7 novembre, 2022 - Nessun Commento

6/ LATINA E L’AGRO PONTINO TRA GUERRA E DOPOGUERRA LA CASSA PER IL MEZZOGIORNO

di  Pier Giacomo Sottoriva

Il boom economico, la demografia, la cultura

A dare impulso allo sviluppo economico e alla sua trasformazione da agricolo a industriale e dei servizi, parte fondamentale la svolse, come si è accennato, un nuovo soggetto pubblico:la Cassa per il Mezzogiorno, istituita con legge 6 agosto 1950, n. 646, allo scopo di finanziare iniziative industriali nel sud d’Italia. Latina fu inclusa nel suo perimetro e la vicinanza a Roma agevolò una serie di insediamenti a partire dal triangolo Aprilia-Cisterna- Latina. L’intensità del fenomeno fu tale che, già nel 1955 erano stati insediati oltre 80 stabilimenti manifatturieri con più di 10 addetti (contro i 54 stabilimenti censiti nel 1951). Di conseguenza, dalla metà degli anni ’50 mutano rapidamente gli scenari economici e sociali con il decollo della presenza industriale in provincia, testimoniata dalle seguenti cifre  relative alle unità locali manifatturiere con oltre 10 addetti rilevate nei primi due censimenti: al 1951 esse erano 54, con 2.300 addetti, ma solo 6 di esse superavano i 100 dipendenti (era, significativamente, lo stesso numero della fase pre-bellica); nel 1961 le unità locali sono già divenute 153, con circa 9.500 addetti, mentre quelle con dimensione superiore a 100 arrivano a 24; nel 1971, infine, raddoppiano gli stabilimenti, giunti a 306, e triplicano gli addetti (25.800). Questi dati delineano l’andamento del processo di industrializzazione, per cui negli anni ’50 si consolida una prima struttura industriale di medie dimensioni, basata in particolare sui rami agro-alimentare e dei materiali edili. Negli anni ’60 si verifica la più consistente crescita del sistema manifatturiero, grazie soprattutto alla localizzazione di numerosi gruppi multinazionali: il saldo nel decennio è di 153 opifici con 16.300 addetti, che introducono nuovi rami produttivi: il metalmeccanico e l’elettronico, il chimico- farmaceutico e il tessile ed abbigliamento. Ne nasce un forte impulso all’urbanizzazione del territorio, che innesca nuova crescita delle attività di costruzione: le imprese edili passano da 105 del 1951, a 247 del 1961, a 835 del 1971 e alle 1.893 del 1981, quando l’occupazione di settore sfiora gli 8.400 addetti. In pochi anni, quindi, si registra una autentica rivoluzione, che non ha solo carattere settoriale, ma è di natura culturale, perché impone modifiche radicali dei comportamenti individuali e familiari, quando non addirittura di intere comunità: col pendolarismo, col sindacalismo, con l’esigenza di formazione scolastica, con l’utilizzo del tempo libero, e con una nuova forte mobilità immigratoria, sia dalla collina che dal Mezzogiorno d’Italia.

Gli effetti sono stati, insieme, sconvolgenti ed esaltanti: le risorse ambientali hanno subìto gravi danni, a causa della indiscriminata urbanizzazione di grandi parti del territorio; centri come Aprilia e Latina passano in qualche decennio da 7.000 a 40.000 e da 35.000 a 94.000 abitanti, mentre le zone più interne presentavano segni di spopolamento.

A Latina nascono nuovi centri di servizi e di promozione, sia pure con qualche diversificazione. Viene insediata la Dat (Direzione Aerea Territoriale) come strumento della Nato, con la scuola di telecomunicazioni; e viene iniziata la costruzione della centrale nucleare termoelettrica di Borgo Sabotino (costruita tra il 1958 e il 1962), che stimola la fantasia, sintetizzata dalla frase “dalla palude all’atomo”, che andò in voga in quegli anni, prima di passare al forte scetticismo e al rifiuto di una presenza giudicata ingombrante e pericolosa. E, difatti, la Centrale sarebbe stata chiusa nel 1987. (6/continua)

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