22 luglio, 2021 - Nessun Commento

A 78 ANNI DALL’AFFONDAMENTO UN LIBRO SUL PIROSCAFO “SANTA LUCIA”

IL SANTA LUCIA A PòONZAL’affondamento del piroscafo di linea Santa Lucia, avvenuto il 24 luglio 1943 a circa un miglio e mezzo dal porto di Ventotene, fu il primo sanguinoso episodio  di guerra registrato in provincia di Littoria. Il Santa Lucia era un piroscafo di 452 tonnellate s.l. appartenente alla società napoletana SPAN, che collegava un paio di volte la settimana Napoli e Gaeta alle isole di Ventotene e Ponza. Il 23 luglio 1943, nel tragitto Napoli-Ventotene, la nave fu attaccata da bombe aeree in mare aperto, non lontano dall’isola pontina: era, tuttavia, riuscita ad evitare danni, e passeggeri ed equipaggio se l’erano cavata solo con molta paura. Il giorno successivo, il “postale” era partito di buon’ora da Ponza, dove aveva caricato 46 passeggeri – militari che lasciavano l’isola, e civili che si trasferivano sul continente. A bordo c’erano anche 24 componenti dell’equipaggio.Appena in prossimità del porto di Ventotene, quasi una ripetizione della scena del giorno prima, un gruppo di aerei da caccia britannici iniziò un nuovo attacco, che, stavolta, conseguì risultati funesti: la nave fu raggiunta esattamente al centro della chiglia da un siluro lanciato da uno dei velivoli. Il piroscafo si spezzò in due tronconi ed affondò nel giro di una manciata di minuti – forse due o tre – del tutto insufficienti per consentire alla gran parte dei passeggeri – che s’erano rifugiati nel sotto ponte – e dell’equipaggio di tentare la salvezza gettandosi in mare. Solo 4 delle persone imbarcate, però, furono sbalzate in acqua dall’esplosione, tra esse il comandante Cosmo Simeone, originario di Gaeta. Immediatamente dopo il lancio gli aerei si ritirarono. I quattro naufraghi, feriti, vennero portati a terra. Il comandante Simeone, apparve in gravissime condizioni. Dato l’allarme, nel giro di qualche ora giunse nelle acque dell’isola un idrovolante allertato dalla Capitaneria di Porto di Gaeta: il comandante Simeone fu trasferito in un ospedale di Napoli, dove il giorno successivo morì.

Da quel momento del “Santa Lucia” non si ebbero altre notizie, neppure i parenti delle persone morte nell’attacco. Erano i giorni
dell’arresto di Mussolini, del rivolgimento che subì il nostro Paese, del disordine e dello sbandamento negli uffici. Il velo si è sollevato nel 2007, grazie ad un diligente studioso del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, il Capo Sezione dell’Archivio Storico, Giulio Cargnello, che decise di fare quello che nessuno aveva fino allora fatto: cercare i documenti. E dove altro cercarli se non dove essi si trovavano, ossia tra i faldoni custoditi presso il Ministero della Marina Mercantile? Il suo merito è arricchito dal fatto che non si è accontentato di recuperare un fascicolo impolverato, ma ha ricostruito il perché e il come della presenza di quegli aerei nella scena di Ventotene. Ed ecco quanto venne fuori.

Il piroscafo Santa Lucia, subito dopo la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, era stato militarizzato a partire dal 25 maggio –
ossia due settimane prima che la guerra venisse dichiarata – ma era stato demilitarizzato già il 30 agosto dello stesso anno. La
militarizzazione aveva avuto un paio di conseguenze: la nave era stata verniciata con il colore grigio della Marina da guerra; e vi era stato istallato a prua un cannoncino, e l’arma era stata affidata a ben 7 “serventi”. Il cannoncino non sparò mai, ma non fu smontato dopo la demilitarizzazione della nave. Né la nave fu ridipinta con gli originali colori civili (il bianco); né fu sbarcato e destinato altrove il personale militare (scrive Cargnello che “l’imbarco d’equipaggio militare era un fatto normale in tutti i piroscafi
postali del tempo di guerra”).
Gli episodi del 23 e 24 luglio che interessarono il piroscafo Santa Lucia ebbero caratteristiche diverse. Quello del 23 si svolse in due
fasi indipendenti e diverse tra loro: la prima ebbe luogo alle ore 11.30, e consistette in un bombardamento da alta quota effettuato da una grossa formazione aerea (forse un centinaio di velivoli, con tutta probabilità quadrimotori B17, che si spostavano per colpire obiettivi sul continente) quando la nave era a circa 8 miglia da Ventotene. Esso fu, dunque, un “intermezzo” casuale; la seconda avvenne alle 12.30, nel ritorno verso sud di un’altra formazione aerea alleata, che sganciò bombe in mare e sull’isolotto di S. Stefano, che venne colpito e dove si registrò un ferito lieve. Si ritiene che si trattasse dello sgancio di routine di materiali esplosivi inutilizzati al rientro da una missione già eseguita. Il comandante del Santa Lucia, una volta raggiunta l’isola, avvertì l’Autorità marittima che a sua volta informò la Prefettura di Littoria.

L’azione del 24 luglio, invece, ebbe come protagonisti aerei siluranti del tipo Beaufighter, provenienti dalla base tunisina di Protvill. Una squadriglia di 8 velivoli (sotto il comando del Wing Commander J. Lee Evans), del 47° stormo della Royal Air Force, decollò alle ore 08.08 e raggiunse l’area operativa di Ventotene dopo poco meno di 2 ore di volo a bassa quota. Per una coincidenza micidiale, il Santa Lucia quel giorno lasciò Ponza alle ore 08 e si trovò, quindi, presso Ventotene proprio circa 2 ore dopo, in perfetta coincidenza con i velivoli inglesi. Essi giunsero alle ore 9.58 e, come prima operazione, affondarono a colpi di mitraglia una barca a vela; quattro minuti dopo, alle ore 10.02, avvistarono il piroscafo che navigava a circa 2 miglia da Ventotene. Colori e caratteristiche della nave indussero il capo equipaggio della squadriglia a ritenere che essa fosse impiegata per la difesa costiera e valutata, erroneamente, di una stazza tra le 1500 e le 2000 tonnellate. Poco avanti rispetto al Santa Lucia, in quello stesso momento, si muoveva un pontone tedesco del locale distaccamento isolano Lo stormo si divise allora in due squadriglie di
4 aerei ciascuna, per attaccare il pontone e la nave.
Il pontone, privo di pescaggio, e quindi non raggiungibile con i siluri, fu attaccato solo con la mitraglia e non riportò gravi danni,
ed anzi, pare che rispose al fuoco nemico. La nave italiana, invece, fu attaccata da 2 velivoli incaricati di aprire un fuoco di deterrenza con mitraglie, per aprire la strada ad altri 2 velivoli muniti di siluri, che vennero regolarmente sganciati. Uno di essi si perse in mare, il secondo, lanciato dal Warrant Officer A. Thompson, colpì in pieno la nave che esplose e affondò. Gli otto aerei, esaurita l’azione, ritornarono immediatamente a Protville perché – nei 10 minuti impiegati del duplice attacco – avevano esaurito l’autonomia di volo.
Dopo l’affondamento, i soccorsi a mare furono portati dallo stesso pontone tedesco, da due pescherecci (uno gaetano e l’altro ponzese) inviati dal comando marittimo isolano e da qualche barca locale. Va detto che la notizia partì con sollecitudine da Ventotene verso i Comandi di Roma e Gaeta, e la reazione, sia pure con la tempistica che le condizioni dell’epoca consentivano, fu buona. Ai primi soccorsi si aggiunsero, in un tempo relativamente breve, quelli del Mas n. 13 Medolino, di un idrovolante partito da Napoli e, più tardi, della corvetta Euterpe e della torpediniera Ardimentoso.

Da questo momento l’evento bellico diventa una pratica burocratica. Il 25 luglio viene trasmesso alla Capitaneria di Porto di Gaeta l’elenco dei sopravvissuti (i 4 sbalzati in mare); la stessa Capitaneria conclude la sua inchiesta 6 giorni dopo, ossia il 31 luglio,
acquisendo tutti i nomi delle persone imbarcate, “ma la conclusione della pratica fu interrotta e i documenti dispersi”, perché, come è noto, il 25 luglio era avvenuto l’arresto di Mussolini, e il 27 il suo avvìo prima a Ventotene poi a Ponza). Di conseguenza, conclude Giulio Cargnello: “I parenti non saranno mai avvisati ufficialmente della perdita dei loro cari”.

Sottratti all’affondamento, oltre al comandante Simeone, furono il “giovanotto” (ossia il mozzo) Luigi Ruocco di Castellammare di Stabia; il fante Fernando Capoccioni, di Roma, gravemente ferito e trasferito a Napoli; il carabiniere Vincenzo Moretti, di Palestrina; e Francesco Aprea, di Ponza. Il mare, poi, restituì i cadaveri del fuochista Giuseppe D’Esposito di Castellammare di Stabia, e del carbonaio Ettore Albanelli di Napoli.  Degli altri nulla. E perché i familiari delle vittime non furono avvertiti? La ricostruzione fatta da Cargnello è puntuale: la Capitaneria di Porto di Gaeta non provvide, con tutta probabilità, a causa del disordine che seguì i fatti politici del 25 luglio 1943 e, più tardi, a quelli che seguirono l’8 settembre (proclamazione dell’armistizio). In questi due frangenti la copia del fascicolo rimasta negli uffici di Gaeta andò smarrita, ma la
Capitaneria aveva regolarmente inoltrato la pratica al Ministero. Nel settembre 1944, ossia a guerra finita in questa parte d’Italia, la Capitaneria, per ricostruire i propri incartamenti, chiese ed ottenne un duplicato del fascicolo giacente presso il Ministero, ma mentre si relazionò con i comandi militari per definire le pratiche del personale in divisa perito nell’affondamento, non pensò ad informare i familiari delle vittime, né civili né militari. La storia di quei passeggeri è rimasta, perciò, ignorata per 63 anni, malgrado libri e articoli, commemorazioni e rievocazioni, prima che  Giulio Cargnello riportasse alla luce le carte e le rendesse pubbliche nel 2007.
Il 24 luglio 2021, dunque, cade il 78mo anniversario dell’affondamento. Fu il primo grosso avvenimento della nostra “guerra
in casa” e non è improbabile che questa notizia influenzò in qualche modo le decisioni del Gran Consiglio del Fascismo che mise Mussolini in minoranza.
Ripubblichiamo oggi i nomi dei passeggeri e dell’equipaggio come omaggio di questo piccolo blog ad un evento luttuoso che sta ricevendo solo da pochi anni l’attenzione e il rispetto che merita. Il Comune di Ponza ha, anzi, dedicato una sala dei locali retrostanti il Palazzo comunale ad alcuni scaffali e vetrinette che espongono piccoli, poveri rimasugli di quella tragedia, raccolti da subacquei dal sito in cui giacciono i due tronconi della nave.
Negli ultimissimi anni è divenuta una pietosa e giusta cerimonia la visita alle acque che, a circa un miglio marino dall’Isola di
Ventotene, custodiscono i resti della tragedia. Quest’anno si aggiunge un altro tassello: la presentazione di un libro scritto da Luciano Zani dal titolo Silurate! Il 24 luglio 1943. E’ intervenuto anche l’Ammiraglio Comandante delle Capitanerie di Porto Italiane, Giovanni Pettorino, che perse nell’affondamento il nonno. fuochista della nave.
Nel presentare la indubbiamente interessante iniziativa, sono state, però, avanzate delle illazioni, ricollegando l’affondamento ad una possibile (impossibile) operazione tesa a liberare l’Italia da Benito Mussolini, la cui presenza a bordo parrebbe affacciata come mera ed azzardatissima ipotesi. Un normale e doloroso episodio di guerra sui mari diverrebbe, così, un  pezzo dei “misteri d’Italia”, che si accentuano ricollegando lo stesso episodio allo sbarco alleato a Salerno. Crediamo che, se questa fosse eventualmente la tesi, si galopperebbe con la fantasia ed il perché è presto detto, facendo solo ricordo alle date.
Il Santa Lucia fu affondato il 24 luglio 1943, e quel giorno Mussolini era inequivocabilmente a Roma, dove nel pomeriggio presiedette il Gran Consiglio del Fascismo, Il 25 luglio, Mussolini veniva arrestato dal re Vittorio Emanuele III e messo sotto custodia, prima di essere trasferito quarantotto ore dopo, nell’isola di Ponza, da prigioniero. Quindi nessun collegamento col Santa Lucia.
Lo sbarco a Salerno venne, poi, effettuato il 9 settembre 1943, ben lontano, quindi, dal giorno dell’affondamento che lo precedette
abbondantemente. Il siluramento, infine, avvenne nel quadro di una normale azione di sorveglianza dei mari italiani messa in atto
dall’aviazione britannica che ormai disponeva di basi di partenza molto vicine (in Africa) ed altrettanto facevano le nostre pattuglie
aeree recandosi quasi ogni giorno a visitare la coste africane. Quindi, anche qui nulla di misterioso. Di più: quando i Beaufighter
inglesi avvistarono la nave, stavano quasi per rientrare alla base dalla loro missione perché al limite della disponibilità di kerosene.
Tutto più che spiegabile. Non abbiamo letto il libro presentato, ma ne abbiamo chiesto una copia. Vedremo se i misteri adombrati in questa operazione bellica vi siano davvero o se siano solo un “richiamo” per stimolare l’acquisto del libro.
Dal canto nostro, ripetiamo, pubblichiamo di seguito gli elenchi delle persone che si trovavano a bordo e che affondarono con la nave, rimanendo per oltre 60 anni anonime. E’ un gesto di pietà umana e di rispetto per Loro e per i Familiari.

LE VITTIME DELL’AFFONDAMENTO
1. Personale civile facente parte dell’equipaggio (17 persone) Questi elenchi furono forniti al Ministero il 30 luglio 1943 dal
Maggiore di Porto di Gaeta Comandante Girolamo Sanfilippo).

Capitano di L.C. Comandante Cosmo Simeone, Classe 1888. Matr. 7689, di Gaeta; I° ufficiale Romano Mario, classe 1898, Matricola 41344 di C./Stabia; I° Macchinista Terlizzi Vito classe 1889 Matricola 71572 di Napoli; Nostromo De Angelis Antonio classe 1893 Matricola 4906
Personale militare facente parte dell’armamento difensivo del piroscafo S. Lucia (7 PERSONE)
Capo Cannoniere 3^ Classe Visai Federico classe 1909 Matricola 1499; Serg. Cann. P.S. Parascandolo Carmine Classe 1912 Matricola 74695; Serg. Cann. O. Riccio Giuseppe Classe 1914 Matricola 74514; Serg. Cann. P.S. Manzo Vincenzo Classe 1915 Matr. 37250; Sottocapo Cann. O. Illardo Giuseppe Classe 1914 Matr. 74287;  Sottocapo Cann. O. Accarino Francesco Classe 1915 matr. 12370; Marinaio Maggiacomo Luigi Classe 1917 matr. 46034.Elenco dei passeggeri partiti col postale Santa Lucia il mattino del giorno 24 luglio 1943 (46 persone)
Vitiello Silverio di Francesco e di Furese Marianna nato a Ponza l’8 dicembre 1908; Galano Antonietta di Pietro e di Pagano Concetta nata a Ponza il  22 maggio 1926; Fino Vincenzo fu Salvatore e di Tagliamonte Grazia nato a  Olbia il 24 maggio 1918; De Filippis Elena coniugata Piro; Misuraca Rosalia fu Salvatore e dfu Abete Maria nata a Ponza il 10 febbraio 1882; Vitiello Anna di Biagio e di Misuraca Rosalia nata a Ponza il  30 gennaio 1921; Guarino Silverio fu Aniello e di Califano Civita nato a Ponza il 29 settembre 1917; Iodice Libera da Ischia; Iodice Luisa da Ischia; Onorato Silverio fu Vincenzo da Ponza; Aprea Francesco di Luigi e di Balzato (Balzano?) Maria Giuseppa nato a Ponza il 30 maggio 1914; Feola Silverio fu Isidoro e di Di Meglio Maria Rosa
nato a Ponza il  21 febbraio 1913; Sandolo Benedetto di Salvatore e di Aprea Maria nato a Ponza il 126 settembre 1908; Romano  Pasquale di Giuseppe e fu Castaldi Francesca nato a Ventotene il 12 gennaio 1895; Romano  Carmine di Francesco e di Aversano Maria Candida nato a Ponza l’8 gennaio 1912; Mazzella Emiliano di Silverio; Martini Vincenzo di Giacinto e fu Martini Anna Maria nato a Sutri l’8 settembre 1899; Loretti Vittorio di Bernardino e di Santi Zenaide nato a Selci Sabino il 17 giugno 1895; Fanfarillo Sisto fu Biagio e di Cianfrocca Maria Giuseppa nato ad Alatri il 13 settembre 1904; Ciccarella Ulivetto fu Dommenico di fu Berardi Caterina nato a Praduro il 23 settembre 1906; Tommasiello Sisto fu Antonio e di La Torre Arcangela nato a San Paolo
(Brasile) il 22 agosto 1907 domiciliato a Roma via Cavour 146; Nalli Francesco fu Luigi e fu Felici Famosa nato a Morolo il 4 ottobre 1907; Bonamore Umberto di Alessandro e di D’Aquino Fortunata nato a Gallicano nel Lazio il 16 agosto 1922; Realacci Mario di Tommaso e fu Tornesi Emilia nato a Vallecorsa il 1° dicembre 1904; Provvidenti Antonio di Luigi e di Licursi Marianna nato a Ururi il 23 agosto 1921; Varlese Valentino fu Giuseppe e fu D’Alessandro Maria Giuseppa nato a Cassino il 25 maggio 1904; Moretti Vincenzo di Giuseppe e di Fantoni Anna Maria nato a Palestrina il 10 agosto 1920; Caringi Luigi fu Antonio e fu Alonzi  Restituta nato a  Sora il  7 maggio 1904; Paricelli Giovanni di Luigi e fu Ragozzino Maria Rosa nato a Macerata Campania il 26 novembre 1900; Cinelli Giuseppe; Ginestra Antonio; Giannotta Michele di Vito e di Mangini Elisabetta nato a Putignano il
4 maggio 1909; Verdino Salvatore di N .N. nato a Caltagirone il 29 settembre 1895; Balzerano Nicola di Arcangelo e di Testa Maria Assunta nato a Fabbrica di Roma il 5 dicembre 1910; Ponti Giovanni di Carmelo e di D’Alessio Maddalena nato a Soriano del Cimino il 27 dicembre 1910; De Bennati Ettore fu Federico nato a Gallipoli nel 1886; Capuano Giuseppe di Giovanni nato a Bacoli il 22 marzo 1916; Conte Teodorico fu Serafino e di Bernardo Caterina nato a Roma il 23 ottobre 1909; Inserra Luigi fu Pietro e di Carniglia Carmela nato a Siracusa il 3 marzo 1916; Tucciarelli Vincenzo di Cataldo e di Pazziosi Antonia nato a Villa S. Stefano l’8 agosto 1910; Capiccioni Fernando di N.N. e di Capoccioni (sic) Teresa nato a Ronma l’11 agosto 1909; Stima Lucia di Eduardo e di Vitiello Maria Salva nato a Ponza il 21 settembre 1920; Chiocca Vincenzo di Gennaro e di Grieco Rosalia nato a Pozzuoli il 3
gennaio 1914; Loffredo Salvatore fu Francesco nato a Sessa Aurunca il 30 aprile 1913; Sasso Silvio fu Francesco nato a Sessa Aurunca il 12 giugno 1905; Carrocci Romolo di N.N. e di Carrocci Setina nato a Roma il 17 aprile 1909.

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