29 novembre, 2019 - Nessun Commento

Renato Zero e il Conte Albert a Ventotene/1

renato zero

 

 

 

di Tonino Impagliazzo

Renato Zero iniziò l’attività artistica presso il “Piper di Roma”

negli anni 1966/1967 esibendosi con brani musicali di chitarra e

voce. L’occasione gli consentì di conoscere il “Conte Albert”,

direttore Artistico del locale e maturò con Lui una buona amicizia. Il

“Conte Albert” (Marcello Balsamo), aveva scoperto l’isola di

Ventotene alcuni anni prima (1964) e ogni anno vi ritornava nel mese

di settembre. Sull’isola alloggiava a casa di Filomena e Raffaele

Romano in Via Muraglione e, tutti sapevano sull’isola che quando si

udivano grossi tuoni o temporali, egli si rifugiava nel letto

matrimoniale di Filomena e Raffaele, come un tenero pargolo in cerca

di protezione. Era conosciuto sull’isola anche con il nomignolo di

“Pipistrello”, si era diplomato al liceo Classico e abitava a Roma in

Via Cimarosa, nei pressi di Piazza Verdi, nello stesso stabile della

famiglia Verdini ed aveva partecipato in ruoli minori in alcuni films

di Federico Fellini. Era uomo colto, raffinato, garbato e pieno di

stravagante fantasia e trasmetteva ad altri quell’amore geniale, verso

un luogo ricco di fascino e di sapori autentici. Renato Zero,

incuriosito e invogliato dall’amico Albert venne a Ventotene nel 1967

e vi ritornò nel 1968, con la sorella Maria Pia Fiacchini (che

alloggiava in casa Balzano – in Piazzetta Posta) e l’amico Tommasino

(sarto napoletano, che alloggiava presso “Candiduccia” Romano Castagna

alla Via Muraglione, dove sostava anche Renato.

 

La forte sensibilità di cui Albert era dotato, consentì a Renato Zero

di avvicinarsi alla natura vergine dell’isola, udire il fruscio delle

canne, il sibilo del vento e di assaporare sull’imbrunire l’ultimo

tepore di un sole che muore ed il silenzio della notte “nell’ immenso

firmamento del cielo” senza le luci del paese.

 

Nei primi due anni di soggiorno sull’isola, Renato si aggregò alla

nostra compagnia. Il gruppo era composto, dall’amico Albert, da

Renato, dai ragazzi dell’isola desiderosi di assaporare nuove emozioni

e dalla famiglia Verdini, ed in particolare: i fratelli Ziccardi

(Armando e Roberto), Salvatore Martorano (fratello di Loredana), Paolo

De Feo (nipote della zia Mimì), Michele Calano (nipote del sindaco

Beniamino Verde), Osvaldo Castagna (pensione Via Muraglione), i

fratelli Impagliazzo, Tonino e Leopoldo, Attilio Romano, Loredana,

Giovanni Coraggio (“il capitano”) e la famiglia di Verdini Manfredo

(addetto stampa della Ceiad Columbia – di Roma), che incuriosito e

incoraggiato dai racconti di Albert, decise di conoscere l’isola con

la famiglia e vi giunse per la prima volta nel settembre del 1967 con

le figlie Carla e Claudia, Susanna Verdini (nipote), Enzo Campanella,

Andrea Campanella e gli amici Matteo e “Francone” (con l’ombrellino).

 

Il gruppo così composto, coordinava e realizzava diverse iniziative ed

in particolare: raduni, escursioni diurne e notturne e piccole feste

sull’isola di Santo Stefano; percorsi notturni nella zona archeologica

di Punta Eolo e di Villa Stefania, con la dotazione di lanterne a

petrolio per cercare antichi reperti e per assaporare nuove emozioni

; piccole feste in maschera o con personaggi decorati, a base di

pesce locale pregiato o prodotti del luogo cucinato dal gruppo e

servito in alcune abitazioni dislocate nelle diverse viuzze

dell’isola; serate in musica sugli “scogli del Faro” a raccontare di

stelle luminose del firmamento o intercalando il ritmo della musica

con qualche alimento locale arrostito alla brace. In quegli anni

sull’isola, la presenza di Albert con il suo modo di essere, le sue

passeggiate stravaganti e le sue riflessioni su di un territorio

bagnato dalla cultura, ebbe a trasmettere ai cittadini, ai giovani

dell’isola, agli ospiti ed al gruppo, la consapevolezza di

appartenere ad un territorio magico. Aiutò a crescere molti di noi,

nella capacità di associare con garbo e saggezza, il mito antico

della poesia, della storia, della cultura e dell’amore forte ai grandi

sapori che ogni territorio seppur piccolo può donare. E fu Lui, in

quegli anni a saper rinvigorire in ciascuno di noi quell’ interesse

deciso e motivato verso luoghi infinitamente piccoli ma ricchi di

tanta storia e di valori inestimabili.

 

 

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