15 aprile, 2013 - 1 Commento

MATER MATUTA, LA DEA DELL’OTTIMISMO

Il grande tempio (o meglio, quel che resta) dedicato alla Mater Matuta sorge sulla collinetta in località Le Ferriere di Borgo Montello, comune di Latina, che guarda verso il fiume Astura. E’ stato oggetto di primissimi scavi tra le fine del 1800 e i primissimi anni del 1900, a cura di Bernabei e Mengarelli, poi dalla seconda metà del Novecento a tutt’oggi, a cura dell’ Istituto Olandese di Cultura di Roma, che ha pubblicato anche importanti studi sul sito (da ultimo, Marijke Gnade, direttrice degli scavi). La Mater Matuta è una dea dell’ottimismo, si potrebbe dire; è stata accostata ad altre omologhe divinità pagane (in provincia di Latina, alla dea Marìca, titolare di un tempio, i cui resti sono quasi alla foce del fiume Garigliano, tra l’antica Campania felix e il Latium adjectum. Una dea positiva, dunque, perché ad essa si attribuiscono la potenza e le virtù della nascita umana, del sorgere del sole, della maturazione dei frutti, insomma di tutto ciò che accende nuove forme di vita.
Ad essa Stanislao Nievo, che da queste parti ha vissuto le sua prima giovinezza e si è abbeverato di ormai trascorse passioni, ha dedicato in un suo romanzo del 1979 (Aurora, A. Mondadori, Milano) le seguenti parole, che pare bello ripetere così come sono state scritte, quasi alla vigilia di quella che un tempo fu il suo giorno di festa.
“Mater Matuta, divinità del mattino, l’Aurora figlia della dell’Armonia. Dea del parto. Presiede alla crescita di piante e bambini. La sua festa si celebrava nei Matralia, il giorno 11 giugno. Il culto era affidato solo alle donne sposate. Escluse le schiave. Matuta, reincarnazione della dea greca Ino Leucotea dopo il suicidio nelle onde dello Jonio ( che da Ino prese nome) fu portata sulle rive del Tevere dalle Najadi e qui assalita dalle Baccanti istigate da Giunone mentre celebravano i riti dionisiaci, nel bosco di Stimula sull’Aventino. Salvata da Ercole, fu da questi affidata a Carmenta, madre di Evandro, fondatore del primo villaggio sul Palatino. Carmenta, antica divinità profetica del luogo, ne annunciò il culto a Roma. Compagna del Padre Mattutino grano, madre di Portuno dio fluviale dei porti, Matuta aveva templi a Satrico, Cere, nel Foro Boario a Roma, a Benevento, a Cales a Preneste, quasi sempre collegate agli dei. Per certi aspetti incarnava alcune dee orientali, Cibele, Demetra, e forse Astarte. Il suo nome fu trovato su un altare in Siria. Indicata anche come dea della primavera. Tra le dee italiane è assimilata a Daunia e a Northia Volsinia (pag. 53-54).
“Mater Matuta rappresentava un principio irrinunciabile, che dall’oscurità fertile, porta la luce del mattino. Matuta, da manus, buono maturo, ciò che sta al punto giusto (pag. 56).

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  • INTERESSANTE IL COLLEGAMENTO CON LA DEA NORTHIA DI BOLSENA, PENSO CHE SIA LA DEA MADRE QUELLA LEGATA ALLA FERTILITA’ AI PRODOTTI CHE LA TERRA DONA ALLE POPOLAZIONI, QUI SI USAVA BATTERE OGNI ANNO UN CHIODO COME SEGNARE IL TEMPO FINIVA UN CICLO ED INIZIAVA UNO NUOVO. SONO PURE SU FACEBOOK UN SALUTO

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