19 Dicembre, 2025 - 1 Commento

EROSIONE. UN TEMIBILE PROGETTO QUELLO PENSATO DA LATINA

Qualche settimana fa, sulla pagina provinciale de “Il Messaggero”, è apparso un ampio articolo sui problemi dell’erosione della spiaggia di Latina. Vi si descriveva il progetto del Comune di Latina che dovrebbe essere la soluzione definitiva di questo grave  problema, e vi si si indicava (anche con l’ausilio di una planimetria degli interventi da compiere) la strategia da adottare come panacèa.

Credo sinceramente che la c.d. panacèa potrebbe essere il colpo mortale a quello che oggi è uno degli ultimi cordoni dunali esistenti in Italia, e una risorsa turisticamente insostituibile.

Poiché le carte sopra ricordate sembrano essere uscite dal riserbo amministrativo prima che esse vengano votate dal Consiglio Comunale di Latina (ma vi sono implicati anche la Regione, la Provincia, il Demanio marittimo, il Parco nazionale del Circeo, il Comune di Sabaudia e certamente qualche altro Organismo tipo Italia Nostra, WWF ecc., c’è da sperare che quell’incubo possa svanire prima che possa espletare i suoi sicuramente malefici effetti.

Intanto nella giornata del 17 dicembre si è svolta in Regione una prima riunione dalla quale sono fortunatamente emerse più perplessità circa la bontà e la correttezza del progetto. Questo scritto vuole dare un contributo di conoscenza e di riflessione a beneficio di un bene ambientale importante anche per il nostro Paese.

Voglio spiegare nel modo seguente la mia presunzione, che prende qui forma attraverso la previsione jettatoria di un temibile cataclisma.

UNA CONDITIO SINE QUA NON

A monte di tutto c’è la premessa che titolare  di questa delicatissima materia non può essere un singolo Comune rivierasco. Il mare è di tutti, anche dei Comuni che confinano con Latina e in particolare il Comune di Sabaudia, come primo spazio soggetto al rischio di una mezza catastrofe conseguente agli eventuali errori del progetto di  Latina. Ma ci sono poi anche i Comuni più a est: San Felice Circeo, Terracina, Fondi Lido e così via proseguendo fino alla Campania. A qualcuno sembra esagerato? E allora non ha mai guardato il mare e i movimenti e i cambiamenti che subisce o che concorre a creare.

Mettetevi, a esempio, sulla spiaggia di Fondi o di Sperlonga e noterete che le onde, da circa tre anni a questa parte, frangono a distanza crescente dal bagnasciuga. Quella è tutta sabbia che proviene dal gigantesco deposito dunale di Latina e Sabaudia, e, in assai minor misura, dall’ormai ex deposito dunale di Terracina. Ma è sabbia che non raggiungerà mai la riva per ingrandirla, per tutta una serie di ragioni che qui è troppo complicato spiegare.

In definitiva, nessun singolo Comune può decidere interventi “massacranti” come quello pensato dal Comune di Latina. E la Regione Lazio sarebbe la prima responsabile del “massacro” avendo la piena e quasi esclusiva competenza sugli interventi a mare.

Ciò è vero, come  proverò a spiegare di seguito.

I PRECEDENTI

Il fenomeno dell’erosione costiera è in atto da sempre: la sabbia che quotidianamente il mare sottrae alle spiagge viene ricompensata dagli apporti sabbiosi e terricoli che i fiumi (da noi in particolare il Tevere) quotidianamente riversano nel mare. Almeno fino a quando il corso dei vari fiumi (e da noi in special modo quello del Tevere) non sono stati alterati da cave di rena, da restringimento e cementificazione degli argini, dalla creazione di “scalini”, dall’aumento della velocità di corrivazione  che (lo spiega egregiamente l’homo sapiens Mario Tozzi nei suoi libri, in particolare “Prove tecniche di estinzione”)  per cui non c’è più la compensazione  e resta l’erosione. Poi l’uomo ha fatto altri scempi: case sulla duna, sbarramenti alle foci dei fiumi (a Latina c‘è un esempio “da cattedra universitaria”: la costruzione dei molti esterni nel c.d. (e prima inesistente) “porto-canale” di Rio Martino (andate a vederlo).

La Regione Lazio attorno agli anni Ottanta, commissionò uno “Studio generale del regime delle spiagge laziali e delle Isole Pontine”. Lo studio prese forma in due libri (con quel titolo), redatti, dopo studi, dagli ingegneri idraulici liguri Berriolo e Sirito dello Studio tecnico Volta  (già autori di uno studio generale sugli effetti della costruzione di porti turistici).

La Regione Lazio finanziò interventi a Terracina (rimasta dopo il 1964, pressoché senza spiaggia), Formia, Minturno che valsero a frenare e anche a bloccare (a certe condizioni) il processo di erosione. Andate a vederli. Sulla scorta dei soddisfacenti risultati, la Regione finanziò uno studio anche perla costa di Latina, in particolare per Foceverde. L’ing. Berriolo, dopo una serie di saggi locali, individuò l’intervento più promettente che consentì alla spiaggia antistante il ristorante “Giovannino a mare” di consolidarsi su una nuova e maggiore profondità di circa venti-trenta metri aggiuntivi di spiaggia.

Berriolo consegnò i risultati del suo progetto, accompagnandolo con una precisazione: i lavori da eseguire per consolidare quel positivo risultato raggiunto avrebbero dovuto prendere corpo entro e non oltre un paio di anni, pena la ripresa del fenomeno erosivo. Più volte Berriolo scrisse alla Regione e al Comune (ebbi la fortuna di leggere l’ultima lettera) e RACCOMANDÒ DI NON usare le scogliere con i massi di cava, perché avrebbero portato distruzione. Fatto sta che di anni ne passarono sei o  sette prima che il mare ricominciasse a “mangiare” spiaggia, stante la mancanza degli interventi proposti. E nel giro di un solo anno la spiaggia riscresciuta a Foceverde fu spazzata via da una mareggiata che mise in pericolo immanente la stessa struttura del ristorante  “Giovannino a mare”.

Lo stato di emergenza scosse le Amministrazioni e a protezione del ristorante fu creata una scogliera di pietra, proprio quella sconsigliata da Berriolo.  All’epoca un diligente ma sprovveduto assessore regionale di origini locali ottenne un finanziamento: la Regione gettò a  mare lo Studio Generale e il positivo progetto per Foceverde e pagò con bei milioni di lire (all’epoca c’erano ancora quelle)    i 4 o 5 “pennelli” che quasi tutti a Latina conoscono. Gli effetti di quei “pennelli” furono sbalorditivi: nel giro di un anno e mezzo il “mare d’inverno”  divorò ettari si spiaggia verso est (cioè verso Rio Martino-Sabaudia). Ed ora gli alberghi di Capoportiere sono esposti alla furia delle maree invernali, mentre la stessa Lungomare è stata “mangiata” a Sabaudia ed è in parte crollata (a suo tempo).

IL NUOVO PROGETTO “MIRACOLOSO”

Il Comune, che aveva dormito sonni tranquilli, si risvegliò a maggio del 2025, con un clamoroso progetto CHE I GIORNALI TITOLARONO COSI’: “ Erosione: l’unica salvezza sono le barriere rigide”. Cioè le barriere (“pennelli”) che avevano creato lo sfacelo tra Foceverde e Capoportiere fino al punto che durante un’invernata il mare occupò anche la Lungomare dalle parti della “lottizzazione Piattella”.

L’esperienza,dunque, non è servita a nulla ed ora si parla di costruire altri 12-13 “pennelli”, più lunghi di quelli attuali, a Capoportiere fino a Rio Martino. Il Sindaco di Sabaudia e i suoi consiglieri hanno fatto sentire la loro voce quasi sgomenta nella riunione i Regione del 17 dicembre scorso, ma non si fermi. E si faccia viva anche l’Associazione che si è formata qualche anno fa, dedicata all’ex Sindaco il geologo dottor Nello Ialongo, che da esperto della materia si è sempre ribellato contro l’ampliamento del porto di Anzio: figuriamoci contro una barriera di 12 o 13 “pennelli” alle porte di casa.

 

16 Dicembre, 2025 - Nessun Commento

CATTIVI MAESTRI, PESSIMI ALLIEVI

La crisi della città di Latina

nella visione del prefetto Reppucci

Le considerazioni che siamo andati facendo sull’attuale stato della città di Latina, con particolare riguardo alla gestione ordinaria e straordinaria che si mostra fortemente carente (l’ultima notizia: i giardini comunali, i famosi “giardinetti”, dopo mesi e mesi  di chiusura potranno essere restituiti ai cittadini con un nuovo, ulteriore ritardo di un mese, a fine gennaio 2026. Intanto stanno facendo un po’ di pulizia per accogliere i tedofori della Milano-Cortina), quelle considerazioni dunque, hanno sollecitato riflessioni nei lettori di questo blog.  Tra i vari commenti ricevuti abbiamo colto questo di un profondo conoscitore delle cose della Città e della Provincia, il Prefetto a riposo dottor Antonio Reppucci. A ciò autorizzati, riprendiamo quanto ha scritto.

«Caro Piergiacomo, Latina lasciata circa 20 anni fa per svolgere incarichi prefettizi in Calabria ed Umbria e Commissariali in tante Regioni d’Italia, la trovo, quando torno per qualche giorno, parecchio degradata a livello di qualità della vita, come essiccata tra silenzi ed indifferenza generali, con forze politiche sempre più autocratiche, soggettive, verticali che non sembrano più affascinare o avere appeal, perché distanti da cittadini rassegnati e sfiduciati, con associazionismo irrilevante ed evanescente, con voce flebile per non disturbare e con evidente scarsa capacità di incidere, cittadini chiusi nel proprio particolare familiare o di gruppi,
anestetizzati ed intorpiditi.
2500 anni fa insigni filosofi sostenevano che ogni popolo ha il governo che si merita, si può anche dire che ogni governo ha il popolo che si merita, con la politica specchio chiaro di una società mediocre, per certi versi regredita, con élite che si appalesano non in grado di suscitare un’inversione, una svolta e con tanti cittadini in piazza a riandare indietro nel tempo, rievocando, a torto o ragione, figure del passato.
Si respira area di mediocrità e di sfiducia a tutti i livelli, con paure e preoccupazioni crescenti per il lievitare pericoloso del tasso di violenza e di disagio urbano, di poca attenzione per il decoro e lo equilibrio territorio, come non mai si era avuto modo di raggiungere in passato.
Affievolitosi fortemente nella comunità il senso civico e lo spirito comunitario e la stessa coscienza civile che dovrebbero reggere ogni consorzio umano, accanto alla religione con le chiese sempre più vuote, che una volta contribuiva a legare e saldare relazioni e tessuto sociale.
Una società indubbiamente decadente, senza visione ed orizzonti certi, non intravedendosi o appalesandosi un minimo di carica di energia e di vigore per arrestare un processo regressivo di decadenza che imporrebbe, collettivamente, un deciso ed energico scatto di orgoglio e di dignità ed un consapevole sussulto di impazienza di cittadini maturi, responsabili, consapevoli.».

2 Dicembre, 2025 - Nessun Commento

PANEM ET CIRCENSES

Il Natale si avvicina, e la  città di Latina giace ancora sotto un’immonda coltre di schifezze. Colpa di chi? A leggere i giornali la colpa risale (alcuni mesi fa) a due Soggetti comunali, rappresentativi (???), che non erano d’accordo su come trattare il bilancio della società “comunale” chiamata ABC e incaricata di provvedere a rimuovere la spazzatura quotidiana e a mantenere la Città capoluogo in dignitose condizioni di pulizia.  Quei due Signori hanno battibeccato per alcuni mesi e la Città ne ha risentito al punto da vergognarci (e di sprofondare verso il basso della classifica delle “città italiane virtuose: poco virtuose). Oltre all’enorme cumulo di foglie che risalgono ormai ad alcune ventolate fa (almeno due anni). E le foglie, si sa, quando sono feuilles mortes, perdono tutto il loro fascino alla Gilbert Becaud o alla Edith Piaf e diventano dei crudeli tappi per le caditoie urbane, provocando l’allagamento di molte parti di Latina.

Ora pare che la pace sia stata raggiunta tra i due Competitors ma da giorni ABC non dà segni di resurrezione. E Latina marcisce nei propri rifiuti.

Così come le strade urbane (a partire dalla Circonvallazione)  sono diventate percorsi rurali, pieni di buche, di toppe, e di una indisciplina stradale  da far west), e come i marciapiedi, autentici attentati alla incolumità degli utenti, o come il caotico traffico causato dalla pressoché totale mancanza  di Vigili Urbani, assenti dalle varie zone  (un tempo si promettevano i Vigili di Quartiere, bei sogni).

Cattivi maestri fanno pessimi allievi. E gli allievi continuano a comportarsi come autentici sporcaccioni, lasciando in strada persino le vetrine di negozi, specchi, mobili interi, motori di condizionatori d’aria e quanto la fantasia (malefica) suggerisce a questi pessimi ex-cittadini.

Ma finalmente il Comune sta dando segni di risveglio: infatti è stata montata sulla bella Piazza del Popolo persino una pista gelata per imitare gli stadi canadesi; persino una ruota altra trenta (?) metri, per ammirare la Città dall’alto (e non farle vedere la sporcizia che la copre), persino un alberone di Natale (ereditato con la pista gelata dalla precedente amministrazione), persino le casette di legno “modello Bolzano” o modello la vicina Val Gardena.

E così facciamo anche cultura: in fondo così anche gli antichi Romani facevano nei confronti della plebe di quei tempi. La Città (e i governanti) latitavano?  E diamole un po’ di pane in più. La Città non è la “capitale della cultura”?. E diamole un po’ di spettacoli al Colosseo. Panem et circenses: un po’ di pane e spettacoli da circo.

E così Latina si appresta a festeggiare il Natale.

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