29 Dicembre, 2025 - Nessun Commento

PICCOLE CATTIVERIE SULLA CITTA’ DI LATINA

“Contrordine compagni”: era la vignetta con la quale il settimanale satirico “Marc’Aurelio” prendeva in giro, negli anni del dopoguerra, i comunisti che “abbozzavano” con un sorriso sghembo sulle labbra e una buona dose di fair play.

Quella vignetta mi è tornata in mente vedendo come è ancora ridotta la nostra sporca città di Latina. Avevamo creduto che dopo uno shutdowwn durato più di un anno, fosse scoppiata la pace tra Amministratori di Latina e Amministraori di ABC, l’azienda comunale per la pulizia urbana. Ci eravamo sbagliati, e, quindi: contrordine. Niente pace e niente revoca dello shutdown. E niente pulizia, per cui la città punta decisamente a guadagnare la Medaglia dell’Immondizia. Tutta colpa di  una controversia sulla interpretazione delle norme sui bilanci, esplosa poco fragorosamente, ma inesorabilmente, tra l’Assessorato alle Finanze (credo) e il Collegio sindacale di ABC. E Latina continua a portare il vessillo di città più sporca d’Italia (o poco meno).

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Ma, udite udite!, ci sono state novità attorno al giorno di santo Stefano. I “giardinetti” sono stati straordinariamente aperti (ma non al pubblico e non inaugurati)  per farci passare i tedofori delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, per cui il loro percorso è stato ramazzato per risetto della fiamma olipica. Chi ben comincia…  Ma con tutta calma, perché le prossime Olimpiadi ci saranno chissà quando.

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Ci fu un tempo in cui il neo Presidente della Fondazione del Centenario, Vincenzo Zaccheo,  profetizzò che le motonavi per le Isole Pontine sarebbero partite dalla spiaggia di Foceverde (da un nuovo porto appositamente da costruire) o dal porto di Rio Martino (insabbiato un anno dopo la sua inaugurazione, o giù di lì). Non era una boutade, ma passò alle cronache civiche come tale.

Ora, due giorni di pioggia  hanno rivelato la vera ragione per cui non si sturano le caditoie dei marciapiedi della Città, intasate da tonnellate di foglie che non vengono rimosse da un paio di anni. L’arcano (mai dichiarato a voce, ma è nei fatti) è che il Comune pensa di reintrodurre la palude in omaggio al Centenario. Ma altri opinano un diverso obbiettivo, più straordinario: fare di Latina (la Città dell’Acqua come la definiva profeticamente il defunto architetto Portoghesi), sempre per il Centenario, la nuova Venezia del Centro Italia, anche in omaggio all’apporto che i Veneti hanno dato alla bonifica. Dopo due giornate di pioggia (pardòn: un giorno e poche ore di più) tutti i marciapiedi di Latina sono diventati isole circondate dalle acque che non scolano. Qualcuno aveva pensato che quell’acqua- autentici laghi o prolungati fiumi –  servisse per trasportare a mare i cumuli di “monnezza”  depositati in tutta la Città: no, serve a creare nuove fonti di impiego, per i futuri costruttori di scafi a fondo piatto e di stuzze, che sostituiranno nella nuova Latina-Veneziata le automobili che attualmente la soffocano. Senza che il Comune pensi a soluzioni.

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