20 Maggio, 2026 - Nessun Commento

C’E’ ANCHE UNA SECONDA “CASINA” NELLA PIAZZA BRUNO BUOZZI

La brutta storia della “casina” sorta per un miracolo edilizio nella piazza Bruno Buozzi ( una delle piazze iconiche di Latina, coperta da vincolo storico come i palazzi che la perimetrano, il Tribunale e i due blocchi dei palazzi Ina) non ha scosso gli animi. Gli Amministratori se la sono cavata così: non ne sapevamo niente. Come i bambini. Malgrado almeno due importanti Consiglieri di maggioranza risiedano nel quartiere e per spostarsi debbano necessariamente attraversare la piazza. Ma neppure la opposizione ha trovato nulla da ridire. Bocca serrata, silenzio assoluto. Ma che c’è dietro questa cattiva storia?

E non è finita. Ora è spuntata fuori anche una seconda “casina” elettrica. Si trova sul lato opposto della stessa piazza Buozzi. Ma stavolta l’hanno collocata sull’unica aiuola verde, mimetizzata dalle foglie di due vigorosi e meravigliosi alberi. Anche di questa l’Amministrazione non sa nulla? Essa è stata costruita (meglio: impiantata) alla piena vista di tutti: tanti camion a manovrare, dopo avere occupato quella parte di parcheggio; costruzione di un nuovo marciapiede (tutto nero di catrame), chiusura di un pezzo di strada e sua sostituzione con quel marciapiede nero catrame; lavori durati alcuni giorni di cui nessuno ha detto nulla (quindi, tutto legittimo?).

Possibile che alterare la planimetria e le volumetrie di una piazza di fondazione non interessi proprio nessuno? E possibile che il Comune non si sia neppure accorto che sul marciapiedi sud di viale dello Statuto è spuntata una strana pianta fatta di un tubo flessibile portafili, alto circa un metro, impachettato nel cellophane e davanti a una banca?

Chi scrive è un illuso, ma ci prova. Prova a capire cosa stia accadendo, e lo vorrebbe conoscere da una dichiarazione ufficiale, magari dalla dottoressa Matilde Celentano, Sindaca di Latina, che non manca di far conoscere tutte le mosse che fa, grazie ad un efficiente ufficio-stampa.  Dottoressa, ci faccia sapere qualcosa anche di piazza Bruno Buozzi.   Grazie.

15 Maggio, 2026 - 3 Commento

PIAZZA B.BUOZZI SFREGIATA

L’Amministrazione comunale non cessa di stupire. Negativamente. Non bastano i marciapiedi  insozzati di ogni cosa alle spalle del Tribunale e dintorni; ora hanno violentato persino piazza Bruno Buozzi, una delle piazze di fondazione, tra le più semplici, lineari  ed onorate dalla statua del Seminatore. Da ieri mattina sul lato destro guardando il Palazzo di Giustizia, rubando molti posti a un parcheggio tra  più frequentati,  è sorta una casetta (gli operai hanno detto che è dell’Enel) che sfregia la stessa piazza. Alla faccia del Centenario, dei soldi pubblici che la Regione ha assegnato con apposita legge al Comune per le feste del 2034, alla faccia dei vincoli paesistici, ambientali e urbanistici,  dei perimetrali  palazzi INA tutti dichiarati di interesse pubblico e soggetti al vincolo di conservazione.  Alla faccia del buon gusto. E soprattutto alla faccia dei Cittadini, ai quali si riservano comunicati stampa auto-osannanti (le strade che si ripareranno, le trattative di pace con ABC (nuova letura della guerra Usa-Iran)  e altre varie e impalpabili promesse.

Ma era stata avvisata la Soprintendenza? Ma come si può proclamare il recupero della “città razionalista” facendo pulire il centro pedonale (dove ogni mattina si muovono 2/3 camion di Abc, e 3/4 spazzini mentre il resto della città è sommerso da cacca di cani, foglie vecchie due-tre stagioni, marciapiedi impraticabili e a rischio incidente.

Ora si è raggiunto il massimo. Chissà cosa ne penserà il ministro Giuli. Sarebbe interessante una sua dichiarazione. E chissà come giustificheranno quell’obbrobrio, e chissà se lo rimuoveranno. Chissà.

14 Maggio, 2026 - Nessun Commento

FORMIA, IL GIRO D’ITALIA e il tempo perduto

Formia ridiventa tappa del Giro d’Italia 2026. Va tutto bene, il nome rimbalzerà sui giornali e tanti scoriranno dove si trova Formia.
Glielo spiegheranno i giornalisti. Ma intanto…

Intanto racconto una mia esperienza personale: preciso che non so, di quanto racconterò, dipenda dal Giro d’Iytalia e dalla necessità di tappare buche, riaccendere lampadine nelle gallerie della Flacca, agevolare al massimo la “corsa rosa”. Racconto quello che mi è accaduto martedì 12 maggio, avendo deciso di recarmi a Formia da Latina in macchina. Abitualmente compio il percorso in un’ora e 15 minuti (rispetto i limiti di velocità che sulla “fettuccia” sono di 60 kmh,  raccogliendo vari insulti dai super-camion a 5 assi che sono i veri padroni di una strada che ha oltre 2000 anni).

Trovo una prima deviazione sull’Appia poco dopo il bivio per Priverno. Vengo avviato su una strada rurale, stretta quanto basta per fare incrociare due auto a bassa velocità. Noto scarsissima segnaletica, il paesaggio per me è del tutto ignoto. Ma non solo per me, tanto che
siamo costretti a un certo punto,  a fare un km indietro,  perché ho capito che, in caso contrario, avrebbero mandato a cercarmi i Vigili
del Fuoco. E non sono il solo.  Finalmente esco e torno sulla Regina viarum.

A Terracina non posso prendere la galleria di Monte Giove che è chiusa per riparazioni. Poiché anche l’altra canna è chiusa da tempo immemorabile, attraverso a passo di formica la città di Terracina, intasatissima. Raggiungo la Flacca, ne percorro un tratto, poi a Sperlonga (a Sperlonga!) trovo un blocco dell’Astral (Regione Lazio) che mi avverte che la galleria è interdetta. Conosco la zona , esco dalla Flacca e imbocco la strada per Itri. Ma qui scopro un semaforo che mi fa aspettare una decina di minuti. Non capisco perché, ma paziento. Arriva il “verde” e inizio la scalata della bella ma tortuosissima strada. Vado lento, perché scopro subito che, per lavori in corso,  di strada è disponibile solo una metà, per 5 lunghi km. Che bisogna percorrere con prudenza. Raggiungo Itri e scendo sull’Appia fino a un paio di chilometri dai Venticinque Ponti, che, però, raggiungo solo dopo altri trenta minuti a causa di un altro minuscolo cantiere stradale che però causa code di chilometri su una strada antichissima e ondulatissima. Finalmente a Formia. Il ritorno è sullo stesso stile. Evviva il Giro d’Italia se la “colpa” è sua.

Ma possibile che si debbano aprire tre-quattro cantieri tutti insieme e in un ristretto spazio di tempo? Questo significa che il cittadino (anzi il Cittadino)  deve tacere e patire. Per il bene della patria sportiva (scritto in minuscolo).

 

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