7 agosto, 2013 - Nessun Commento

LA CHIESA DI S.ANTONIO A CISTERNA RACCONTATA NEL 1934 DA GELASIO CAETANI

Gelasio Caetani, il geniale “inventore” di Ninfa e restauratore principale del castello di Sermoneta (tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento) fu nominato Ispettore onorario ai Monumenti ai primi del 1934 per i Comuni di Cisterna di Littoria, Sermoneta, Norma e Ninfa, ed iniziò subito la sua attività per bruciare i tempi (va ricordato che Gelasio sarebbe morto alcuni mesi dopo la nomina, ma il tempo gli fu sufficiente per fare un gran numero di segnalazioni a protezione di edifici e ambienti di valore artistico). Tra le prime segnalazioni alla Soprintendenza ai Monumenti c’è quella che riguarda l’antica chiesa di S. Antonio, all’epoca alla periferia ovest di Cisterna, a poca distanza dall’Appia. In una lunga lettera, scritta in risposta ad una richiesta di notizie da parte dell’ing. Terenzio, che rivestiva l’incarico intendentizio, Gelasio ricorda che la chiesa “fu costruita da Bonifacio Caetani verso il 1572 [è il periodo in cui i Caetani trasferiscono la sede delle proprie attività dalla ormai isolata Sermoneta, a Cisterna che sorge lungo la via Appia] come è stata ampiamente illustrata nel capitolo XII del II volume della mia Domus Caietana. Non so dire esattamente quando sia cessato il culto in questa chiesa. Probabilmente avvenne dopo l’occupazione francese (fine Settecento-primi Ottocento) o dopo l’incameramento dei beni ecclesiastici da parte del Governo Italiano” [c.d. leggi eversive]. “Comunque, la chiesa di S. Antonio era di proprietà assoluta di Casa Caetani perché è stata costruita interamente a sue spese”. Prosegue Gelasio dando altre notizie: che la chiesa era già adibita a magazzino dalle ultime decadi dell’ Ottocento; che l’adiacente chiostro era “usato come cacciara”; che nell’interno della chiesa e nelle lunette del chiostro vi erano affreschi risalenti al XVI secolo e ad epoche successive; che il quadro che ornava l’altare maggiore era probabilmente opera del Sermoneta [Girolamo Siciolante], “mentre la tavola di Valdisciola (sic) fu trasferita al Palazzo Caetani nel 1848 circa, quella di S. Antonio non so dove sia finita”. Altre informazioni: verso il 1890 fu rifatto il piancito della chiesa e le campane trasportate a Fogliano e dallo stesso Gelasio poi trasferite a Ninfa “ove oggi [1934] si trovano”. In quell’epoca le autorità ecclesiastiche diedero “loro piena sanzione” a che la chiesa venisse usata per scopi agricoli. Verso il 1920 , il fratello di Gelasio, Leone, che aveva ricevuta la chiesa in eredità, la vendette all’ing. Carlo Muratori: c’erano ancora pitture “in buono stato”, ma proprio allora “cominciarono le manomissioni”. Muratori vendette nel 1925 la chiesa a “un ente agricolo cisternese” che poi la rivendette ad un Luiselli. A quel punto della chiesa non restò più nulla, a causa di costruzioni e manomissioni che la resero irriconoscibile, ed un fulmine completò l’opera abbattendo le celle campanarie. Nel 1934 l’interno era “trasformato in molino per il grano, le pitture sono completamente sparite e non vi è più nulla di interessante da salvare o da notificare”. Si salvava solo un piccolo chiostro “a forma di U” che manteneva pilastrini monolitici, ma privi di sculture, e quasi identici a quelli di Palazzo Caetani, Nelle lunette, pur se molto deperite, apparivano scene a fresco della storia di S. Antonio, ma delle quali era difficile dire se fossero di valore sufficiente a giustificare le spese di restauro. Gelasio avverte di avere informato il proprietario di non imbiancare i dipinti e di non elevare tramezzi nei portici del chiostro ancora aperti. Ma lo stato era di abbandono e trascuratezza totale. La vecchia chiesa, divenuta molino, è da anni al centro di polemiche tra chi vuole utilizzare la cubatura per scopi commerciali e chi ne chiede un difficile e costoso recupero all’antico.

UN ALTRO DOCUMENTO

Ma sembra, comunque, interessante riproporre un altro documento dell’Arciprete Parroco di Cisterna di Roma (la firma è illegibile) che scrive il 23 aprile 1934 al Vescovo della Diocesi di Velletri, dalla quale Cisterna all’epoca dipendeva. Ecco quanto dice la lettera.

“Fin dal 1568 l’Ecc.mo Duca Bonifazio Caetani fece erigere in onore di S. Antonio una magnifica chiesa con annessa sacrestia, campanile e convento che affidò a dei religiosi per l’ufficiatura, rimanendo egli Jus Patrono della detta chiesa. Abbandonato il convento dai Religiosi e affidato ad un cappellano stipendiato dal detto Ecc.mo Duca, dopo 250 anni il Demanio, nella seconda invasione francese, contrastò il diritto di jus patronato e mise in vendita l’annesso caseggiato, il quale fu acquistato da un certo Giovan Battista Renzi di Cisterna. Ritornato alla sua sede il Pontefice, ritroso il Renzi a restituirlo, convenne ottenere la restituzione giudizialmente, dopo una sentenza contraria al Renzi. Dopo di che vi furono intromessi successivamente i Francescani e per un certo periodo di tempo anche i Mercedari ed i Redentoristi. Per cause, per momento a me ignote, abbandonato il convento dai Religiosi, fu officiata la Chiesa da un cappellano canonico del V. Capitolo di Cisterna, fino a che, non so con qual diritto, l’Ecc.ma Casa Caetani, dopo aver adoprato per usi profani la chiesa e il convento, vendette tutto alla famiglia Muratori. Questa ha effettuato la prima devastazione, cercando di togliere ogni parvenza di sacro alla chiesa, già consacrata, ma poi in seguito a qualche manifesto castigo divino – come dice il popolo – ha cercato di sbarazzarsene, rivendendo il tutto ad una Società Anonima Cisternese, che alla sua volta, ci ha dato di grugno, finendo la sua esistenza con un fallimento di circa 5 milioni e lasciando chiesa e convento ipotecata dallo stato fallimentare. Da qualche mese mi risulta che detta chiesa e convento è stata acquistata dal sig. Raffaele Luiselli di Cisterna, il quale senza interpellare affatto le autorità ecclesiastiche competenti, è ormai in possesso di tutti gli stabili di S. Antonio e sta completando la deplorevole devastazione della chiesa e del chiostro. Tengo a far presente che la chiesa di S. Antonio era in Cisterna decorata con magnifici affreschi di ottimi maestri, affreschi che, come ho accennato, furono oggetto della devastazione Muratori ed ora finiscono di scomparire per i lavori che il Luiselli sta effettuando nella chiesa detta, quale l’erezione di un mulino, ecc. La lettera dell’Arciprete termina invocando l’interessamento del Vescovo di Velletri.

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