27 agosto, 2020 - 2 Commenti

IL PAESAGGIO DEL GOLFO DI GAETA: RIVELAZIONE DEGLI ANTICHI SIGNIFICATI

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di Salvatore Ciccone

 Nel numero 36 della rivista di studi storici “Latium”, in corso di distribuzione, sono state pubblicate le relazioni del convegno “I paesaggi del Lazio meridionale”, tenutosi in Anagni i giorni 1 e 2 dicembre 2018 nell’ambito dei seminari dell’Istituto di Storia ed Arte del Lazio Meridionale di cui la rivista è emanazione.

Nel convegno ho presentato l’argomento “Il paesaggio del territorio di Formia antica tra urbs e villae”, nel quale si sono voluti considerare i significati mitico-sacrali attribuiti nell’Antichità al paesaggio dell’attuale Golfo di Gaeta, attraverso le forme architettoniche di inserimento delle ville e quelle urbanistiche della città di Formiae: del suo litorale era configurante il promontorio a chiudere il naturale portus Caietae in quello che in epoca romana si chiamava Formianus sinus.

Gli elementi di rilievo nel suo paesaggio sono tuttavia più numerosi, con significati occultati semmai in un toponimo, determinanti le scelte nelle residenze signorili come pure nei principi ordinativi della città, in una affinità che sarà manifesta nelle grandi villae imperiali.

Espressione architettonica precorritrice è la villa tardo-repubblicana sul promontorio di Giànola, sviluppata su nove ettari con disposizione speculare di diverso uso stagionale incentrata su un culminante edificio a pianta ottagonale, quale grotta artificiale o musaeum ad includere una sorgente. Questa presenza naturale doveva ispirare un culto che richiama di Giànola o “Janula” non già Giano, ma Jana o Diana consona a quest’area selvaggia e seducente.

Nella connotazione sacra di questo sito è possibile un rapporto con la rifondazione romana di Formia sul preesistente oppidum volsco, il cui rito consisteva nella determinazione del templum augurale in luogo elevato, l’arce, odierno Castellone: rispetto ai quattro punti cardinali, il territorio idealmente si divideva fino ai confini in quadranti e ognuno assegnato alle divinità di simili qualità; quello di Giànola a sud-est ricadeva in quelle della natura cui apparteneva Diana.

Nello stesso templum vanno considerate altre eminenze del paesaggio a cominciare dall’emblematico picco del monte Altino, Altinum, che allude a Giove e proprio compreso nel quadrante nord-est delle divinità celesti, culto principale di Formia e di un documentato bosco sacro.

Non poteva quindi mancare l’altro rilievo fondamentale per una città portuale, quello di Caieta, che nel medesimo templum ricadeva a sud-ovest nelle divinità della natura: recentemente è stata scoperta presso il monastero della Trinità una epigrafe repubblicana, nella quale si attesta una culina pubblica di uso sacro che nel genere è legata al culto di Venere, appunto tra quelle divinità. In effetti il profilo dell’attuale monte Orlando richiama quello di un ventre gravido o una mammella e Venere è tanto più giustificata per essere patrona dei naviganti consona a quel promontorio che chiude il porto naturale. In questa connotazione si svela il significato dei versi di Virgilio, allorché il libro VII dell’Eneide esordisce con la morte e sepoltura in quel luogo di Caieta nutrice di Enea, questo nato da Venere e perciò genitrice del popolo romano. Dunque ancora nella nutrice, che allatta e accudisce in vece della madre, l’analogia alla funzione protettiva e alla forma del promontorio.

Nella lettura del più documentato articolo, nel riscoprire gli aspetti del paesaggio antico, si induce a valutare i criteri progettazione sia urbanistica che architettonica ispirati ad un profondo senso di armonia con la natura.

IMMAGINE

Veduta da Mola, attuale Formia, incisa nel 1576 da Joris Hoefnagel, dove egli si raffigura con il geografo Abramo Ortelius ad indicare il promontorio di Gaeta, erroneamente posto a settentrione, sovrastato dal cartiglio con i versi dell’Eneide riferiti alla nutrice di Enea.

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