1 dicembre, 2020 - Nessun Commento

L’ECCIDIO DI COSTARELLA A TRIVIO: NON FURONO LE SS MA UN REPARTO DELLA 94^ DIVISIONE DI FANTERIA TEDESCA

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Lo scorso ottobre Formia ha ricordato uno degli eccidi di cui si resero responsabili reparti armati tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. L’episodio è ormai noto come “L’eccidio della Costarella”, il rilievo collinare alle spalle di Trivio e di Maranola, dove vennero radunati nove uomini che avevano tentato di sfuggire al rastrellamento di forze di lavoro coatto da impiegare sulle propaggini tirreniche della Linea Gustav. Qui, dal Novembre 1943 fino a maggio del 1944, si svolse una sanguinosa serie di scontri tra le truppe germaniche assestate sulla linea invernale dopo che Napoli era caduta in mani alleate, e le stesse truppe alleate. La resistenza sulla Gustav, che sfruttava le asperità collinari e montane che da Cassino scendono fino al mare del Golfo di Gaeta,  accompagnando il
fiume Garigliano, e che impedivano agli Alleati di schierare in campo l’enorme parco meccanico (tank, cingolati, jeep, autocarri, semoventi  e quant’altro) di cui disponevano e che sovrastava quello tedesco, la resistenza, dicevo, venne meno dopo l’11 maggio 1944 quando lo schieramento alleato lanciò l’offensiva finale. Furono soprattutto i reparti di goummiers del Corps Expetitionnaire Française ad operare la prima frattura della linea di difesa sulle colline che circondano Castelforte, e nel giro di 48 ore il Comando germanico dette l’ordine generale di ripiegamento per evitare di essere circondato e  neutralizzato.
Nelle precedenti lunghe settimane invernali la forza d’urto alleata fu frenata da una feroce ed abile difesa tedesca che costò molto sangue alle truppe anglo-americane e francesi. Ma costò molto anche alle popolazioni dell’entroterra aurunco-pontino (Castelforte, SS Cosma e Damiano, Minturno) e della Ciociaria, e a quelle rivierasche (la stessa Minturno, Formia, Gaeta) che furono martellate dai cannoni e dalle incursioni aeree alleate, e subirono numerosi rastrellamenti tedeschi che volevano procurarsi manodopera coatta per rinforzare le difese. Il 26 novembre 1943 un reparto armato tedesco si portò nell’abitato collinare formiano di Trivio per rastrellare uomini. Alcuni di essi, avvedutisi dell’operazione in corso, cercarono di sottrarvisi fuggendo verso l’alta collina, ma i tedeschi se ne accorsero, li inseguirono e li catturarono. Erano in otto e i loro nomi si ricordano ogni anno: Ersilio Fiiosa di 18 anni,Giovanni Filosa di 73 anni,  Francesco Filosa e Antonio Guglielmo, di  38 anni, Salvatore Marciano di 37 anni, Alfredo Lagni di 35 anni,
Angelo Nocella di 34 anni e Luigi Filosa di 30 anni. Furono catturati, radunati su uno spiazzo in montagna e, alla presenza dei parenti e di altri cittadini, vennero massacrati a colpi di mitra come “insegnamento” a chi avesse voluto imitarli.
Di quell’eccidio si parla abitualmente attribuendolo alle Schutz Staffeln, le famigerate SS. Ma una ricerca più accurata condotta da
Lorenzo Tonioli, di Bologna, ha quasi definitivamente accertato che le SS, stavolta, non c’entravano affatto. Secondo gli studi del professor Lutz Klinkhammer, studioso di stragi naziste in Italia e autore di una ricerca sulle truppe tedesche operative in Italia, nella zona di Formia in quel periodo non esistevano reparti stabili delle SS, ma, piuttosto, secondo il data base dell’Istituto Storico Germanico di Roma, una batteria del 49mo Reggimento corazzato e soprattutto la 94ma Divisione di Fanteria “che era presente anche a Trivio e Maranola”.
La conclusione, quindi, è che con tutta probabilità l’eccidio fu consumato da uomini di questa unità militare. Non va dimenticato che il 26 novembre 1943 è una data molto vicina a quella del 13 ottobre in cui l’Italia del Regno del Sud, il cui governo era guidato dal generale Badoglio, aveva dichiarato guerra alla Germania, per cui i tedeschi da alleati erano divenuti nemici e sicuramente questa circostanza pesò molto sul radicale cambiamento dei rapporti tra militari occupanti e popolazione civile. In provincia di Latina tra il 1943 e il 1944  si registrarono altre tre stragi documentate: a Cisterna di Littoria (febbraio 1944, 11 uomini e una donna mitragliati  e finiti a colpi di granata in località Pratolungo); a Santa Maria Infante (Minturno) pochi giorni dopo l’eccidio di Cisterna furono rastrellati e uccisi uomini, qualche donna e persino un bambino, sorpresi mentre cercavano di recuperare qualche cosa dalle case che avevano dovuto abbandonare; e a Borgo Montenero (San Felice Circeo), dove furono trucidati, al termine di una drammatica decimazione su venti uomini rastrellati, cinque uomini che furono fucilati alla presenza della folla fatta radunare perché traesse conseguenze da quel tragico “esempio”.

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