21 settembre, 2021 - Nessun Commento

ASTERISCHI

LIBRI SCOMODI

Qualche settimana fa (si stavano ancora scegliendo i candidati a Sindaco di Latina da proporre all’elettorato pontino), il dottor Andrea Stabile, già a lungo assessore al Bilancio della Giunta comunale di Latina, allora guidata dal senatore di AN Ajmone Finestra, ha dato alle stampe e messo in vendita un suo libro che si intitola “Storie nascoste di Latina”, Editore il Levante. E’ andato a ruba per diversi giorni . E’ un libro scomodo, sia per chi lo ha scritto (e non avrebbe forse voluto mai scriverlo), sia per chi si sente da esso colpito (e non si tratta solo di un candidato, facilmente riconoscibile nella persona dell’ex senatore di AN Vincenzo Zaccheo, ma anche di altri personaggi nominati qua e là nel libro, sia infine per chi lo legge, i cittadini di Latina che scoprono da quelle pagine cose che dovrebbero far loro venire molti dubbi sulla qualità della politica che anche in terra pontina si pratica dietro le quinte.

In quel libro, più che di notizie sono contenuti e riprodotti documenti autentici di origine giudiziaria che parlano di una serie di episodi di vita amministrativa svoltisi a Latina (la cosiddetta “metropolitana di superficie”, la gestione dei servizi cimiteriali affidata ad un privato, senza alcun vantaggio per gli utenti che, anzi, si sono visti appioppare richieste di revisione delle convenzioni e la c.d. “tassa sul morto”; il fallimento della società Latina Ambiente per la gestione dei rifiuti urbani, che ha aperto una voragine di disservizi e altre “incongruenze”. Tutto basato su documenti usciti legalmente in fotocopia dalla Procura della Repubblica. E tutti itinerari giudiziari finiti con la prescrizione (accettata e non rifiutata), con lo smarrimento di fascicoli, e con la chiamata in causa indiretta di personaggi irreprensibili sui quali finisce per proiettarsi un’ombra. Ebbene: di questo libro nessuno parla, giornali, gazzette, radio, circoli, benpensanti, che silimitano a leggerlo e poi lo ripongono da una parte. Eppure questo libro, basato tutto su documenti giudiziari, dovrebbe quanto meno informare su alcuni di coloro che concorrono alla attuale campagna elettorale per la nomina del Sindaco della seconda città del Lazio dopo Roma. E sono ben nove i pretendenti alla successione di Damiano Coletta che naviga in acque abbastanza tranquille, forte del fatto che nessuno ha potuto dire nulla di lui di men che corretto. Da questo punto di vista, anzi, Coletta è danneggiato da questo silenzio, che non si sa se definire complice (come per qualcuno dice lo stesso Autore, dottor Stabile), neghittoso, timoroso di reazioni (evviva la libertà), disattento, perdonatore, oppure incapace di comprendere i chiari riferimenti dei documenti giudiziari pubblicati dal dottor Stabile. Questo blog compie un modestissimo atto di riparazione. E ne dà notizia.

 L’EROSIONE E L’ INCOMPETENZA -  La Rai – TG3, ha dedicato anche alla campagna elettorale di Latina alcune tribune elettorali, nelle quali si sono esibiti tutti i protagonisti di questa elezione, nove aspiranti Sindaco e nove schieramenti politici civici (anche se si riducono a due). Meglio calare un velo di pietoso silenzio sull’80% dei concorrenti che si sono esibiti dicendo cose che dimostrano la loro diffusa sconoscenza dei fatti, dei loro stessi programmi, della soluzione dei problemi affacciati. Uno per tutti, l’erosione della costa. E’ un fenomeno nato da queste parti nel 1964 (sessanta anni dalla prima massiccia erosione), dopo la scomparsa di mezza duna marittima alta mediamente otto (otto!) metri, larga almeno trenta metri e lunga cinque km nella parte più pregiata (Capoportiere-Rio Martino), dopo il risucchio da parte del mare di milioni di metri cubi di sabbia, dopo che sono passati almeno 50 anni da quando la Regione Lazio si è dotata di uno studio sulle correnti marine e psammometriche che chi parla di erosione dovrebbe conoscere a memoria. L’80% dei concorrenti alle elezioni ha dimostrato di non averne mai sentito parlare (ed è uno dei pochi esistenti in tutta Italia: “Studio generale sul regime delle spiagge laziali e delle Isole Pontine”, 2 voll.), e quindi ha dimostrato di non aver capito niente, mentre un 12% ha dichiarato che rifarebbe esattamente quello che ha contribuito alla distruzione accelerata della spiaggia negli ultimi otto-dieci anni. Si è parlato di ripascimento morbido (ne ha parlato Coletta; e questo è registrato), ma il suo concorrente Zaccheo ha parlato di necessità di costruire “barriere frangiflutti”, cioè le stesse che hanno portato alla recente distruzione (i “pennelli” di cui si è vantato l’ex assessore di alcuni anni fa Cirilli) o altre opere come il “porto di Rio Martino”, l’ultimo capolavoro dello sfascio dell’arenile tra Rio Martino e Sabaudia (Parco nazionale del Circeo!).

Signori, ma almeno cercate di studiare la lezione prima di dire sciocchezze ai vostri potenziali elettori!

 

23 agosto, 2021 - Nessun Commento

UNA GUIDA ALLA SCOPERTA DELLA CHIESA DI S. ERASMO A FORMIA

erasmoDopo il prezioso libro dedicato alcuni anni fa alla storia degli scavi nella Chiesa di Sant’Erasmo, nel quartiere storico di Castellone a Formia, l’ex parroco don Antonio Punzo e il ricercatore prof Antonio G. Miele hanno dedicato una nuova fatica libraria alla  antica Chiesa votata al martire e protettore di Formia e Gaeta. Più che un racconto storico, si tratta – come gli Autori stessi la chiamano – di una vera e propria “guida storica, artistica, archeologica”, che aiuta il visitatore a riconoscere i segni che chi operò nell’edificio sacro come reggitore e come operatore artistico ha lasciato e sono tuttora riconoscibili. La complessità delle vicende storiche vissute e spesso sofferte dal tempio cristiano è, difatti, espressa nelle reliquie edilizie e artistiche che si aprono lungo la navata dominante e nelle navatelle laterali. Iscrizioni, resti edilizi, antichi ambienti che subirono nel tempo trasformazioni, vengono illustrati al visitatore attraverso questa guida che li aiuta a identificare e riconoscere questi segnali spiegandone la nascita, la funzione, le modifiche attraverso i tempi e lo stato di conservazione attuale.I due Autori festeggiano questa comunanza culturale nel modo più intelligente, informato ed esposto con semplicità, pur senza rinunciare al rigore degli studiosi. La loro Guida diventa, così, uno strumento prezioso per riconoscere segni, simboli, ambienti, dipinti, tracce non ancora riportate del tutto alla luce e, soprattutto,compiono un autentico gesto di pietas religiosa ed artistica segnalando a chi sovrintende alla difesa del patrimonio storico-culturale della città di Formia la necessità che si riprenda a dedicare attenzione a questa preziosa ed antica reliquia edilizia, troppo spesso e troppo a lungo abbandonata. E’, dunque, opera di conoscenza culturale e nello stesso tempo di esortazione civica il lavoro di don Antonio Punzo e del professore Antonio G. Miele, che ha meritato una solenne presentazione, ma che ancor più meriterebbe di essere ampiamente conosciuto con l’aiuto del Comune e delle Scuola.

22 agosto, 2021 - Nessun Commento

VINDICIO, UNO SCANDALO ETERNO

FORMIA VINDICIO ANTEGUERRA

Ho vissuto a Formia dal 1946 al 1962, quando mi sono trasferito a Latina. avendo vinto un concorso. Conosco, perciò, la Formia dell’immediato dopoguerra, quando non c’era più quasi nulla, eppure la città era bellissima, piena di verde, piena di mare pulito, di corsi d’acqua limpidi e gelidi. Ricordo che andavamo a rinfrescarci in estate camminando dentro il Rio Santa Croce. Oggi è una fogna, alla quale è vietato avvicinarsi. Finisce, naturalmente, in mare. Ed è vietato bagnarsi. Ricordo ettari ed ettari di agrumeti. Andavo a scuola da Vindicio a Mola (gli istituti si stavano attrezzando e tutto faceva brodo), ma era una camminata salutare che riempiva polmoni e cuori di profumi di zagara e di gioia di vivere. Certo, in questa gioia entrava molto la giovanissima età. Il divertimento era sempre lo stesso: avanti e indietro lungo una via Vitruvio percorsa da qualche automobile e dalle carrozzelle a cavallo. A volte un po’ troppo “profumate” (specie allo stazionamento di piazza della Vittoria), ma sentimentali. E silenziose, a parte qualche schiocco di frusta e qualche scambio di battute tra vetturali che si incrociavano.

Vindicio era il nostro campo di calcio e la nostra zona da formula 1, perché vi costruivamo complicatissime e ardite piste, con ponti di sabbia, monti attraversati da tunnel, piccoli capolavori di ingegneria effimera. Duravano un pomeriggio, poi venivano demoliti dai nostri piedi.

Ma anche allora c’erano piccoli rivoli che provenivano dall’interno e attraversavano il breve e biondissimo arenile, prima di disperdersi in mare. I principali si trovavano al confine ovest di villa Danese e dalle parti di villa Amante. Raccoglievano acqua piovana e la disperdevano sulla spiaggia e a mare. Sono sempre esistiti.  Ed esistono anche ora. Ma ora non sono rivoli, sono spesso corsi puteolenti e pericolosi che attraversano una spiaggia piena di bagnanti. Scorrono e non suscitano timori o ribrezzo. Sono parte del paesaggio balneare di Vindicio. Poi, subito dopo Ferragosto 2021, qualcuno si è accorto che quei corsi d’acqua erano diventati grigi, maleodoranti e un po’ più densi di chissà quali schifezze. Ed è scattato il divieto di balneazione, ma era ormai troppo tardi. La gente che fa il bagno da quelle parti non s’è meravigliata che su una spiaggia corressero rivi d’acqua sporca; s’è meravigliata che vietassero il bagno. Ed ha continuato a farlo. E’ un autentico scandalo. Ma nessuno si meraviglia degli scandali che ormai meritano di essere chiamati eterni.

Vindicio e i suoi rivi sporchi esistono da sempre. Ma un tempo erano tollerati, anche perché nessuno si  preoccupava di inquinamenti, escherichia coli, intossicazioni, Capitanerie di Porto, Nas, ecc. Ma oggi c’è il Covid a ricordarci certe cose. Ci siamo anche vaccinati e portiamo la mascherina. Ma nessuno sente il bisogno di portare la mascherina a mare per non sentire il puzzo che emana dai rivoli d’acqua che attraversano la spiaggia. Oggi sono aumentati rispetto a quando ero bambino e anche rispetto a quando ero già un giovincello che scriveva sui giornali e si illudeva di poter dire qualche cosa di importante.

Da quando a Formia è esplosa la febbre del cemento tutto si è trasformato, a mere a al monte. La città è prossima all’auto-soffocamento, quasi fosse un Boa constrictor che si avvolge su se stesso con le proprie potenti spire e finisce per suicidarsi per apnea prolungata. Lo scandalo dei rivi d’acqua a Vindicio è il marchio del fallimento di tutta una classe politica formiana, di decine di Sindaci, di centinaia di Amministratori, di migliaia di funzionari, dirigenti, vigili urbani che non possono fare quasi nulla per arrestare questo scandalo. E non fanno nulla contro chi comanda ma non esercita il comando.

E Formia, forse, la ritroveranno tra alcune migliaia di anni sepolta sotto una coltre di automobili, sotto spianate di cemento armato, e Sindaci, Amministratori, Amministrativi che almeno dal Dopoguerra si sono autosepolti in questa massa di cosacce. E gli archeologi del futuro parleranno di una stirpe di uomini incapaci di difendersi dall’auto-seppellimento.

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