18 maggio, 2021 - Nessun Commento

ULISSE E CETHEGO UNA DISPUTA SENZA SENSO

testa-ulisse
ULISSE: “Ma chi sei tu, il console Marco Cornelio Cethego che occupò la magistratura civile e militare nel 160 a.C.; oppure il pontifex maximus ed edile curule Marco Cornelio Cethego, che rivestì questi
incarichi nel 213 a.C. e poi fu pretore della regione Apulia (oggi li chiamano governatori), censore nel 209 e console nel 204? Desumo queste informazioni su di te da Wikipedia, ma potrei anche riferirmi
all’unica lapide che reca inciso il tuo nome in quella che fu la Pomptina Palus, nella quale sembra che tu abbia investito alcuni denari pubblici per tentare una bonifica che non ebbe mai alcuno sviluppo, se non duemila anni dopo. E tu, all’epoca, eri già bell’e morto”.

Chi fa queste irriverenti domande è Ulisse, re di Itaca, una isola-polis di almeno XIV secoli prima di Cristo. Ulisse è stato indotto a quelle domande dal fatto che nell’anno 2021, quando ancora non erano cessati del tutto gli egri effetti di una pandemìa che prese il nome da un virus venuto dalla Cina e rapidamente dispersosi in tutto il mondo, con conseguenze  tragiche per qualche milione di morti (i conti non sono stati ancora fatti, mentre queste note vengono redatte). Nell’anno 2021, dunque, il nome del console romano venne riesumato da un mortorio che durava da migliaia di anni per essere appiccicato come un francobollo a un pezzo di ex Palude Pontina, anzi a  un pezzo di litorale che si apre su un pezzo di ex Palude Pontina, per svolgere una funzione di richiamo.
CETHEGO. “O nobile ombra, anche io vorrei conoscere il tuo nome e i tuoi natali ed anche il perché di cotale tuo interessamento al mio dimenticato nome”.
ULISSE:  “Il mio nome è Odissèo, ma dalle vostre parti, in Enotria, dove non parlate la nostra elegante lingua ellenica, sono conosciuto col nome di Ulisse. Di me potrai leggere quanto vuoi su un libro che un popolo di antichissimi poeti mi dedicò, per raccontare il lungo e periglioso viaggio di ritorno che fui chiamato a compiere dalla avversione di alcuni dei dell’Olimpo, piuttosto arrabbiati per avere io inventato un cavallo di legno attraverso il quale la decennale guerra di Ilio o Troia, nel vicino Oriente, venne conclusa a favore di noi Greci. Il mio nome è diventato da allora simbolo dell’Uomo che vuole conoscere, dell’Uomo che non si spaventa a cercare mondi sconosciuti, contrade nuove, genti a noi ignote. Nel mio lungo peregrinare, durato anni, ho percorso venti e marosi, ho fondato o ingrandito e reso potenti città, ho amato donne e semi-dee, ho combattuto Scilla e Cariddi, e prima ancora Polifemo, ho perduto amici, ho combattuto nemici e tempeste marine suscitate da Posidone. E infine ho conosciuto anche le coste che fanno tuttora parte della regione più prossima a Roma, il Latium Adjectum. Strano che tu non mi abbia conosciuto. Devi essere stato uomo di successo politico, ma di grande ignoranza. Io ero già ben noto anche nel tempo da te vissuto,
largamente postumo al mio, se è vero che a me sono state dedicate statue e complessi architettonici, saghe e poemi, studi e racconti
favolosi che hanno nutrito generazioni di giovani e di anziani”.
CETHEGO: “Confesso la mia ignoranza e ti chiedo scusa. Ma perché mi stai apostrofando, riemerso dall’Ade dove mi hai preceduto di migliaia di anni?”
ULISSE: “Perché stai tentando di sopraffare la mia fama con una tua fama che non esiste, tanto che la gente che sente parlare di te è portata a chiedere: ”Cethego chi?”. E poiché mi accorgo che tu non conosci la causa del mio risentimento, voglio ricordarti brevemente le cose. Come forse saprai, nell’età contemporanea che i mortali viventi ancora percorrono, una delle attività economiche prende il nome di “turismo” che è un vocabolo non di origine classica, ma di derivazione selvatica, di Nazioni nate ben dopo la gloria dell’antica Ellade e della grande Roma repubblicana ed imperiale. Per indurre  popoli a venire a conoscere la regione che è compresa dalla odierna Roma e che si chiama Latium, si ricorre alla gloria di noi eroi eponimi o stranieri per fregiare quelle località con marchi facilmente riconoscibili e capaci di diventare attrattivi. Si chiamano – sempre con vocabolo barbaro – “brand commerciali”. Bene, il mio nome è stato richiesto ed usato per contrassegnare l’area marittima e interna che
va dall’antico Sinus Formianus (oggi si chiama Golfo di Gaeta), comprendente le aree un tempo abitate dagli Aurunci e dagli Ausoni, al litorale delle Speluncae, dell’antica Fundi e della scomparsa Amyclae, della etrusca Tarracina, del Circeo dimora della Maga Circe, fino ad Antium, che deriva il nome da Antejos figlio della Maga Circe ed anche un po’ mio. Ognuno di questi luoghi è legato al mio ome da un evento che la saga dell’Odissèa ricorda.  Si tratta di una riviera – come oggi la chiamano – di quAlche centinaio di miglia romane o poco meno in leghe. E tale denominazione fu sancita come “Riviera di Ulisse”, a partire dall’anno 1969, ossia dal XX secolo d.C.  Il marchio venne anche brevettato presso il Ministero dell’Industria per 10 anni, poi ne è stato concesso l’uso a chiunque avesse interessi turistici da lanciare dato il suo accreditamento anche internazionale. Col tempo voi mortali subite un appannamento della facoltà mnemonica e ad inizio del XXI secolo una persona si è inventato che quel nome non apparteneva a nessuno e voleva diventarne proprietario (forse per sfruttarlo in termini di denaro?). Ma era pur sempre un nome noto e accreditato in numerose opere di propaganda turistica. Ora qualcun altro ha ritagliato un pezzo della Riviera di Ulisse (dal monte Circeo a Torre Astura, che non è una città, ma un antico apprestamento difensivo medievale su resti romani)  e vuole sostituire una immaginaria “Riviera di Cethego”, ad una conclamata Riviera dedicata al mio nome, ben più famoso e precedente del tuo sconosciutissimo attributo nominale”.
CETHEGO: “ Ulisse, ti ho riconosciuto e mi prostro umiliato ai tuoi piedi. Io non sono stato consultato neppure col tavolino a tre gambe. Il mio spirito non è stato neppure interpellato con una seduta di evocazione fantasmica. Ma, purtroppo, non posso farci nulla. Non ne so nulla e se mi avessero chiesto, avrei risposto di non disturbare il mio sonno bimillenario”.
ULISSE: “Così sia. Ma dubito assai del buonsenso degli uomini. Resterò a vedere cosa accadrà”.

POST SCRIPTUM. Questo colloquio è immaginario almeno come la “Riviera di Cethego”. Ma resta una cosa abbastanza  discutibile. Almeno come la “Riviera di Cethego” che si sovrappone a un logo commerciale già affermato, ed esistente da almeno 53 anni. E la Regione Lazio, che ha la titolarità del Turismo, resta a guardare. Inerte e inconsapevole.

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