, purtroppo, ha potuto eliminare perché Latina ha anche battuto un altro primato: quello della mancanza pressoché assoluta di spazzini (o netturbini) che la tecnologia ha scacciato, condannando la vecchia ma efficace scopa di saggina a un ruolo del tutto inesistente. Insieme con la mancanza totale di Vigili Urbani in strada Latina ha consolidato un primato di disorganizzazione civica di cui può andare sicuramente orgogliosa. In questa rincorsa al successo nel settore della sporcizia  un posto di rilievo va certamente assegnato alla collaborazione fattiva e premurosa di migliaia di cittadini che contribuiscono a disseminare le strade di sporcizia, ignorando la famosa Differenziata, e seminando sacchi, bottiglie, cartoni in ogni dove. Volete un piccolo esempio? Fatelo prima che sia tardi: andate a fare una rapida visita a via G.B.Vico, dove oltre alle merlettatture di piante fin quasi dentro i negozi, e oltre ai soliti cumuli di mondezza accumulata con materassi, reti, mobili smontati, specchi infranti, proprio davanti all’Istituto delle Suore e alle spalle della chiesa dell’Immacolata, troverete persino la targa onomastica dipinta di nero e quasi illeggibile. Quando c’è la volontà, c’è tutto. Alfieri ne sarebbe orgoglioso.

Pagine:«12345678...128»