20 Marzo, 2026 - Nessun Commento

ALLE SPALLE DELL’EX ONC SI RISCHIA DI FINIRE SOTTO UN CROLLO

Tutti a Latina conosciamo Piazza del Quadrato. E tutti conosciamo il semplice ed elegante edificio dell’ex Opera Nazionale Combattenti (v. foto 1) che è stato il Centro di comando della bonifica della palude pontina. Molti sappiano anche che esso ospita da alcuni anni – grazie all’intuizione e alla laboriosità di Manuela Francesconi , sua inventrice e Direttrice – il Museo della Terra Pontina, unico sito che dovrebbe sintetizzare un secolo di presenza culturale o, semplicemente, umana di chi qui ha abitato ed abita.

Non tutti, però, si accorgono che nell’ampio giardino retrostante l’edificio (con le vie Palestro, Montebello e Castelfidardo), che affaccia su viale IV Novembre, c’è l’emblema della trascuratezza e del disprezzo per la Storia della bonifica, e soprattutto per la Storia della Città. Invitiamo, allora, chi abita a Latina a rendersi conto di quello che appare un autentico scandalo amministrativo – in primo luogo – e poi anche culturale: intendo riferirmi alle pietose e pericolose condizioni del c.d. “Rimessino”, dove l’ONC custodiva le carrozze e i  cavalli che negli anni Trenta e in terra paludosa erano, forse, l’unico “mezzo di trasporto e di trasferimento” che avevano i tecnici, gli operai, i medici e i “cursori” (i volontari che percorrevano l’impercorribile foresta per portare aiuto a chi vi viveva in condizioni selvagge).

Il “Rimessino” è chiuso, tamponato, murato da anni perché rischia il crollo: e lo avverte anche un cartello che è stato affisso al muro perimetrale della proprietà ex ONC oggi della Regione Lazio (vedi foto n. 2). Un cartello che mette sull’avviso chi percorre il marciapiede nord di via Montebello. E’ una beffa: chi percorre il marciapiede (che non è bloccato, vietato, impedito all’accesso)  rischia di vedersi crollare addosso un muro lungo una decina di metri e altro almeno 3 metri, che lo seppellirebbe. In realtà è tutto il marciapiedi perimetrale all’ex ONC che è un percorso che dovrebbe essere interdetto: il fondo è pericolosamente dissestato,  vi sono cumuli di mattoni dello stesso marciapiedi (vedi foto 3), piante che sporgono dalla rete di recinzione diventando autentici offendicoli per il passeggero e tra esse mucchi di pale di spinosi fichi d’India sporgenti (vedi foto 4). Ma tutto l’insieme di quel giardino – che potrebbe essere una preziosa area verde, basterebbe ripulirla e controllarla due volte l’anno – e anche qualche ancora prezioso ricordo degli anni prebellici, come un grosso aratro, coperto nel giardino da quattro pali sghembi e da un tetto di plastica ridotta a un miserabile straccio che non ripara la macchina dalle intemperie e la sta riducendo a una massa di ferraglia arrugginita. Tutto ciò non può essere gestito dal Museo della Terra Pontina, che già si appoggia molto sul volontariato – ed è in condizioni vergognose per una proprietà pubblica. E lo è in particolare se raffrontato con tutta la retorica del Primo Centenario della nascita di Littoria, oggi Latina, che pure beneficia di un finanziamento regionale di un milione di euro ogni anno per una decina di anni, e che già ha costituito il suo apparato direzionale-burocratcico con la Fondazione e le abituali nomine rigorosamente (o quasi) politiche.

Oltre alle macroscopiche carenze  appena accennate, un richiamo anche per l’aiuola posta sulla destra del Palazzo Onc, che fa anche da potenziale  via d’accesso all’ingresso: risulta invasa da erbacce e da altre e meno nobili  presenze che sconsigliano di usarla.

Lettori, provate a farvi questa rischiosa passeggiata.

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