8 marzo, 2013 - Nessun Commento

PILLOLE DI TURISMO

Il canale Linea ai primi del Novecento: anche allora le grandi barche a fondo piatto assicuravano il trasporto in palude di uomini, animali e merce

LE VACANZE DI CICERONE

Cicerone aveva disponibilità finanziarie sufficienti a tener ville dappertutto (l’IMU non si pagava). E quando iniziava la stagione buona aveva solo l’imbarazzo di programmare i vari spostamenti. Eccone un saggio in una lettera che l’oratore/avvocato scrisse ad un amico nel 59 a.C.: «Ho intenzione di essere a Formia, nella mia villa, per le feste Palilie (21 Aprile)… Lascerò Formia ai primi di maggio per essere ad Anzio il tre. Dal quattro al sei ad Anzio ci sono i gladiatori, e Tullia [la figlia] desidera vederli. Penso poi di andare a Tuscolo [Frascati] e di lì ad Arpino, in modo da essere a Roma il primo di giugno». Quanto all’abbondanza di ville, emergente anche dai molti ritrovamenti, basterà ricordare che quelle sorte nei Campi Flegrei, presso Napoli, fecero dire a Orazio che i pesci dei laghi Averno, Miseno, Lucrino dovevano sentirsi stretti.

ORAZIO IN VIAGGIO SULL’APPIA

La celebre Satira V di Quinto Orazio Flacco è il resoconto di un viaggio attraverso la pianura Pontina, Terracina, Fondi, Formia. Rileggiamone il brano riferito alla sosta a Forum Appii, alle porte nord dell’attuale Latina: «A causa dell’acqua, che era pessima, dichiarai guerra alla mia pancia e di malumore attesi che il mio compagno di viaggio finisse di cenare. Già la notte si preparava a stendere le ombre sulla terra e a disseminare il cielo di stelle, quando i marinai cominciarono a insolentire i nostri servi e questi a loro volta i marinai (ndr: i marinai traghettavano lungo il fiume Linea, attraversando, così, la Pianura Pontina con barche trainate da animali che marciavano sulle sponde): “Vieni qui con la barca!”, “Ne imbarchi trecento …ehi, è già troppo!”. Mentre si paga il prezzo del viaggio e si legano i muli, passa un’intera ora. Ma nessuno poteva dormire a causa delle fastidiose zanzare, delle rane gracidanti nella palude, del marinaio e di un passeggero che innaffiati di molto vinello, facevano a gara la serenata alle loro amiche assenti. Finalmente il passeggero stanco comincia a dormire, e il nostro pigro battelliere lega la mula a un sasso sull’argine per farla pascolare, poi si sdraia supino. Quando fu giorno ci accorgemmo che la barca era ancora ferma. Uno di testa calda salta a terra e spiana la testa e i fianchi del battelliere e della mula con un ramo di salice; infine intorno alle dieci, sbarchiamo».

Come si vede, il problema dei trasporti non è solo ansia dei nostri giorni.

TRATTORIE D’ALTRI TEMPI

I1 5 aprile 1633 il duca Francesco Caetani affittò a tale Onorato de Angelis un’osteria che sorgeva nei pressi di Torre Paola, tra le attuali Sabaudia e San Felice Circeo. L’affitto era accompagnato dal divieto fatto al caporale che comandava Torre Paola di «alloggiare,…vendere cose da magniare, né a’ passeggîeri né  a’ marinai, che pregiudichi alla detta hosteria». Insomma, un divieto di concorrenza sleale.

OSPITALITÀ E DISTANZE

Quando la via Appia era ancora impraticabile e la «direttissìma» ferroviaria Roma – Napoli di là da venire, le vie di comunicazione attraverso quella che era la Palude Pontina avvenivano con la strada pedemontana Velletri – Giulianello – Cori – Sermoneta – Sezze – Priverno – Terracina e con la ferrovia locale, di cui restano alcune ultime stazioni in rovina. Nel 1913 le Ferrovie dello Stato pubblicarono una guida delle ferrovie regionali, col concorso del Tci, che per la zona pontina dava queste indicazioni: Cori: a 4 Km. dalla ferrovia. Corriera L. 0,40. Alberghi «Ercole» e «Unione» (da L. 1 in su) Cisterna: servizio di diligenza con inizio da Velletri, L. 2,50 per andata e ritorno; Piperno: a 2 Km. dalla stazione (corriera L. 0,30). Alberghi «Giordani» e «Serafini» (L. 1) Terracina: Alberghi «Reale» e «Nazionale» (L. 1,50). Molto frequentata nella stagione estiva.

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