23 marzo, 2021 - Nessun Commento

I MOLTI ERRORI ANTICOVID DELLA SAGGIA LOMBARDIA

Proponiamo ai nostri quattro Lettori alcune considerazioni tratte da un articolo de Il Corriere della Sera, apparso oggi 22 marzo 2021 a firma di Sara Bettoni. Ripercorre i molti errori che la Regione Lombardia ha commesso e continua a commettere nella lotta contro il Covid. Vi facciamo questa proposta non per maligno spirito di vendetta, ossia per gioire dei guai della Regione che si è sempre detta la più virtuosa in Italia, e Milano la “capitale morale” d’Italia. Nell’articolo si parla di errori marchiani, di disfunzioni, di scandali rilevati nella gestione dell’Agenzia regionale battezzata col nome di “ARIA” . Un’Agenzia creata dalla Lega che amministra da due mandati la Lombardia e che era stata creata per sostituire altre tre inefficienti e costosissime agenzie. ARIA è nata per gestire Innovazione e Acquisti, per fare pulizia, per introdurre risparmi. A giudicare dall’oggi, ha fallito tutto. E hanno fallito i suoi creatori e amministratori della Lega. Non proponiamo la lettura dell’articolo per spirito vendicativo, dicevo, ma solo per chiederci: se la Regione che si è sempre proclamata la più virtuosa ed efficace e il suo capoluogo Milano come “capitale morale d’Italia” ha fatto e continua, ad oggi, a fare tutte quelle stupidaggini, quegli errori, e qualche porcheria, vi sarà salvezza per l’Italia derelitta e immorale? E Matteo Salvini, con grande sussiego, spiega ai suoi elettori che, in fondo, c’è solo “qualche cosa da rivedere”. Ecco di seguito l’articolo, firmato da Sara Bettoni, una delle bravissime giornaliste de Il Corriere, di cui, non a caso, è vicedirettrice un’altra donna, Fiorenza Sarzanini. Auguri!

L’ARTICOLO DI SARA BETTONI

“Il caos in Lombardia per le vaccinazioni anti-Covid? Colpa di Aria, la società di Regione che coordina la campagna. Lo ha detto nei giorni scorsi Guido Bertolaso, consulente del Pirellone. Lo ha ricordato ieri su Twitter Letizia Moratti, vicepresidente della Lombardia. L’ha fatto capire il leader della Lega Matteo Salvini, parlando di «qualcosa che non va» e che deve essere cambiato. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso risale al weekend, con i centri vaccinali di Cremona, Como e della Brianza pronti a fare punture, ma senza pazienti in coda perché la piattaforma gestionale non aveva inviato le convocazioni.

Cos’è esattamente questa Aria su cui si scaricano tutte le responsabilità? Per capirlo bisogna innanzitutto sciogliere l’acronimo, che sta per Azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti e tornare al 2019. In quell’anno il governatore Attilio Fontana, con il suo uomo forte Davide Caparini (tuttora assessore al Bilancio con delega alle Partecipate), decide di fondere le tre spa Centrale acquisti (Arca), Lombardia informatica (Lispa) e Infrastrutture lombarde (Ilspa) per ridurre gli sprechi e cancellare l’eco degli scandali che si portano dietro. Si calcola che l’operazione farà risparmiare 3,7 milioni di euro annui di costi operativi e il 13% del valore totale delle procedure di gara. L’obiettivo è creare un «soggetto unico in Italia per competenza e completezza nella capacità di innovazione, nella valutazione della spesa e nella rigenerazione dei processi di acquisto». Aria, per l’appunto, con i suoi 600 dipendenti. Come presidente viene scelto Francesco Ferri, di area Forza Italia.

Gli fa da contraltare Filippo Bongiovanni, direttore generale vicino a Fontana e quindi alla Lega. A nemmeno sei mesi dalla nascita, la nuova società deve affrontare la pandemia. E fin da subito mostra limiti nell’approvvigionamento di mascherine e altri dispositivi di protezione. Il primo grande scoglio è la vicenda dei camici, dei calzari e dei copricapo forniti/donati dall’azienda Dama spa controllata da Andrea Dini, cognato di Fontana e partecipata al 10% dalla moglie. Tra gli indagati c’è anche Bongiovanni, che chiede e ottiene di essere destinato ad altro incarico. Al suo posto arriva dall’Azienda Zero del Veneto Lorenzo Gubian. Non meno complessa la questione dei sieri antinfluenzali. Aria lancia 13 gare per recuperare circa 2,6 milioni di fiale, alcune delle quali a prezzi record, altre arrivate molto tardi e per questo rimaste inutilizzate, con conseguente spreco di risorse. Ci sono poi gli intoppi nella gestione dei risultati dei tamponi e dei test anti-Covid. Arrivando al 2021, ecco i problemi con la campagna vaccinale, per cui sono destinati ad Aria 18,5 milioni di euro. Tra sms inviati a notte fonda per l’appuntamento il mattino successivo, overbooking o mancate convocazioni, le falle si moltiplicano. Tant’è che la Regione sceglie di passare alla piattaforma di Poste. E a giudicare dai tweet di Moratti, presto ci saranno cambi al vertice della spa.

«Aria è un progetto fallimentare dell’assessore Caparini – dice il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati -, si è perso il controllo della società. La responsabilità è condivisa con la vice presidente Moratti che ha disegnato il piano vaccinale». Secondo gli addetti ai lavori però la company è solo una parte del problema. Perlavorare a pieno regime servirebbe una pianificazione più solida della campagna, con obiettivi definiti e stabili. Il «qualcosa che non funziona», insomma, va oltre la sola Aria. (seguono altre considerazioni)

12 marzo, 2021 - Nessun Commento

FORMIA SOFFOCATA DA COSTRUZIONI ESPOSTA A CRITICITA’ ATMOSFERICHE

torrente formia

Le pesanti piogge che hanno battuto dall’8 al 10 marzo la provincia di Latina, hanno messo in evidenza il precario stato di sicurezza in cui versano moltissime aree rispetto alla capacità di sostenere intensi fenomeni climatici, ormai comuni e regolari. Se canali, campi e linee di costa dell’intera provincia sono ormai abitualmente sottoposti a stress climatici e a danni, una particolare situazione di crisi si coglie nell’agglomerato mare-monte di Formia. La città ha il privilegio di vivere sul mare con la protezione alle sue spalle dei monti Aurunci che superano i 1500 metri del monte Redentore e la proteggono dai venti freddi del nord, assicurandole anche un prolungato soleggiamento. Ma la mano dell’uomo ha ormai inesorabilmente creato le premesse per il verificarsi di criticità su tutto il territorio, dalle collinari Maranola, Trivio e Castellonorato, all’agglomerato urbano, a causa della disinvolta politica edilizia che ha costantemente caratterizzato la gestione del territorio. Le case e le strade (in particolare la Litoranea) hanno ormai soffocato l’intero territorio e interrotto tutte le antiche vie di scolmatura naturale, esponendo la città e il suo territorio a inondazioni da pioggia e ad esondazioni dei pur piccoli, ma rapidi corsi d’acqua che provengono dalla montagna e si arricchiscono di apporti urbani. La prima ed immediata conseguenza è che le riserve idro-potabili sono costantemente soggette a fenomeni di intorbidamento, come può constatarsi dai pressoché diurni comunicati di allarme di Acqualatina, il gestore idrico che avverte gli utenti dell’intorbidamento dell’acqua che viene rifornita alle abitazioni e ai depositi pubblici. L’immagine di autobotti che distribuiscono acqua pulita e di cittadini che fanno le file con recipienti vari rievocano le lontane immagini della guerra. Ed è ormai una guerra, quella che Formia sta perdendo. Le case che si arrampicano sui versanti collinari e montani, spesso senza infrastrutture primarie (condotte idriche e fognarie) e i pesanti muri di cemento armato che distruggono l’ambiente e ne alterano il fluire delle acque piovane, denunciano ormai chiaramente che la città ha raggiunto il punto di rottura tra aree edificate e capacità di sopportazione rispetto ai fenomeni climatici più impegnativi (e sempre più impegnativi). Dopo gli inutili allarmi ed inviti ad una gestione più seria e razionale, Formia rischia di morire sotto il peso delle costruzioni (mediamente brutte e a volte orrende) che ne invadono ormai ogni angolo di territorio.

Forse la Regione dovrebbe cominciare ad aprire gli occhi su questo genere di fenomeni, che rischiano di sommarsi alle previsioni di un sollevamento del livello del mare che trasformerebbe Formia (entro il corrente secolo) in una città subacquea, come è accaduto nei vicini Campi Flegrei, sia pure per altri motivi.

 

12 marzo, 2021 - Nessun Commento

EX ERGASTOLO DI S. STEFANO BANDO PER I PRIMI 9 MILIONI

SantostefcarcereIl recupero dell’ex Carcere borbonico Santo Stefano corre veloce. E’ in pubblicazione il bando per i lavori di messa in sicurezza che riguardano l’intero ex Carcere, le cisterne, il cimitero, i sentieri e i muretti a secco che li costeggiano. “Sono molto felice del fatto che stiamo rispettando l’impegnativo cronoprogramma grazie allo spirito di collaborazione con le amministrazioni coinvolte e all’impegno di Invitalia, soggetto attuatore – commenta Silvia Costa - Dopo aver avviato i lavori in somma urgenza nel mese di novembre per far fronte ai rischi di crolli immediati, da oggi si avvia concretamente il recupero completo del Bene.” La squadra lavora in parallelo sugli altri fronti, tra cui il progetto dell’approdo, già predisposto e presentato alla Comunità di Ventotene, che sarà sottoposto a breve alla Conferenza di Servizi, e lo studio di fattibilità, che sarà approvato a fine marzo e che sarà alla base del concorso internazionale di progettazione, la cui pubblicazione è prevista entro fine luglio. L’importo stanziato è pari a 9 milioni sul totale dei 70 milioni stanziati per il progetto.

 

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