15 Maggio, 2026 - 3 Commento

PIAZZA B.BUOZZI SFREGIATA

L’Amministrazione comunale non cessa di stupire. Negativamente. Non bastano i marciapiedi  insozzati di ogni cosa alle spalle del Tribunale e dintorni; ora hanno violentato persino piazza Bruno Buozzi, una delle piazze di fondazione, tra le più semplici, lineari  ed onorate dalla statua del Seminatore. Da ieri mattina sul lato destro guardando il Palazzo di Giustizia, rubando molti posti a un parcheggio tra  più frequentati,  è sorta una casetta (gli operai hanno detto che è dell’Enel) che sfregia la stessa piazza. Alla faccia del Centenario, dei soldi pubblici che la Regione ha assegnato con apposita legge al Comune per le feste del 2034, alla faccia dei vincoli paesistici, ambientali e urbanistici,  dei perimetrali  palazzi INA tutti dichiarati di interesse pubblico e soggetti al vincolo di conservazione.  Alla faccia del buon gusto. E soprattutto alla faccia dei Cittadini, ai quali si riservano comunicati stampa auto-osannanti (le strade che si ripareranno, le trattative di pace con ABC (nuova letura della guerra Usa-Iran)  e altre varie e impalpabili promesse.

Ma era stata avvisata la Soprintendenza? Ma come si può proclamare il recupero della “città razionalista” facendo pulire il centro pedonale (dove ogni mattina si muovono 2/3 camion di Abc, e 3/4 spazzini mentre il resto della città è sommerso da cacca di cani, foglie vecchie due-tre stagioni, marciapiedi impraticabili e a rischio incidente.

Ora si è raggiunto il massimo. Chissà cosa ne penserà il ministro Giuli. Sarebbe interessante una sua dichiarazione. E chissà come giustificheranno quell’obbrobrio, e chissà se lo rimuoveranno. Chissà.

14 Maggio, 2026 - Nessun Commento

FORMIA, IL GIRO D’ITALIA e il tempo perduto

Formia ridiventa tappa del Giro d’Italia 2026. Va tutto bene, il nome rimbalzerà sui giornali e tanti scoriranno dove si trova Formia.
Glielo spiegheranno i giornalisti. Ma intanto…

Intanto racconto una mia esperienza personale: preciso che non so, di quanto racconterò, dipenda dal Giro d’Iytalia e dalla necessità di tappare buche, riaccendere lampadine nelle gallerie della Flacca, agevolare al massimo la “corsa rosa”. Racconto quello che mi è accaduto martedì 12 maggio, avendo deciso di recarmi a Formia da Latina in macchina. Abitualmente compio il percorso in un’ora e 15 minuti (rispetto i limiti di velocità che sulla “fettuccia” sono di 60 kmh,  raccogliendo vari insulti dai super-camion a 5 assi che sono i veri padroni di una strada che ha oltre 2000 anni).

Trovo una prima deviazione sull’Appia poco dopo il bivio per Priverno. Vengo avviato su una strada rurale, stretta quanto basta per fare incrociare due auto a bassa velocità. Noto scarsissima segnaletica, il paesaggio per me è del tutto ignoto. Ma non solo per me, tanto che
siamo costretti a un certo punto,  a fare un km indietro,  perché ho capito che, in caso contrario, avrebbero mandato a cercarmi i Vigili
del Fuoco. E non sono il solo.  Finalmente esco e torno sulla Regina viarum.

A Terracina non posso prendere la galleria di Monte Giove che è chiusa per riparazioni. Poiché anche l’altra canna è chiusa da tempo immemorabile, attraverso a passo di formica la città di Terracina, intasatissima. Raggiungo la Flacca, ne percorro un tratto, poi a Sperlonga (a Sperlonga!) trovo un blocco dell’Astral (Regione Lazio) che mi avverte che la galleria è interdetta. Conosco la zona , esco dalla Flacca e imbocco la strada per Itri. Ma qui scopro un semaforo che mi fa aspettare una decina di minuti. Non capisco perché, ma paziento. Arriva il “verde” e inizio la scalata della bella ma tortuosissima strada. Vado lento, perché scopro subito che, per lavori in corso,  di strada è disponibile solo una metà, per 5 lunghi km. Che bisogna percorrere con prudenza. Raggiungo Itri e scendo sull’Appia fino a un paio di chilometri dai Venticinque Ponti, che, però, raggiungo solo dopo altri trenta minuti a causa di un altro minuscolo cantiere stradale che però causa code di chilometri su una strada antichissima e ondulatissima. Finalmente a Formia. Il ritorno è sullo stesso stile. Evviva il Giro d’Italia se la “colpa” è sua.

Ma possibile che si debbano aprire tre-quattro cantieri tutti insieme e in un ristretto spazio di tempo? Questo significa che il cittadino (anzi il Cittadino)  deve tacere e patire. Per il bene della patria sportiva (scritto in minuscolo).

 

7 Aprile, 2026 - Nessun Commento

DI NUOVO INSABBIATA
LA FOCE DEL DUCA
COME PENSANO A RAVENNA DI FRENARE L’EROSIONE 

Mentre questa riottosa primavera stenta a prevalere sulle variazioni climatiche, si cerca di capire cosa resta, in vista dell’estate,  della spiaggia di Latina, dopo le straordinarie mareggiate che  hanno spazzolato un’altra bella fetta di duna costiera (si ricorda che la duna pontina è una delle pochissime che restano nel territorio nazionale).

Faccio una paio di facili previsioni, dettate dalla conoscenza dei luoghi e non da scienza personale :

–           l’insabbiamento della Foce del Duca, a circa metà strada tra Capoportiere e Rio Martino resterà ancora a lungo, perché il Comune non ha sviluppato un metodo di pronto intervento per rimuovere la massa di sabbia che – nel corso delle mareggiate – è stata depositata come è già avvenuto, e come si è dimostrato che le rimozioni  finora possono valere solo pochi giorni. Le nuove erosioni indurranno nuovo insabbiamento se non si studierà un intervento con carattere di definitività. E il lago di Fogliano sarà sottoposto a nuovo stress da mancato ricambio con alterazione delle caratteristiche di vitalità del bacino chiuso.

–          L’arenile tornerà a formarsi in vista dell’estate, giovandosi delle tonnellate di sabbia erose e disperse verso est, che lasceranno disponibile lo spazio di duna prima occupato dalla sabbia. Naturalmente, il problema erosione, se non adeguatamente studiato e contrastato, potrà portare col tempo alla perdita della restante duna, strada lungomare compresa.

Intanto, da Il Resto del Carlino, quotidiano emiliano, si apprende di un progetto di contrasto all’erosione nell’area marittima di Ravenna: consiste in un  singolare e non invasivo metodo, studiato insieme alla UE e da questa finanziato con soli 3 milioni (contro i 5,5 di cui ha disponibilità il Comune di Latina, che vorrebbe distruggere il paesaggio marino fino a Rio Martino, con giganteschi “pennelli” di 100 metri ortogolanli alla spiaggia.

Il progetto ravennate è in preparazione da mesi e consiste nella creazione di grandi rotoli di pietre e di gusci di cozze, contenuti da reti metalliche, di dimensioni di circa 5-6 metri di lunghezza per 1 metro d’altezza, da depositare nel mare a una distanza adeguata dall’inizio della costa. Essi, si ritiene, potrebbero frenare la violenza delle mareggiate e attenuare, o ridurre entro dimensioni intollerabili, per un certo periodo di tempo, l’effetto dirompente delle onde e il trascinamento nel mare più lontano dei metri cubi di sabbia erosa.  E’ un metodo che ha una logica già applicata dai Romani (ad esempio, all’esterno del porto di Ventotene)  e che non provocherebbe i temuti danni di distruzione della spiaggia di Sabaudia, né DI distruzione dell’attuale paesaggio marino.

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