Dopo l’ inaugurazione farsa (pardon: dopo l’inaugurazione falsa) dei “Giardinetti (un’opera pubblica costata quasi 6 milioni di euro e che avrebbe dovuto essere riconsegnata nel 2024), si è affacciata sul palcoscenico di quel “teatro” che è diventata la gestione della Città, una nuova ridicola richiesta. L’ha fatta la Società Poste Italiane (postale, finanziaria e assicurativa, cioè quasi un ente privato) . Ha avuto il coraggio di presentare al Comune di Latina un progetto per “ingabbiare” il prestigioso (nonostante un già avvenuto scempio consumato da Poste Italiane) a danno di un edificio futurista delle Poste provinciali progettato dall’architetto roveretano Angiolo Mazzoni, e considerato un capolavoro del Futurismo.
Poste Italiane, anziché presentare un progetto per eliminare lo scatolone di cemento armato, informe, con il quale abbatté sessanta anni fa la famosa scala dello tesso palazzo, scempiandolo, si è proposta di ingabbiare il Palazzo stesso dentro una ringhiera che incamera un ampio tratto del marciapiede lato piazza dei Bonificatori e imbruttisce senza alcuna utilità ciò che resta del Palazzo.
A leggere i giornali, Poste Italiane avrebbe presentato al Comune il progetto già con il parere favorevole del Ministero della Cultura (che avrebbe dovuto, invece, dire la parola finale e non esporsi in un assenso che precede anche quello della Città): una procedura che sembra voler dire: i padroni siamo noi e voi siete dei poveracci che debbono solo dire di sì.
A questo proposito l’architetto Ugo De Angelis, uno dei pochi che si occupano per vocazione di difendere l’assetto “antico” della Città , ha commentato così: “Sembra uno scherzo di cattivo gusto!, Questa è diventata la città degli steccati!” (dopo le famose, odiose e inutili inferriate dei “Giardinetti). Per difenderci non so da chi! Certi sono talmente ossessionati che ne metterebbero uno anche intorno alla città, con quattro porte e ponti levatoi. Certo, allo scempio e al ridicolo non c’è mai fine!.”
Staremo a vedere cosa ne pensa il Comune attraverso la sua Commissione Cultura, la Giunta, il Consiglio e cosa ne pensa l’Ordine degli Architetti di Latina, che è ente pubblico che si fregia anche dei seguenti aggettivi: “ pianificatore, paesaggista e conservatore dei beni culturali “.
L’ossessione della sicurezza renderà forse l’edificio di Angiolo Mazzoni come una qualsiasi “casa da ringhiera” milanese?