4 Gennaio, 2026 - Nessun Commento

IL KULA DEI LATINENSI

Il Professor Vittorio Cotesta, docente universitario emerito e cittadino di Latina (oggi, ma con salde radici a Roccagorga, di cui è stato sindaco e consigliere provinciale), tuttora impegnato come sociologo nei problemi della società pontina e dello stesso Capoluogo ) ci ha inviato un raccontino fantasioso-didattico che pubblichiamo con piacere, ad majorem gloriam Civitatis. Con promessa di ulteriori raccontini.

IL KULA DEI LATINENSI

di

Anonimo pontino

 

Un secolo fa, nelle isole Trobriand esisteva una curiosa usanza. Ogni tanto, uomini e donne si recavano in canoa a far visita agli abitanti di un’altra isola, certe volte anche piuttosto lontana dalla loro. Portavano in dono collane di conchiglie rosse, dette soulava, e ricevevano in cambio braccialetti di conchiglia bianca, detti (mwali). Dopo qualche tempo se ne tornavano a casa con i braccialetti e, soprattutto, con derrate alimentari e prodotti artigianali. Quelli che avevano ricevuto le collane, a loro volta, facevano visita ai loro vicini e i viaggi continuavano da isola ad isola finche non si arrivata all’isola da cui era partito il primo gruppo con le collane rosse di conchiglia. Gli scambi di collane, di braccialetti, derrate alimentari e prodotti artigianali, e le feste che accompagnavano tutto questo servivano a creare e, comunque, a rafforzare la solidarietà reciproca tra i trobriandesi. Un sistema per tenere uniti uomini e donne sparse nelle isole del Pacifico occidentale. I trobriandesi lo chiamavano kula.
A Latina pure esiste qualcosa di simile. Gli abitanti del lato A di una via, ad esempio, depongono enormi sacchi rigonfi di ogni bene davanti ai loro dirimpettai, quelli del lato B della medesima via; questi a loro volta, per non essere meno generosi, depongono i loro sacchi altrettanto gonfi, se non di più, davanti alle abitazioni dei loro dirimpettai. Lo scambio di doni tra i latinensi viaggia in tutte le direzioni. Gli abitanti del quartiere sacro, a bordo delle loro potenti canoe, portano sacchi neri, gialli, blu o marroni agli abitanti dei quartieri che si trovano oltre l’area sacra della città. Questi a loro volta, con altrettanta generosità, portano doni preziosi agli abitanti del quartiere sacro. Ma li scambiano pure tra di loro. Infatti, quelli del quartiere Q portano i propri sacchi in dono a quelli del quartiere E; questi al quartiere C e così via, dando vita ad un sistema più complesso di quello dei trobriandesi. Certe volte, allo scambio di doni partecipano pure quelli delle isole più lontane, qui chiamate “borghi”. Questo sistema di reciprocità crea solidarietà tra i cittadini. E non per niente alcuni descrivono Latina come “città della solidarietà”, dell’“inclusione” o dell’“accoglienza”. Anche perché, aggiungono i più esperti, un sistema di solidarietà così forte ed efficiente non si ritrova in nessun’altra città del mondo, grande, piccola e media che sia. Forse qualcosa esiste ancora nelle isole Trobriand. Ora, finito di cercare le macerie di Coletta, le capesse e i capi della città sono riuniti a consulto nel tempio cittadino. Studiano il kula latinense per farne un brand turistico. Pare che abbiano trovato una soluzione, semplice e geniale. Andare a trovare i trobriandesi … per imparare da loro come valorizzare il kula latinense.

Buon Natale e felice anno nuovo a tutti.

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