14 Maggio, 2026 - Nessun Commento

FORMIA, IL GIRO D’ITALIA e il tempo perduto

Formia ridiventa tappa del Giro d’Italia 2026. Va tutto bene, il nome rimbalzerà sui giornali e tanti scoriranno dove si trova Formia.
Glielo spiegheranno i giornalisti. Ma intanto…

Intanto racconto una mia esperienza personale: preciso che non so, di quanto racconterò, dipenda dal Giro d’Iytalia e dalla necessità di tappare buche, riaccendere lampadine nelle gallerie della Flacca, agevolare al massimo la “corsa rosa”. Racconto quello che mi è accaduto martedì 12 maggio, avendo deciso di recarmi a Formia da Latina in macchina. Abitualmente compio il percorso in un’ora e 15 minuti (rispetto i limiti di velocità che sulla “fettuccia” sono di 60 kmh,  raccogliendo vari insulti dai super-camion a 5 assi che sono i veri padroni di una strada che ha oltre 2000 anni).

Trovo una prima deviazione sull’Appia poco dopo il bivio per Priverno. Vengo avviato su una strada rurale, stretta quanto basta per fare incrociare due auto a bassa velocità. Noto scarsissima segnaletica, il paesaggio per me è del tutto ignoto. Ma non solo per me, tanto che
siamo costretti a un certo punto,  a fare un km indietro,  perché ho capito che, in caso contrario, avrebbero mandato a cercarmi i Vigili
del Fuoco. E non sono il solo.  Finalmente esco e torno sulla Regina viarum.

A Terracina non posso prendere la galleria di Monte Giove che è chiusa per riparazioni. Poiché anche l’altra canna è chiusa da tempo immemorabile, attraverso a passo di formica la città di Terracina, intasatissima. Raggiungo la Flacca, ne percorro un tratto, poi a Sperlonga (a Sperlonga!) trovo un blocco dell’Astral (Regione Lazio) che mi avverte che la galleria è interdetta. Conosco la zona , esco dalla Flacca e imbocco la strada per Itri. Ma qui scopro un semaforo che mi fa aspettare una decina di minuti. Non capisco perché, ma paziento. Arriva il “verde” e inizio la scalata della bella ma tortuosissima strada. Vado lento, perché scopro subito che, per lavori in corso,  di strada è disponibile solo una metà, per 5 lunghi km. Che bisogna percorrere con prudenza. Raggiungo Itri e scendo sull’Appia fino a un paio di chilometri dai Venticinque Ponti, che, però, raggiungo solo dopo altri trenta minuti a causa di un altro minuscolo cantiere stradale che però causa code di chilometri su una strada antichissima e ondulatissima. Finalmente a Formia. Il ritorno è sullo stesso stile. Evviva il Giro d’Italia se la “colpa” è sua.

Ma possibile che si debbano aprire tre-quattro cantieri tutti insieme e in un ristretto spazio di tempo? Questo significa che il cittadino (anzi il Cittadino)  deve tacere e patire. Per il bene della patria sportiva (scritto in minuscolo).

 

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