29 ottobre, 2012 - 2 Commento

APRILIA E ANCHE LE ISOLE PONTINE (MA E’ VOCE ISOLATA) VOGLIONO LASCIARE LA PROVINCIA DI LATINA

Povera provincia di Latina, ormai prossima ad essere chiamata “ex” o “già”. Non bastano tutti i problemi di sua sussistenza emersi nell’immediato secondo dopoguerra. All’epoca il discorso era, come si diceva, “politico”, cioè antifascista; ma anche questione di mero campanile, come testimonia la relazione di 16 pagine che il dottor Tommaso Testa di Formia inviò al Governo di quei tempi, nell’autunno del 1944 (la relazione può essere cercata all’Archivio centrale dello Stato).

Formia, in quella relazione, rivendicava il suo diritto al distacco anche per ragioni “di razza” (è scritto proprio così, e, purtroppo, il prof. Testa, che pure era un intellettuale, non riusciva a comprendere, in quegli anni, la portata insultante che il vocabolo “razziale” aveva, alla luce delle obbrobriose esperienze che nazismo e fascismo avevano consumato alle spalle di tanta povera gente. Formia rivendicava, ora che il fascismo era stato seppellito ciò che non aveva osato chiedere quando il fascismo era al governo. Non alzò una sola voce di protesta (contrariamente a quanto aveva fatto nel 1927 Cassino nei confronti di Frosinone, nuovo Capoluogo di provincia) quando, dopo la soppressione della provincia di Caserta/Terra di Lavoro, tutto l’attuale Lazio meridionale marittimo era stato prima assegnato alla provincia di Roma e poi a quella di Littoria. Non una voce di protesta o di rivendicazione.
Oggi, che la provincia di Latina sta per essere liquidata, alla soglia del suo 80° compleanno (18 dicembre 2014), si affacciano nuove voci di distacco. Aprilia – nata dalla cessione di grandissima parte del territorio che in suo favore aveva dovuto fare Cisterna – già ci aveva provato il 10 agosto 1945, senza che alcuno prendesse in considerazione quella sua proposta di distacco. Ci riprova oggi, annunciando il suo desiderio di passare dalla nuova provincia “di Marittima e Campagna” all’Area metropolitana di Roma.
E persino il piccolo arcipelago delle Isole Pontine (pardon, Ponziane, con tutto il rispetto per Ventotene che rifiuta di farsi chiamare “ponziana”) trova un amatore che propone, niente meno, di restituire i due comuni di Ponza e Ventotene alla provincia di Napoli. In questo modo, è la singolare tesi, le due isole sarebbero ricongiunte alle matrici demografiche del ripopolamento settecentesco, vale a dire Ischia, Procida e Torre del Greco (ma non si ricorda che tra i primissimi nuovi abitanti di Ponza e di ventotene c’erano anche 100 forzati, inviati nel luglio 1768, e altri 300 forzati inviati nel marzo 1771).
Quale può essere l’interesse di Ponza e Ventotene di ritornare a “formare” il nuovo arcipelago di Capri-Flegree- Pontine (o Ponziane pro parte)? Quella di fare la parte delle figlie di un dio minore?
Chiedo scusa ai tanti amici e conoscenti ponzesi e ventotenesi: non intendo recare loro alcuna offesa, ma solo invitarli a far tacere quella voce anacronistica.

23 ottobre, 2012 - 1 Commento

BUON COMPLEANNO (LATINA)LITTORIA!

La città di Latina/Littoria compie i suoi primi 80 anni. La data è il prossimo 18 dicembre 2012, e noi non possiamo che farle (e fare a noi stessi) tutti gli auguri possibili. Auguri perché esiste, perché è cresciuta nel modo magari un po’ disordinato, ma fremente che conosciamo; perché ha davanti a sé prospettive splendide (pare che sopravviverà come capoluogo di provincia anche al nuovo ordinamento provinciale, che ne prevede la fusione con Frosinone); e auguri perché il suo avvenire trovi promotori competenti, amministratori specchiati e disinteressati e cittadini impegnati.

Auguri davvero di cuore.
Detto questo, passiamo ai festeggiamenti. E’ stato varato il logo di questi 80 anni. Lo vedete raffigurato in questo articolo. Vi piace? Lo trovate efficace? Se lo riterrete, fatecelo sapere. Noi vi facciamo sapere il nostro parere, che non sarà di natura estetica, ma storica.
Non ci esprimiamo sull’estetica del logo (sulla quale nutriamo riserve), perché è sempre oggettivamente difficile sintetizzare la vita di una città in un segno grafico.
Ma sulla storia “rappresentata” nel logo ci sentiamo di dire qualcosa. Di dissenso.
Troviamo, difatti, nel logo almeno due errori storici: il primo è la parola ”Fondazione”. Il 18 dicembre la città non festeggia la sua fondazione, che ormai è arcinoto, è avvenuta il 30 giugno 1932. Festeggia, invece, la sua inaugurazione. La distinzione tra fondazione e inaugurazione è passata in città attraverso piccole, ma convincenti polemiche storiche, ed è approdata alle due date citate: 30 giugno 1932, fondazione ad opera di Valentino Orsolini Cencelli, che fu il vero “padre” di Littoria, malgrado le rimostranze tardive di Mussolini, (che l’aveva autorizzata il 5 aprile di quello stesso anno). Il 18 dicembre 1932 è la data in cui Mussolini, facendo una piroetta indietro e ripensandoci, decise che Littoria andava bene, e venne qui ad inaugurarla. E questo è il primo errore del logo, che parla di 18 dicembre 1932 riferendosi alla fondazione.
Il secondo errore sta nel nome: il 18 dicembre 1932 non fu fondata Latina, nome che non esisteva, bensì Littoria. Si potrà discutere di origini, di fascismo, di polemica, di tutto quello che volete, ma la storia è storia. Il 18 dicembre 1932 venne inaugurata una aggregazione civica (che i fascisti chiamavano, con un pizzico di vergogna, borgata Littoria, o centro rurale: tutto meno che città, parola che avrebbe smentito la politica rurale e antiurbana di Mussolini): a quella aggregazione civica fu dato il nome di Littoria. Ergo, il 18 dicembre 2012 si festeggia la inaugurazione di Littoria e non di Latina, che è un nome che risale al 1945. Amen.
Ci sarebbe anche da obiettare su quella sfera che campeggia nell’8 del logo: essa vorrebbe rappresentare la fontana di piazza del Popolo, già piazza del Littorio. Ma nel 1932 la “palla”, come si chiama da queste parti, non esisteva. Fu insediata alcuni anni dopo, per fare dispetto ad Antonio Pennacchi e al suo mitico camion che sprofondò nel terreno proprio in quel punto (non è vero, è una favola, anche se ben congegnata).
Queste osservazioni prescindono dalla stanca e smorta vicenda su come la nostra città si deve chiamare oggi: deve chiamarsi Latina, così come nel 1932 si chiamò Littoria. Anche perché Latina (il nome) ha 67 anni, destinati ad aumentare; Littoria ne ha 13, e non potrà averne di più.

 

16 ottobre, 2012 - Nessun Commento

QUANDO LA TIPICITA’ VA A FARSI BENEDIRE

La forza degli avvenimenti come strumento pubblicitario, magari negativo: chi si sarebbe mai sognato di pensare che la “vicenda Fiorito” avrebbe reso, in un colpo solo, il Lazio ben più promozionato e noto di tutte le campagne pubblicitarie che l’Assessorato regionale al Turismo laziale ha messo in campo dal 1972 ad oggi? Eppure è avvenuto. Chi vive nel Lazio, appena varca la soglia della propria regione dovrebbe far sparire i propri documenti per evitare di essere riconosciuto come “cittadino del Lazio”. Un nome che ormai si usa come simbolo degli sprechi, delle ignominie, e delle più malvage stupidità. E non consola il fatto di dividere la compagnia con Lombardia, Campania, Sicilia e chissà quante altre regioni oggi definite virtuose. Chi scrive si è trovato nella imbarazzante situazione di vedersi rifiutata da una farmacia del Nord Italia una prescrizione medica in regime di assistenza, avendo risposto, a precisa domanda del farmacista, di essere residente nel Lazio. “Ci dispiace, non possiamo accettare la prescrizione in regime di gratuità o di ticket”. “Perché?”. “Perché il Lazio non rimborsa”. Perciò, mani al portafoglio, tante scuse e a non più rivederci.

Povero Lazio. E non basta. I giornali hanno scoperto che in alcune scuole materne ed elementari della provincia di Latina (Agro Pontino, per la precisione: e l’Agro Pontino va fiero delle proprie mozzarelle, prodotto tipico e propagandato anche in Tv), si distribuiscono mozzarelle prodotte in Polonia! E’ vero, c’è la globalità, il mondo è piccolo, ma chi avrebbe mai osato immaginare che in Polonia si allevano bufale e si conosce l’arte di confezionare questo delizioso latticino, anche se poi, ad abudantiam, lo si diversifica da quello originale passandogli dentro una mano di blu (la famosa mozzarella blu di Polonia).
Ricordo quando, diversi anni fa, il “tipico” latticino pontino contrasse matrimonio di mercato con la mozzarella campana. “E’ per via della forza di trazione che quell’alimento esercita –risposero alle mie obiezioni -, così noi vendiamo anche se abbiamo mascherato la nostra mozzarella prodotta da pascoli puliti con la mozzarella campana”. Poi si seppe delle discariche chimiche, dei rischi di contaminazione, e noi subimmo l’effetto opposto. E ce lo meritammo.
Le industrie del Nord che avevano acquistato caseifici pontini, poi, dopo avere appreso dai maestri casari pontini l’arte di confezionare ottimi prodotti dal latte, smantellarono le loro strutture e si ritrasferirono al Nord, portandosi con sé il “marchio di fabbrica”, cosicché la famosa mozzarella Vallelata viene prodotta in Brianza, dove non c’è nessuna località che si chiami Vallelata, che, invece, si trova dalle parti di Aprilia.
E come se non bastasse, questa tecnica suicida fuj applicata anche al buon vino a Doc prodotto ad Aprilia: meglio chiamarlo “Castelli Romani”, per via della capacità di traino di quel marchio.
Beh, ma allora a noi che ci rimane, visto che anche il tipico frutto pontino kiwi (ne hanno tirato fuori anche un piatto “tipico”, fatto con gnocchetti di semola) si vende in terra di produzione, ma con marchi che ne denunciano l’origine Neozelandese?
Altro che made in Lazio!

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