Archivio per maggio, 2013
30 maggio, 2013 - Nessun Commento

PREISTORIA AL CIRCEO
TRA GIOVANI ED APERITIVI

Domenica pomeriggio, 26 maggio, tanti giovani si sono incontrati nella piazzetta Lanzuisi, nel centro storico di San Felice Circeo, alla “Porta del Parco”, per a prendere un aperitivo e dare il loro contributo per sostenere la Mostra Homo Sapiens e Habitat, in questo momento di ristrettezze economiche. Gruppi in chiacchiere, bicchieri in mano, snacks e tanta allegria. Sembrava di ritornare ai vecchi tempi. Tanbto più significativa era l’immagine, in quanto a mobilitare quei ragazzi non era un concerto live, ma il desiderio di sostenere una iniziativa culturale. La Mostra Homo Sapiens, creata dal compianto professor Marcello Zei, illustra in un ambiente messo a disposizione dal Comune, i rinvenimenti preistorici che hanno caratterizzato il Circeo a partire dagli anni Trenta del XX secolo, e che hanno fatto di questo centro balneare anche un luogo di alta presenza scientifica, il cui tratto più significativo è rappresentato dal cranio dell’uomo neandertaliano scoperto nel 1939, e vecchio di 50 mila anni.

Spesso si afferma che sono i giovani a non avere interessi, ma questa è stata una occasione felice di verificare qwuanto questo giudizio sia superficiale ed errato. “Abbiamo sentito – dice il Presidente della mnFondazione Marcello Zei-Homo Sapiens – l’appoggio di una comunità dove l’elemento giovanile è importante e attivo”.

L’incontro è stato organizzato dalle Associazioni “Comitato Giovani Circeo”e “Commercianti del Centro Storico”, in collaborazione con la “Fondazione Marcello Zei onlus e la Pro loco. In concomitanza con l’aperitivo, la Fondazione ha offerto una visita guidata alla Mostra e sono stati organizzati diversi gruppi che hanno ascoltato le guide, e posto tante domande. Non sono mancate intere famiglie che hanno approfittato per trascorrere un pomeriggio di relax culturale al Circeo. Grazie al contributo di tutti tutti, questo territorio, che dispone di un passato importante, ha un buon presente ed anche un futuro promettente.

 

24 maggio, 2013 - 3 Commento

LA FINE DELLA II GUERRA MONDIALE
LA LIBERAZIONE DELLA PROVINCIA DI LITTORIA

Maggio di 69 anni fa, seconda guerra mondiale, maggio 1944. Nel sud della provincia di Littoria la Linea Gustav sostenuta per cinque mesi dai tedeschi, viene sfondata da un’azione dei goummiers del Corps Expeditionnaire Française (che annulleranno questa ,loro straordinaria azione macchiandosi di delitti orrendi contro la popolazione civile che ebbe la mala sorte di trovarsi sul loro cammino, nella parte alta degli Aurunci, degli Ausoni e dei Lepini). La linea era stata sfondata il 13 maggio, due giorni dopo il massiccio attacco sferrato degli Alleati franco-anglo-americani l’11 maggio 1944. Da quel momento l’armata tedesca aveva ripiegato da Cassino su Roma, ma in ordine, inseguita dagli Alleati. I combattimenti si svolsero su due linee principali: quella interna, lungo la Valle del Sacco, Valmontone, Casilina, fino a Roma; la seconda seguiva la linea meridionale, tra la costa e la collina. Furono, così, via via liberate Castelforte e SS Cosma e Damiano (13 maggio), Minturno e frazioni (14 maggio), Spigno Saturnia e la periferia orientale di Formia (Penitro e Castellonorato), il 15 maggio; la frazione formiana collinare di Maranola (17 maggio), Formia 18 maggio, lo stesso giorno in cui i polacchi liberano Cassino; Gaeta e Itri (19 maggio), Sperlonga e Fondi (20 maggio), Campodimele (21 maggio), Lenola e Monte San Biagio (22 maggio), Terracina (dopo una battaglia sulla collina) e Roccasecca dei Volsci (23 maggio), Priverno, Sonnjno, San Felice Circeo e Sabaudia (24 maggio), Pontinia, Littoria e Cisterna, quest’ultima dopo una battaglia campale durata tre giorni (25 maggio); Cori, Roccamassima, Sezze e Bassiano (26 maggio), Prossedi (27 maggio), Aprilia, Maenza e Roccagorga (28 maggio), Campoleone (29 maggio). Il 31 maggio nell’area pontina era cessata ogni azione militare. Come si è visto, la liberazione dei centri non seguì un andamento rigorosamente geografico, e questo a causa della diversa capacità di penetrazione delle truppe assegnatarie dei diversi obiettivi, soprattutto in area lepina.
La liberazione di Littoria era stata preceduta dal congiungimento tra le truppe del II Corpo, che venivano dal fronte sud (Linea Gustav-Garigliano), e da quelle del VI Corpo, che venivano da Anzio-Nettuno. Gli scrittori americani che raccontano questo avvenimento, che ebbe luogo a Borgo Grappa prima che le truppe si inoltrassero a Littoria, è così raccontato. Alle ore 07,31 del 25 maggio, un tenente del Genio americano Francis Xavier Buckley, di Filadelfia, percorreva a bordo della sua jeep la strada Litoranea dal Circeo a Borgo Grappa, quando dovette arrestarsi all’altezza del ponte sul canale Rio Marttino, che era stato messo fuori uso dai tedeschi. Contemporaneamente, dall’altra sponda (ossia da Borgo Grappa) avanzavano altri soldati americani guidati dal cap. Ben Souza, di Honolulu. Colloquio citato da Adleman Walton: cap. Ben Souza: “Cosa fa da queste parti?”; tenente Buckley: “Cerco di stabilire un contatto con le forze di Anzio”. Cap. Souza:” Lo ha stabilito in questo momento!”. Il tutto, dunque, avvenne alle immediate porte di Borgo Grappa, dove il comandante in capo delle forze alleate nel teatro, generale Mark Clark si fece trasportare alcune ore dopo per farsi fotografare con i due ufficiali e per immortalare, così, quel momento. Le truppe alleate (americane) entrarono poi in Littoria alle ore 14.30 di quel 25 maggio, accompagnate da un giovane ufficiale italiano dei Carabinieri Reali, il tenente Ubaldo Bolle, poi noto avvocato ed amministratore del Comune di Latina. Per una quasi simbolica casualità che sintetizzava per Littoria la vicenda bellica, gli americani entrarono da via Isonzo, provenienti da Borgo Grappa, passando proprio davanti a “Palazzo M”, che presentava larghi squarci nella costruzione, là dove sorgeva una torre che fu demolita dalle cannonate americane e che non è stata più ricostruita. Qui ne mostriano una foto, con gli evidenti segni dei danni arrecati dall’esplosione.

14 maggio, 2013 - 2 Commento

GUIDO VEROI, UN ARTISTA

Perché parlare di Guido Veroi, scomparso a Roma il 16 gennaio di quest’anno? Una prima e personalissima (privata) risposta potrebbe essere che Veroi era il fratello della consuocera del proprietario di questo blog, di Teresa Buongiorno, valente scrittrice per l’infanzia e nota ospite di Rai3, dove spesso riesce a sfogare la sua straordinaria verve di “parlatrice” mai banale. Ma c’è un’altra reagione, molto più corretta, ed è che Guido Veroi è stato un autentico artista che ha legato il suo nome a molte cose nel campo della scultura medaglistica e di quella ben più nota che “esige” le grandi dimensioni per farsi conoscere. Parlo, ad esempio, del grande “Marc’Aurelio a cavallo”, la notissima statua che è il simbolo del romano Campidoglio, se non della stessa Roma. Se ora il Marc’Aurelio è restaurato ed in ottima salute, lo si deve a Guido Veroi, sensibile architetto restauratore, coordinatore di uno staff tecnico di prim’ordine che lo ha assistito e seguito nella lunga e difficile opera di salvataggio della straordinaria scultura; ed alla sua qualità professionale di ingegnere, che lo ha guidato nello studio dei mali del bronzo e gli ha suggerito i rimedi più efficaci.
Ma potrei anche ricordare che a Guido Veroi si deve la grande porta bronzea che ora si chiama “Porta Paolina”, che progettò e realizzò per la basilica romana di San Paolo fuori le Mura, proprio in quell’anno 2009 che la Chiesa cattolica dedicò al ricordo dell’Apostolo. Ma molti troveranno maggiore familiarità di ricordi con questo nome rievocando che fu lui l’autore del bozzetti e dei gessi delle famose “tre caravelle” che caratterizzarono la prima moneta d’argento del secondo dopoguerra italiano, del valore di 500 lire. Ed ancora lui è stato il fecondo disegnatore e scultore di una grandissima quantità di monete di vari Stati, ed in particolare di San Marino; e di medaglie di ogni tipo, e tra esse la bellissima serie realizzata per conto della Regione Lazio, nella quale emerge la slanciata figura di Camilla, mitica regina dei Volsci, personaggio che appartiene ai racconti leggendari dell’affermazione di quella terra Volsca che oggi è la provincia di Latina, dal nord (Cori) al sud (Fondi, Formia, Minturno), che fu annientata dai Romani nella loro espansione verso la Campania, ma solo a costo di sanguinose e lunghissime battaglie, protrattesi per secoli.
Insomma, Guido Veroi lascia dietro di sé una straordinaria traccia di artista prolifico e mai banale, di medaglista e numismatico, di scultore fertile di gran classe. Forse la Cultura italiana ha commesso nei suoi riguardi un formidabile peccato di omissione, ricordandone poco le virtù, forse anche a causa di quella riservatezza che portava Veroi a considerare i suoi splendidi lavori con una timidezza ed una modestia silenziosa che erano parte del suo carattere di grande signore proveniente da una importante Famiglia dell’alta borghesia romana, e di artista

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