3 Aprile, 2023 - Nessun Commento

RISTORANTI E TRATTORIE DI UN TEMPO

di ciaccioDopo aver percorso nei suoi libri tavole imbandite,  dolci e  gelati dell’ex regno dei Borboni di Napoli e della cucina del Golfo di Gaeta, Bruno Di Ciaccio si è dedicato a rintracciare i laboratori culinari di Gaeta. La Gaeta di un tempo, quando anche chi scrive, ancora molto giovane, andava alla ricerca delle buone tavole di Formia, Gaeta, Minturno, posti dove si poteva mangiare qualcosa di più di una pizza, a patto che il conto finale fosse compatibile con la povera scarsella di cui disponeva.

Bruno Di Ciaccio, per ora, si è dedicato a rintracciare ricordi fumanti e ambienti gustosi nella sua Gaeta e al termine della sua ricognizione – fatta con il prezioso aiuto di ricordi personali e di antichi protagonisti nelle cucine non ancora stellate – ha scritto un delizioso libro che ha, ovviamente, per titolo “Gaeta, ristoranti e trattorie di una volta”.

Sono poco più di un centinaio di pagine, nelle quali Di Ciaccio ci porta per mano in un viaggio nel passato (diciamo a partire dal dopoguerra), che a chi ha vissuto in quei luoghi e in quelle esperienze suscita una tenera malinconia fatta non solo di pasti serviti a tavole ricche come “’A ‘o Re Burlone” o a banchi assai più modesti, ma ugualmente ricchi di sapori, odori e personaggi. Ecco, quindi, che sotto gli occhi del lettore curioso e anche un po’ romantico scorrono nomi ancora oggi noti e che offrono ai clienti pasti gustosi, ma anche a luoghi che ormai sono vivi solo nel ricordo che ne fa Di Ciaccio. Voglio nominarli tutti perché è un peccato perdere, anche in un modesto ricordo come questo, il valore che tutti questi luoghi ebbero: Masaniello, La Salute,  Grotta Azzurra, Taverna del Marinaio, La Saliera, A ‘o Re Burlone, nella Gaeta medievale; e nel Borgo: La Trattoria di Zingriglie, La Piemontese, Trattoria Roma, La Tavernetta, Da Francesco, Gambero d’Oro, La Spera, La Pagliarella, Colibrì, Hostaria La Rete, La Paranzella, Sciam Sciam, La Gazelle d’Or. Nomi ancor oggi presenti alla mente del buongustaio o ormai relegati nel deposito dei buoni ricordi di un tempo antico. Non sono pagine dove ci si crogiola ad imparare ricette ormai scomparse, ma fogli che rievocano antichi profumi destinati a restare ancora sospesi nel tempo e negli spazi che occuparono.

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