26 novembre, 2013 - Nessun Commento

EROSIONE: UN FENOMENO
DISTRUTTIVO GRAZIE
ALLA COMPETENZA
DEGLI INCOMPETENTI

 Nei giorni scorsi la strada Lungomare di Latina (costruita negli anni Trenta del Novecento, nel quadro della bonifica integrale della ex palude pontina) è stata aggredita e semidistrutta dalla concomitante azione delle mareggiate di scirocco e del pessimo scorrimento delle acque pluviali sulla sede stradale. In realtà queste ultime hanno scavato già alcuni canyon nella sabbia, partendo dal bordo strada, ed hanno saldato la loro forza distruttiva a quella dei marosi in un tratto di arenile molto abitato alle spalle e “risucchiato” a causa dei cosiddetti “pennelli di scogli” posti per “proteggere” la stessa spiaggia. La cosa ha meravigliato tutti, tranne chi sapeva in anticipo che questo fenomeno (già presente tra Latina e Sabaudia) si sarebbe inesorabilmente verificato, grazie alla perfetta sconoscenza da parte degli “addetti ai lavori” di un fenomeno largamente noto a chi segue da decenni queste cose.

In questo Blog la questione era già stata affacciata più volte, l’ultima delle quali ad inizi stagione autunnale. E per buona memoria si ripete pari-pari lo stesso articolo di allora, che è quello che segue.

Il Comune di Latina ha reso noto che sono stati sbloccati dalla Regione Lazio i fondi, e quindi la gara, per interventi di rinascimento del litorale del Capoluogo pontino, massacrato da un inverno di mareggiate. In realtà, l’erosione marina ha cominciato, ben prima di queste ultime mareggiate, a svolgere tutte le sue “fisiologiche” funzioni divoratrici, che iniziano da quando sono iniziati nell’area più occidentale (Foceverde) interventi sbagliati. Prima con la scogliera di protezione, poi con il primo “pennello” o scogliera insabbiata in modo normale alla linea di costa. Quella “fisiologia”, ormai nota da tempo, dice che ponendo uno sbarramento ad ovest, si crea sul sito dello sbarramento un qualche deposito di sabbia, ma subito dopo si crea verso est un vuoto che accentua il naturale processo di erosione. Allora, per bloccare questa nuova sottrazione di arenile è necessario costruire un nuovo “pennello” più a est, che ricreerà un qualche deposito di sabbia, ma a oriente del quale si aprirà una nuova falla erosiva. Ed è con questo ritmo che il Lido di Latina sta divorando negli ultimi anni soldi per sempre nuovi “pennelli” e per coprire sempre nuove erosioni, che ormai marciando decisamente verso Capo Portiere e Rio Martino. Proseguendo in questo modo diventa arduo non immaginare che nel giro di qualche anno Latina passerà il testimonio a Sabaudia nella gara di costruire pennelli, incrementare erosione e sperperare soldi E Sabaudia già ha a che fare con il fenomeno, forse proprio a causa di quei “pennelli” posti a Foceverde. Con quali risultati? Uno spreco di denaro, e la trasformazione totale di un litorale stupendo in una catena di scogli. E’ questo che si voleva ottenere?

Già, ma allora cosa si doveva fare? La Regione avrebbe dovuto fare solo una cosa: rileggersi gli studi fatti negli anni Ottanta del Novecento, considerare i positivi risultati ottenuti dal “piano decennale” di rinascimento (morbido), evitare di fare nuovi e inutili (o quasi) studi, risparmiare un po’ di denaro, risparmiare paesaggio e salvare la spiaggia. Più a buon mercato e senza distruggere la linea di costa.

Possibile che ogni volta che ci si imbatte in questo fenomeno erosivo, ormai studiato dal 1964, quando esplose per la prima volta con violenza, si debba ricominciare con studi già fatti e collaudati, e spendere due volte denaro pubblico, come se ne avessimo senza limite? E’ gradita una risposta.

E, intanto, aspettiamo anche che l’astrologo crepi sulle previsioni di nuovi danni ad opera del ”nuovo” porto di Rio Martino.

 

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