18 marzo, 2022 - Nessun Commento

MA I SOLDATI HANNO IL DOVERE DI ESSERE PRONTI A COMBATTERE?

esercitoDunque: è accaduto che il Ministero della Difesa abbia emessa una circolare ai Comandi militari esortandoli a curare l’addestramento dei soldati “in modalità di combattimento”. Ed è accaduto che più di qualcuno si sia meravigliato di “tanta bellicosità” del nostro Governo, che, perciò, sarebbe diventato fomentatore di guerre. Noi Italiani sappiamo di essere sempre diversi gli uni dagli altri. La frase classica è che gli Italiani sono milioni di Direttori Tecnici della Nazionale di calcio. Ognuno la vede a modo proprio e lo fa sapere con tutti i mezzi a disposizione. Anche io lo sto facendo qui e in questo momento. Esercito il diritto al dissenso contro i dissenzienti della circolare governativa. E lo faccio ponendo a me stesso – e ai miei pochi Lettori – qualche domanda.

1.Sanno i dissenzienti che l’Italia ha rinunciato all’arruolamento di massa (la c.d. leva dei giovani)?

2. Perciò: sanno che il nostro attuale Esercito (meno di centomila arruolati e stipendiati) è un esercito di “volontari” e di “professionisti” delle armi?

3. E che cosa deve fare un professionista, stare con le mani in mano o essere in ogni momento pronto ad esprimere la propria professionalità? Cioè essere pronto al combattimento (vedi, ad esempio, le “missioni di pace” che svolgiamo per l’ONU in vari teatri del mondo)?

4 E, allora, perché mai ci si meraviglia di una circolare che invita dei professionisti ad esserlo in ogni momento, specie quando la guerra si combatte a poche migliaia di km di distanza? Ci si dovrebbe, invece, meravigliare se lo Stato Italiano (datore di lavoro di quei professionisti) abbia sentito il bisogno di esortare i propri professionisti volontari in armi a non stare seduti con le braccia incrociate e a tenersi pronti a fare quello per cui sono pagati.

Noi Italiani siamo strani: ci lamentiamo che si paghino 95 mila uomini per vestire una divisa e usare le armi, ma accettiamo che si divertano a giocare ai soldatini.

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