Archivio per Dicembre, 2025
29 Dicembre, 2025 - Nessun Commento

PICCOLE CATTIVERIE SULLA CITTA’ DI LATINA

“Contrordine compagni”: era la vignetta con la quale il settimanale satirico “Marc’Aurelio” prendeva in giro, negli anni del dopoguerra, i comunisti che “abbozzavano” con un sorriso sghembo sulle labbra e una buona dose di fair play.

Quella vignetta mi è tornata in mente vedendo come è ancora ridotta la nostra sporca città di Latina. Avevamo creduto che dopo uno shutdowwn durato più di un anno, fosse scoppiata la pace tra Amministratori di Latina e Amministraori di ABC, l’azienda comunale per la pulizia urbana. Ci eravamo sbagliati, e, quindi: contrordine. Niente pace e niente revoca dello shutdown. E niente pulizia, per cui la città punta decisamente a guadagnare la Medaglia dell’Immondizia. Tutta colpa di  una controversia sulla interpretazione delle norme sui bilanci, esplosa poco fragorosamente, ma inesorabilmente, tra l’Assessorato alle Finanze (credo) e il Collegio sindacale di ABC. E Latina continua a portare il vessillo di città più sporca d’Italia (o poco meno).

***

Ma, udite udite!, ci sono state novità attorno al giorno di santo Stefano. I “giardinetti” sono stati straordinariamente aperti (ma non al pubblico e non inaugurati)  per farci passare i tedofori delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, per cui il loro percorso è stato ramazzato per risetto della fiamma olipica. Chi ben comincia…  Ma con tutta calma, perché le prossime Olimpiadi ci saranno chissà quando.

***

Ci fu un tempo in cui il neo Presidente della Fondazione del Centenario, Vincenzo Zaccheo,  profetizzò che le motonavi per le Isole Pontine sarebbero partite dalla spiaggia di Foceverde (da un nuovo porto appositamente da costruire) o dal porto di Rio Martino (insabbiato un anno dopo la sua inaugurazione, o giù di lì). Non era una boutade, ma passò alle cronache civiche come tale.

Ora, due giorni di pioggia  hanno rivelato la vera ragione per cui non si sturano le caditoie dei marciapiedi della Città, intasate da tonnellate di foglie che non vengono rimosse da un paio di anni. L’arcano (mai dichiarato a voce, ma è nei fatti) è che il Comune pensa di reintrodurre la palude in omaggio al Centenario. Ma altri opinano un diverso obbiettivo, più straordinario: fare di Latina (la Città dell’Acqua come la definiva profeticamente il defunto architetto Portoghesi), sempre per il Centenario, la nuova Venezia del Centro Italia, anche in omaggio all’apporto che i Veneti hanno dato alla bonifica. Dopo due giornate di pioggia (pardòn: un giorno e poche ore di più) tutti i marciapiedi di Latina sono diventati isole circondate dalle acque che non scolano. Qualcuno aveva pensato che quell’acqua- autentici laghi o prolungati fiumi –  servisse per trasportare a mare i cumuli di “monnezza”  depositati in tutta la Città: no, serve a creare nuove fonti di impiego, per i futuri costruttori di scafi a fondo piatto e di stuzze, che sostituiranno nella nuova Latina-Veneziata le automobili che attualmente la soffocano. Senza che il Comune pensi a soluzioni.

27 Dicembre, 2025 - Nessun Commento

LA MORTE DI UN GOURMET
FRANCO CHINAPPI DI FORMIA

Conoscevo Franco Chinappi (per me era Franchino) almeno dal 1946 (o forse 1947). Ci separavano uno o due anni, e quindi, quando io avevo  meno di dieci anni, fu facile fare amicizia con lui. Uscivamo, ancora bambini, dalla guerra e ancora ci guardavamo attorno meravigliati di essere scampatai alla strage, che aveva devastato la mia città d’origine (Cisterna) e la città nella quale lui era nato (Formia) e che è stata poi la mia seconda città, vissuta per una ventina di anni. Io vivevo a Vindicio (o Vendicio?) e lui arrivava laggiù con una bicicletta nera e pesante, di quelle col manubrio squadrato e un grosso cesto di metallo agganciato al di sopra della ruota anteriore. Lo riempiva di quei filoni di pane furmiène, bianco, morbido, gustoso che usciva dal piccolo forno di via Lavanga di cui era proprietario il papà Antonio, una persona minuscola, con un perenne, gigantesco sorriso che incantava. Franchino era “il messaggero” del forno: trasportava il pane ai clienti, a bordo di quella sua pesante bicicletta (anch’essa sopravvissuta alla guerra ) con la quale affrontava la ripida discesa dell’Olivella senza freni. All’occorrenza metteva un piede a terra e faceva slittare la ruota posteriore bloccandola .

Poi Franchino aveva indossato la divisa di arbitro di calcio, nei campionati di Promozione (come allora si chiamavano i campionati infraregionali) e si era segnalato per la capacità di seguire ogni momento della partita con un’agilità che scaturiva misteriosamente dal suo corpo che cominciava a denunciare il gusto per le cose saporite che Franchino amava. Si era segnalato anche in quel settore e lo aveva tenuto nel cuore anche quando divenne il professionista che abbiamo conosciuto in tanti. Personalmente quando, dovendo io curare il libro dell’editore Sellino sulla storia illustrata di Formia che uscì nel 2003, mi aiutò a ricostruire il mosaico di negozi e di attività commerciali di via Vitruvio negli anni del dopoguerra: i fratelli Punzo, i fratelli Grossi, la trattoria del Passeggero, Peppino Mirante, la mitica Fenice di  Quirino D’Elia, la macelleria di Erasmo detto ‘Nfamone, il Bar Impero, la Triestina… Un album di piccoli ricordi.

Poi aveva aperto una pizzeria che era diventata subito un must. La pizza d Chinappi era un privilegio, prima di essere un costo lieve e abbordabile anche da noi che eravamo perennemente squattrinati, e lui ci “aiutava” con un sorriso.  Il successo lo aveva stimolato ed aveva integrato la pizzeria con un ristorante che non poteva non fare successo dato il suo entusiasmo, la serietà e la capacità di scegliere i suoi collaboratori. E il ristorante prevalse sulla pizzeria  al punto da diventare “stellato”- uno dei primi nel Lazio sud – dalla Michelin. Furono anni di successi che culminarono con un giusto premio che il Comune di Formia gli assegnò e che l’allora sindaco Sandro Bartolomeo gli conferì’ nel corso di una breve e gustosissima cerimonia. Gli era stata intelligente e infaticabile  collaboratrice la moglie Anna che lo ha seguito in tutto.

La fatica degli anni ha poi cominciato piano piano a prevalere e Franchino, pur non rinunciando alla presenza nel suo ristorante à la page cedette il bastone di comando   al figlio Stefano, che, nel frattempo – buon sangue non mente – ha aperto un ristorante di pesce  a Roma che ha fatto subito successo.

Ora Franchino ci ha lasciati, ma tutta Formia lo ha accompagnato alle esequie svoltesi nella chiesa di San Giovanni  il 23  dicembre, pochi giorni fa.  Ciao Franchino, non ho potuto salutarti di persona perché anche io, nel frattempo, sono cresciuto in età e in qualche acciacco, ma ti tengo nel cuore come quando tanti anni fa giocavamo a Vindicio, dopo aver terminato il tuo ”giro del pane” .

P. G.S.

19 Dicembre, 2025 - 1 Commento

EROSIONE. UN TEMIBILE PROGETTO QUELLO PENSATO DA LATINA

Qualche settimana fa, sulla pagina provinciale de “Il Messaggero”, è apparso un ampio articolo sui problemi dell’erosione della spiaggia di Latina. Vi si descriveva il progetto del Comune di Latina che dovrebbe essere la soluzione definitiva di questo grave  problema, e vi si si indicava (anche con l’ausilio di una planimetria degli interventi da compiere) la strategia da adottare come panacèa.

Credo sinceramente che la c.d. panacèa potrebbe essere il colpo mortale a quello che oggi è uno degli ultimi cordoni dunali esistenti in Italia, e una risorsa turisticamente insostituibile.

Poiché le carte sopra ricordate sembrano essere uscite dal riserbo amministrativo prima che esse vengano votate dal Consiglio Comunale di Latina (ma vi sono implicati anche la Regione, la Provincia, il Demanio marittimo, il Parco nazionale del Circeo, il Comune di Sabaudia e certamente qualche altro Organismo tipo Italia Nostra, WWF ecc., c’è da sperare che quell’incubo possa svanire prima che possa espletare i suoi sicuramente malefici effetti.

Intanto nella giornata del 17 dicembre si è svolta in Regione una prima riunione dalla quale sono fortunatamente emerse più perplessità circa la bontà e la correttezza del progetto. Questo scritto vuole dare un contributo di conoscenza e di riflessione a beneficio di un bene ambientale importante anche per il nostro Paese.

Voglio spiegare nel modo seguente la mia presunzione, che prende qui forma attraverso la previsione jettatoria di un temibile cataclisma.

UNA CONDITIO SINE QUA NON

A monte di tutto c’è la premessa che titolare  di questa delicatissima materia non può essere un singolo Comune rivierasco. Il mare è di tutti, anche dei Comuni che confinano con Latina e in particolare il Comune di Sabaudia, come primo spazio soggetto al rischio di una mezza catastrofe conseguente agli eventuali errori del progetto di  Latina. Ma ci sono poi anche i Comuni più a est: San Felice Circeo, Terracina, Fondi Lido e così via proseguendo fino alla Campania. A qualcuno sembra esagerato? E allora non ha mai guardato il mare e i movimenti e i cambiamenti che subisce o che concorre a creare.

Mettetevi, a esempio, sulla spiaggia di Fondi o di Sperlonga e noterete che le onde, da circa tre anni a questa parte, frangono a distanza crescente dal bagnasciuga. Quella è tutta sabbia che proviene dal gigantesco deposito dunale di Latina e Sabaudia, e, in assai minor misura, dall’ormai ex deposito dunale di Terracina. Ma è sabbia che non raggiungerà mai la riva per ingrandirla, per tutta una serie di ragioni che qui è troppo complicato spiegare.

In definitiva, nessun singolo Comune può decidere interventi “massacranti” come quello pensato dal Comune di Latina. E la Regione Lazio sarebbe la prima responsabile del “massacro” avendo la piena e quasi esclusiva competenza sugli interventi a mare.

Ciò è vero, come  proverò a spiegare di seguito.

I PRECEDENTI

Il fenomeno dell’erosione costiera è in atto da sempre: la sabbia che quotidianamente il mare sottrae alle spiagge viene ricompensata dagli apporti sabbiosi e terricoli che i fiumi (da noi in particolare il Tevere) quotidianamente riversano nel mare. Almeno fino a quando il corso dei vari fiumi (e da noi in special modo quello del Tevere) non sono stati alterati da cave di rena, da restringimento e cementificazione degli argini, dalla creazione di “scalini”, dall’aumento della velocità di corrivazione  che (lo spiega egregiamente l’homo sapiens Mario Tozzi nei suoi libri, in particolare “Prove tecniche di estinzione”)  per cui non c’è più la compensazione  e resta l’erosione. Poi l’uomo ha fatto altri scempi: case sulla duna, sbarramenti alle foci dei fiumi (a Latina c‘è un esempio “da cattedra universitaria”: la costruzione dei molti esterni nel c.d. (e prima inesistente) “porto-canale” di Rio Martino (andate a vederlo).

La Regione Lazio attorno agli anni Ottanta, commissionò uno “Studio generale del regime delle spiagge laziali e delle Isole Pontine”. Lo studio prese forma in due libri (con quel titolo), redatti, dopo studi, dagli ingegneri idraulici liguri Berriolo e Sirito dello Studio tecnico Volta  (già autori di uno studio generale sugli effetti della costruzione di porti turistici).

La Regione Lazio finanziò interventi a Terracina (rimasta dopo il 1964, pressoché senza spiaggia), Formia, Minturno che valsero a frenare e anche a bloccare (a certe condizioni) il processo di erosione. Andate a vederli. Sulla scorta dei soddisfacenti risultati, la Regione finanziò uno studio anche perla costa di Latina, in particolare per Foceverde. L’ing. Berriolo, dopo una serie di saggi locali, individuò l’intervento più promettente che consentì alla spiaggia antistante il ristorante “Giovannino a mare” di consolidarsi su una nuova e maggiore profondità di circa venti-trenta metri aggiuntivi di spiaggia.

Berriolo consegnò i risultati del suo progetto, accompagnandolo con una precisazione: i lavori da eseguire per consolidare quel positivo risultato raggiunto avrebbero dovuto prendere corpo entro e non oltre un paio di anni, pena la ripresa del fenomeno erosivo. Più volte Berriolo scrisse alla Regione e al Comune (ebbi la fortuna di leggere l’ultima lettera) e RACCOMANDÒ DI NON usare le scogliere con i massi di cava, perché avrebbero portato distruzione. Fatto sta che di anni ne passarono sei o  sette prima che il mare ricominciasse a “mangiare” spiaggia, stante la mancanza degli interventi proposti. E nel giro di un solo anno la spiaggia riscresciuta a Foceverde fu spazzata via da una mareggiata che mise in pericolo immanente la stessa struttura del ristorante  “Giovannino a mare”.

Lo stato di emergenza scosse le Amministrazioni e a protezione del ristorante fu creata una scogliera di pietra, proprio quella sconsigliata da Berriolo.  All’epoca un diligente ma sprovveduto assessore regionale di origini locali ottenne un finanziamento: la Regione gettò a  mare lo Studio Generale e il positivo progetto per Foceverde e pagò con bei milioni di lire (all’epoca c’erano ancora quelle)    i 4 o 5 “pennelli” che quasi tutti a Latina conoscono. Gli effetti di quei “pennelli” furono sbalorditivi: nel giro di un anno e mezzo il “mare d’inverno”  divorò ettari si spiaggia verso est (cioè verso Rio Martino-Sabaudia). Ed ora gli alberghi di Capoportiere sono esposti alla furia delle maree invernali, mentre la stessa Lungomare è stata “mangiata” a Sabaudia ed è in parte crollata (a suo tempo).

IL NUOVO PROGETTO “MIRACOLOSO”

Il Comune, che aveva dormito sonni tranquilli, si risvegliò a maggio del 2025, con un clamoroso progetto CHE I GIORNALI TITOLARONO COSI’: “ Erosione: l’unica salvezza sono le barriere rigide”. Cioè le barriere (“pennelli”) che avevano creato lo sfacelo tra Foceverde e Capoportiere fino al punto che durante un’invernata il mare occupò anche la Lungomare dalle parti della “lottizzazione Piattella”.

L’esperienza,dunque, non è servita a nulla ed ora si parla di costruire altri 12-13 “pennelli”, più lunghi di quelli attuali, a Capoportiere fino a Rio Martino. Il Sindaco di Sabaudia e i suoi consiglieri hanno fatto sentire la loro voce quasi sgomenta nella riunione i Regione del 17 dicembre scorso, ma non si fermi. E si faccia viva anche l’Associazione che si è formata qualche anno fa, dedicata all’ex Sindaco il geologo dottor Nello Ialongo, che da esperto della materia si è sempre ribellato contro l’ampliamento del porto di Anzio: figuriamoci contro una barriera di 12 o 13 “pennelli” alle porte di casa.

 

Pagine:12»