Qualche settimana fa, sulla pagina provinciale de “Il Messaggero”, è apparso un ampio articolo sui problemi dell’erosione della spiaggia di Latina. Vi si descriveva il progetto del Comune di Latina che dovrebbe essere la soluzione definitiva di questo grave problema, e vi si si indicava (anche con l’ausilio di una planimetria degli interventi da compiere) la strategia da adottare come panacèa.
Credo sinceramente che la c.d. panacèa potrebbe essere il colpo mortale a quello che oggi è uno degli ultimi cordoni dunali esistenti in Italia, e una risorsa turisticamente insostituibile.
Poiché le carte sopra ricordate sembrano essere uscite dal riserbo amministrativo prima che esse vengano votate dal Consiglio Comunale di Latina (ma vi sono implicati anche la Regione, la Provincia, il Demanio marittimo, il Parco nazionale del Circeo, il Comune di Sabaudia e certamente qualche altro Organismo tipo Italia Nostra, WWF ecc., c’è da sperare che quell’incubo possa svanire prima che possa espletare i suoi sicuramente malefici effetti.
Intanto nella giornata del 17 dicembre si è svolta in Regione una prima riunione dalla quale sono fortunatamente emerse più perplessità circa la bontà e la correttezza del progetto. Questo scritto vuole dare un contributo di conoscenza e di riflessione a beneficio di un bene ambientale importante anche per il nostro Paese.
Voglio spiegare nel modo seguente la mia presunzione, che prende qui forma attraverso la previsione jettatoria di un temibile cataclisma.
UNA CONDITIO SINE QUA NON
A monte di tutto c’è la premessa che titolare di questa delicatissima materia non può essere un singolo Comune rivierasco. Il mare è di tutti, anche dei Comuni che confinano con Latina e in particolare il Comune di Sabaudia, come primo spazio soggetto al rischio di una mezza catastrofe conseguente agli eventuali errori del progetto di Latina. Ma ci sono poi anche i Comuni più a est: San Felice Circeo, Terracina, Fondi Lido e così via proseguendo fino alla Campania. A qualcuno sembra esagerato? E allora non ha mai guardato il mare e i movimenti e i cambiamenti che subisce o che concorre a creare.
Mettetevi, a esempio, sulla spiaggia di Fondi o di Sperlonga e noterete che le onde, da circa tre anni a questa parte, frangono a distanza crescente dal bagnasciuga. Quella è tutta sabbia che proviene dal gigantesco deposito dunale di Latina e Sabaudia, e, in assai minor misura, dall’ormai ex deposito dunale di Terracina. Ma è sabbia che non raggiungerà mai la riva per ingrandirla, per tutta una serie di ragioni che qui è troppo complicato spiegare.
In definitiva, nessun singolo Comune può decidere interventi “massacranti” come quello pensato dal Comune di Latina. E la Regione Lazio sarebbe la prima responsabile del “massacro” avendo la piena e quasi esclusiva competenza sugli interventi a mare.
Ciò è vero, come proverò a spiegare di seguito.
I PRECEDENTI
Il fenomeno dell’erosione costiera è in atto da sempre: la sabbia che quotidianamente il mare sottrae alle spiagge viene ricompensata dagli apporti sabbiosi e terricoli che i fiumi (da noi in particolare il Tevere) quotidianamente riversano nel mare. Almeno fino a quando il corso dei vari fiumi (e da noi in special modo quello del Tevere) non sono stati alterati da cave di rena, da restringimento e cementificazione degli argini, dalla creazione di “scalini”, dall’aumento della velocità di corrivazione che (lo spiega egregiamente l’homo sapiens Mario Tozzi nei suoi libri, in particolare “Prove tecniche di estinzione”) per cui non c’è più la compensazione e resta l’erosione. Poi l’uomo ha fatto altri scempi: case sulla duna, sbarramenti alle foci dei fiumi (a Latina c‘è un esempio “da cattedra universitaria”: la costruzione dei molti esterni nel c.d. (e prima inesistente) “porto-canale” di Rio Martino (andate a vederlo).
La Regione Lazio attorno agli anni Ottanta, commissionò uno “Studio generale del regime delle spiagge laziali e delle Isole Pontine”. Lo studio prese forma in due libri (con quel titolo), redatti, dopo studi, dagli ingegneri idraulici liguri Berriolo e Sirito dello Studio tecnico Volta (già autori di uno studio generale sugli effetti della costruzione di porti turistici).
La Regione Lazio finanziò interventi a Terracina (rimasta dopo il 1964, pressoché senza spiaggia), Formia, Minturno che valsero a frenare e anche a bloccare (a certe condizioni) il processo di erosione. Andate a vederli. Sulla scorta dei soddisfacenti risultati, la Regione finanziò uno studio anche perla costa di Latina, in particolare per Foceverde. L’ing. Berriolo, dopo una serie di saggi locali, individuò l’intervento più promettente che consentì alla spiaggia antistante il ristorante “Giovannino a mare” di consolidarsi su una nuova e maggiore profondità di circa venti-trenta metri aggiuntivi di spiaggia.
Berriolo consegnò i risultati del suo progetto, accompagnandolo con una precisazione: i lavori da eseguire per consolidare quel positivo risultato raggiunto avrebbero dovuto prendere corpo entro e non oltre un paio di anni, pena la ripresa del fenomeno erosivo. Più volte Berriolo scrisse alla Regione e al Comune (ebbi la fortuna di leggere l’ultima lettera) e RACCOMANDÒ DI NON usare le scogliere con i massi di cava, perché avrebbero portato distruzione. Fatto sta che di anni ne passarono sei o sette prima che il mare ricominciasse a “mangiare” spiaggia, stante la mancanza degli interventi proposti. E nel giro di un solo anno la spiaggia riscresciuta a Foceverde fu spazzata via da una mareggiata che mise in pericolo immanente la stessa struttura del ristorante “Giovannino a mare”.
Lo stato di emergenza scosse le Amministrazioni e a protezione del ristorante fu creata una scogliera di pietra, proprio quella sconsigliata da Berriolo. All’epoca un diligente ma sprovveduto assessore regionale di origini locali ottenne un finanziamento: la Regione gettò a mare lo Studio Generale e il positivo progetto per Foceverde e pagò con bei milioni di lire (all’epoca c’erano ancora quelle) i 4 o 5 “pennelli” che quasi tutti a Latina conoscono. Gli effetti di quei “pennelli” furono sbalorditivi: nel giro di un anno e mezzo il “mare d’inverno” divorò ettari si spiaggia verso est (cioè verso Rio Martino-Sabaudia). Ed ora gli alberghi di Capoportiere sono esposti alla furia delle maree invernali, mentre la stessa Lungomare è stata “mangiata” a Sabaudia ed è in parte crollata (a suo tempo).
IL NUOVO PROGETTO “MIRACOLOSO”
Il Comune, che aveva dormito sonni tranquilli, si risvegliò a maggio del 2025, con un clamoroso progetto CHE I GIORNALI TITOLARONO COSI’: “ Erosione: l’unica salvezza sono le barriere rigide”. Cioè le barriere (“pennelli”) che avevano creato lo sfacelo tra Foceverde e Capoportiere fino al punto che durante un’invernata il mare occupò anche la Lungomare dalle parti della “lottizzazione Piattella”.
L’esperienza,dunque, non è servita a nulla ed ora si parla di costruire altri 12-13 “pennelli”, più lunghi di quelli attuali, a Capoportiere fino a Rio Martino. Il Sindaco di Sabaudia e i suoi consiglieri hanno fatto sentire la loro voce quasi sgomenta nella riunione i Regione del 17 dicembre scorso, ma non si fermi. E si faccia viva anche l’Associazione che si è formata qualche anno fa, dedicata all’ex Sindaco il geologo dottor Nello Ialongo, che da esperto della materia si è sempre ribellato contro l’ampliamento del porto di Anzio: figuriamoci contro una barriera di 12 o 13 “pennelli” alle porte di casa.