14 agosto, 2012 - Nessun Commento

MUSSOLINI A PONZA E LE SPIATE A KAPPLER
I telegrammi segreti

Mussolini e Hitler (foto da Wikipedia)

Dopo l’arresto a Villa Savoia del 25 luglio 1943, Mussolini venne trasferito a Gaeta e qui imbarcato per l’isola di Ventotene, e poi per Ponza, dove sbarcò il 29 luglio e dove venne alloggiato in una villetta sul mare di Santa Maria, oggi albergo.

27 luglio 1943. “La marcia da Roma era stata resa angosciosa dall’afa che i finestrini semi-aperti della macchina che trasportava il duce non riuscivano a lenire. E c’era il timore di incontrare qual-che posto di blocco tedesco. Il tratto più preoccupante furono le salite di Itri, che con pendenze e curve si prestavano alla sorpresa di chi avesse voluto intercettare l’auto. Passarono senza problemi anch’esse e giunta alle porte di Formia, la piccola pattuglia di automobili piegò decisamente a destra, imboccando la stretta strada litoranea che in tre o quattro chilometri conduceva a Gaeta. Lungo Corso Attico, le ronde assi-stettero indifferenti alla sfilata delle vetture. Arrestatesi presso il pontile Cíano, ora distrutto, le auto scaricarono alcuni civili. Poche rapide mosse e il gruppetto si avviò all’imbarco. Mussolini giungeva per l’ultima volta a Gaeta che lo aveva avuto spesso ospite. Un rapido sguardo alla sagoma di Monte Orlando e alla città dormiente e oscurata, e il duce mise piede sulla lancia che si staccò dal pontile. Verso le ore 2, la corvetta «Persefone» salpava le an-core e prendeva il largo, scortata da un cacciatorpediniere, con i suoi nuovi ospiti borghesi. Doppiata Punta dello Stendardo l’unità assunse la rotta delle Isole Pontine. La navigazione fu tranquilla, il mare era calmo e nessun velivolo comparve a disturbare il piccolo convoglio. La presenza a bordo dell’ex capo del Governo non sfuggì all’equipaggio, fin dal giorno prima sull’avviso che qual-cosa di grosso sarebbe accaduto. Malgrado fosse ormai noto da 48 ore che Mussolini era stato destituito dal re, alcuni marinai non riuscirono a nascon-dere un senso di rispetto verso chi aveva comandato fino a poche ore prima su tutto e tutti. Appena Mussolini salì in coperta i marinai improvvisarono una piccola cerimonia, offrendogli un’anguria sulla cui corteccia qualcuno aveva inciso con un temperino la dedica «al Duce, l’equipaggio». La massima parte del tempo, però, l’ex-duce la trascorse in plancia, sorvegliano dall’Ispettore di P.S. Polito e da un Ufficiale dei Carabinieri che lo avevano accompagnato da Roma, insieme al contrammiraglio Maugeri e alcuni ufficiali. All’alba del 28 luglio la corvetta avvistò l’isola di Vento-tene. Dopo poco la nave manovrava in prossimità del porto, ar-restando la marcia e dando fondo. L’improvviso arrivo delle unità militari suscitò curio-sità sull’Isola, malgrado l’ora. La curiosità crebbe quando sulla banchina del porto sbar-carono Maugeri e l’ispettore Polito, che presero contatti con il Commissario di P.S. Marcello Guida, che dirigeva il confino politico. Gli ospiti misero a parte il Commissario della situazione. Qualche orecchio indiscreto, l’inatteso arrivo delle due unità militari nell’Isola e le notizie trasmesse dalla radio il giorno prima consentirono ai confinati di intuire quello che stava accadendo. Numerosi di essi si radunarono sulla piazza e sulla piccola strada in discesa che conduce al porto, trattenuti dalle guardie, sia pure con un rispetto maggiore di quello che era stato loro riservato fino a tre sere prima. La notizia che Mussolini era stato destituito da Vittorio Emanuele III era caduta sul confino con un grosso tonfo. Scoccimarro, Pertini, Secchia, Longo, Terracini, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e altri avevano rivendicato immediata-mente due cose: libertà di movimento sull’Isola e organizzazione del «rimpatrio». Era il c.d. “governo di Ventotene”. Appena fu nota la ragione dell’arrivo a Ventotene della «Persefone» col suo importante ospite, anni di repressione provocarono un fermento tra coloro che l’importante ospite aveva provveduto ad escludere dalla vita civile da cinque, dieci, e persino venti anni. Guida rappresentò all’ammiraglio Maugeri e all’ispettore Polito i problemi che una permanenza di Mussolini gli avrebbero procurato, e poco dopo il grup-petto risaliva sulla «Persefone» che in pochi minuti salpava le ancore riprendendo il largo, stavolta con rotta su Ponza, dove giunse attorno alle ore 10. La «Persefone» dette fondo lontano dal molo Musco. Il commissario di P.S. e il Maresciallo dei Carabinieri Ma-rini accolsero con ansia gli eventi. Stava per cadergli addosso una responsa-bilità grossa, né sapevano come contenersi davanti all’ex-duce: se ricordando il 25 luglio o se assumendo l’atteggiamento riservato, comunque, a un pri-gioniero”. (Da I giorni della guerra in provincia di Littoria, di P.G. Sottoriva, 1974).
Scrive Pietro Nenni nel suo diario di confinato a Ponza: “Verso le dieci la corvetta G.40 ha fatto il suo ingresso nel porto e ha gettato l’ancora a cento metri dal molo. Un generale e alcuni ufficiali sono scesi a terra. Grande curiosità nel paese e al campo. Andirivieni di ufficiali attorno alla capitaneria. L’unica automobile dell’isola e’ stata mobilitata dal direttore del campo per una corsa all’interno in direzione di Santa Maria…
“Sono le undici quando una barca si stacca dai fianchi della corvetta e prende la direzione di Santa Maria, una frazione a un tiro di schioppo da Ponza. Sono a bordo un civile (che poi apprendo essere Mussolini che sul momento non riconosco) e sei carabinieri”. Mussolini sarebbe stato sistemato in una palazzina a due piani, davanti alla spiaggia di Santa Maria: oggi e’ la Pensione Silvia. Vi sarebbe rimasto sino all’alba del 7 agosto, quando venne trasferito all’isola della Maddalena, prima del definitivo spostamento al Gran Sasso.
Nenni scrive ancora: “Scherzi del destino! Trenta anni fa eravamo in carcere assieme, legati da un’amicizia che sembrava dover sfidare il tempo e le tempeste della vita, basata come era sull’odio comune della società borghese e della monarchia e sulla volontà di non dare tregua al nemico comune. Oggi eccoci entrambi confinati sulla stessa isola; io per decisione sua, egli per decisione del re e delle camarille di corte, militari e finanziarie, che si sono servite di lui contro di noi e contro il popolo e che oggi di lui si disfano nella speranza di sopravvivere al crollo del fascismo”. Appena Mussolini fu sbarcato il senso della gerarchia pre-valse e il maresciallo Marini, dopo un «attenti» perfetto e un saluto alla visiera altrettanto impec-cabile, si avvicinò all’ex-duce premurosamente. I preliminari furono esauriti rapidamente. Mussolini fu accompagnato verso una casetta bianca sulla spiaggetta di S. Maria- Quella costruzione richiamava precedenti: proprio là era stato confinato Ras Immerù, che dall’Etiopia era stato trasferito a Ponza per essersi incautamente opposto alla fondazione dell’Impero. Il 29 luglio Mussolini com-piva il sessantesimo anno. Iniziarono gli 11 lunghi giorni di Ponza: scrisse a Badoglio ringraziandolo per le attenzioni riservate alla sua persona; si lasciò andare a dichiarare che la sua maggiore umiliazione sarebbe stata quella di essere restaurato ad opera del Reich; tradusse in tedesco le Odi Barbare di Carducci; ebbe colloqui con il parroco, mons. Luigi Maria Dies, al quale affidò, insieme a mille lire, l’incarico di celebrare una messa in suffragio del figlio Bruno, morto in un incidente aereo a Pisa; soffrì dei suoi soliti dolori di stomaco, che gli ospitali ponzesi cercarono di lenire con il latte dell’unica vacca presente nell’Isola.
Non poté comunicare con la famiglia per evitare che i tedeschi identificassero il luogo in cui era custodito, e in effetti solo il 2 agosto un telegramma di Kappler annunciava la scoperta a Ponza dell’amico di Hitler. Tale scoperta viene attribuita dal’ufficiale tedesco a “fonte affidabile all’interno dell’arma dei carabinieri”. Chi fu quella fonte? Verrebbe da pensare al maresciallo Marini, comandante la stazione di Ponza, che ebbe per il prigioniero sempre riguardi, e che nel dopoguerra pubblicò un racconto a puntate di quelle giornate. Ma circola anche voce che fosse stato involontariamente uno dei 14 carabinieri che sorvegliavano la bianca casetta di S. Maria. Scrivendo alla sua fidanzata, che prestava servizio a Roma nella casa di un commerciante spesso in contatto con i tedeschi, il milite disse che aveva con altri com-militoni l’incarico di sorvegliare un personaggio molto impor-tante. Non fu difficile alle SS fare due più due. Il 7 agosto Mussolini fu prelevato che era ancora notte per essere trasferito all’isola della Maddalena, qualche ora pri-ma che Mons. Dies celebrasse messa per il figlio Bruno.
Ecco i telegrammi che Kappler e altri del comando romano trasmisero a Berlino per tenere costantemente informato Hitler, che aveva subito ordinato la ricerca e la liberazione del suo alleato, che poté essere prelevato solo il 12 settembre del 1943..
Da Roma a Berlino,
2 agosto 1943,
ore 14.57.4
All’attenzione del comandante delle Ss, urgente. Tramite Pagnozzi (che è in contatto con
una fonte affidabile all’interno dell’Arma dei carabinieri), Dollman ha appreso che il Duce
si trova dall’altro ieri nell’isola di Ponza, tra Gaeta e Napoli. Informerò immediatamente il
generale Student.
F.to: Kappler.
Da Roma a Berlino,
6 agosto 1943,
ore 18.42.14
Donna Rachele Mussolini non si trova a Ponza, come riferisce Dollman, ma a Rocca delle
Caminate, nei pressi di Forlì.
F.to: Kappler.
Da Roma a Berlino,
10 agosto 1943,
ore 17.30.33
Il Duce si trova sicuramente a Ponza, malgrado circolino voci in senso contrario.
F.to: Kappler.
Da Roma a Berlino,
10 agosto 1943,
ore 18.57.34
Si apprende da una fonte confidenziale della polizia che Stracca e Agnesina [sic] sono stati
arrestati il 2 agosto perché progettavano di liberare il Duce mentre transitava da Gaeta,
sulla via di Ponza. Si dice che una delle cento guardie [personali del Duce] li abbia traditi.
F.to: Kappler.
Da Roma a Berlino
11 agosto 1943
ore 9.03.35
Un monsignore del Vaticano ha incontrato ieri Del Re (che egli conosce come fascista) per
comunicargli la seguente informazione: l’ambasciatore inglese in Vaticano è stato
informato che il Duce si trova nell’isola di Ponza. […].
Da Roma a Berlino,
14 agosto 1943,
ore 17.01.44
Il Duce è stato evacuato da Ponza il 12 agosto. Stiamo indagando in ogni direzione per
scoprire dove si trovi attualmente. Le nostri fonti sono i commissariati di polizia, Piscitelli
e Dollman.
F.to Kappler.
Da Roma a Berlino,
1 settembre 1943,
ore 7.24.80
Giorni fa, a Gaeta, numerosi soldati italiani hanno preso parte ai festeggiamenti organizzati
dai comunisti per la liberazione di un gruppo di prigionieri politici.
F.to: Kappler.
Da Berlino a Roma,
10 settembre 1943,
ore 20.49.89
Il Comando dei servizi di sicurezza ordina che la liberazione di Mussolini e di sua moglie
sia eseguita con determinazione assoluta, con tutti i mezzi a disposizione e a qualsiasi
condizione. Se necessario, possiamo assistervi da qui. […].
F.to: Hoettl
Da Roma a Berlino,
12 settembre 1943,
ore 14.45.95
Questa mattina alle ore 10.00, il commando di paracadutisti agli ordini di Skorzeny ha
iniziato l’operazione sul Gran Sasso. Attendiamo ancora la conferma del buon esito
dell’azione. Il commando deve tornare alla base solo nel caso il Duce sia nel frattempo
arrivato in Germania.
F.to: Kappler.
Da Roma a Berlino,
12 settembre 1943,
ore 18.11.96
La liberazione di Mussolini è stata portata a termine con successo. La partenza per Vienna,
dall’aeroporto di Pratica di Mare, è avvenuta alle ore 17.00. Siete pregati di convocare a
Vienna i funzionari più importanti delle Ss e della polizia.
F.to: Kappler

(*) Debbo ringraziare Lorenzo Tonioli, appassionato ricercatore di storia della II Guerra mondiale che mi ha segnalato il volume da cui questi telegranmmi sono tratti: L’Italia del ’43 nei telegrammi nazisti (Roma- Berlino, luglio-novembre), National Archives, Kew Gardens, Surrey, Gran Bretagna, A cura di Mario J. Cereghino, 2007.

10 agosto, 2012 - 1 Commento

PROVINCE UNITE NEL SEGNO DI DONATO
L’atleta nato a Latina vive a Frosinone

Il salto vincente di Fabrizio Donato

Prove di province unite (tra Latina e Frosinone), attraverso Fabrizio Donato, l’atleta nato a Latina e cresciuto sportivamente a Frosinone, che ha dato ad entrambe le sue radici territoriali la grandissima soddisfazione di una medaglia olimpica. L’ha conquistata saltando il “triplo” a Londra e si prende la soddisfazione a 36 anni. Non e’ un pischello, dunque, ma e’ uno tosto. Potrebbe essere la dimostrazione Che l’unione fa la forza e che l’adagio puo’ applicarsi anche a Pontini (Marittima) e Ciociari (Campagna) E’ solo un giochino, ma con alcuni significati, non vi pare?

8 agosto, 2012 - Nessun Commento

IL PARCO DEL CIRCEO, UN SOPRAVVISSUTO PERENNE
IL MINISTRO CLINI BATTA UN COLPO

Il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini

L’ultima notizia sul Parco del Circeo è la decisione di sette membri del Consiglio Direttivo (tutti quelli presenti alla seduta del 7 agosto 2012) di dimettersi, in segno di unitaria protesta per l’ulteriore taglio dei già scarsi fondi assegnati per la sua gestione (improbabili ad assicurarne la sopravvivenza). Torniamo, perciò, a 50 anni fa, quando un giornalista americano, parlando dello “stupro del Parco” in relazione al massacro edilizio che vi si stava compiendo, evidenziava anche il rischio della sua cancellazione dagli elenchi dei luoghi censiti dall’Unesco come luoghi da tutelare. Quegli anni di crisi furono superati grazie ad una intelligente sollevazione comune e all’alleanza tra il Parco – all’epoca diretto dal Forestale Enrico Ortese – e il Ministero dell’Agricoltura e Foreste (all’epoca competente), nella persona del Direttore Generale Alessandrini. Il Parco rinacque, trovò forza e convincimento, si affermò e salvò l’identità naturalistica dell’area, consentendole di poter continuare a proporsi come ambiente “diverso” e meritevole di essere goduto: ossia consentendole di fare un turismo valido e produttivo di ricadute economiche. Vero è che negli stessi anni mai è venuto meno l’attacco contro chi si faceva portavoce di questo elementare principio: senza risorse ambientali non si fa turismo. Poi è venuta l’occasione: il desiderio di riportare in loco il centro di potere e di gestione (l’Ente Parco), potere frainteso dall’esercizio di un’azione di mero consumo del territorio portata avanti proprio da rappresentanti locali, ha consegnato il Parco ad una nuova devastante crisi. C’è stata una difesa feroce da parte di alcuni illuminati che hanno lavorato per tutti; ma c’è stato anche lo scardinamento di alcuni principi basilari di conduzione, ad iniziare dal dualismo tra l’ “amministrazione” del Parco e il Corpo Forestale dello Stato. Un dualismo inatteso e quasi letale. Ad esso poi si è aggiunta la politica dei “tagli lineari” di spesa, che ha ridotto a zero le risorse finanziarie indispensabili a salvare questo incommensurabile bene. Le dimissioni in massa dei Consiglieri sono un gesto di protesta indirizzato al Ministero dell’Ambiente, che è retto in questi mesi da un ministro pontino, Corrado Clini. Da lui lui il Parco Nazionale del Circeo si attende una risposta. E, nel frattempo, questa è la cronaca dei fatti.

“Si è svolta oggi l’ultima riunione del Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Circeo che ha approvato il Rendiconto generale 2011 e gli atti relativi compreso l’elenco dei residui al 31.12.2011. E’ stata inoltre sottoscritta la convenzione con la Fondazione Cesaretti tesa a sviluppare analisi socioeconomiche che il Consiglio in prima battuta ha ritenuto debbano essere destinate al comparto agricolo. L’occasione è stata anche quella di fare un bilancio sulle attività dell’Ente degli ultimi anni, il Consiglio all’unanimità ha condiviso l’importanza del grande lavoro svolto concretizzatosi nel Piano e nel Regolamento del Parco. Ha inoltre condiviso che l’Ente ha prodotto una diversa percezione nell’opinione pubblica rispetto al ruolo del Parco e a quanto questo possa davvero rappresentare una enorme risorsa per il territorio. Considerando perciò la difficoltà operativa in cui l’Ente è costretto ad operare, tutti i Consiglieri presenti hanno ritenuto di dover esprimere un richiamo forte alle istituzioni per individuare soluzioni idonee non solo al funzionamento dell’Ente ma anche allo svolgimento di tutte le funzioni attribuite per legge, dalla tutela alla promozione socioeconomica, dall’educazione ambientale alla vigilanza e prevenzione.
Tutti e sette i Consiglieri presenti (Blasi, Carrabs, Cipparone, Di Marco, Ialongo, Lucci e Schiano) hanno pertanto deciso di rassegnare le dimissioni approvando il seguente testo:
“I seguenti Consiglieri dell’Ente Parco Nazionale del Circeo,
Preso atto della situazione strutturale e finanziaria nella quale si trova l’Ente, unico parco che deve affrontare un tale livello di scarsità di risorse notevolmente sotto il livello minimo di sussistenza;
Nel ringraziare lo staff del Parco per il tramite del Direttore, per l’impegno finora assunto di garantirne il funzionamento nonostante tale situazione al limite;
Pur consapevoli che l’Ente è nell’imminente vigilia di un probabile commissariamento;
Ritengono necessario presentare le proprie dimissioni
Al fine di rendere maggiormente evidente la situazione di estrema crisi strutturale in cui versa l’Ente, situazione che necessita di una soluzione radicale che vede in una diversa strutturazione di pianta organica e di bilancio la possibilità di svolgere le funzioni di legge.
In tal senso rivolgono un appello preoccupato, per quanto di competenza, al Ministero Ambiente e Tutela del Territorio e del mare e alla Regione Lazio affinché si possano trovare rapidamente le soluzioni più idonee, ed un appello anche al CFS perché si possa aumentare il rapporto di collaborazione e di partecipazione per la difesa e valorizzazione del Parco per una gestione delle aree demaniali coerente con gli obiettivi individuati dal Piano.
I sottoscritti Consiglieri auspicano infine che si possa compiere l’adozione e l’approvazione definitiva del Piano e del Regolamento del Parco per trovare una concreta occasione di tutela e promozione di questo territorio in modo condiviso e partecipato”.