Archivio per Giugno, 2020
29 Giugno, 2020 - Nessun Commento

PAROLE STRANIERE E IGNORANZA

Non sono contrario alle parole straniere che entrano nella lingua italiana. Tra le lingue c’è sempre uno scambio continuo. Noi diciamo senza esibizioni un bel pardòn, loro dicono senza problemi spaghetti. Loro dicono corner e noi diciamo calcio d’angolo. Quello che mi urta è il lock down quando abbiamo tante parole per dirlo: chiusura totale è il modo più facile. E si capisce subito che significa. Lock down è un altro effetto collaterale del Coronavirus.

Ma da alcune settimane stiamo inseguendo altre due parole inglesi introdotte dalla politica la quale gioca con le parole straniere e con le sigle per coprire il vuoto di iniziative e per mostrarsi meno ignorante in lingue di quanto non sia. Le nuove parole sono Recovery Fund. Significano Fondo per il Recupero. Anche nel dopoguerra entrarono nella nostra lingua parole soprattutto inglesi/americane. Ma allora eravamo sconfitti, poveri, senza mezzi. Così ci aveva ridotti la guerra. Ma dicevamo il Fondo E.R.P. La sigla significava European Recovery Program, ossia Piano per il Recupero dell’Europa (distrutta) ma anche noto in Italiano con Piano Marshall. Fu un potente strumento di aiuto degli Stati Uniti per spingere la ricostruzione dell’Europa distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale. Oggi Erp significa altre cose che non hanno a che vedere con il dopoguerra.

Ma nell’odierno uso della parola Fund gli “utenti” incorrono quasi tutti in un errore di pronuncia che altera il significato delle parole. Giornalisti radiotelevisivi, onorevoli, persino alte cariche dello Stato pronunciano Ricovery (esatto) Faund (che si scrive found) e non Fand (corretta pronuncia di Fund). Ma found è il participio di to find e significa trovato. Quindi detto “all’italiana” è Recupero Trovato, che non significa Fondo (ossia stanziamento, massa di denaro) per Recuperare qualcosa che non si ha più.

E allora, signori giornalisti e signori politici, parlate come vi ha fatto vostra madre: dite Ricovery Fund (che si pronuncia fand e non faund) o anche Erreffe o ancora Fondo Salva Stati. E non ci fate sorridere della Vostra ignoranza più di quanto già non avviene.

23 Giugno, 2020 - Nessun Commento

NINFA: LA CATTEDRALE ARBOREA
CREATA DA LELIA
E’ STATA RASA AL SUOLO

CATTEDRALE VERDE NERAIl giardino di Ninfa (o per essere più precisi, l’area collegata di Pantanello di Ninfa), ha perduto in questi giorni uno dei suoi emblemi naturalistici e culturali più significativi. La lunga alberatura bifilare) poco meno di un centinaio di alberi, tutti Carpini neri) che svettava nella pianura a ridosso del c.d. Arboretum formando con le chiome un arco gotico che aveva portato a definirla “La Cattedrale”, non esiste più. E’ stata tagliata fino alla ceppaia, è, semplicemente, sparita.

cattedrale di notteEra stata piantata oltre 50 anni fa da Donna Lelia Caetani di Sermoneta che aveva scelto il posto, gli alberi, le distanze e studiato i processi di crescita di questi Carpini neri in modo che nel giro di poco più di trent’anni i due filari posti l’uno in faccia all’altro facessero svettare rami e cime fino ad incontrarsi a circa una ventina di metri da terra. Ne era nata una stupenda alberatura che, pur non rientrando nell’abituale circuito di visita del Giardino di Ninfa, aveva conquistato per la sua suggestione un preciso spazio, al punto da indurre i visitatori più avveduti a compiere una breve deviazione fuori del recinto ovest del Giardino per andare ad ammirarla. Dove la “Cattedrale” terminava era stato creato un piccolo spazio che fungeva quasi da abside naturale e in esso era stato piantato un albero di olivo proveniente dall’orto del Getsemani di Gerusalemme, sicché l’atmosfera che si respirava era di profonda ammirazione per il miracolo creato dalla Natura e per le suggestioni che i simboli suscitavano.

La Cattedrale si era ammalata da qualche anno ed era stata aggredita da un fungo che ha spinto gli amministratori del Giardino all’impietoso taglio. La decisione è scaturita dalla constatazione della impossibilità di provvedere a frenare la malattia, stante l’avanzato grado di aggressione che aveva ormai raggiunto. Sono stati funghi parassiti che poco a poco hanno indebolito gli alberi rendendoli pericolosi. Negli ultimi tre anni il Festival Pontino di Musica era stato ospitato per due volte per svolgervi concerti di musica da camera che la bellezza del luogo e la perfetta acustica delle barriere arboree rendevano apprezzabile in tutta la commozione che le musiche riuscivano a creare. Sembra che anche altri alberi degli oltre cento giganti che sono ospitati in Ninfa, siano preda di altri agenti patogeni.

10 Giugno, 2020 - Nessun Commento

LA SCOMPARSA DI FORTUNATO RUOTOLO

Si è spento a Latina uno dei più anziani giornalisti, Fortunato Ruotolo, che ha diretto a lungo la redazione provinciale de Il Messaggero, oltre ad avere collaborato a diverse testate locali. Succeduto a Walter Grandi nella direzione del giornale romano, originario di Gaeta, dirigente dell’Ufficio provinciale delle Poste di Latina, Ruotolo è stato uomo di punta dell’ informazione pontina insieme a Silverio Serafini, Francesco Amodio, Giorgio Sisto, Pier Carlo Melegari, Bruno Bruno, Luigi Minà. Io lo sostituii alla guida del giornale nel 1961. Erano anni nei quali Latina cominciava a riprendersi decisamente dal dopoguerra ed era anche il tempo delle prime grosse polemiche urbanistiche ma anche del grande risveglio sociale, economico e culturale che ha portato la Città Capoluogo a diventare capofila della crescita demografica della Provincia. Erano al Messaggero gli anni di Luciano Picozzi, Lorenzo Focolari, di Juno Semorile che dirigevano il giornale dalle posizioni di responsabilità nel centro operativo del quotidiano.

Ruotolo rappresentava la leva che si dedicò con entusiasmo e anche con geniali improvvisazioni alla crescita del giornale e alla crescita della Città di Latina. Addirittura la Redazione aveva sede presso la sua abitazione privata, come accadeva anche al giornale competitor di quell’epoca, il quotidiano Il Tempo di Renato Angiolillo, gestito localmente da Romano Rossi, Ernesto Molella, Ezio Fiorletta e altri validi giornalisti.  Quando giunse il sottoscritto si aprì la redazione di corso della Repubblica, nel piano sovrastante il cinema Corso. Ruotolo si ritirò per dedicarsi ad altri interessi verso gli anni Settanta, Uomo sempre presente alla notizia, non si è mai sottratto alla polemica, condotta col sorriso sulle labbra e con laprofessionalità di cui disponeva, oltre che delle idee che coltivava.

Alla Famiglia rivolgiamo le più vive condoglianze, insieme al ricordo affettuoso da parte di un collega che ha molto imparato da Lui.

 

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