27 Gennaio, 2026 - Nessun Commento

EROSIONE COSTIERA, SABAUDIA TEME IL DISASTRO

Il Comune di Sabaudia teme il disastro se venisse realizzato il progetto di ripascimento “rigido” proposto dal Comune di Latina. Per questo, il Consiglio comunale della città del Parco ha approvato all’unanimità “una delibera di tutela contro l’erosione costiera” chiedendo in sostanza “un cambio di passo nella gestione del fenomeno” che è “ormai  – sottolineano – non più solo emergenza ambientale, ma questione strategica che coinvolge paesaggio, economia e futuro del territorio”.

LA NOTA DEL COMUNE – “Un Tema non certo marginale per una città che conta oltre venti chilometri di litorale, gran parte dei quali ricadono all’interno del Parco nazionale del Circeo – si legge in una nota ufficiale del Comune –  Non solo. Otto chilometri di litorale, inoltre, sono zona speciale di conservazione, area Ramsar e Riserva di Biosfera Unesco. Vincoli che impongono, in caso di interventi di difesa e ripascimento, livelli elevati di cautela, sostenibilità e compatibilità paesaggistica.

Proprio alla luce di questo delicato equilibrio da conservare, il Comune di Sabaudia e l’Ente Parco esprimono forte preoccupazione per il progetto che prevede la realizzazione di barriere rigide, i cosiddetti “pennelli”, nel tratto Foce Verde–Capoportiere, nel territorio di Latina.
Secondo le valutazioni tecniche, un intervento di questo tipo rischia di alterare le dinamiche naturali di trasporto dei sedimenti, producendo effetti significativi e potenzialmente dannosi anche su tutto il litorale limitrofo.

A destare ulteriore perplessità è l’assenza, allo stato attuale, di soluzioni progettuali alternative. La delibera del Consiglio comunale sottolinea come esistano opzioni ibride e integrate (barriere sommerse o semipermeabili) in grado di attenuare l’energia delle mareggiate e di essere affiancate da interventi localizzati nei punti più critici, garantendo un impatto ambientale sensibilmente inferiore rispetto alle opere rigide.

Con l’atto approvato all’unanimità, il Consiglio comunale “impegna la Regione Lazio a promuovere un approccio coordinato e condiviso alla gestione dell’erosione costiera, chiedendo l’istituzione di una cabina di regia che coinvolga i Sindaci dei Comuni costieri maggiormente esposti al fenomeno. L’obiettivo è quello di individuare le azioni prioritarie da inserire in un programma pluriennale, pianificando l’impiego delle risorse finanziarie secondo criteri di efficacia e sostenibilità.
La mozione è stata trasmessa dal sindaco di Sabaudia Alberto Mosca ai vertici regionali competenti, inclusa la Direzione Ambiente.

Nel corso della seduta è intervenuto da remoto anche il Direttore del Parco Nazionale del Circeo, Stefano Donati, che ha ribadito le forti perplessità sull’adozione dei “pennelli”, nel tratto di costa Foce Verde – Capoportiere, richiamando l’attenzione sui rischi che opere rigide di questo tipo comportano in un contesto naturale tanto fragile quanto prezioso.

Dall’Aula consiliare arriva il segnale chiaro di difesa della costa per proteggere non solo il territorio delle città delle dune e il suo futuro”.

13 Gennaio, 2026 - Nessun Commento

NUOVO GRIDO DI ALLARME:  QUEL PIANO ANTI-EROSIONE  PUO’ CREARE ALTRI DANNI

Ai primi di questo mese di gennaio, l‘assessore al Turismo del Comune di Latina ha fatto conoscere, con un suo intervento sulla stampa, i dettagli di un progetto anti-erosione marina che ha destato sorpresa e allarme. Spiego che la sorpresa e l’allarme derivano dal fatto che tanti anni fa la Regione Lazio, all’epoca molto sensibile a questo problema, fece eseguire uno studio sulle caratteristiche del regime delle spiagge del Lazio e delle Isole Pontine. Per banalizzare lo spirito di quello studio, saltando vari passaggi di esso, quella fatica concludeva che se c’è un sicuro nemico del mantenimento delle spiagge, quello è costituito dalla costruzione di barriere di scogli perpendicolari alla costa (i cd. “pennelli”). Si poteva ricorrere ad essi  solo osservando diverse condizioni.

L’assessore al Turismo di Latina, ignorando completamente quello studio (che era anche un mònito a non agire con leggerezza) ha annunciato a gennaio che è pronto un progetto che prevede il getto di “pennelli” da Capoportiere a Rio Martino, poco più di una decina, ciascuno della lunghezza di circa cento metri. Quel progetto avrebbe ”protetto” la spiaggia e aiutato un sicuro ripascimento.

L’assessore, forse, non ricordava che l’erosione della spiaggia di Latina – una feroce erosione – cominciò, guarda caso, proprio quando fu attuato un progetto sponsorizzato una decina di anni fa da un altro assessore al Turismo, sempre di Latina.  Furono gettati quattro o cinque “penneli” e da quel momento è stato un continuo e mai raggiunto  rincorrere una dura, feroce  erosione verso Capoportiere, che ha mangiato la spiaggia ed ora minaccia gli alberghi.

Da qui nasce il progetto presentato ai primi di questo gennaio.

***

Qualche giorno fa lo stesso Assessore, ignorando le prime e fondanti obiezioni mosse al suo progetto, ha nuovamente esortato la Regione a mettere a disposizione i mezzi finanziari (5 milioni e mezzo di euro) e le necessarie procedure.  Quando si fa un discorso su un tema così importante, si dovrebbe sempre avere la modestia di accettare la discussione e trarre spunto dalle obiezioni, quanto meno per verificarne la fondatezza. Ma l’assessore  – che non è un tecnico – ha sorvolato – e non ha risposto alla domanda: è vero che l’erosione da Foceverde a Capoportiere è iniziata DOPO la posa dei primi “pennelli”?  Quelle obiezioni erano dell’autore di questo articolo. Ma all’assessore si era rivolto anche il dottor Ennio Zaottini, presidente dell’Associazione “Nello Ialongo” che si batte per un corretto modo di agire in una materia così delicata.

E il dottor Zaottini ha ancora una volta richiamato, con gentilezza, ma anche con solidi argomenti, l’assessore ad agire con cautela per non trasformare 5,5 milioni di euro in un disastro ambientale definitivo. Siamo lieti di pubblicare questo secondo contributo. Con la speranza che stavolta l’assessore (e il Sindaco e la Giunta comunale e la apposita Commissione) prestino maggiore attenzione a un richiamo fatto di saggezza e prima di compiere disastri che danneggerebbero anche la città di Sabaudia.

Ecco quel secondo appello dell’Associazione “Nello Ialongo”.

All’invito fatto su questo blog a rispondere alla domanda se sia vero che l’erosione da Foceverde a Capoportiere sia iniziata con la posa di primi “pennelli”, il dottor Zaottini risponde così: “  “E’ proprio così: la rovinosa erosione è partita da Foce Verde. Tuttavia unitamente ad altri fenomeni che vanno tenuti in conto. L’ apporto di sedimenti dai fiumi si è ridotto e il livello del mare sappiamo si sta alzando. Questo contribuisce in modo preponderante a innescare fenomeni erosivi. Ciò che è accaduto alla costa pontina però è un’ anomalia procedurale perché il progetto di Foce Verde all’epoca prevedeva, oltre alla realizzazione dei pennelli e del ripascimento a Foce Verde, una gestione costante della linea di costa a valle dell’intervento e cioè dove si vorrebbe intervenire ora. Il progetto prevedeva un ripascimento in sabbia di 20-30.000m3/anno. Non sono mai stati effettuati e questo ha causato effetti negativi non solo a Latina ma anche verso Sabaudia. Con ripascimenti morbidi, secondo gli studi condotti in precedenza da ISPRA e dallo studio tecnico Volta, l’impatto del fenomeno erosivo avrebbe potuto essere e potrebbe ancora essere mitigato. Ma l’incuria della Regione, non adeguatamente sollecitata dal Comune di Latina, ha creato la situazione attuale, con un deficit di sabbia di oltre 500.000 m3 solo lungo il litorale del Capoluogo. Oggi l’Assessore Di Cocco cerca di forzare l’approvazione della VIA facendo appello allo stato ingravescente della costa, ma deve fare, come Comune, solo un mea culpa, per essersi affidato ad un progetto carente, sbagliato e costoso perché impostato su opere rigide sovradimensionate. Cosa dovrebbe fare ora il Comune? Sollecitare la Regione perché caratterizzi il più rapidamente possibile i giacimenti (enormi) di sabbia già utilizzati in passato e più recentemente rinvenuti in aree prospicienti il promontorio di San Felice (si parla di milioni di metri cubi), rivedere il progetto con la realizzazione di pennelli più piccoli (e meno costosi) e inizialmente il ripascimento con 1 milione di metri cubi di sabbia a valle dei pennelli, attivando al contempo un monitoraggio costante di tutta l’arcata fisiografica, da Capo d’Anzio a Torre Paola. La domanda è: perché non è possibile fare le cose per bene avendo una visione prospettica a lungo termine come richiede la situazione? Perché la politica tende a guardare sempre all’emergenza, più all’oggi o al massimo al dopo domani? Perché la Regione Lazio continua a non volersi dotare di un Piano delle Coste?”.

Speriamo che almeno la Regione tenga conto di questo grido di allarme.

 

4 Gennaio, 2026 - Nessun Commento

IL KULA DEI LATINENSI

Il Professor Vittorio Cotesta, docente universitario emerito e cittadino di Latina (oggi, ma con salde radici a Roccagorga, di cui è stato sindaco e consigliere provinciale), tuttora impegnato come sociologo nei problemi della società pontina e dello stesso Capoluogo ) ci ha inviato un raccontino fantasioso-didattico che pubblichiamo con piacere, ad majorem gloriam Civitatis. Con promessa di ulteriori raccontini.

IL KULA DEI LATINENSI

di

Anonimo pontino

 

Un secolo fa, nelle isole Trobriand esisteva una curiosa usanza. Ogni tanto, uomini e donne si recavano in canoa a far visita agli abitanti di un’altra isola, certe volte anche piuttosto lontana dalla loro. Portavano in dono collane di conchiglie rosse, dette soulava, e ricevevano in cambio braccialetti di conchiglia bianca, detti (mwali). Dopo qualche tempo se ne tornavano a casa con i braccialetti e, soprattutto, con derrate alimentari e prodotti artigianali. Quelli che avevano ricevuto le collane, a loro volta, facevano visita ai loro vicini e i viaggi continuavano da isola ad isola finche non si arrivata all’isola da cui era partito il primo gruppo con le collane rosse di conchiglia. Gli scambi di collane, di braccialetti, derrate alimentari e prodotti artigianali, e le feste che accompagnavano tutto questo servivano a creare e, comunque, a rafforzare la solidarietà reciproca tra i trobriandesi. Un sistema per tenere uniti uomini e donne sparse nelle isole del Pacifico occidentale. I trobriandesi lo chiamavano kula.
A Latina pure esiste qualcosa di simile. Gli abitanti del lato A di una via, ad esempio, depongono enormi sacchi rigonfi di ogni bene davanti ai loro dirimpettai, quelli del lato B della medesima via; questi a loro volta, per non essere meno generosi, depongono i loro sacchi altrettanto gonfi, se non di più, davanti alle abitazioni dei loro dirimpettai. Lo scambio di doni tra i latinensi viaggia in tutte le direzioni. Gli abitanti del quartiere sacro, a bordo delle loro potenti canoe, portano sacchi neri, gialli, blu o marroni agli abitanti dei quartieri che si trovano oltre l’area sacra della città. Questi a loro volta, con altrettanta generosità, portano doni preziosi agli abitanti del quartiere sacro. Ma li scambiano pure tra di loro. Infatti, quelli del quartiere Q portano i propri sacchi in dono a quelli del quartiere E; questi al quartiere C e così via, dando vita ad un sistema più complesso di quello dei trobriandesi. Certe volte, allo scambio di doni partecipano pure quelli delle isole più lontane, qui chiamate “borghi”. Questo sistema di reciprocità crea solidarietà tra i cittadini. E non per niente alcuni descrivono Latina come “città della solidarietà”, dell’“inclusione” o dell’“accoglienza”. Anche perché, aggiungono i più esperti, un sistema di solidarietà così forte ed efficiente non si ritrova in nessun’altra città del mondo, grande, piccola e media che sia. Forse qualcosa esiste ancora nelle isole Trobriand. Ora, finito di cercare le macerie di Coletta, le capesse e i capi della città sono riuniti a consulto nel tempio cittadino. Studiano il kula latinense per farne un brand turistico. Pare che abbiano trovato una soluzione, semplice e geniale. Andare a trovare i trobriandesi … per imparare da loro come valorizzare il kula latinense.

Buon Natale e felice anno nuovo a tutti.

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