8 giugno, 2018 - Nessun Commento

QUANDO E COME NACQUE
L’AEROPORTO DI LITTORIA

aeroporto littoriaI primi tentativi di bonifica delle Paludi pontine furono avviati, a partire dal 1919, da Gelasio Caetani, autentico antesignano e precursore della grande bonifica integrale pubblica iniziata con la discesa in campo dell’Opera nazionale Combattenti. Gelasio morì nel 1934 e il suo patrimonio andò quasi per intero al nipote Camillo, figlio di Roffredo Caetani e di Marguerite Chapin (Camillo rimarrà ucciso nel 1941 in Albania). Tra la morte di Gelasio e la maggiore età di Camillo si colloca un episodio che è sintomatico della improvvisazione con la quale il fascismo gestì alcuni fondamentali momenti della bonifica: la nascita dell’aeroporto militare di Littoria Scalo.

Nel 1936 Mussolini decise di costruire un campo di aviazione nella pianura pontina e una commissione composta dal generale Stanzani, capo dell’Ufficio centrale del demanio aeronautico, e dal prefetto di Littoria Giacone, individuò l’area in un comprensorio tra l’Appia e il piede dei monti Lepini. Si tratta di circa 200 ettari che facevano parte della proprietà già di Gelasio Caetani, poi di Camillo. Il padre Roffredo, di fronte all’inattesa notizia del prossimo esproprio, non volle proporre ricorso per doverosa disciplina nazionale e fascista. Si rivolse, però, a Mussolini facendogli alcune obiezioni sulla località prescelta. La prima delle quali consisteva nel fatto che il terreno individuato era già stato bonificato, con un costo notevole sia per la proprietà che per lo stesso Stato, che aveva erogato il contributo di bonifica ai Caetani. Su quell’area erano sorti 8 poderi, già abitati da coloni chiamati dalle Marche. Nelle vicinanze – obiettava Roffredo Caetani – esistono altri terreni sgombri, che si potevano prestare allo scopo. Il ricorso cadde nel vuoto. Nel 1937 si procedette alla temporanea occupazione dell’area di 196 ettari da destinare all’impianto militare. Roffredo scrisse altre lettere al Ministero, rappresentando la profonda contraddizione che quella operazione significava. L’area, difatti, era terra bonificata, insediata e abitata: che senso aveva pagare una bonifica e poi rinunciarvi in favore di un’opera che avrebbe potuto essere realizzata con grande facilità altrove? Quella prescelta era terra già fruttifera, che prometteva, col prossimo raccolto, un primo e parziale compenso delle spese affrontate. L’operazione-aeroporto comportava la disoccupazione dei contadini fatti trasferire; i Caetani dovettero continuare a pagare i mutui contratti, senza sospensione delle rate dei mutui; e dovettero anche rinunciare ai raccolti. In un dettagliato promemoria, Roffredo Caetani considerò che quella operazione comportava anche la rottura dell'unità aziendale. L’area interessata ricade tra le località Casal delle Palme, Vetiche, Cese, Pantano, Gialla, Cava e il bosco di Eschido. Al momento dell’intervento i terreni erano coltivati a grano, avena, medicai, erbai e altro. Il bosco conteneva circa 800 piante per ettaro, e il bestiame grosso e da cortile già insediato e ambientato avrebe dovuto essere ritrasferito. Risultavano perdute anche le ingenti spese per la livellazione dei terreni, la creazione di canali e canalette di sgrondo, la perdita di terreni a legna già affittati all’Ente Cellulosa. A questi danni immediati si aggiunse, infine, la beffa dell’abbattimento dei valori reali di mercato, e il ritardato rimborso dell'indennità di esproprio, come si dirà.

La nascita dell’aeroporto da un punto di vista militare è stata raccontata dal generale Euro Rossi nel libro Nido di aquile. Qui si dice degli effetti economici che esso comportò sull’area  pontina. L’idea di creare un campo di aviazione era omogenea al pensiero di Mussolini ormai orientato ad una guerra. Lo rivelavano anche i tagli ai finanziamento della bonifica, l’invasione dell’Etiopia nel 1935 e la partecipazione alla guerra di Spagna nel 1938. Già nel 1928 erano già stati espropriati in agro di Sezze una sessantina di ettari per realizzarvi un campo di volo, che  sarebbe stato utilizzato molto poco e che è scomparso nel dopoguerra.

Ciò che qui viene riferito proviene dalla documentazione custodita presso l'archivio della Fondazione Camillo Caetani di Roma, e consta dei documenti ufficiali del Ministero dell'Aeronautica e della corrispondenza scritta da Roffredo e da Camillo Caetani. Nel 1937 viene notificato un decreto di occupazione d'urgenza dell'area. Il Ministero promette di pagare l'indennità di esproprio entro la metà del 1938, ma il tempo passò invano, e altri anni sarebbero passati, fino al dopoguerra. L'indennità era stata convenuta nel 1937 con una perizia di Lire 9500 per ettaro (inferiore a quella già maggiore definita dallo stesso Ufficio demanio aeronautico). Il Ministero oppose poi tutta una serie di escamotage per ritardare il pagamento. Quando questo venne a scadenza, non solo la somma non fu pagata, ma l'Aeronautica ventilò l'idea di procedere all'esproprio con la legge per il risanamento della città di Napoli, vecchia di oltre 60 anni e nata per tutt'altre esigenze. Lo scopo era di tirare per le lunghe, e i Caetani si videro opporre altre scuse e dilazioni del pagamento: vennero continue richieste di nuovi documenti, e, infine, i cambi di dirigenti ministeriali e militari al Ministero dell'Aeronautica o alla Direzione Generale del Demanio che determinava la ripresa dell'iter dall'inizio. Ad un certo punto, Roffredo si sentì chiedere persino gli originali dei contratti di mutuo erogati dal Ministero dell'Agricoltura, ma questo Ministero disse di non poter rilasciare quanto richiesto perché bastava la dichiarazione in carta semplice dell'avvenuta negoziazione. Lo stesso Ministero dell'Aeronautica riteneva, infatti, che i mutui sottoscritti fossero inferiori a quelli desumibili dagli atti, e puntava, dunque, a ridurre le spese di esproprio a carico di quello che definiva un "feudo", e che Roffredo Caetani corresse dicendo che si trattava di proprietà di terreni legittimamente acquistati. La cosa si concluse dopo una sfuriata dell'esasperato Roffredo. che, però, si disse disposto ad accettare una indennità inferiore a quella che gli sarebbe spettata in base ai valori di mercato, purché il Ministero avesse fatto fronte ai suoi doveri entro termini ragionevoli. Il Ministero acconsentì e firmò, come si diceva, un impegno a pagare entro giugno 1938. Ma il termine passò invano. IL problema si risolverà molto più tardi. Mentre Roffredo Caetani sollecitava il pagamento delle spettanze dovutegli, il Ministero dell’Aeronautica progettava altri espropri ai suoi danni. Un giorno dell’estate del 1938, mentre si stava valutando con l’Ispettorato agrario di Littoria i quantitativi di raccolto di grano per ettaro (oltre 53 quintali, una bella resa), e Roffredo Caetani si consolava di tale risultato, venne avvertito che in un altro suo vicino podere erano entrati un ingegnere e dei canneggiatori, ossia misuratori di aree agricole. Infuriato, Roffredo corse e affrontò con piglio autoritario l’ingegnere.

Era un impiegato dell’impresa Laudisia, appaltatrice dei lavori dell’aeroporto, che gli comunicava che quel podere sarebbe stato presto espropriato. Il Caetani, perdendo le staffe, lo invitò a lasciare immediatamente il terreno di sua proprietà, minacciandolo di violazione di domicilio: non era possibile che si entrasse in una proprietà privata senza neppure una parvenza di documento, giacché, ebbe a scrivere, se i Caetani sono disposti a sacrificarsi per le esigenze della Patria  l’appaltatrice Laudisia non era la Patria, né poteva pensare di rappresentarla. L’ingegnere capì che non era aria e andò via. Non se ne fece più nulla. Ma era un segnale ulteriore che la burocrazia voleva dare fastidio, e Roffredo finì per rivolgersi direttamente a Mussolini, rivendicando alla propria Famiglia l’onore di aver servito nella I guerra mondiale con quattro suoi uomini partiti volontari (Leone, Gelasio, Livio, Michelangelo), e dopo che il padre Onorato  aveva dato i sui servigi come Ministro degli Esteri nel governo Di Rudinì, per non dire di quelli prestati dal fratello Gelasio, ambasciatore negli Stati Uniti, eroe del Col di Lana, deputato e molto altro. Alla fine si dovettero stancare anche al Ministero, che decise di pagare. Ma qui si manifestò l’ultima beffa, perché furono effettivamente depositati i soldi corrispondenti alla indennità di occupazione e di esproprio, ma l’operazione fu fatta attraverso due polizze emesse sulla Cassa Depositi e Prestiti che risultavano intestate a Gelasio Caetani, che risultava proprietario, malgrado fosse morto 5 anni prima. Una autentica presa in giro, se non si trattò di un clamoroso caso di ignoranza e di superficialità dei dirigenti del Ministero. Questo errore comportò che Roffredo dovette rivolgersi al tribunale di Littoria per chiedere il riconoscimento dell’avvenuto passaggio della proprietà a suo figlio Camillo. Il tribunale fu piuttosto veloce, ma il pagamento non avvenne prima del 1940, quando i valori reali della moneta si erano profondamente alterati per l’arrivo della guerra. E il denaro che, alla fine, Roffredo poté incassare, si rivelò poco più che carta straccia. Roffredo finì di pagare nel 1949 il mutuo che aveva contratto con il Ministero dell’Agricoltura per bonificare l’area che poi gli venne espropriata.

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