26 maggio, 2018 - Nessun Commento

LETTERA APERTA AL SINDACO DI LATINA

colettaIllustre Signor Sindaco di Latina,

sono un Suo concittadino con quasi sessanta anni di residenza e mi rivolgo a Lei con questa lettera aperta per il dovere che sento verso me stesso e verso gli altri concittadini.

Mi sembra giusto premettere che sono un Suo elettore, convinto della Sua professionalità, della Sua onestà e dello spirito che l’ha indotta a sospendere per qualche tempo la Sua stimatissima attività professionale di medico per dedicarsi al difficile mestiere di amministrare. E non voglio ricordare quanto qualcuno disse in un momento storico molto diverso da quello che oggi viviamo: che non è arduo amministrare gli Italiani. E’ inutile.

Conosco, per aver fatto per quasi cinquant’anni il cronista a Latina, le condizioni in cui Lei ha raccolto questa povera Città che ho altre volte assimilato ad una specie di Coventry: un cumulo di macerie, con servizi zero, anzi in fallimento giuridico, con una stima inesistente, e persino con una propensione a trasformare un fatto positivo, e prestigioso all’occhio dei più, in un fatto miserando. Parlo qui delle sorti del Latina Calcio e delle sue disavventure in serie B, finite con una finale per la promozione in A che ha suscitato molti dubbi, e, da ultimo, in un fallimento con strascichi giudiziari noti.

So che ha trovato una “macchina amministrativa” depauperata dal clientelismo, da alcune forme di “compartecipazione” , e da una scarsa efficienza che ha oscurato anche la professionalità di dirigenti, funzionari e impiegati che avevano saputo mantenere la loro dignità di persone stipendiate dai cittadini.

Conosco queste cose e so che ad esse non si sarebbe potuto rimediare in pochi mesi, forse neppure in qualche anno. Si trattava innanzitutto di “restituire la Città ai suoi Cittadini”, come grosso modo Lei disse in campagna elettorale, e debbo dare atto a Lei e alla determinazione dell’Autorità Giudiziaria se molta polvere è stata spazzata via, e se il Palazzo ha riconquistato una sua dignità e specchiatezza.

Queste erano cose preliminari e fondamentali, a giudicare dal groviglio di inchieste condotte dalla Procura della Repubblica di Latina.

Ma detto questo, da cittadino non posso non rilevare che, allo stato, la nostra Città ha assunto una condizione di disordine, o meglio, di trascuratezza e di abbandono che non fa piacere a nessuno e serve solo ai politicanti di professione e a certi loro ispiratori e manutengoli a denigrare anche le poche cose oneste da Lei fatte. Sottolineo questi due aggettivi: poche, perché tali sono ancora; e oneste, che è una cosa che ci restituisce amor proprio. Molte altre sono le cose non fatte e cadute in desuetudine. Provo a dirgliele, ma Lei le conosce. La città è invasa da erbe come la Latina post-bellica; in città il rispetto del Codice della Strada è un antico ricordo caduto in desuetudine: manca ogni forma di sorveglianza da parte della Polizia Urbana, manca persino la segnaletica: personalmente ogni giorno debbo attraversare la Circonvallazione e metto a repentaglio la mia incolumità; il servizio per la raccolta dei rifiuti ha iniziato un nuovo ciclo da qualche mese, ma gli effetti non si notano, specialmente in alcune zone; non c’è informazione da parte del Comune sui servizi e sulle iniziative assunte e che debbono essere illustrate se si vuole collaborazione; alcuni Suoi Assessori non sono all’altezza del compito affidato: sono onesti ma inefficienti. E soprattutto e a quanto pare, non girano a piedi nei vari quartieri della Città e dei Borghi, di cui non conoscono i problemi, piccoli o grandi che siano. E dico “non li conoscono”, perché se li conoscessero non potrebbero non intervenire immediatamente per risolvere almeno i più modesti ed elementari.

Infine, qualche Assessore e qualche Dirigente non hanno neppure la cortesia di rispondere a qualche lettera inviatagli nell’interesse di quel Bene Comune che Lei ha scelto a simbolo della Sua azione. Mi sono rivolto direttamente a Lei in qualche occasione, anche con mezzi spicci fino alla scortesia (mia) ed ho ricevuto soddisfazione. Io penso che Praetor non curat minima (meglio: de minimis non curat Praetor), ossia che chi amministra una Città importante come Latina non può pensare al dettaglio. Ma se gli propone il dettaglio e se il dettaglio è facile da risolvere, il Pretore ha a sua disposizione un piccolo esercito di collaboratori che vengono pagati proprio per questo scopo. E non c’è Sindacato, che voglia essere moderno e intelligente, che possa opporsi ad una legittima richiesta di chi tiene legittimamente il potere.

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