5 agosto, 2022 - Nessun Commento

UN MONDO UN PO’ PAZZO E IL MIRACOLO DEL 2 AGOSTO

Viviamo in un pazzo mondo. Eravamo fino all’altro ieri preda dello
sconforto economico, strategico, organizzativo e stamattina ci
troviamo come uno dei Paesi che registra il maggiore sviluppo.
Temevamo fino all’alto ieri per 40 mila aziende sull’orlo del
fallimento a causa delle bollette e delle materie prime schizzate in
alto coi prezzi, ed ora sappiamo invece che le nostre industrie sono
preziosamente all’avanguardia nella ripresa post-pandemica e bellica.
Forse., se i giornali ci dessero notizie più coerentemente esposte, ci
capiremmo di più. Questo nel Paese.
A Latina accade di poco diverso. Cade la giunta comunale col Sindaco,
per una serie di caotici errori compiuti da presidenti e scrutatori
in ben 22 sezioni elettorali (ma non fanno brevi corsi prima di essere
insediati?), poi ci troviamo il 2 agosto con la Città miracolosamente
sgombra da rifiuti. In una nottata ABC ha fatto ritirare tutta
l’immondizia che insudiciava e ammorbava Latina. Allora è bravo il
Commissario prefettizio, dottor Valente (che in effetti è molto
bravo)? E il Sindaco e tutti i suoi assessori di destra, incluso
quello all’ambiente, non conoscono il loro mestiere e non sanno
comandare? Piano…

C’è un’altra lettura: il Sindaco è stato sfortunato, impantanato dalla
sua non voluta maggioranza di destra che lo ha bloccato per sei mesi
prima di sbloccare il bilancio. Una volta sbloccato, i soldi sono
venuti a disposizione e la pulizia si è fatta. Ma è proprio così?
Prima di scrivere ho aspettato un paio di giorni, ma il miracolo del 2
agosto non si è ripetuto. O almeno non si è ripetuto dappertutto. E la
Città è sempre sporca.

Io ho provato a darmi una spiegazione, anzi di più.

1.      La Città è sporca perché noi Cittadini siamo sporchi: l’altro
ieri davanti al teatrino della Chiesa dell’Immacolata, sul
marciapiedi, in bella vista, c’era un bidet (fortunatamente pulito)
che qualche sporcaccione di “cittadino” vi ha depositato. Nei pressi
della Farmacia Travagliati qualcuno ha lasciato un mobiletto da bagno
rotto, fregandosene di portarlo dove doveva, da ABC o nei centri
raccolta urbani.

2.      La Città è sporca perché i netturbini “arronzano” un po’, come
si dice a Napoli. Non fanno un lavoro impeccabile, insomma. Lasciano
molti residui a terra e non fanno mai la pulizia dei cassonetti che
ormai sono diventati puzzolenti come discariche.

3.      La Città è sporca perché non c’è nell’organico di ABC (o
almeno non si vede) un solo spazzino, mestiere umile ma
indispensabile. Le strade sono state parzialmente pulite solo il 2
agosto e i marciapiedi sembravano più alti, dopo essere stati
spazzati. Senza spazzini la Città non può essere pulita. Piazzale
Pordenone, davanti al Liceo Classico, ieri 4 agosto era un campionario
di sporcizia.

4.      La Città è sporca perché, purtroppo, ci sono i “raccoglitori
dai cassonetti”, cioè quei poverini che sono costretti a ripulire i
cassonetti di cose che possono tornare loro utili, anche roba da
mangiare! E siamo una “Città moderna”. Quei raccoglitori non si
preoccupano di rimettere nei cassonetti i sacchi che sventrano e
seminano tutta la porcheria a terra, con effetti orrendi.

5.      Ma, e lo ripetiamo ancora, la Città è sporca perché noi
Cittadini siamo diventati sporchi e contribuimo a tenere sporca la
nostra Città.

8 luglio, 2022 - Nessun Commento

DAVID SALVATORI, UN DOLCE RICORDO

davidDi David Salvatori ora mi resta un libro, che si intitola “Reflections from the past, Riflessi dal passato, una dedica e un ricordo dolce e amaro insieme. Un libro pieno di quelle sue bellissime fotografie, frutto di passione, amore, fantasia, tecnica, audacia creativa. David è rimasto vittima della sua enorme passione, la ricerca subacquea, la foto degli abissi, degli abitanti vegetali, inerti e animali che li popolano e che rimangono estranei alla più gran parte di noi, cittadini con vocazione meno subacquea e soprattutto terrestre.

Ho conosciuto David Salvatori forse nel 2015, quando venne a trovarmi, dopo una telefonata di presentazione, nella sede di Tor Tre Ponti della Fondazione Roffredo Caetani, di cui ero, in quegli anni, alla Presidenza.  Anni splendidi, di sfida e di responsabilità, di fantasia e di storia vissuta e presente nella casa di Ninfa e del Castello di Sermoneta.

David venne a trovarmi dichiarando che era un fotografo subacqueo: l’aggettivo era curioso rispetto alla sua attività di appassionato della fotocamera. Anzi, mi sembrava strano che avesse sentito il bisogno di dichiararsi “subacqueo” sapendo che io mi occupavo, all’epoca, del giardino più bello del mondo, di uno dei castelli più importanti per storia e architettura del Medio evo, e di tante altre cose che hanno riempito gioiosamente e con costante timore di sbagliare, quei cinque anni di “vita da presidente”  (senza stipendio, ovviamente, e con in più le spese a mio carico).  Di tutto mi occupavo, cioè, tranne che di fondali, di abissi, di mondo subacqueo. Ammiravo, naturalmente, il fiume Ninfa che nasce proprio a due passi da Ninfa; ammiravo il laghetto che esso forma e che era stato percorso da altri sub che vi hanno scopeto certe pietre ordinate che sembrano ricordare un tempietto alle Ninfe. Ma David mi dette di entrambi un’altra lettura, un’altra dimensione. Erano un mondo che poteva essere guardato con altri occhi.

Era accompagnato dalla moglie Maria Cristina, che mi raccontò di questo suo marito che non sapeva neppure nuotare quando decise di scoprire il mondo fatto d’acqua che  ci circonda e ci allieta e ci dà vita. Imparò il nuoto, e cominciò a girare gli oceani. E mi fecero vedere delle fotografie mozzafiato che David aveva preso in alcuni mondi spettacolari. Mi chiese di poter fotografare Ninfa “dal fiume” e io dissi di sì, che ero molto incuriosito di questa nuova prospettiva. E un giorno si immerse nel Ninfa e ne tirò fuori delle foto “di sotto” e dal pelo dell’acqua che ancora mi meravigliano e che ci restituiscono questa meraviglia lasciataci da Lelia Caetani  in una
visione quasi onirica.

David è rimasto vittima della sua passione nello splendido mare di Favignana, nelle Egadi, e di lui non ci restano che le sue foto, il suo dolce ricordo, e a me quel libro con una dedica tanto semplice da apparire banale. Ma è, invece, sincera. Dice: “A Pier Giacomo, con grande stima ed amicizia, 1/6/2016” . Sei anni fa. Mi resta questo suo dolce ricordo. La stima e l’amicizia, ormai, non servono più. Resta il dolce ricordo.

2 luglio, 2022 - Nessun Commento

IL VINCITORE DELLA PROGETTAZIONE DELL’EX CARCERE DI SANTO STEFANO DI VENTOTENE

SantostefcarcereA un anno di distanza dal bando per la progettazione del restauro e rifunzionalizzazione dell’ex ergastolo borbonico di Santo Stefano di Ventotene, il Soggetto Attuatore Invitalia, su proposta della Commissione di concorso presieduta dall’architetto Mario Cucinella, ha proclamato vincitore un raggruppamento tecnico composto da Engeko, Insula Architettura e Ingegneria, Studio Croci e Associati, Luca Catalano, Nicola Bosco, Roberto Menichelli, Spaini Architetti Associati, Sequas Ingegneria.

Da qui in avanti si passa alla fase realizzativa.

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