13 Gennaio, 2026 - Nessun Commento

NUOVO GRIDO DI ALLARME:  QUEL PIANO ANTI-EROSIONE  PUO’ CREARE ALTRI DANNI

Ai primi di questo mese di gennaio, l‘assessore al Turismo del Comune di Latina ha fatto conoscere, con un suo intervento sulla stampa, i dettagli di un progetto anti-erosione marina che ha destato sorpresa e allarme. Spiego che la sorpresa e l’allarme derivano dal fatto che tanti anni fa la Regione Lazio, all’epoca molto sensibile a questo problema, fece eseguire uno studio sulle caratteristiche del regime delle spiagge del Lazio e delle Isole Pontine. Per banalizzare lo spirito di quello studio, saltando vari passaggi di esso, quella fatica concludeva che se c’è un sicuro nemico del mantenimento delle spiagge, quello è costituito dalla costruzione di barriere di scogli perpendicolari alla costa (i cd. “pennelli”). Si poteva ricorrere ad essi  solo osservando diverse condizioni.

L’assessore al Turismo di Latina, ignorando completamente quello studio (che era anche un mònito a non agire con leggerezza) ha annunciato a gennaio che è pronto un progetto che prevede il getto di “pennelli” da Capoportiere a Rio Martino, poco più di una decina, ciascuno della lunghezza di circa cento metri. Quel progetto avrebbe ”protetto” la spiaggia e aiutato un sicuro ripascimento.

L’assessore, forse, non ricordava che l’erosione della spiaggia di Latina – una feroce erosione – cominciò, guarda caso, proprio quando fu attuato un progetto sponsorizzato una decina di anni fa da un altro assessore al Turismo, sempre di Latina.  Furono gettati quattro o cinque “penneli” e da quel momento è stato un continuo e mai raggiunto  rincorrere una dura, feroce  erosione verso Capoportiere, che ha mangiato la spiaggia ed ora minaccia gli alberghi.

Da qui nasce il progetto presentato ai primi di questo gennaio.

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Qualche giorno fa lo stesso Assessore, ignorando le prime e fondanti obiezioni mosse al suo progetto, ha nuovamente esortato la Regione a mettere a disposizione i mezzi finanziari (5 milioni e mezzo di euro) e le necessarie procedure.  Quando si fa un discorso su un tema così importante, si dovrebbe sempre avere la modestia di accettare la discussione e trarre spunto dalle obiezioni, quanto meno per verificarne la fondatezza. Ma l’assessore  – che non è un tecnico – ha sorvolato – e non ha risposto alla domanda: è vero che l’erosione da Foceverde a Capoportiere è iniziata DOPO la posa dei primi “pennelli”?  Quelle obiezioni erano dell’autore di questo articolo. Ma all’assessore si era rivolto anche il dottor Ennio Zaottini, presidente dell’Associazione “Nello Ialongo” che si batte per un corretto modo di agire in una materia così delicata.

E il dottor Zaottini ha ancora una volta richiamato, con gentilezza, ma anche con solidi argomenti, l’assessore ad agire con cautela per non trasformare 5,5 milioni di euro in un disastro ambientale definitivo. Siamo lieti di pubblicare questo secondo contributo. Con la speranza che stavolta l’assessore (e il Sindaco e la Giunta comunale e la apposita Commissione) prestino maggiore attenzione a un richiamo fatto di saggezza e prima di compiere disastri che danneggerebbero anche la città di Sabaudia.

Ecco quel secondo appello dell’Associazione “Nello Ialongo”.

All’invito fatto su questo blog a rispondere alla domanda se sia vero che l’erosione da Foceverde a Capoportiere sia iniziata con la posa di primi “pennelli”, il dottor Zaottini risponde così: “  “E’ proprio così: la rovinosa erosione è partita da Foce Verde. Tuttavia unitamente ad altri fenomeni che vanno tenuti in conto. L’ apporto di sedimenti dai fiumi si è ridotto e il livello del mare sappiamo si sta alzando. Questo contribuisce in modo preponderante a innescare fenomeni erosivi. Ciò che è accaduto alla costa pontina però è un’ anomalia procedurale perché il progetto di Foce Verde all’epoca prevedeva, oltre alla realizzazione dei pennelli e del ripascimento a Foce Verde, una gestione costante della linea di costa a valle dell’intervento e cioè dove si vorrebbe intervenire ora. Il progetto prevedeva un ripascimento in sabbia di 20-30.000m3/anno. Non sono mai stati effettuati e questo ha causato effetti negativi non solo a Latina ma anche verso Sabaudia. Con ripascimenti morbidi, secondo gli studi condotti in precedenza da ISPRA e dallo studio tecnico Volta, l’impatto del fenomeno erosivo avrebbe potuto essere e potrebbe ancora essere mitigato. Ma l’incuria della Regione, non adeguatamente sollecitata dal Comune di Latina, ha creato la situazione attuale, con un deficit di sabbia di oltre 500.000 m3 solo lungo il litorale del Capoluogo. Oggi l’Assessore Di Cocco cerca di forzare l’approvazione della VIA facendo appello allo stato ingravescente della costa, ma deve fare, come Comune, solo un mea culpa, per essersi affidato ad un progetto carente, sbagliato e costoso perché impostato su opere rigide sovradimensionate. Cosa dovrebbe fare ora il Comune? Sollecitare la Regione perché caratterizzi il più rapidamente possibile i giacimenti (enormi) di sabbia già utilizzati in passato e più recentemente rinvenuti in aree prospicienti il promontorio di San Felice (si parla di milioni di metri cubi), rivedere il progetto con la realizzazione di pennelli più piccoli (e meno costosi) e inizialmente il ripascimento con 1 milione di metri cubi di sabbia a valle dei pennelli, attivando al contempo un monitoraggio costante di tutta l’arcata fisiografica, da Capo d’Anzio a Torre Paola. La domanda è: perché non è possibile fare le cose per bene avendo una visione prospettica a lungo termine come richiede la situazione? Perché la politica tende a guardare sempre all’emergenza, più all’oggi o al massimo al dopo domani? Perché la Regione Lazio continua a non volersi dotare di un Piano delle Coste?”.

Speriamo che almeno la Regione tenga conto di questo grido di allarme.

 

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