16 ottobre, 2012 - Nessun Commento

QUANDO LA TIPICITA’ VA A FARSI BENEDIRE

La forza degli avvenimenti come strumento pubblicitario, magari negativo: chi si sarebbe mai sognato di pensare che la “vicenda Fiorito” avrebbe reso, in un colpo solo, il Lazio ben più promozionato e noto di tutte le campagne pubblicitarie che l’Assessorato regionale al Turismo laziale ha messo in campo dal 1972 ad oggi? Eppure è avvenuto. Chi vive nel Lazio, appena varca la soglia della propria regione dovrebbe far sparire i propri documenti per evitare di essere riconosciuto come “cittadino del Lazio”. Un nome che ormai si usa come simbolo degli sprechi, delle ignominie, e delle più malvage stupidità. E non consola il fatto di dividere la compagnia con Lombardia, Campania, Sicilia e chissà quante altre regioni oggi definite virtuose. Chi scrive si è trovato nella imbarazzante situazione di vedersi rifiutata da una farmacia del Nord Italia una prescrizione medica in regime di assistenza, avendo risposto, a precisa domanda del farmacista, di essere residente nel Lazio. “Ci dispiace, non possiamo accettare la prescrizione in regime di gratuità o di ticket”. “Perché?”. “Perché il Lazio non rimborsa”. Perciò, mani al portafoglio, tante scuse e a non più rivederci.

Povero Lazio. E non basta. I giornali hanno scoperto che in alcune scuole materne ed elementari della provincia di Latina (Agro Pontino, per la precisione: e l’Agro Pontino va fiero delle proprie mozzarelle, prodotto tipico e propagandato anche in Tv), si distribuiscono mozzarelle prodotte in Polonia! E’ vero, c’è la globalità, il mondo è piccolo, ma chi avrebbe mai osato immaginare che in Polonia si allevano bufale e si conosce l’arte di confezionare questo delizioso latticino, anche se poi, ad abudantiam, lo si diversifica da quello originale passandogli dentro una mano di blu (la famosa mozzarella blu di Polonia).
Ricordo quando, diversi anni fa, il “tipico” latticino pontino contrasse matrimonio di mercato con la mozzarella campana. “E’ per via della forza di trazione che quell’alimento esercita –risposero alle mie obiezioni -, così noi vendiamo anche se abbiamo mascherato la nostra mozzarella prodotta da pascoli puliti con la mozzarella campana”. Poi si seppe delle discariche chimiche, dei rischi di contaminazione, e noi subimmo l’effetto opposto. E ce lo meritammo.
Le industrie del Nord che avevano acquistato caseifici pontini, poi, dopo avere appreso dai maestri casari pontini l’arte di confezionare ottimi prodotti dal latte, smantellarono le loro strutture e si ritrasferirono al Nord, portandosi con sé il “marchio di fabbrica”, cosicché la famosa mozzarella Vallelata viene prodotta in Brianza, dove non c’è nessuna località che si chiami Vallelata, che, invece, si trova dalle parti di Aprilia.
E come se non bastasse, questa tecnica suicida fuj applicata anche al buon vino a Doc prodotto ad Aprilia: meglio chiamarlo “Castelli Romani”, per via della capacità di traino di quel marchio.
Beh, ma allora a noi che ci rimane, visto che anche il tipico frutto pontino kiwi (ne hanno tirato fuori anche un piatto “tipico”, fatto con gnocchetti di semola) si vende in terra di produzione, ma con marchi che ne denunciano l’origine Neozelandese?
Altro che made in Lazio!

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