16 novembre, 2021 - Nessun Commento

PIOGGE, INCENDI E CATTIVA URBANISTICA HANNO COLPITO ITRI. QUANDO TOCCHERA’ A FORMIA?

itriLe piogge di scirocco che hanno caratterizzato nel Lazio meridionale la prima settimana di Novembre, si sono concentrate, come ormai è divenuta abitudine climatica, sul versante collinare del Golfo di Gaeta , e, in particolare, sugli Aurunci tra Itri e Minturno. Ne è, quindi, rimasta coinvolta anche Formia. I danni peggiori li ha subìti Itri che, nella notte tra il 3 e il 4 novembre ha subìto una autentica alluvione nel settore pù alto, dove si sono agglomerate alcune abitazioni e dove la strada di servizio della località è divenuta un torrente di fango. Gli insediamenti edilizi, accompagnati dagli incendi che hanno decorticato i declivi montuosi, hanno fuso gli effetti disastrosi del distacco di grossi volumi di terra e dell’ingombro dei displuvi naturali, concentrando una massa considerevole di fango e pietre lungo lo “scivolo” della strada che ha trascinato potenti masse di detriti più a valle, lacerando tutto ciò che ha trovato davanti. Un danno mai prima rilevato che, pertanto, va sicuramente addebitato agli incendi, ma anche alla politica di occupazione dei suoli montuosi con disordinati insediamenti mai prima esistiti. Il che riguarda pressoché tutto l’ampio territorio di Itri e fa preconizzare il ripetersi di altre catastrofi analoghe. L’uomo non è padrone della montagna, ma è padrone dei suoi destini. E se Itri si è espansa negli ultimi 15 anni su tutto il suo vasto territorio montuoso con case e strade che hanno rotto tutti gli equilibri originari, non potrà non aspettarsi ancora disgrazie del genere. (la foto è stata pubblicata dal Comune di Itri sulla pagina Facebook)

Lo stesso, ahimè, potrà accadere a Formia, che ha letteralmente deciso di prendere d’assalto la montagna che si erge alle sue spalle, caricandola di aggregati di case e di lottizzazioni. Poiché anche Formia è zona di concentrazione delle piogge invernali, non è azzardato chiedersi quando avverrà lì quel che è che è avvenuto a Itri. Con una piccola ma pericolosa differenza: che l’acclività dei monti di Formia è molto più accentuata; che le strade sono, pertanto, più corrivanti; e che allo sbocco dei torrenti da pioggia sorge una città e prima ancora un antico borgo che si chiama Castellone. Poiché tutta l’area che porta a Santa Maria La Noce è interessata a insediamenti montani, in zone non servite da infrastrutture, cosa accadrà se si dovrà registrare qualche bomba d’acqua? Già ora ogni piccolo piovasco mette in crisi il sistema idrico; Acqualatina sta diventando un’industria per la distribuzione dell’acqua con autocisterne, e Castellone sembra una zona di guerra con gente che va a raccogliere acqua coi secchi, come 80 anni fa. Cosa avverrà se cominceranno distacchi di terre (anche qui colpite da incendi estivi)? Altri torrenti di fango che investiranno l’antico borgo, ad alta concentrazione abitativa e commerciale? Facciamo le corna. Ma gli scongiuri non hanno mai salvato nessuno. Ci pensino bene i politici che hanno venduto Formia a chiunque abbia voluto costruire (malissimo).

 

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