6 aprile, 2021 - Nessun Commento

1/ PONZIANE E PONTINE: UNA CORRISPONDENZA PRIVATA

5223645_1837_veduta_isola_ponzaSi discute se, per designare le Isole di Ponza, Palmarola, Zannone e Gavi , Ventoitene e Santo Stefano, in provincia di Latina, debba usarsi lo storico nome di Ponziane o quello – Pontine – che si è affermato praticamente dal dopoguerra. Questa diversità di denominazioni ha dato luogo ad una piccola discussione (a volte qualcuno è andato sopra le righe, senza ragione) che si trascina tra studiosi nati e residenti a Ponza e chi, come il sottoscritto, che è stato responsabile per circa 40 anni della Direzione dell’Ente Provinciale per il Turismo di Latina e che, quindi, è stato il responsabile della comunicazione promozionale dei siti di maggior pregio turistico, che ha dovuto scegliere uno dei due nomi. Ho scelto Pontine e non sto qui a spiegare perché. E’ un nome che non ho inventato io. E lo ritengo tuttora molto valido e soprattutto affermato come brand turistico. Non contesto la storicità di Ponziane (ma a Ventotene non sono d’accordo: c’è una deliberazione della Giunta provinciale su esplicita richiesta dell’allora Assessore regionale al Turismo del Lazio). Il topònimo Ponziane è pacificamente usato nel passato e Silverio Mazzella, cultore di Ponza, unico libraio dell’Isola e per questo meritevole di ogni lode, ma anche editore e acquarellista efficace dei bellissimi posti di cui Ponza ò ricca e per cui è ammirata, mi ha mandato un’ampia silloge di Autori e di Testi antichi che usano quel nome.
Mi è parso che una corrispondenza privata tra me e lui, a questo punto, meritasse di essere portata a conoscenza di altri, soprattutto la laboriosa ricerca bibliografica, e la offro come omaggio di questo blog allo stesso Silverio e a chi vorrà leggerla. Mi piace sottolineare come una diversità di vedute possa trovare svolgimento nel reciproco rispetto e nella civile esposizione di tesi diverse. Queste appartengono ad un diverso capitolo, che qui non riporto.
Qui riporto, invece, la nostra corrispondenza, mentre sono costretto da ragioni di spazio, a rimandare ad una second pubblicazione l’ampia bibliografia di Silverio Mazzella. Potrà essere utile a molti.

Antefatto: “Caro Silverio, leggo sul libro di Carl Graeser “Dall’India e dall’Italia”, da te editato (lo acquistai nella tua libreria a Ponza), che già nel 1898 si parlava di Pontinischen Inseln, isole Pontine. Senza polemica, ma prendendone atto (v. pag. 6 del testo originario e pag. 7 della traduzione), Pier Giacomo Sottoriva”.

Risponde Silverio Mazzella: “Caro Pier Giacomo, ti chiedo scusa per il ritardo nel risponderti. Era da più di una settimana che non potevo accendere il PC per un serio guasto meccanico. Adesso che Gennaro, mio figlio, lo ha ripristinato posso tornare con piacere sulla tua osservazione. Il quesito, o meglio la convinzione che Pontine meglio si addice al nostro arcipelago come tu asserisci non trova in me nessun parere favorevole od ostativo. Tra l’altro il tuo riferimento al “diario di viaggio di Carl Graeser” conferma quanto ti ho detto, essendo la traduzione stessa curata da me. Io però preferisco il termine Ponziane, senza escludere categoricamente Pontine, ritenendolo più rappresentativo. Penso che il nome debba derivare dall’isola più grande (e più grande non solo per i pochi chilometri quadrati o per alcune decine di abitanti, o per qualche pagina di storia in più). Forse anche perché il termine Pontine mi richiama più la pianura omonima che l’Arcipelago stesso. Su questa diversità di opinione non si arriverà mai una definitiva soluzione, ed è per questo che io accetto i due termini. Mi pare che tu una volta mi dicesti di preferire Pontine anche sotto il suono più eufonico rispetto a Ponziane, oltre ovviamente alle considerazioni geografiche e, non ultimo, per la frequenza del termine utilizzato nel tempo dagli studiosi che hanno trattato le nostre isole. Io dissento lo stesso in quanto ritengo che è più una questione di abitudine nell’ascoltare un nome che ce lo fa sembrare più naturale e piacevole; e poi chi potrà mai definire se una parola è eufonica o cacofonica? Su quali canoni o basi scientifiche? D’altra parte non si dice che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”? E il piacere è puramente soggettivo.
Nota del chiosatore: in verità potrò avere accennato ad una eufonia migliore di Pontine rispetto a Ponziane, ma assicuro l’amico Silverio che non è quella la ragione di una preferenza per un messaggio turistico. “Ponziane” oggi sarebbe un nome suggestivo ma poco noto ai più (i nostri contemporanei) a differenza di Pontine che si identifica per l’appartenenza a una regione ricca di fascino, di storia, di eventi come è l’Area Pontina, generalmnte più nota. I nomi cambiano nel tempo, e ormai anche il “mio” Sud Aurunco viene chiamato, forse sacrilegamente, Sud Pontino].

Riprende Silverio: “Proprio perché ho assistito più di una volta a questa disquisizione tra vari soggetti, entrambi battendosi veramente in modo convinto e appassionato, per curiosità ho provato a quantificare le volte che nella letteratura è stato usato l’uno o l’altro termine. Il risultato, pur riconoscendo che non può essere completo, è stato che nell’antichità stravince Ponziane e nei tempi più recenti i due termini sono testa a testa ed è solo nel mondo giornalistico forse prevale Pontine. A causa della scelta che l’allora EPT di Latina utilizzò questo termine? Forse. È ovvio che una testata giornalistica si rifaccia a un Ente così importante per lo sviluppo turistico ed economico”. (1. continua)

23 marzo, 2021 - Nessun Commento

I MOLTI ERRORI ANTICOVID DELLA SAGGIA LOMBARDIA

Proponiamo ai nostri quattro Lettori alcune considerazioni tratte da un articolo de Il Corriere della Sera, apparso oggi 22 marzo 2021 a firma di Sara Bettoni. Ripercorre i molti errori che la Regione Lombardia ha commesso e continua a commettere nella lotta contro il Covid. Vi facciamo questa proposta non per maligno spirito di vendetta, ossia per gioire dei guai della Regione che si è sempre detta la più virtuosa in Italia, e Milano la “capitale morale” d’Italia. Nell’articolo si parla di errori marchiani, di disfunzioni, di scandali rilevati nella gestione dell’Agenzia regionale battezzata col nome di “ARIA” . Un’Agenzia creata dalla Lega che amministra da due mandati la Lombardia e che era stata creata per sostituire altre tre inefficienti e costosissime agenzie. ARIA è nata per gestire Innovazione e Acquisti, per fare pulizia, per introdurre risparmi. A giudicare dall’oggi, ha fallito tutto. E hanno fallito i suoi creatori e amministratori della Lega. Non proponiamo la lettura dell’articolo per spirito vendicativo, dicevo, ma solo per chiederci: se la Regione che si è sempre proclamata la più virtuosa ed efficace e il suo capoluogo Milano come “capitale morale d’Italia” ha fatto e continua, ad oggi, a fare tutte quelle stupidaggini, quegli errori, e qualche porcheria, vi sarà salvezza per l’Italia derelitta e immorale? E Matteo Salvini, con grande sussiego, spiega ai suoi elettori che, in fondo, c’è solo “qualche cosa da rivedere”. Ecco di seguito l’articolo, firmato da Sara Bettoni, una delle bravissime giornaliste de Il Corriere, di cui, non a caso, è vicedirettrice un’altra donna, Fiorenza Sarzanini. Auguri!

L’ARTICOLO DI SARA BETTONI

“Il caos in Lombardia per le vaccinazioni anti-Covid? Colpa di Aria, la società di Regione che coordina la campagna. Lo ha detto nei giorni scorsi Guido Bertolaso, consulente del Pirellone. Lo ha ricordato ieri su Twitter Letizia Moratti, vicepresidente della Lombardia. L’ha fatto capire il leader della Lega Matteo Salvini, parlando di «qualcosa che non va» e che deve essere cambiato. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso risale al weekend, con i centri vaccinali di Cremona, Como e della Brianza pronti a fare punture, ma senza pazienti in coda perché la piattaforma gestionale non aveva inviato le convocazioni.

Cos’è esattamente questa Aria su cui si scaricano tutte le responsabilità? Per capirlo bisogna innanzitutto sciogliere l’acronimo, che sta per Azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti e tornare al 2019. In quell’anno il governatore Attilio Fontana, con il suo uomo forte Davide Caparini (tuttora assessore al Bilancio con delega alle Partecipate), decide di fondere le tre spa Centrale acquisti (Arca), Lombardia informatica (Lispa) e Infrastrutture lombarde (Ilspa) per ridurre gli sprechi e cancellare l’eco degli scandali che si portano dietro. Si calcola che l’operazione farà risparmiare 3,7 milioni di euro annui di costi operativi e il 13% del valore totale delle procedure di gara. L’obiettivo è creare un «soggetto unico in Italia per competenza e completezza nella capacità di innovazione, nella valutazione della spesa e nella rigenerazione dei processi di acquisto». Aria, per l’appunto, con i suoi 600 dipendenti. Come presidente viene scelto Francesco Ferri, di area Forza Italia.

Gli fa da contraltare Filippo Bongiovanni, direttore generale vicino a Fontana e quindi alla Lega. A nemmeno sei mesi dalla nascita, la nuova società deve affrontare la pandemia. E fin da subito mostra limiti nell’approvvigionamento di mascherine e altri dispositivi di protezione. Il primo grande scoglio è la vicenda dei camici, dei calzari e dei copricapo forniti/donati dall’azienda Dama spa controllata da Andrea Dini, cognato di Fontana e partecipata al 10% dalla moglie. Tra gli indagati c’è anche Bongiovanni, che chiede e ottiene di essere destinato ad altro incarico. Al suo posto arriva dall’Azienda Zero del Veneto Lorenzo Gubian. Non meno complessa la questione dei sieri antinfluenzali. Aria lancia 13 gare per recuperare circa 2,6 milioni di fiale, alcune delle quali a prezzi record, altre arrivate molto tardi e per questo rimaste inutilizzate, con conseguente spreco di risorse. Ci sono poi gli intoppi nella gestione dei risultati dei tamponi e dei test anti-Covid. Arrivando al 2021, ecco i problemi con la campagna vaccinale, per cui sono destinati ad Aria 18,5 milioni di euro. Tra sms inviati a notte fonda per l’appuntamento il mattino successivo, overbooking o mancate convocazioni, le falle si moltiplicano. Tant’è che la Regione sceglie di passare alla piattaforma di Poste. E a giudicare dai tweet di Moratti, presto ci saranno cambi al vertice della spa.

«Aria è un progetto fallimentare dell’assessore Caparini – dice il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati -, si è perso il controllo della società. La responsabilità è condivisa con la vice presidente Moratti che ha disegnato il piano vaccinale». Secondo gli addetti ai lavori però la company è solo una parte del problema. Perlavorare a pieno regime servirebbe una pianificazione più solida della campagna, con obiettivi definiti e stabili. Il «qualcosa che non funziona», insomma, va oltre la sola Aria. (seguono altre considerazioni)

12 marzo, 2021 - Nessun Commento

FORMIA SOFFOCATA DA COSTRUZIONI ESPOSTA A CRITICITA’ ATMOSFERICHE

torrente formia

Le pesanti piogge che hanno battuto dall’8 al 10 marzo la provincia di Latina, hanno messo in evidenza il precario stato di sicurezza in cui versano moltissime aree rispetto alla capacità di sostenere intensi fenomeni climatici, ormai comuni e regolari. Se canali, campi e linee di costa dell’intera provincia sono ormai abitualmente sottoposti a stress climatici e a danni, una particolare situazione di crisi si coglie nell’agglomerato mare-monte di Formia. La città ha il privilegio di vivere sul mare con la protezione alle sue spalle dei monti Aurunci che superano i 1500 metri del monte Redentore e la proteggono dai venti freddi del nord, assicurandole anche un prolungato soleggiamento. Ma la mano dell’uomo ha ormai inesorabilmente creato le premesse per il verificarsi di criticità su tutto il territorio, dalle collinari Maranola, Trivio e Castellonorato, all’agglomerato urbano, a causa della disinvolta politica edilizia che ha costantemente caratterizzato la gestione del territorio. Le case e le strade (in particolare la Litoranea) hanno ormai soffocato l’intero territorio e interrotto tutte le antiche vie di scolmatura naturale, esponendo la città e il suo territorio a inondazioni da pioggia e ad esondazioni dei pur piccoli, ma rapidi corsi d’acqua che provengono dalla montagna e si arricchiscono di apporti urbani. La prima ed immediata conseguenza è che le riserve idro-potabili sono costantemente soggette a fenomeni di intorbidamento, come può constatarsi dai pressoché diurni comunicati di allarme di Acqualatina, il gestore idrico che avverte gli utenti dell’intorbidamento dell’acqua che viene rifornita alle abitazioni e ai depositi pubblici. L’immagine di autobotti che distribuiscono acqua pulita e di cittadini che fanno le file con recipienti vari rievocano le lontane immagini della guerra. Ed è ormai una guerra, quella che Formia sta perdendo. Le case che si arrampicano sui versanti collinari e montani, spesso senza infrastrutture primarie (condotte idriche e fognarie) e i pesanti muri di cemento armato che distruggono l’ambiente e ne alterano il fluire delle acque piovane, denunciano ormai chiaramente che la città ha raggiunto il punto di rottura tra aree edificate e capacità di sopportazione rispetto ai fenomeni climatici più impegnativi (e sempre più impegnativi). Dopo gli inutili allarmi ed inviti ad una gestione più seria e razionale, Formia rischia di morire sotto il peso delle costruzioni (mediamente brutte e a volte orrende) che ne invadono ormai ogni angolo di territorio.

Forse la Regione dovrebbe cominciare ad aprire gli occhi su questo genere di fenomeni, che rischiano di sommarsi alle previsioni di un sollevamento del livello del mare che trasformerebbe Formia (entro il corrente secolo) in una città subacquea, come è accaduto nei vicini Campi Flegrei, sia pure per altri motivi.

 

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