26 febbraio, 2014 - 2 Commenti

LA MORTE DELLO STORICO PROF. ALDO DI BIASIO

La scomparsa del professor Aldo Di Biasio, docente all’Università Orientale di Napoli, originario di SS. Cosma e Damiano (Latina), è stata una notizia improvvisa, dolorosa. Anche per me, anagraficamente più avanti di lui. Nel 2012 avevo lavorato con lui e con l’altro amico professor Fausto Orsini, alla preparazione, allestimento e poi presentazione di una mostra che abbracciava alcune vicende storiche della provincia di Latina. E’ stata una fatica enorme, per almeno due ragioni: il tempo limitatissimo a disposizione; il materiale che cresceva via via che lo predisponevamo, ognuno di noi essendo stato preso dal fuoco degli argomenti assegnati e dal desiderio di ampliare il campo di indagine e, soprattutto, di renderlo chiaro in particolare a chi di storia della Provincia sa poco. Larga parte di questo lavoro riguardava anche l’iconografia e, pur disponendo ciascuno di noi di documentazione fotografica, di stampe, immagini, inevitabilmente si sentiva attratto dal desiderio di approfittare dell’occasione per ampliare la documentazione, anche fuori dai nostri personali e – nel mio caso – disordinati archivi. Avevamo inaugurato questa mostra con molti rimpianti per quello che non era stato possibile inserire oltre lo spazio assegnato (ci sarebbe voluta una quantità industriale di pannelli, oltre quelli programmati, e già numerosi), ma anche con un pizzico di orgogliosa soddisfazione. Particolarmente soddisfatto era Aldo Di Biasio, entusiasta per il lavoro che si era “inventato”, e particolarmente insoddisfatto per il di più che si era imposto di trascurare o di tagliare. Ma certi risultati gli erano apparsi tali da ripagarlo delle delusioni. E nella speranza che quel lavoro potesse trasformarsi in un volume, si era gettato su nuovi studi, seguendo una “famelicità” che non gli dava requie e tranquillità. Era certamente tra i massimi conoscitori dell’area meridionale della provincia di Latina e di quella settentrionale della provincia di Caserta, insomma di quella “Terra di Lavoro” che il fascismo aveva cancellato dalle carte amministrative nel 1927. Gli interessavano tutti gli argomenti del vivere quotidiano, gli strumenti relazionali, le strade, le poste le professioni attraverso le quali a quei risultati si giungeva. Una volta che decidemmo di scambiarci qualche pubblicazione, feci davvero una ben magra figura, di fronte alla colonna di suoi libri che mi depositò in macchina. E con la testa china su un nuovo lavoro, su un nuovo studio si trovava quando la morte ha bussato alla sua spalla. Un saluto a te, Aldo, e che la terra ti sia leggera,, come si dice. E stai, finalmente, nel riposo e nella quiete, contemplando rasserenato, se vi riuscirai, noi che ci rivoltiamo ancora dietro le piccole e grandi manìe che ci piacciono come sono piaciute a te.

 

2 Commenti

  • Mi commuove il Suo ricordo di Aldo Di Biasio che ho conosciuto nel lontano 1973,allorchè il prof. Carlo Zaghi mi affidò a lui perchè mi seguisse nella tesi di laurea che stavo preparando. Eravamo coetanei ma si era da poco laureato. Cordiale e gentile lo rividi poco dopo la mia laurea,seguii le sue pubblicazioni (ho 2 suoi libri) e poi ci perdemmo di vista ma non lo dimenticai. I ricordi giovanili sopravvivono al tempo che passa e le persone colte e perbene restano vive nei cuori.Cordialmente Vincenzo Adinolfi.

  • Ecco la sua pagina universitaria con le sue numerosissime pubblicazioni:

    http://www.stmoderna.it/di-biasio-aldo_s115

    ed un necrologio:

    http://www.vaccarinews.it/index.php?_id=15634&_rss=1

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