11 febbraio, 2019 - Nessun Commento

FORMIA, LA MORTE DI NINI’ MATTEIS

La politica della provincia di Latina ha perduto un suo onorevole esponente. Onorevole non nel senso di deputato, ma in quello di persona da onorare. Giovanni Matteis, il cui nome era ormai divenuto Ninì non solo per gli amici, ci ha lasciati venerdì 8 febbraio 2019. Aveva 89 anni, ed aveva subito qualche anno prima, un disperato intervento al cuore, in una notte delle festività natalizie di cui ricordava solo la gratitudine per la figlia che lo aveva soccorso. Il cuore stava cedendo e quell’intervento eseguito a Napoli gli regalò ancora alcuni anni di vita. Ma lo aveva certamente segnato, al punto che Ninì si era ritirato nella sua graziosa abitazione sulla Riviera orientale di FormIa.

Ninì Matteis era stato presidente dell’Ospedale del Dono Svissero di Formia, assessore e poi sindaco di Formia; assessore provinciale e poi Presidente della Provincia di Latina. Aveva percorso tutti i gradi che la vecchia politica imponeva ai suoi membri, chiedendo loro preparazione e serietà. Ninì aveva seguito la trafila fino al punto in cui quei politici o restavano nel gradino raggiunto, modesto o importante, o compivano la svolta. Ninì aveva meritato la svolta ed aveva assunto le responsabilità di cui abbiamo detto. Di chi ci lascia, si dice, non può che dirsi bene. Io mi trovo in questa situazione non perché Ninì sia morto a questo mondo, ma perché l’ho conosciuto e gli sono stato amico, non in quanto politico, ma in quanto persona intelligente, preparata, onesta, simpatica e soprattutto educata. In politica questa è una dote difficile a possedersi, perché la politica non ammette smancerie. Ma Ninì è sempre stato pieno di rispetto per gli altri, a cominciare dal fatto che non gli ho mai visto indossare un giubbotto in pubbliche occasioni: non l’ho mai visto con la barba incolta, neppure quando si era imposta come moda; non l’ho mai sentito pronunciare una parole fuori luogo. Sapeva parlare e sapeva relazionarsi con tutti: sia quando suo interlocutore era una persona del suo rango, sia quando colloquiava con la gente semplice che lo votava e alla quale era naturale rivolgersi a lui chiamandolo per nome, E lui rispondeva sempre con un bel sorriso e con una battuta in dialetto, sempre ben detta. In occasione delle ricerche che feci alcuni anni addietro per scrivere sui 50 anni della via Flacca, mi scrisse un paio di lettere che rivelano la sua conoscenza dei suoi colleghi politici, ed anche la sua franchezza di giudizio. Sapeva che non avrei mai rese pubbliche quelle lettere; io non gli avevo chiesto giudizi confidenziali, ma lui me li dette sapendo che poteva fidarsi della mia discrezione. Gliene fui grato, come gli sono grato per avermi raccontato tante cose di Formia e dei Formiani, a cominciare da quella “Rivolta dei pezzenti” che esplose negli anni anteguerra e che finì in un libro con quel titolo, di cui possedeva una delle pochissime copie ancora esistenti. Io ne feci una fotocopia dal suo esemplare.

Lui amava la sua Città ed amava i suoi concittadini. Ma non proprio tutti. Con qualcuno sapeva essere tranchant. Di un solo politico non accettava che si facessero critiche: si chiamava Aldo Moro e tutti sanno chi fu. Ninì non era solo un “moroteo” di ferro; era soprattutto un adoratore di Aldo Moro. Andava ad incontrarlo a Terracina, dove lo statista trascorreva i suoi brevi giorni di vacanza, ma era sempre in contatto con il suo entourage più stretto, ma il più delle volte direttamente coin Moro, al quale confidava i supi passi politici, ricevendone consigli che eseguiva come fossero ukàze. Moroteo di ferro, così come era formiano indiscusso: non si sottraeva alla polemica di campanile, nemmeno quando il campanile riguardava le due feste patronali che rievocano i due nuclei in cui Formia restò divisa a partire dal X secolo. A Castellone, S. Erasmo; Bbascio Mola, San Giovanni, di cui portava non a caso il nome. Ma erano sempre polemiche o prese in giro fatte coi guanti gialli e con il sorriso ironico che valeva più di qualsiasi filippica. Quando doveva esprimere un giudizio su chi non gli stava simpatico o non stimava, Ninì sapeva essere, insieme, feroce e discreto. Amante del calcio, amante di una vita distesa, sapeva quietare le acque della polemica con grande signorilità e magari con una battuta. Sono sinceramente dispiaciuto di non averlo potuto salutare il giorno in cui la Città e la Famiglia gli hanno tributato un grato ricordo in occasione delle esequie. Era un momento in cui non potevo sottrarmi a precisi doveri familiari. Ma ho Ninì nel cuore e nel ricordo, e lui lo sa e mi ha sicuramente perdonato. Ciao Ninì.

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